JEAN D'AGRAIVES.
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LO STREGONE DEL MARE.
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1935. Sonzogno Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Gabriella Dodero per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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PRESENTAZIONE.
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Questo romanzo davventura pu essere considerato come proto-fantascienza, e presenta non poche analogie con il pi celebre Ventimila leghe sotto i mari di Verne. In entrambi i romanzi gli eroi della vicenda sono francesi e scienziati. Le tecnologie moderne, in particolare quelle del mare, sono un altro punto in comune tra le due opere, siano esse tecnologie esistenti, siano esse immaginate e pi o meno realizzabili nel futuro. Ed a possedere queste tecnologie ci sono i cattivi della storia che non esitano a portare morte e distruzione a chi si oppone loro. Il personaggio Solok, teso a vendicare il suo passato di umiliazione e disprezzo, ha, per, come  motivazione ad agire la brama di potere e di guadagno.
DAgraives inoltre inserisce nel suo romanzo anche una storia damore, quella della bella Alys che viene contesa tra i due personaggi principali della vicenda. Ma  un amore castissimo e che sicuramente non avr turbato il sonno degli adolescenti appassionati davventure, principali destinatari dellopera. Le dinamiche di un villaggio di pescatori bretoni giocano una parte non secondaria nella storia, e sono ancora oggi godibili nella loro caratterizzazione.
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L'AUTORE.
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Jean dAgraives fu lo pseudonimo di Frdric Causse, scrittore e traduttore di origine bretone che visse a Parigi, nato nel 1892 e morto nel 1951. Per i suoi romanzi, e per le traduzioni, impieg diversi pseudonimi.
Dopo loccupazione della Francia da parte delle truppe tedesche, collabor fino al 1941 con Radio Paris, per poi dedicarsi alla letteratura di avventura per adulti.
I suoi temi preferiti comprendono le avventure sul mare e in generale esaltano le virt dei Francesi e dello Stato Francese, considerato anche come potenza militare e coloniale; altre opere sono invece ambientate nellepopea napoleonica. Leroe dellopera di dAgraives  spesso bretone, e di mestiere marinaio, oppure ufficiale dellesercito, e rappresenta un modello di virt e di abnegazione.
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LO STREGONE DEL MARE.
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1. I PESCI IN AGITAZIONE. Una pesca miracolosa.
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Nella grande sala-veranda, di forma rettangolare assai allungata, della "Stazione biologica" di Roscoff gravava, malgrado la stagione gi molto avanzata poich si era alla fine di ottobre, una temperatura da serra; un calore afoso ed umido come se un uragano fosse prossimo.
La folla quotidiana degli studenti, accorsi da ogni parte del mondo per trascorrere le loro vacanze alla "Stazione biologica" nello studio della fauna pelasgica, se n'era andata e la grande sala-acquario, quasi vuota, vibrava come una cassa armonica nella quale risuonavano, amplificati, i passi degli ospiti permanenti del laboratorio marittimo.
Nelle tinozze allineate lungo le vetrate e nelle quali ogni studente, cui ognuna era assegnata, conservava il frutto della propria pesca, non si vedevano che pochi esemplari di pesci; ed anche le vasche comuni, in cemento, comunicanti col mare, non erano pi affollate dei loro consueti abitanti.
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Cessata la quotidiana animazione studentesca del salone, che tanto gli piaceva, "Pap Anthime", com'era chiamato, occupava, leggendo, il tempo di riposo.
Arrampicatore d'istinto, amante delle "posizioni elevate", egli leggeva in quel momento un trafiletto del Bollettino della Societ Zoologica stando a cavalcioni sull'ultimo piolo d'una scala doppia, e manifestava la sua soddisfazione muovendo i pollici dei piedi coperti dalle sole calze di lana perch aveva lasciato gli zoccoli sul pavimento.
Portava una grossa maglia di lana bruna e dei pantaloni di tela color marrone tanto stinto da avvicinarsi pi all'arancione, ed assomigliava pi ad uno scimpanz che ad un uomo, con quegli occhietti brillanti sprofondati nell'orbite sormontate da sopracciglia folte come baffi ed irrequiete, e con quelle gambe corte contrastanti con le braccia lunghe: a compiere la rassomiglianza venivan, poi, le orecchie enormi e mal orlate.
Per soddisfare il suo istinto d'arrampicatore tutto gli serviva, proprio come alle scimmie: alberi, rocce, scale, tetti, perfino i carri colmi di alghe raccolte sulla riva del mare: egli si sentiva sempre in perfetto equilibrio tanto sopra un ramo quanto sul culmine di un muro; stava sospeso per un braccio mentre si grattava un fianco o si spenzolava reggendosi con le gambe mentre gesticolava come qualunque altro misero mortale rimasto nel "piancito dei cani" come usava dire per indicare il suolo. E quando aveva raggiunto qualche punto inaccessibile, vi si rannicchiava, soddisfatto, gridando: "Venite qui!" come per far partecipe il prossimo alla sua gioia perch, occorre dirlo, era davvero un buon uomo.
A cavalcioni dell'ultimo piolo della scala, dunque, pap Anthime leggeva un trafiletto del Bollettino della Societ Zoologica ed era assai soddisfatto di quella lettura come lo provava il continuo agitarsi dei pollici dei suoi piedi, e lo era perch si trattava del suo amatissimo superiore, di Yves Dunois direttore del laboratorio, da poco eletto membro corrispondente dell'Accademia delle Scienze.
Aveva percorso davvero una strana carriera quello scienziato di cui il compilatore del bollettino si compiaceva di tracciare in forma elogiativa l'"ascesa".
Dapprima ufficiale di marina e, come tale, aiutante di campo del Principe Alberto di Monaco, e membro delle ultime spedizioni oceanografiche le quali, a bordo del "Principessa Alice" avevano tentato di precisare l'itinerario dei banchi di pesci migratori, egli si era poi dimesso dal grado per dedicarsi soltanto alle ricerche scientifiche. Dottore in scienze naturali a ventisett'anni, si era fatto notare per le sue ricerche sui ricci di mare fatte in unione all'illustre Delage.
Durante la guerra era stato un ottimo pilota d'idrovolanti e, subito dopo l'armistizio, aveva ripreso i suoi stud di biologia e veniva posto a capo del laboratorio di Roscoff dove la sua scienza marinara assecondava le sue capacit di ricercatore.
Pap Anthime leggeva ad alta voce per meglio comprendere e gustare quel curriculum vitae, che pur gi sapeva a memoria, quando nel salone entr Yves Dunois in persona vestito d'una giacca di panno azzurro e d'un paio di pantaloni da pescatore, abito, questo, che egli prediligeva, a Roscoff.
In un battibaleno pap Anthime scese dalla scala e strinse la mano al "padrone".
Vicino all'ex-ufficiale di marina, dai lineamenti regolari, dalle proporzioni armoniose, dal tratto signorile e pur semplice, pap Anthime pareva lo scimmione Consul presentato dal suo educatore.
Dunois pesc un riccio in una delle due grandi vasche di cemento che si trovavano alle estremit del vasto quadrilatero vetrato e, certamente per tenersi in esercizio, cominci la sezione dell'echinoderma sul tavolo di marmo nero che stava vicino ai gradini...
Anthime raccolse un tramaglio rotto ch'era l vicino e, seduto sul pavimento, cominci ad accomodarlo: i suoi movimenti lesti e secchi rammentavano con tanta verit quelli d'un quadrumane che il suo capo non seppe trattenersi dal sorridere, e quel sorriso dolcissimo era il grande fascino di quel viso grave e bello illuminato da due occhi azzurri, le cui pupille erano cerchiate di nero, ed il cui sguardo era dritto e penetrante.
Improvvisamente il preparatore domand
Signor Yves, sapete la notizia?
La sapr, rispose tranquillamente il biologo, quando me l'avrete comunicata, Anthime.
Questi incroci le gambe quasi volesse appallottolarsi.
Bene; vostro zio, Le Hlo,  tornato stamane a Roscoff con la barca nuova.
Buon per lui!
Dunois andava frugando con grande attenzione nel suo riccio, ma il silenzio non era nelle intenzioni del preparatore che continu:
 per un bel tipo vostro zio Le Hlo, signor Dunois!... Mai visto nulla di simile... e s che di gente e di paesi ne ho visti! Quello  un orso: un orso bianco! Niente di pi feroce... non gli allungherei un dito... lo morderebbe.
Mio vecchio Anthime, osserv il direttore con la sua voce calma, voi siete comunicativo e benevolo... in generale... ed  questo che non vi permette di perdonare a mio zio la sua "orsaggine". Bisognerebbe per comprendere che non tutte le persone sono eguali e che la misantropia di un Le Hlo ha certamente le sue scuse. Chi vi dice ch'egli non abbia avuto di che lagnarsi degli uomini nei suoi primi rapporti con loro, e che queste impressioni iniziali non abbiano influito su tutta la sua vita?  un originale, ma voi ne siete un altro; e come voi avete i vostri meriti, anch'egli ha i suoi. Anzitutto non si troverebbe in tutta la Bretagna, terra di marinai per eccellenza, un marinaio migliore di lui, n pi coraggioso.
Il preparatore si gratt la testa con tutto suo agio passando il braccio destro sotto il ginocchio sinistro alzato: lanci due o tre esclamazioni gutturali che nessuno scimmiotto avrebbe sconfessato e protest:
Coraggioso!... coraggioso!... tutti coraggiosi in Bretagna! Nessuno pi coraggioso d'un altro. E poi che significa esser coraggiosi?... non impedisce d'essere gentili!... Noi due, per esempio, siamo simili (esagerava alquanto, veramente)... ma lui non  un uomo: ... un rinoceronte!
Anthime, disse ridendo Yves Dunois, non siete molto gentile con mio zio... un rinoceronte!..
Lo zoologo abbandon il riccio che, almeno pel momento, non gli aveva rivelato nulla di nuovo e, passando fra le tinozze di vetro dove cantavano le cascatelle dei rubinetti di rinnovamento dell'acqua ed ove camminavan di traverso dei granchi, raggiunse la vetrata affacciantesi sul mare verso l'isola di Batz e si mise a tamburellare con le dita sui vetri.
Di fuori il cielo era grigio, l'aria limpida, ed il mare verde ed un po' mosso.
Con un balzo strano, cos che non parve nemmeno che avesse mosso le gambe, Anthime s'era trovato seduto sulla sponda della tavola ana tomica.
Col appoggi il mento ad un ginocchio e riprese a chiacchierare:
Non  forse necessario essere un rinoceronte per rifugiarsi solo con un servo cinese in quella capanna rossa, decrepita, sulla cima di Roch'Illievech, in capo al mondo come un cormorano sulla sua pietra?
Anthime, rispose Dunois ostinatamente, mettetevi d'accordo con voi stesso: rinoceronte o cormorano? E poi, quando avete mai visto un rinoceronte od un cormorano abitare una casupola con un servo cinese?
Ah! Ah!... certamente i Cinesi pescano ancora coi cormorani!... strill trionfante lo scimmiesco preparatore che si ributt sul tramaglio e ne riprese la riparazione. Le Hlo avrebbe fatto meglio a rimanersene cristianamente nella casa dei suoi vecchi qui, sulla piazza della chiesa!
Ognuno ha i suoi gusti, caro pap Anthime!
S, ma lui non ha quello di frequentare i vecchi compagni di scuola! Eppure eravamo marmocchi tutt'e due, quando ci siamo conosciuti, mozzi per la pesca costiera... Un bel giorno  filato pel lungo corso, e per un colpo di testa. Quarant'anni  stato via!... Torna al paese senza avvertire... un altro colpo di testa, forse... Vuol una barca per s e pescare... giusto! Tutti i padroni di qui, contenti di rivederlo... volevano consigliarlo per la costruzione della barca... e condurlo nei punti favorevoli; dappertutto dove il pesce abbonda... Ah! Ah!... Come li ha accolti bene!... Sapete quello che ha detto loro?
S, me l'ha raccontato Luigi Frout.
Ha detto loro stizzosamente che se ne infischiava dei consigli di una simile banda di mammalucchi: "Ne so pi di tutti voi, per quanto riguarda la pesca, capite, razza di somari? Ed io avr sempre pesce anche quando voi ritornerete senza nemmeno una sardina, col naso lungo un palmo e le barche vuote! Dunque tutto quello che vi chiedo  di filare al largo e col vento in poppa! Capito?!".
Dunois parve ascoltare per un momento i fili d'acqua che dai rubinetti cadevano nelle tinozze, poi dichiar:
Ma, pap Anthime, non  egli forse padrone di pescare a modo suo? Vedremo poi se sia il modo migliore!
Bene; ma non  per il modo di fare, quello!... Che facce avevano i vecchi!.... Del resto peggio per loro... Chi porge il dito al pappagallo sa lo fa beccare!
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Ma tutto ci non rappresentava una novit per Dunois: suo zio era sempre stato cos, misantropo e duro; e non aveva mai risparmiato a nessuno quelle sue rispostacce.
Durante la guerra, quando comandava un battello per la caccia ai sommergibili, si era creato una riputazione di vero porcospino o, se preferite, di cinghiale: chiunque avesse a che fare con lui, gli fosse superiore, pari od inferiore, si riduceva in breve a non saper pi come trattarlo: ne aveva per tutti.
Con quel suo caratteraccio si sarebbe attirato una infinit di "grane" se non avesse saputo meritarsi indulgenza affondando da solo pi tedeschi che non tutte le pattuglie di anti-sommergibili operanti fra Gibilterra e Biserta, fra Brindisi e Salonicco.
Se i trasporti e le navi da carico non avevano subto maggiori danni nella traversata dei mari latini certamente egli aveva buona parte del merito: si diceva, allora, che egli avesse un "sistema" per "individuare" i sommergibili e poi mandarli a picco; ma nessuno aveva mai conosciuto quel sistema, nemmeno i suoi marinai ed, interrogato sull'argomento, egli aveva risposto seccamente che il metodo non aveva nessuna importanza purch il risultato della caccia fosse buono... e bisognava riconoscere che i suoi risultati erano magnifici!
Perci gli erano state perdonate delle levate di testa che altri, meno capaci di lui, avrebbero dovuto pagar caro.
Nulla gli aveva mai impedito di dire sulla faccia, anche dei suoi superiori pi elevati, quello ch'egli pensava per sgradevole che il suo pensiero potesse apparir loro; e si era dovuto rinunciare a fargli usare espressioni meno crude. Lo stesso ammiraglio fingeva di non udire le parolacce ch'egli usava, e rilevava soltanto le sue brillanti azioni.
Quando Le Hlo era ritornato a Roscoff, Dunois aveva creduto suo dovere di recarsi a visitare quell'amatissimo fratello di sua madre, ma al piede della scala di pietra che saliva alla casupola arrampicata sulla vetta di una roccia ergentesi sulla costa deserta e selvaggia, aveva trovato un cinese dagli occhi sfuggenti ed opachi il quale gli aveva dichiarato insolentemente:
Il padlone non vuol vedele nessuno. Tu fila al lalgo col vento in poppa!
"Filare al largo col vento in poppa" era l'espressione favorita del vecchio Le Hlo.
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Mentre regolava l'erogazione dei rubinetti che portavano l'acqua marina alle tinozze, Dunois andava rievocando a decine gli aneddoti che documentavano l'insocievolezza di suo zio ed intanto, sempre borbottando fra s e muovendo le orecchie, Anthime faceva correre svelta la spola fra le maglie della rete che stava accomodando.
L'avete vista la barca del vostro Le Hlo? domand.
No, non ancora.
Pfff!... una paranzella a motore ausiliario; l'ha portata da Dunkerque... marea di iermattina... pu rassomigliare ad una piccola goletta normanna!... La paranza  abbastanza grande... vuol manovrarla con due uomini... Pazzo da legare. Ridevan tutti da torcersi, come lombrichi, quelli della Punta di Bloscon, quando l'hanno visto arrivare in quel modo... Qui non c' che la pesca colle corde che renda, lo sapete!... Bene, vorrei vederlo dopo la prima retata!... Pesce quanto sulla mia mano!... Ci sar da ridere...
Ancora una volta Anthime abbandon il tramaglio e si pose vicino al suo direttore per osservare il panorama marittimo del quale non si stancava mai. Davanti a loro si stendeva, a semicerchio sul mare, il vivaio del laboratorio, quello per gli esemplari di maggior mole.
A sinistra del vivaio, ed a qualche distanza da esso, si spingeva verso il largo il piccolo molo del Vile al quale si amarravano le barche per l'isola di Batz che si stendeva, priva di ogni vegetazione, a circa due miglia marittime fra loro e l'alto mare.
A trecento metri di distanza, al massimo, c'erano l'isola Verde, le due rocce dei Borgognoni e tutto l'arcipelago di frangenti che popola il mare da Roscoff alla maggiore delle isole.
Improvvisamente Anthime lanci un grido:
Oh! questa  bella: si parla del diavolo e se ne vedono le corna; eccolo il battello che vostro zio, tanto per non nasconderci le sue buone intenzioni, ha battezzato Il Divoratore.
Proveniente dal porto e navigando perfettamente sotto la brezza di nord-est, una paranzella s'era infilata nello stretto canale dell'isola Verde.
Sarebbe passata a meno di cento metri dal laboratorio.
Alla ruota del timone si distingueva perfettamente la figura tozza del capitano Le Hlo con un berretto in capo, ed al disopra della piccola camera dei motori appariva la testa del servo sormontata dalla consueta calotta cinese.
La sca spumosa che l'imbarcazione lasciava dietro a s indicava che l'elica aiutava la velatura; per di pi si udiva chiaramente il battere ed il russare del motore, ma quel rumore era caratteristicamente diverso da quello delle macchine consuete. A tratti il ronfare si accoppiava ad una specie di muggito alquanto fischiante e continuo il quale irritava straordinariamente i nervi come lo stridore di un'unghia sul vetro smerigliato.
Quel rumore lo si sentiva vibrare in se stessi e, per l'irritazione che provocava, induceva a chieder grazia per qualche istante; poi si ampliava come il grido roco ed ululante di una sirena e cos si manteneva per qualche momento martirizzando i timpani, indi decresceva fin che si udiva soltanto il russare del motore simile a quello di un grosso felino che facesse le fusa.
Lo zio non ama vivere cogli uomini, disse Dunois che stringeva i denti e si torceva le dita, ma sa come avvelenar loro l'esistenza tanto da vicino quanto da lontano.
Forse meno sensibile alle impressioni auditive, Anthime aveva aperto la porta e ne aveva scalato il battente in cima al quale si era issato per godersi quello spettacolo, ma lo aveva fatto con tutta naturalezza e senza pensare a stupire il prossimo con la sua abilit.
La paranza avanzava navigando con perfetta regolarit sotto la spinta del fiocco, di due stragli, della mezzana, e della maestra: rassomigliava infatti abbastanza alle barche normanne dell'Havre o di Honfleur cos dipinta di nero con un bordo rosso, e le vele di color ruggine la cui tinta calda s'intonava tanto coll'azzurro del cielo. E lo sguardo di Anthime esaminava successivamente e con attenzione tutti i particolari della sua navigazione
Oh! gridava, dev'esser proprio pazzo!... Ah! ah! ah!... c' di che scoppiar pel ridere!... ne ho fin male al ventre!... ah! ah! ah!... trascina la rete, to'!... Ah! ah! ah! quest' buffa! Venir a pescare nel canale dell'isola Verde!... ah! ah! ah!
Egli fu scosso da tanta ilarit che fin col perdere l'equilibrio e sarebbe precipitato a terra se, con una agilit incredibile, non si fosse riaggrappato al battente senza nemmeno aver sfiorato coi talloni i vetri della porta. E riprese a ridere:
Ma guardate un po'!...  matto,  matto! Matto da legare! Ma per pescare in quel punto, il pesce bisogna portarvelo appositamente!... qualche pesciolino disperso vi si pu trovare tutt'al pi... Ora far una buona raccolta di ciottoli e strapper la rete... ah! ah! ah!... son proprio contento d'aver visto anche questa, prima di morire!...
Come si sa, l'acqua  un'ottima conduttrice delle vibrazioni sonore e la distanza era tanto poca che il capitano Le Hlo poteva benissimo udire qualcuna delle facezie che gli venivan lanciate; ma pareva non vi facesse caso come se nulla udisse.
Guidava il battello, con la sicurezza del vecchio marinaio, ad una velocit assai superiore a quella consueta delle paranze e dei bragozzi che in pesca si vedon sempre procedere con una velatura ridotta; lui invece, andava a tutta velocit.
Forza, dunque! gridava Anthime estasiato, forza pi che potete!... Ti corron dietro, i pesci, per entrar nella tua rete!... Le Hlo! son proprio come i cittadini che rincorrono il tram!... Vi dico che un pescatore non ne ha mai sognati tanti!... Quante ce ne devon essere in quella rete di ombre di pesci, di speranze di pesche future e di ricordi di pesche passate!...
Le amarre che trascinavan la rete si tendevano come se una resistenza si opponesse al cammino del battello il quale per riusciva a mantenere la sua velocit paradossale.
E quello spettacolo insolito, d'una paranza alla pesca nel canale dell'isola Verde che tutti sapevan privo di pesce; d'una paranza alla pesca navigante a tutta velocit, non dava da pensare soltanto a pap Anthime ed al suo direttore Yves Dunois.
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Sulla calata del Vile i traghettatori dell'isola di Batz stavano caricando nelle loro barche una carrettata di pane per il rifornimento dei concittadini, e delle isolane in cappellino, scialle e grembiale di stoffa marezzata bordata di velluto, aspettavano che essi partissero per esser trasportate all'isola. Si erano recate al mercato di Roscoff e ritornavano a casa coi panieri pieni che pel momento avevano posato a terra per aiutare i barcaioli ed affrettare la partenza.
Mentre lavoravano cos, tutte quelle donne chiacchieravano a gran voce mentre i loro grandi piedi scalzi, forniti sotto la pianta di una vera suola di pelle indurita, andavano e venivano sulle pietre umide.
Naturalmente, chi faceva le spese della conversazione era Le Hlo il quale dava rappresentazione a tutta la popolazione di Roscoff: le mani di quella gente, vaste e pesanti come cosciotti di montone, battevano sulle sode cosce strette nella tela gialliccia o color ruggine, e tutti si torcevan per le risa:
Ha fretta di pescare! Pare che vi faccia conto per il pranzo! andava gridando un giovanottone burlone dal labbro superiore accuratamente raso, dall'occhio verde come le penne del cormorano e dalla dentatura fortemente incastrata nella canna della pipetta come quella di un terranova nel pezzo di legno ripescato nell'acqua.
Se fossi sua moglie, gridava un'isolana, non metterei ancora il burro al fuoco: temerei che bruciasse prima ch'egli mi portasse il pesce.
Ah! ma io non vorrei essere invitata a quel pranzo, ribatteva un'altra piccola burlona dal viso di madonna e dal sorriso candido, temerei troppo di dovermi rimpinzare di pan secco.
Orza un pochino, Le Hlo, comandava un conoscitore della manovra, i pesci sono a babordo... Bravo... cos, proprio cos, caro.
Sta forse cercando dei merluzzi quel furbacchione. Mia nonna mi diceva che ce ne dovevan essere nel canale qualche cosa come quattrocent'anni fa! Le Hlo s' svegliato un po' tarduccio!
E siccome non ignoravano in qual modo egli avesse accolto i padroni pescatori quando s'eran recati benevolmente da lui per consigliarlo, gridavano:
Ah!  quello il vostro meraviglioso modo di pescare? Quello col quale dovete raccogliere tutto il pesce dei dintorni senza lasciar nulla per noi poveri sventurati? Sar davvero una bella retata per coloro cui piaccion le alghe, le scarpe sfondate, le conchiglie e le scatole arrugginite!...
Ma mantenendo la sua velocit, la paranza continuava a trascinare allegramente la sua rete.
Quando non fu pi che a due gomene circa dal palo di segnalazione di Carrech-Logoden, la sirena cess di muggire e di scorticar nervi ed orecchie, mentre il motore continuava a russare.
Gli schernitori ripresero i loro schiamazzi:
S' rotto qualcosa?
Oh! gi stanco? tanto presto?
Se sapessimo dove sbarcher la pesca andremmo tutti a dargli un aiuto: non si tratterebbe che di trasportar le ceste fino alla stazione. Altrimenti sarebbe in perdita!
In quel momento la voce sonora ed aspra del capitano Le Hlo vol sul mare ed i curiosi udirono questo comando che li fece sobbalzare per la gioia:
Issa la rete, Yen-Fu!
Innestato sul motore, il verricello cominci ad agire con lo stridore ed il fracasso proprio di quelle macchine: e si vide ergersi lentamente l'albero di carico mentre la tacca della rete, dalle maglie serrate, cominciava ad uscir dall'acqua e ad innalzarsi nell'aria.
Io, grid il vecchio Menguen che aveva novant'anni ma che scherzava ancora, io mi metto i miei occhiali, che ingrandiscono, per veder quel pesce!...
...
Anche al laboratorio quella pesca era seguita sempre col massimo interesse.
Pare che sia pesante! esclam improvvisamente Dunois: ma Anthime rispose colla sua intonazione di scherno:
Ma nessuno ha mai detto che le pietre siano leggere!
S, ribatt Dunois, ma la rete non  piena di ciottoli.
Di alghe?
Guardate meglio, vecchio mio.
Il pi delle volte i marinai hanno vista ottima cos che i pescatori sulla calata spalancavano gli occhi contemporaneamente ad Anthime.
A circa sessanta metri di distanza, la tacca della scibica, gonfia da scoppiare, appariva piena di qualcosa di plastico e di luccicante che non rassomigliava affatto a ciottoli e neppure a scatole da sardine, vuote.
E quando un gherlino ne alz il fondo, ed il contenuto del sacco si vers nella barca come una valanga argentea invece del "qualche pesciolino smarrito" che tutti si aspettavano, l'occhio di pap Anthime non si ingann: erano centinaia di sgombri iridati, di caponi, gallinelle, di orate che piovevano nella paranza tanto derisa del capitano Le Hlo.
Si sarebbe detto che con una gigantesca retata questi avesse saputo dragare verso la sua barca miracolosa la maggior parte degli animali acquatici che vivevano sparsi da Astan a Duon, le due rocce ergentisi a quattro miglia marine l'una dall'altra.
Quell'uomo spazzava il mare. Se ogni sua pesca fosse tanto fruttifera ben presto non vi sarebbe pi nulla di vivo nel mare di Roscoff.
Fra i traghettatori isolani, raccolti sulla calata del Vile, lo stupore era tale ch'essi non parlavan pi che sottovoce:
Che colpo, ragazzi!
Quanti fanno la pesca costiera fra Bloscon e Tisaozon, come pure nella baia di Morlaix, non prendon tanto pesce in un mese quanto ne ha preso in dieci minuti questo cane malnato.
E si congetturava:
 impossibile! Bisogna ch'egli abbia trovato un'esca la quale attiri il pesce da molto lontano perch di solito nel canale non ve n'...
Oppure potrebbe anche essere quel suo strano fischio che attiri il pesce... Quando navigavo di lungo corso ho visto nell'India alcuni di quei malesbiancati che sapevano incantare i serpenti suonando uno zufolo... dev'essere qualcosa di simile...
Ma  certo che c' qualche trucco...
Gi, ma qualche trucco poco pulito...
Ed allora, con voce che tremava un poco, pap Menguen riassunse l'opinione generale:
Vi dir: per prendere il pesce dove non se ne trova, dove certamente non ce n', ed anche colla scibica che nessuno pu adoperare in queste acque, occorre che quell'uomo laggi sia uno stregone. Ecco tutto!
Nel paese, Menguen aveva la fama di miscredente, ma quella volta, ad ogni buon conto, egli si fece il segno di croce, e, attorno a lui, tutti gli altri marinai lo imitarono mentre un brivido percorreva le loro schiene; ci che nelle loro superstizioni significava essere il Demonio vicino.
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 2. Uno strano fenomeno.
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Pap Anthime che per un istante era rimasto letteralmente a bocca aperta, era sceso dal battente della porta con una comica aria sconfitta e contemplava il Divoratore scrollando il capo.
Dunque, Anthime, disse Dunois, ecco qualcosa che chiude a bocca!
Sono istupidito! confess il preparatore. Le-Hlo conosce il pesce e le sue abitudini meglio ancora di noi.  un vero stregone; parola d'onore!
Dunois protest:
Come! Voi, uomo di laboratorio, parlate di stregoni? Credete ad una potenza sovrannaturale?
Lo credete, padrone? replic Anthime non senza una punta di vanit.  buona pei pescatori quella spiegazione... ma per vostro zio ha cavato una retata colma dal canale che di solito non ha pesce, o quasi.
Questo  un fatto! Quegli animali che non vivono certamente in queste vicinanze, sono stati attratti fin qui... come "succhiati".
Anthime aveva ripreso il suo tramaglio, ma ora non vi lavorava pi che con una lentezza attenta: scosse ancora il capo:
Ci vuol dire che Le Hlo possederebbe una misteriosa forza di attrazione... la dirigerebbe a suo piacere... ecco tutto. Per conto mio egli ipnotizza il pesce!
Il vero uomo di scienza, continu Dunois, non nega mai nulla per partito preso: sa che un fenomeno il quale avvenga senza possibilit d'inganno dipende da cause naturali per quanto inverosimile esso appaia. Prima della scoperta delle onde hertziane e del coherer, la sola idea del telegrafo senza fili sarebbe apparsa pazzesca: ma l'utopia d'ieri  una realt oggi. Noi ci sentiamo prossimi a molte scoperte meravigliose in ogni campo; pu dunque essere sorprendente che un uomo possegga simile potere, ma non  impossibile... Non ridete pi, Anthime?
Non rido pi, rispose Anthime con voce velata. Pensate: a memoria d'uomo non si sono mai trovati sgombri n orate davanti a Men-Braz ed a Men-ar-Charen, i due fuochi che indicano il passaggio alle navi che vengono dall'Inghilterra e che sono anche a pi di un miglio al di l dell'isola Verde...
Altrettanto metodico, anche Dunois sentiva, come il suo preparatore, la necessit di riassumere i dati del problema, ed aggiunse:
La paranza di mio zio veniva direttamente dal porto e non  passata di l...
Non vi  passata... e nella rete c'erano anche delle orate... Nessuno ha mai preso un'orata nel tratto ch'egli ha percorso dal porto a qui...
La conclusione si presenta spontanea...
Certamente; Le Hlo non ha potuto "farsi seguire" dal pesce ed allora lo ha attirato!... Non c' che dire...  certissimo che lo attira... Ma come?
Intanto, giunto al palo di segnalazione di Carrech-Logoden, l'oggetto di questa conversazione giudicava opportuno di mutare la sua rotta. Riprese la scotta e a tutte vele si lanci verso nord-ovest puntando sulla torretta di Perroch che segna l'ingresso del canale dell'isola di Batz, mentre la corrente lo deviava leggermente verso ovest.
L'asse del Divoratore venne cos a formare un angolo di 40-50 gradi con la direzione generale del laboratorio, dal quale non distava pi di duecento metri, quando Le Hlo ordin al domestico di rimettere in acqua la scibica.
Il piccolo verricello gir, la rete discese e scomparve nelle onde e le corde che la sostenevano si tesero.
Il bis! mormor Anthime che ormai non sapeva pi star tranquillo ed aveva ancora abbandonato il tramaglio.
Il fischio della sirena si un nuovamente col ronfare del motore ed i rumori si distinguevano ancora chiaramente. Dunois ed il suo preparatore erano tutt'occhi e tutt'orecchi.
Il biologo mormor:
Il fischio riprende quando la rete  in acqua.
...
Improvvisamente Anthime venne colpito da un'idea: si volse verso l'interno del laboratorio e gett un'occhiata nella vasca che si trovava pi vicina a lui e Dunois, se fosse stato meno intento ai movimenti del Divoratore, si sarebbe accorto che il suo preparatore trasaliva e percorreva con lo sguardo il bacino di cemento scavato nel pavimento all'estremit della sala e poi, come se fosse incapace di resistere ad una attrazione, accorrervi. Poco dopo Anthime, spaventato, ritornava presso il suo direttore per dirgli quasi balbettando:
Signor Dunois, guardate dunque nel bacino di destra... avviene qualche cosa di straordinario.
Gli animali marini che si trovavano nella parte del bacino pi vicina al giardino; granchi, ricci, stelle di mare, ecc. manifestavano improvvisamente un'agitazione insolita di mano in mano che la poppa della paranza giungeva all'altezza della vastissima tinozza nella quale si trovavano.
Tutti, senza eccezione, abbandonavano le pietre o il fondo sui quali si trovavano e, con una fretta proporzionata ai loro mezzi di locomozione, si dirigevano verso la parete pi vicina al mare e quando vi eran giunti facevano sforzi disperati per superare quell'ostacolo contro il quale pareva che si volessero schiacciare; perfino i ricci, le asterie e le oloturie apparivano scossi da una specie di tremito; si arrampicavano come potevano, si affollavano al piede della parete verticale e cercavano di compierne l'ascensione mediante le loro ventose ed i loro tubi di deambulazione.
Lo strano fenomeno si prolung per qualche secondo; poi, improvvisamente, nella seconda vasca avvenne uno strano dramma. Vi si trovava un pesce gatto di dimensioni insolite.  noto questo squalo grigio pichiettato di nero il quale non  che un pescecane in edizione ridotta pel maggior terrore dei pesci piccoli: or dunque esso nuotava solitario ed indifferente a quanto avveniva attorno a lui quando, a sua volta, venne preso da una agitazione che dapprima apparve quasi febbrile e che poi raggiunse tale intensit da sembrare epilettica. La trasformazione istantanea che avvenne nei suoi movimenti fu davvero quasi emozionante.
Nel momento in cui il fenomeno avvenne l'animale stava dirigendosi verso la parete della vasca opposta a quella rivolta al mare, ed il suo slancio venne rotto di netto come se il pesce avesse urtato in un ostacolo invisibile. Il piccolo squalo da acquario ne parve stupito; rincul, prese lo slancio e ritorn all'assalto ma inutilmente: incontr lo stesso ostacolo invisibile che lo respinse. Pareva un ciprino che, dal suo boccale di vetro, volesse uscire attraverso la parete.
Allora l'animale, che colla sua intelligenza animalesca non comprendeva nulla di quanto avveniva, fu preso da un brivido, fece un fulmineo dietrofront e fil a tutta velocit in direzione contraria ma dovette subito fermarsi davanti alla parete di cemento che ostacolava il suo slancio ed allora, non trovando modo di superare quell'ostacolo, cominci un movimento di andirivieni come una sentinella dinanzi alla sua garretta, strisciando fortemente contro l'ostacolo posto fra s e la forza che l'attirava.
Una seppia, galleggiante alla superficie della vasca, ed incapace di comprendere quel che provava, si credette certamente aggredita perch vuot improvvisamente il sacco dell'inchiostro circondandosi di una nube artificiale atta a sviare il supposto aggressore; ma improvvisamente ebbe come un sussulto e, con tutta la velocit consentitale, nuot a sua volta nella direzione seguita poco prima dallo squalo; ma urt essa pure contro la parete che spinse con tutte le sue forze senza, naturalmente, riuscir a rimuovere l'ostacolo.
Degli anemoni di mare, che aprivano i loro tentacoli come petali multicolori, quasi sensitive irritate da qualche contatto, si contrassero e si richiusero dapprima nel loro piede carnoso... ma questo contegno dur poco; essi si aprirono di nuovo e con forza come per strapparsi dal fondo, tendendo disperatamente i loro tentacoli verso quella forza che li attraeva come una calamita.
Finalmente lo squalo e la seppia vennero presi da una specie di folla; trascinati da quella potenza ignota ed invisibile volevano superare il muro di cemento che li divideva dal mare nel quale, trenta metri appena pi in l, pareva che delle sirene, dal canto irresistibile e melodioso, li chiamassero con insistenza.
Quell'agitazione disordinata fin coll'attirare l'attenzione di Anthime il quale si chin ancora sul primo bacino.
Oh! il pesce gatto!... grid.
Questo dava uno spettacolo che forse mai attraverso i secoli nessun animale della sua specie aveva offerto agli uomini. Preso da vera frenesia faceva dei balzi formidabili nell'aria per ricader sempre nel bacino dove si metteva a girare su se stesso come una foca ammaestrata, come un cagnolino che rincorra la sua coda, da pesce gatto assolutamente impazzito.
Finalmente, con un ultimo ed inverosimile balzo, riusc ad abbandonare il suo elemento naturale per cadere sul pavimento dove, pur soffocando, fece ancora qualche sforzo per dirigersi verso quel Divoratore tanto ben battezzato; ma si trattava di un esemplare davvero prezioso perch aveva servito per parecchie esperienze di uno degli studenti del laboratorio, e pap Anthime non fece che un salto precipitandosi sull'animale il quale faceva degli esercizi cos poco salutari di respirazione polmonare; lo afferr e, sgridandolo mentre si divincolava fra le sue mani, lo lanci nuovamente nell'acqua dove le sue branchie ripresero con gioia il loro lavoro vivificante.
Che ti piglia, Virginio?... grid il preparatore. Ti gira la cocuzza? Bei modi questi!
 incredibile, esclam in quel momento Dunois, parrebbe che l'abbiate gettato nell'acqua bollente!
Infatti l'animale pareva preoccupato soltanto di sfuggire all'elemento nel quale era pur nato; aveva ripreso a balzare con tutte le sue forze fin che, momentaneamente affranto, rimase colle pinne in lieve movimento e col muso appoggiato alla sponda alla quale gi si affollavano, schiacciandosi, la seppia e tutti gli altri abitatori della vasca come le massaie alla porta del fornaio in tempo di carestia.
Poi, quale che ne fosse la causa, quel fenomeno inesplicabile cess di botto: il disgraziato squalo cess i suoi sforzi e, quasi completamente sfinito, sal alla superficie dove, dopo tre o quattro convulsioni supreme, rese la sua anima senza nemmeno aver compreso chi dovesse rendergli conto della sua morte.
Poco dopo lo raggiunse la seppia ed in seguito la superficie dell'acqua si popol di altre bestiole uccise da uno sforzo che non perdonava; morte per non aver potuto arrendersi.
Ecco, comment Dunois, le nostre barche avranno da farne del lavoro per procurarci degli altri soggetti! si direbbe che fra gli animali del laboratorio sia scoppiato il colera o qualche altra epidemia! Se devo questo al fratello di mia madre, il meno che posso fare  di non benedirlo!
...
Ma tutto non era ancora finito: il fenomeno si trasfer nel vivaio grande dove folleggiavano due magnifici delfini catturati due giorni prima dal Pluteus, una delle barche del laboratorio.
Benone, disse pap Anthime, ecco che ora attacca coi delfini. Povere bestie!
I due cetacei giocavano, come usano, immergendosi e risalendo a galla, gareggiando in velocit e lanciandosi, l'un dopo l'altro, in direzione del muro del vivaio parallelo al laboratorio; ma d'un tratto vennero visti far dei balzi fuor d'acqua simili a quelli che fanno i loro simili quando siano assaliti da orche, pescispada o pescisega.
Non erano ancora ricaduti in acqua che, proprio come lo squalo della vasca, facevano un improvviso dietrofront e filavano a tutta velocit in direzione della paranza che continuava il suo andare, il suo ronfo ed il fischio snervante.
Non si curavano affatto del muro di pietra che sbarrava loro il cammino verso il mare; nuotando con tutta la forza delle loro natatoie, sempre pi rapidi di mano in mano che aumentava la forza ignota che li attirava, si precipitarono contro le pietre del muro e rimasero storditi col muso sanguinante. Ma non si fermarono che per un solo attimo; parevan scossi da scariche elettriche e cominciarono a sussultare ed a contorcersi in tal modo da poter essere paragonati a persone sotto l'influsso di una potente corrente elettrica.
Tutt'attorno a loro l'acqua ribolliva come in vicinanza dell'elica di un piroscafo quando, di colpo, quegli animali che parevano impazziti si calmarono e ripresero il loro consueto comportamento.
In distanza la paranzella aveva virato di bordo e ritornava girando al largo, verso il porto di Roscoff. La poppa non era dunque pi rivolta verso il laboratorio.
Il preparatore fece subito questa osservazione nel momento in cui la barca di Le Hlo scompariva dietro l'isola Verde sottraendosi per un momento alla sorveglianza sua e di Dunois.
Essi allora si rivolsero l'un verso l'altro e si guardarono col pi profondo stupore; ed Anthime si sentiva anche un poco confuso per aver tanto riso alle spalle di un uomo il quale possedeva un simile segreto.
Perbacco!... disse Dunais accompagnando la parola con un moto del capo e delle braccia che diceva assai di pi.
Eh!... rispose il suo subordinato con lo stesso gesto.
Ed intanto il loro cervello seguiva la rotta della paranza dietro l'isola Verde. Ormai non potevan pi, n l'uno n l'altro, disinteressarsi delle azioni di quello straordinario Le Hlo e di comune accordo, salirono precipitosamente la scala conducente al primo piano dove era il laboratorio personale del direttore.
L'isola Verde non si eleva di molto sull'acqua e di lass avrebbero potuto scorgere ancora il Divoratore.
Dunois entr nel suo gabinetto tanto impetuosamente quanto pap Anthime e, senza preoccuparsi della possibilit di fracassare coppelle e boccali racchiudenti preziose preparazioni biologiche in corso di studio, si precipit al finestrone che s'apriva sul mare: stacc dalla parete, dov'era appeso, il suo cannocchiale e lo punt avidamente verso la paranza che stava allora ritornando a buona velocit verso il porto.
Di nuovo il fischio della sirena cess e Dunois osserv subito che i suoi nervi irritati provavano un vero sollievo, il paesaggio marino che aveva sotto gli occhi gli appariva ancora ammirevole e familiare ed egli godeva finalmente della calma di quella giornata d'autunno tanto turbata dalla pesca inesplicabile del capitano Le Hlo. Non si udiva pi che il russare regolare del motore.
Il verricello stridette ancora e la rete venne ancora sollevata interamente, almeno altrettanto piena quanto poco prima, presso l'isola Verde: gonfia da schiattare e da rallegrar l'anima di ogni pescatore.
La distanza non permise, malgrado il binocolo di Dunois ed il cannocchiale di Anthime, di discernere la qualit dei pesci raccolti, ma era facile constatare che ve n'era una quantit straordinaria.
Le Hlo ed il suo domestico avevano le gambe immerse fino al ginocchio in un formicolo di esseri argentei e brillanti.
E, osserv Anthime, il canale dell'isola di Batz non  pi ricco in fatto di pesci, di quello dell'isola Verde.
Ma come diavolo pu fare? mormorava Dunois che, perplesso, andava frugando in tutte le sue cognizioni scientifiche per raccapezzare delle ipotesi capaci di spiegare quanto aveva visto, e visto coi suoi occhi; proprio visto!
Pap Anthime pareva disorientato: nel gabinetto privato del direttore, dove il soffitto era tanto basso da poter essere toccato col dito, non vedeva nulla su cui potersi arrampicare ed egli pareva, in quel momento, un pesce fuor d'acqua: non potendo far di meglio sedette sopra uno sgabello che aveva vicino, tir i talloni presso le natiche, si gratt la testa arruffandosi i capelli e, finalmente, dichiar:
Come fa? Riuscir a saperlo...
...
Intanto, sempre intento alla manovra del timone, il capitano Le Hlo sorrideva col pi sarcastico dei suoi sorrisi: sapeva, e vedeva, che a terra si spiavano tutti i suoi gesti ed in quel momento assaporava lo stupore ch'era certo di provocare e viveva uno di quegli istanti di immensa soddisfazione che valgono una vita intera.
Egli godeva e, manovrando il timone con la stessa civetteria di una dama che muova il ventaglio, provava le qualit dell'imbarcazione di cui era soddisfattissimo.
Ottima navicella! Porta magnificamente le vele,  sensibilissima, obbedisce perfettamente al timone e trascina la rete come un bue trascina l'aratro. Non c' che dire: Le Hlo ha sempre un buon occhio e sa scrutare una nave e fare una scelta. I sensali di "ciabatte" non sono ancora in grado d'imbrogliarlo!
Largo di spalle e muscoloso, vestito di tela impermeabilizzata, calzato di zoccoli, colui che tanto godeva nello stupire i roscoviti, aveva, sotto il berretto da yachtman e fra due occhi grigi d'espressione alquanto dura, un nasino microscopico in mezzo ad una faccia schiacciata come il muso d'un bull-dog ed allargata verso le tempie da un paio di favoriti che parevan costolette.
Il suo sguardo rapido coglieva tutto quasi contemporaneamente: i pericoli, il palo di segnalazione, la forza della corrente che lo trascinava, il comportamento delle vele e quello di Yen-Fu al quale parlava ora in francese, ora in lingua cinese del Mezzod.
Svegliati, Yen-Fu, cane malnato, maledetto fannullone, altrimenti ci metto poco a "mandarti un'amarra a bordo"!
Non era affatto paziente, il capitano Le Hlo, e quanti, un tempo avevano navigato ai suoi ordini, avevano potuto accorgersene. Le sue grosse mani villose rassomigliavano a pinze d'aragosta, e Yen-Fu si guardava bene dal mettersi in contatto con quella specie di "amarre" quando scorgeva certi bagliori negli occhi grigi del padrone.
Vicino a quell'orso tozzo, villoso e intrattabile, il cinese aveva l'aria d'un fanciullo. Sottile, dall'apparenza gracile, scalzo, vestito d'una giacca di tela e di calzoncini corti larghissimi, si serviva con grande destrezza delle sue membra dalla musculatura deficiente. Parlava poco, non si alterava mai e si sforzava di non passar mai troppo vicino al capitano per evitare quelle "amarre" che Le Hlo scaraventava volontieri in ogni direzione con tanta generosit quanto con poco discernimento.
Di solito Yen-Fu teneva gli occhi bassi, ci che gli permetteva di non lasciar trasparire i suoi sentimenti seppure la sua flemma poteva, in qualche circostanza, essere scossa. Era ben difficile cogliere al volo qualche sguardo dei suoi occhietti neri affogati nella sclerotica giallastra.
Ma all'apostrofe del padrone egli affrett alquanto il suo lavoro di ripartizione dei pesci catturati nei numerosi panieri e poi accumul i panieri stessi cos da sgombrare per quanto possibile il ponte della piccola nave.
Le Hlo, che masticava una "cicca" grossa quanto una palla da golf, schizz un gesto di saliva a qualche centimetro dai piedi del domestico: Yen-Fu si ritrasse precipitosamente ed il capitano senza nemmeno pensare a scusarsi cominci a parlare fra s:
Pare che quei somari volessero insegnarmi a pescare... a me... gi... a me!... C' proprio di che ridere!... Vogliono insegnar a vivere al babbo... insegnare ad un vecchio scimmione come si faccian le boccacce... Ah, via!... Proprio come quegli animali di ingoiatori di rosbiffe che, a Malta, pretendevano d'insegnarmi come si affondano i sottomarini! Pap Le Hlo ha pi cervello nel suo mignolo di quanto ne abbiate in tutte le vostre zucche messe assieme; razza di ciuchi impagliati!... Diciotto ne ha mandati a fondo, di sottomarini, lui! Dove sono i sottomarini che avete affondato voi?
"E queste retate son forse piene di vento? Mi van cantando che non c' pesce nel canale dell'isola Verde! Ma fatemi il piacere!... Ce n' dovunque io voglia!... Ne prendo ovunque mi trovi, io... Guardate se non ce n'!... Ne prenderei anche sul sagrato, io, del pesce!... Yen-Fu, devo forse venir io ad aiutarti, lumacone?
"A che cosa pensi mentre vai confondendomi i dentici cogli aselli? Sta' zitto; ci vedo bene, io!...
Yen-Fu rimedi alle conseguenze della sua piccola distrazione e rimise i dentici coi dentici e gli aselli con gli aselli; poi, lentamente, volse la schiena al suo temibile padrone e chi gli fosse stato vicino l'avrebbe udito pronunciare qualche parola nella sua lingua materna, e non dovevan essere parole molto rispettose e neppur benevole a giudicare dal lampo che era scaturito improvviso dai suoi occhietti minuscoli e stretti.
Ma Le Hlo non si preoccupava affatto di quello che potesse pensare o dire quel figlio del Cielo ed aveva ripreso il suo monologo per sua propria soddisfazione perch non gli piaceva parlare che con se stesso.
Va bene questo battello; funziona, non c' che dire! Proprio nulla da dire in tutto il sistema. Occorrer forse ancora qualche piccolo adattamento e poi il pesce  nostro: tutto il pesce! Gli altri potranno seguire il Divoratore per raccogliere le squame. Capisci, Yen-Fu (e questi non gli badava affatto e si abbandonava alle proprie riflessioni) capisci? Da quando mondo  mondo; da quando esistono i mari, i pescatori e le reti scibiche, si  sempre detto che queste posson lavorare soltanto su fondi sabbiosi e ben piatti. Coloro che lavoravan di scibica fra le rocce, vi lasciavano le reti con annessi e connessi: restava tutto impigliato alle rocce no? Ora la mia rete non ha bisogno di scendere fino al fondo; basta che si trovi fra due acque; non va a cercare il pesce,  il pesce che cerca lei... e vi si sente meglio che altrove! Ecco come son fatto, io!
"Dovunque non troverete pesci, voi, io ne prender a retate colme; dove voi ne prenderete due panieri, io ne prender duecento... Avete capito, furbacchioni?
E non aveva finito di monologare quando vir: mise il Divoratore con la prua al vento ed abbord, con manovra impeccabile, una piccola imbarcazione a motore che serviva da canotto alla sua paranza e che aveva lasciato nel canale di Tisaozon all'estremit della gettata di Pnarville.
Con poche parole dette con voce nasale, diede gli ordini al domestico il quale rispose con un cenno del capo.
A bordo di quella navicella perfezionata, tutte le drizze, tutto quanto si imbarcava, tutto ci che si sollevava era mosso per mezzo del verricello messo in moto dal motore.
Il verricello lanci il suo caratteristico rumore di molinetto e la velatura fu subito abbassata, in ordine, ed accuratamente serrata.
Allora Le Hlo lanci tutt'attorno lo sguardo del "padrone dopo Dio" e si assicur che su nulla vi fosse da ridire, quindi, rimpiangendo forse fra s che gli mancasse l'occasione per "lanciare un'amarra a bordo" a Yen-Fu, scomparve per qualche istante nella piccola cabina ricavata a poppa della navicella di cui si era riservato l'uso esclusivo.
Quando ne usc portava due grandi scrigni di cuoio, simili a quelli che servono pei compassi di precisione e per le argenterie di costo. Con quei due scrigni, che portava con tanta precauzione quanta ne userebbe un violinista per uno Stradivari, trasbord nel piccolo canotto, ne avvi il motore, innest l'elica, part, e, non appena ebbe doppiato Bloscon, punt sul suo nido di cormorano di Roch' Illievech.
Per un istante Yen-Fu lo segu con lo sguardo scrollando la testa, poi, sempre freddo, impassibile ed enigmatico, si rimise al lavoro con la coscienziosit minuziosa della sua razza composta di lavoratori lenti, ma attenti e scrupolosi.
Egli fece agire una leva dentata che manovrava due antenne, composte di tubi rientranti come quelli dei cannocchiali, le quali sporgevano a poppa della nave di circa due metri e si immergevano nell'acqua dove stavano quasi orizzontali. Esse erano, nella parte pi voluminosa, grosse press'a poco come canne da pesca ed andavano, com'esse, assottigliandosi gradatamente fino all'estremit.
Per effetto del moto della leva rientrarono rapidamente nello scafo e scomparvero cos che, poi, non altro si scorgeva che due piccoli fori al di sopra della linea di galleggiamento.
Fatto questo, il cinese stacc la barca dal gavitello che rimase a galleggiare nel canale e, rimesso pianamente il motore in marcia ritorn a Roscoff dove un altro gavitello gli permise di attraccare nel porto non lontano dalla calata dei pescivendoli.
...
La voce della pesca miracolosa si era rapidamente sparsa in tutto il villaggio; quanti, dalla riva, avevano potuto osservare le manovre di Le Hlo non parlavan d'altro ed essi costituivano una vera piccola folla di donne, ragazzi e di quei vecchi pescatori che ormai son ridotti a non poter far altro che chiacchierare.
Tutta quella gente aveva occupato la spiaggia, il terrapieno ed anche una parte della calata mentre la pescivendola Maria Lachaux protestava vivacemente contro l'invasione di quella banda di donne in cuffia, di pescatori in berretto ed abito da lavoro e di marmocchi mal lavati. E tutta quella gente si sfogava chiacchierando, e commentando, felice del nuovo argomento sorto nella monotonia del paesello.
Quando Yen-Fu, alzando il braccio, fece segno ai facchini di avvicinarsi per prendere il pesce, il movimento della folla fu tale che uno dei marmocchi pi irrequieti si trov scaraventato nell'acqua, in quel punto profonda, donde dovette cavarsi nuotando a grandi bracciate fra le risa e le beffe degli altri. Ma presto l'attenzione di tutti fu distolta da lui che pot scuotersi quanto volle come un cane fradicio senza esser disturbato da alcuno ch nessuno pensava pi a lui ed un gran fremito aveva percorso tutta la folla.
I garzoni pescivendoli avevan raggiunto con le loro chiatte il Divoratore ed ora, che stavano spostando i panieri, si poteva vedere che eran colmi.
Ci fu dapprima un "Ah!" di sorpresa che aveva anche una leggera intonazione scandalizzata e molti mormoravano a mani giunte:
Ma guardate un poco che razza di carico ha fatto quell'animale!
Che montagna di panieri!...
Ed erano soltanto in due con una barchetta simile: si deve proprio dire che sia stata per loro una bella giornata!
Ci fu nuovamente un gran movimento nella folla; gli scaricatori dovevano attraversarla per andar a prendere i carri perch la quantit del pesce era assai superiore a quanto avessero creduto. C'erano nientemeno che ventidue panieri pieni!
Poco dopo due carrette trainate da cavalli scesero nell'acqua e si appoggiarono col posteriore allo scafo del Divoratore. I garzoni afferravano i panieri, tanto pesanti che due uomini li portavano ad uno ad uno a stento, e li trasportavano dall'imbarcazione sui carri.
Il cinese, che li aveva seguiti, li aiutava colle labbra atteggiate ad un leggero risolino sdegnoso; non tentava nemmeno di nascondere che lo stupore di tutta quella gente gli pareva assai buffo e che egli se ne divertiva quanto  permesso alla dignit di un cinese.
Intanto i pescatori, e tutti gli altri roscoviti, a bocca aperta, guardavan passare quella quantit straordinaria di pesce che a memoria d'uomo non s'era mai vista raccolta, in una volta sola, nel paese: ed il vecchio Roignant diceva:
Val proprio la pena di conoscere come le proprie tasche tutti i rifugi dei pesci per quindici miglia tutt'attorno! Basta si faccia innanzi un orbo il quale peschi e tutto quanto abbiamo imparato durante tutta la vita non val pi un soldo!
A poco a poco la meraviglia si mutava in rabbia; si cominciava a mormorare ed anche a minacciare, e le donne gridavano:
Non sarebbe forse il caso di ributtare tutto quel pesce in mare?
Ma Maria Lachaux, sempre padrona di s e piena d'autorit, seppe indurre alla ragione quegli scalmanati.
State dunque zitti, sciocconi! Osservate ed imparate; poi farete come lui! Quegli che sa migliorare il modo di produzione facilita il commercio e si rende utile a tutti.
Maria era tenuta in considerazione e perci tutti si calmarono e soltanto qualcuno mormor sottovoce:
Ma chi  dunque quel Le Hlo?  nato qui come noi, alla fin dei conti... gli basta dunque chiamare il pesce coi suoi scongiuri per prenderne quanto vuole? Lui, che  ritornato qui dopo quarant'anni di assenza, sa sfruttare il nostro mare meglio di noi che non ci siamo mai mossi dal paese?
Yen-Fu era prudentemente saltato in un'imbarcazione che si trovava sulla spiaggia ed era ritornato a nascondersi sul Divoratore accontentandosi di rimandare a terra la barca di cui si era servito e che torn ad arenarsi senza che nessuno si fosse accorto ch'egli l'aveva adoperata.
Anche di lui si mormorava; anche lui veniva votato a tutti i diavoli dell'inferno e non si era lontani dal considerarlo come il demone familiare di colui che si diceva avesse venduto l'anima a Lucifero.
Quando vi guarda, quel limone, gli si scorgon delle forche negli occhi... Stregone e demonio vanno d'accordo; ecco tutto. Dio li fa e poi li appaia.
...
Intanto Le Hlo era giunto fino al piede della roccia sulla vetta della quale era costruita la capanna di Roch' Illievech sopra un tratto di costa deserto e selvaggio; abbord col suo canotto ad una specie di pontile sommariamente costruito con massi crollati, leg l'imbarcazione, prese i suoi due scrigni e super agilmente la breve salita che portava all'ingresso del suo dominio.
Dopo aver aperto la robusta porta che aveva fatto mettere ai piedi della scala che conduceva al suo nido di cormorano, sostituendo quella tarlata che un tempo vi esisteva, fu subito al sommo, e guard se i cocci di vetro, da poco fissati sulla cresta del muro di cinta, fossero ben a posto e lo difendessero efficacemente contro ogni pericolo di invasione.
Poi tolse, da un mazzo simile a quello di un carceriere, tre chiavi per aprire la porta della casupola che, sebbene apparentemente in cattivo stato, era solidissima, e pot cos entrare nell'interno di essa diviso da una fitta stuoia in due compartimenti.
Subito, chiunque altro vi fosse entrato, si sarebbe accorto di trovarsi in casa di un marinaio; per constatarlo non v'era che osservare la scrupolosa pulizia regnantevi, come per ogni cosa fosse stabilito il posto, ed ogni cosa a quel posto si trovasse.
Una sola finestra, alquanto stretta, bastava ad illuminare la stanza alquanta piccola anch'essa.
Nella parte pi lontana dalla porta, in fondo, il capitano aveva creato la sua camera da letto che era, in pari tempo, anche il suo gabinetto da lavoro e dove una grande cassaforte era fissata al muro.
Egli ne fece minuziosamente agire la serratura, l'aperse e vi depose i due astucci; verific che fossero nella posizione abituale e poi tolse da uno scompartimento pi alto un grosso registro chiuso a chiave, lo port sul tavolino che si trovava in quella specie di cabina ammobiliata come quella di un capitano di nave mercantile a bordo del suo bastimento, lo aperse, ne volt alcune pagine e, impugnata una penna, vi scrisse delle indicazioni sommarie e dei numeri.
Mentre scriveva sembrava che la sua soddisfazione non avesse limiti.
Quando ebbe finito rimise il registro al suo posto, richiuse la cassaforte, disfece con ogni cura la combinazione di lettere e cifre che ne permetteva l'apertura e poi, accesa ancora la pipa, riprese a monologare com'era sua abitudine.
Insomma, il risultato non  gi pi cattivo; ma non  che il principio. Si pu far di meglio. Dal momento che con questo mezzo si riesce ad operare per un raggio di tre miglia non  affatto impossibile riuscir a rastrellare tutto il pesce sopra un'estensione dieci volte maggiore. E pap Le Hlo se ne prende lui la briga...  una semplice questione di messa a punto dell'apparecchio.
"Ah! Ah!... sulla calata dei pescivendoli devono scoppiare grida di meraviglia da rompere le orecchie ed  certo pure che devono essere furenti contro di me! Ma io posso ben infischiarmi di quel che pu dir di me quella congrega di mammalucchi! Aspettate e potrete rincarar la dose, figlioli!
Si avvicin alla finestra, sedette sopra uno sgabello e, con lo sguardo, percorse tutta la superficie del mare.
Sono anch'io un contadino, a modo mio, continu, ecco il mio campo: giunge fino agli antipodi, ma non  troppo vasto per me! Posso essere Re del Mare!...
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3. IL MISTERO S'INFITTISCE. I salvatori beffati.
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In quel giorno, in cui avvenivano le grandi maree di ottobre, il vento era fresco ed il mare mosso; al di l della nuova gettata che era in costruzione all'ingresso del porto si vedevano comparire e scomparire continuamente le onde che vi sbattevan contro furibonde frangendovisi e scattando ad altezze inconsuete.
Esse si scaraventavano all'assalto, sconnettevano e strappavano enormi blocchi non ancora saldati col cemento e li facevano ruzzolare a distanza incredibile. Dei colpi di mare formidabili passavano in volata al disopra del molo vecchio ed incappucciavano perfino le case che si allineavano lungo l'avamporto.
Il vento scatenato fischiava come un concerto di serpi gigantesche ed era a stento che, in certe strade e nei punti aperti, le persone riuscivano a mantenersi ritte ed a camminare contro quel soffio formidabile che voleva gettarle a terra.
Nello stesso porto, e dietro il riparo delle gettate, le barche pescherecce e le piccole imbarcazioni danzavano quasi impazzite, trattenute a stento dalle amarre.
Raccolti al riparo del muro della rimessa del canotto di salvataggio, i proprietari di barche se ne stavan l fin dal primo mattino a commentare lo svolgersi della burrasca e spiando l'apparire di un poco di calma che permettesse loro di uscire.
Per quanto duro sia il loro mestiere i pescatori non amano quelle giornate di inazione forzata durante le quali non si pu che chiacchierare senza utilit e non si sa che fare; ma di fronte alla persistenza del cattivo tempo i padroni di barche, dopo essersi consultati coi loro equipaggi, avevano deciso all'unanimit di rimanere a terra.
Non che avessero timori; i bretoni possono essere considerati come i dominatori del mare e non ne temono n le minacce n le furie, ma con un tempo simile non v'era nulla da fare perch il pesce si manteneva al fondo e non si sarebbe lasciato prendere.
Perch, allora, darsi tanta pena, affrontare un dispendio di forze e di energia per ritornare a vuoto dopo ore di lotta sterile con le onde e col vento?
Quegli uomini avrebbero volentieri rischiato la vita per guadagnare un poco di pane; ma se il guadagno doveva esser nullo perch offrirsi in olocausto al mostro verde?... per nulla?... per divertimento?
Dei gruppi di quegli oziosi per forza si erano riuniti sul banco addossato alla "casa-ricovero" sul terrapieno che la circonda; altri si erano affacciati alla palizzata del cantiere di costruzioni Kerenfors e parlavan tutti e della tempesta e di Le Hlo le cui pesche miracolose continuavano a preoccupare tutto il paese.
Su tale argomento era spuntata un'opinione che faceva strada anche fra quanti fino ad allora eran conosciuti come cervelli spregiudicati: era ormai innegabile che si aveva a che fare con uno stregone: quell'uomo attirava il pesce mediante degli scongiuri.
Vi dico che ci spoglier, affermava Luigi Frout, perch raccogliere il pesce in tali quantit significa impoverire il mare.
Con dei salassi simili fra poco non rimarr pi nulla da pescare tutt'attorno a Roscoff, ribadiva Giacinto Le Guen, ed allora, che cosa mangeremo? Ciottoli?
Il vento che urlava disperatamente, era di tal forza che di tanto in tanto tutta quella gente doveva aggrapparsi a qualcosa per non essere trascinata. Il cielo andava passando da un color grigio giallastro al nero e le nubi fuggivano spinte dalla burrasca a nembi cos spessi che apparivano quasi solide, come balle di cotone e correvan s basse sulle teste dei pescatori che si sarebbe detto di poterle toccare con la mano.
Il mare non era pi che un caos di forme mobili continuamente distrutte fra le quali si accavallavano fiocchi di spuma ruzzolanti sopra un fondo di color verde sudicio misto a color di piombo. E frammezzo a tutto quel baccano i pescatori dovevano urlare per udirsi, ci che, per, non li scoraggiava.
Un gruppo di donne si avvicinava e Santic Saout interrog una robusta giovane la quale con la cuffia ben puntata sulla capigliatura, la gonna abbondante increspata ai fianchi ed il grembiale appiccicato dal vento alle gambe, avanzava con passo eguale, senza inciampare, solida ed ostinata:
Oh! Eccoti qui, Maria Lachaux! Ho qualche cosa da dirti: se fossi come te, mercante di pesce non ne comprerei da quel "dannato": temerei troppo di perder l'anima.  certo che deve esserci una maledizione su quel pesce, su quanti lo maneggiano e su quanti lo vendono.
Maria Lachaux guard fisso negli occhi il lungo Saout e gli rispose con una risata sonora e piena:
Che egli lo prenda per effetto di sortilegio  cosa che non mi riguarda, rispose, poi che l'ha preso in mare e che non l'ha rubato a nessuno. Il mare  di tutti, no? ed io faccio il mio interesse trattando con Le Hlo il quale non manca di procurarmi all'ora promessa il pesce che mi occorre.
 precisamente questo che dovrebbe apparirti sospetto, Maria! Sei nata qui e sai quanto me che il mare non fa quello che vogliam noi e non si cura delle nostre promesse; egli sa soltanto le ore del flusso e del riflusso.
Sospetto? perch? Pesca chi pu e, quello, pesca come sa. Le Hlo ha l'aria di intendersene un po' pi di voi, perch se io contassi soltanto sulle vostre forniture, resterei a vuoto pi di una volta.
Non  per mancanza di buona volont, Maria;  soltanto perch noi siamo costretti a prendere il tempo come si presenta.
Ebbene, ribatt la pescivendola ridendo clamorosamente, coi pugni sui fianchi e guardando tutti quegli uomini negli occhi, ebbene, Le Hlo non mi ha ancora detto nulla di simile. Quale che sia il tempo egli mi porta quel che  stato stabilito; non  come voi che mi portate di frequente del pesce che non mi riesce di vendere che a stento.
Erano presenti tutti i migliori pescatori del porto: Luigi Frout, padrone del Saint-Joseph; Esprit Le Mat che pilotava l'Ariel; Luigino Guyader padrone del Reder Mor; Luigi Roignant comandante del Sidelu, e poi i Corre, i Guidai, i Rohou... tutta brava gente che si dimostrava assai eccitata contro il cormorano di Roch' Illievech.
Che cosa poteva dunque essere un uomo il quale pareva considerare un giochetto, una burla, pescare soltanto su fondali abitualmente privi di pesce e ritornare in porto con panieri colmi da schiattare?
Le Mat si era fatto innanzi uscendo dal riparo delle case e, vacillando sulle sue gambe erculee sotto la spinta del vento, cercava di scorgere lontano le promesse del cielo facendosi solecchio con la mano. Ma ritorn semisoffocato scrollando il capo. Si rivolse a Maria Lachaux:
Di' un poco, le disse ridendo, se Le Hlo ti ha promesso del pesce per oggi, credo che, almeno questa volta, rimarrai a secco ch se poi egli riuscisse a portartene anche con questo tempo egli non sarebbe soltanto uno stregone, ma il diavolo in persona.
Germano Greignoux, il maestro, che era un ottimo marinaio e, negli ozi che gli concedeva la sua carica di pubblico educatore, frequentava tutta quella gente di mare, non pot lasciar passare quella dichiarazione superstiziosa senza interloquire:
Non dite sciocchezze: stregone! diavolo! Il signor Dunois mi ha spiegato che il padrone del Divoratore pu forse disporre di un mezzo scientifico per attirare il pesce; qualche cosa come potrebbero essere delle onde elettriche.
Io, intervenne l'ex-pilota Roignant, il decano di tutti i pescatori sempre robusto e solido, io ho gi visto in passato qualche cosa di simile... Ero sulla costa del Gabon; nel '72 o nel '73. Ero ancora "collo Stato" allora, sulla cannoniera la Zle; ci eravamo trovati a dover reprimere gli assalti delle trib dell'interno contro certi villaggi della costa, di certi selvaggi chiamati pahouins; ed ecco che i viveri freschi vennero a mancare a bordo e non c'era nemmeno mezzo di procurarsi carne fresca a terra perch gli altri avevano razziato tutto. Allora l'equipaggio cerc di prender del pesce; ma, s, pigliane se puoi! In ogni paese il pesce vuol esser preso nel modo che gli piace. E le cose si mettevan male, cari miei! perch correva gi lo scorbuto, tanta roba conservata avevamo ingollato.
"Un giorno ero di guardia, quando vedo arrivare da terra, dentro un accidente di piroga di quei luoghi, lo stregone di quella trib che avevamo difeso a cannonate. Un certo tale chiamato Kodo-Bassiba il quale non aveva nessuno che lo uguagliasse per coprirsi di cianfrusaglie. Naturalmente io vado ad annunciarlo e lo fanno salire a bordo. Con tutte quelle penne piantate sulla zucca rassomigliava ad un pupazzo da marted grasso! Noi, naturalmente, ridevamo di lui; ma lui, invece, era serio come un giudice: and a salutare il comandante e poi disse all'interprete che un servizio ne vuol uno in contraccambio e, poich a noi non riusciva di prender pesce in nessun modo, egli era venuto per incaricarsene.
"Ho un "gri-gri" (ha proprio detto cos) che ve ne far prendere quanto ne vorrete soltanto che mi lasciate fare.
"Ma volentieri, vecchio Kodo gli ha risposto il comandante certamente trattenendosi a stento dal ridere. Poich tu conosci un sistema, facci prendere del pesce; cambieremo un poco il vitto perch il lardo salato ed i fagioli secchi, ci escon gi dagli occhi e se andiamo avanti di questo passo non andr molto che creperemo tutti di scorbuto.
"Aspettate un poco! replic Kodo.
"E quel pappagallo salt nella sua barca e fece cinque o sei volte il giro della cannoniera cantando una canzone che faceva venir il mal di pancia e facendo una quantit di contorsioni come una scimmia impazzita. Poi rimont a bordo e disse all'interprete:
"Ho fatto quanto occorreva: gettate le reti e le lenze e se non prendete tanto pesce da esserne nauseati per tutto il resto della vostra vita, non voglio pi esser chiamato Kodo-Bassiba.
"Ebbene, ragazzi; per pi di una settimana avevamo pescato tutt'attorno alla Zle senza acchiappare nemmeno un nasello e dopo che lo stregone ebbe cantato la sua canzonetta, abbiamo preso subito pi di un quintale di merluzzo.
"Potete immaginarvi se le padelle furori messe subito in opera: con quel pesce abbiamo fatto zuppe ed intingoli; di tutto... Ed ogni volta che ne rivolevamo si mandava a prendere Kodo-Bassiba, gli versavamo un bichierozzo di tafi e, sotto colle reti! Vi assicuro che in tre settimane abbiamo mangiato pi pesce noi, l; di quanto se ne mangi qui nelle annate buone!
Benissimo; ma non vorrai venirci a raccontare che il tuo Kodo-Bassiba avesse delle onde elettriche! Col suo costume di pelle naturale, non aveva nemmeno tasche dove tenerle.
A Roscoff tutti erano ghiotti delle storie che raccontava il pilota Roignant il quale, poi, le sapeva narrare con una vivacit maliziosa, divertentissima. Quell'intermezzo aveva ridato un poco di allegria a tutti quando Luigi Corre, che badava al mare, grid improvvisamente:
Corpo d'un pesce cane! Guardate un po' un battello che viene fra Astan e l'isola di Batz!
Immediatamente tutti rivolsero gli sguardi da quella parte e non si ud che un grido:
Un battello?! Sei pazzo Corre!
Pare anche che non abbia velatura, aggiunse il marinaio della Maria-Jean.
Un battello? Ne sei sicuro?
Certamente!...
Sembra una barca da sardine di Siec, osserv Giuseppe Pirou che era andato a prendere un binocolo al Ricovero del Marinaio.
Una barca da sardine? grid il vecchio Roignant i cui occhi valevan meglio di tutti i binocoli del mondo. Dove li avete gli occhi?  la barca di Le Hlo, semplicemente.
E tutti a stupirsi per non aver riconosciuto il Divoratore. Certamente la paranza era in grande pericolo: fuggiva innanzi al vento, alla cappa? Si serviva del motore? A quella distanza era impossibile comprenderlo ma era certo che su quel mare scatenato l'imbarcazione ballava una danza spaventosa. E pareva che in quel momento la tempesta raddoppiasse di violenza: il vento soffiava con tale impeto da credere d'esser immersi nel muggito di una sirena mostruosa il cui soffio stesse per spazzar tutto.
A tratti, sotto le nuvole nere, il Divoratore appariva in bilico sulla cresta di un'ondata e poi, di colpo, scompariva come inghiottito e si vedeva che di tanto in tanto le onde furibonde lo spazzavano da prua a poppa.
Ma esso era sempre a galla ed ormai lo si vedeva a sufficienza per distinguere il capitano alla barra del timone. Certamente egli si era legato perch altrimenti gi da un pezzo sarebbe stato trascinato in mare.
Va col motore! grid Luigi Frout. Si mantiene perfettamente dritto all'onda: ora cerca di passare e punta sul porto.
Ed infatti la barca avanzava veloce.
Che matto! uscire con un tempo simile! brontol Battista Autret, Si ha ragione di dire che deve avere il diavolo in corpo. Se non fosse cos, a quest'ora sarebbe gi annegato.
E mentre il piccolo bastimento giungeva all'altezza di Tisaozon si vide un altro uomo a bordo, probabilmente il cinese, che tentava di issare un fiocco.
Bisogna che ci sia un arresto di motore, osserv Germano Creignou. Cerca di poter governare ma quello  un fiocco che non durer a lungo!
Non aveva terminato di parlare che una nuova raffica rabbiosa aveva strappato di netto quel triangolo di tela che vol via come un grande uccello fulvo per disperdersi in distanza.
Battista Autret alz le spalle.
Ditemi se sia tempo da metter fuori della tela! Il vecchio non riuscir a passare. Il vento, la corrente e le onde lo spingono sull'isolotto degli Inglesi. Non c' che dire,  perduto.
L'isolotto degli Inglesi o, in bretone, Tisaozon,  contornato da rocce aguzze che riducon in pezzi quella qualunque barca la quale, con un tempo simile, abbia la sventura di capitar loro addosso; e davanti alla gravit del pericolo che minacciava quell'imprudente, tutte le maledizioni vennero immediatamente dimenticate.
Come un corpo solo, gli uomini addetti al canotto di salvataggio si eran precipitati verso la baracca dov'era ricoverata quella barca che aveva gi strappato al mare infuriato tante vite sacre: Luigi Frout aveva gi impugnato il corno d'allarme e stava traendone dei muggiti sinistri di bestia ferita quando Esprit Le Mat, un colosso di sessant'anni dal viso energico completamente sbarbato e dagli occhi di un azzurro pallido e strano, gli mise una mano sulla spalla:
Non sfiatarti! Bastiamo quanti siam qui!
E si imbarcarono tutti e dodici; dieci rematori di vaglia, un sotto comandante ed un comandante di cui si diceva:
 tanto bravo alla barra del canotto che non c' nessuno che lo uguagli.
Giuseppe Corre era il sotto comandante e poi c'erano anche: Maria-Angelo Le Coc; Francesco Saout; Judual e Luigi Corre; Luigino Guyader; Ivon Penvno; Giammaria Guyonvarch; Pietro Gunol e Jol Le Kennec tutti, tanto a tribordo quanto a babordo, veri virtuosi del remo; uomini di semplicit francescana che non esitano ad offrire la propria vita ed il pane dei propri figli, quando vengano chiamati in aiuto.
Eran tutti usciti di casa col cappello incerato e la casacca impermeabile: si affibbiarono la cintura di sughero e salirono nel robusto canotto che li attendeva sul carrello per la spinta in mare.
Vedendo i loro uomini che stavano correndo ancora una volta al pericolo, delle donne s'eran messe a piangere e delle voci si erano alzate per protestare:
 possibile arrischiar la vita dei migliori dei nostri per salvar quella di quell'orribile Le Hlo?
Non sarebbe meglio lasciarlo in mare, quella canaglia?
Non sarebbe una gran perdita...
Anzi sarebbe un bene.
Ma mentre i salvatori terminavano di disporsi ai loro posti, di legarsi ai banchi e di infilare il braccio nell'ansa del gherlino fissato a bordo, Esprit Le Mat si era alzato e con aria scontenta svergognava quelle che avevano parlato:
Se si dovesse giudicare il merito di coloro che si salvano ci sarebbe sempre una ragione per non salvarli. Siamo del salvataggio noi, s o no? Non ci siamo forse arruolati per questo? La persona non c'entra.  Le Hlo che si trova in pericolo? Si salver Le Hlo!
E rivolgendosi agli aiutanti premurosi che avevano afferrato le amarre del carrello, ordin tranquillamente:
Avanti!
Venti braccia spinsero il canotto che apparve fuori del suo ricovero con la poppa innanzi. Di corsa il carrello scese nell'acqua e subito l'imbarcazione galleggi sull'acqua relativamente calma del porto. Gli uomini avevan gi fissato agli scalmi i remi lunghi e forti.
Avanti sempre! ordin Le Mat.
Con perfetta contemporaneit le pale dei dieci remi si immersero nell'onde sulle quali, subito lanciato a tutta velocit, il canotto parve volare sfiorandole.
Fino alle calate non fu, dapprima, che una specie di passeggiata; ma non appena l'Amiral-Courbet ebbe doppiato il molo, le ondate lo assalirono come furie scatenate desiderose di distruggerlo. A memoria di roscovita non si era mai visto un tempo simile. Ma che importava? Passando attraverso vere montagne d'acqua che sembravano voler opporsi alla sua avanzata, il canotto di salvataggio si lanciava come una freccia verso la paranza in pericolo; ma bisogna dire che tutte le speranze e le angosce di quanti eran rimasti a terra si rivolgevano pi volentieri verso i salvatori che verso la barca di Le Hlo.
Intanto questi era fortemente spinto verso l'isola.
Malgrado la danza spaventosa alla quale lo costringeva il mare furente, si poteva comprendere che il vecchio capitano di lungo corso non perdeva affatto la testa; pur tenendo la barra del timone con una abilit meravigliosa, egli andava gridando degli ordini a Yen-Fu il quale, sotto la direzione del suo terribile padrone, si sforzava di rimettere in marcia il motore. Ma il motore resisteva.
Le due navicelle, in quel furore di forze scatenate, sembravano correre lo stesso pericolo: a tratti si rizzavano come in pericolo sia sulla prua, sia sulla poppa, e da terra era visibile il loro interno dall'alto in basso con gli uomini che si aggrappavano chiedendosi se, alle volte, la barca non si sarebbe impennata come un cavallo imbizzito, per poi rovesciarsi su di loro per schiacciarli nel mare che li avrebbe inghiottiti.
Quando non facevano questo gioco crudele, le onde spazzavano da un capo all'altro le due imbarcazioni e si rimaneva lietamente sorpresi vedendo ricomparire tutti gli uomini dell'equipaggio che si erano creduti scomparsi.
Non c' che dire, confidava Santic a Raignant, Esprit Le Mat  un comandante meraviglioso: guardatelo; ha l'occhio a tutto. Ora eccita gli uomini, ora cede all'onda; aspetta il momento buono, poi riprende e fila! Non c' nulla che lo turbi.
La folla, ora molto fitta ed i cui movimenti seguivano e commentavano ognuna delle peripezie di quel dramma angoscioso, lanci d'un tratto un grido di spavento.
Afferrato e travolto da un'onda formidabile, l'Amiral-Courbet si era rovesciato.
Per un istante lo si vide con la chiglia all'aria...
Ma un canotto di salvataggio di modello regolamentare non pu rimanere a lungo in tale posizione: messo in equilibrio instabile sulle casse d'aria che arrotondano le sue due estremit puntute,  costretto a raddrizzarsi ed in meno di venti secondi l'acqua entrata nella sua cavit se ne va attraverso i tubi di rame disposti a tale scopo.
L'Amiral-Courbet ritorn dunque nella sua posizione normale: gli uomini che vi si trovavano, trattenuti dal rampone o dall'ansa del gherlino od anche saldamente aggrappati al loro banco, avevano fatto il giro completo con l'imbarcazione: ma due erano in acqua aggrappati alle corde che correvano lungo entrambi i bordi.
I loro compagni li aiutarono a risalire a bordo e, siccome tutto il materiale  fissato al posto, non era ancora trascorso un minuto che tutti i remi riprendevano a batter l'acqua come le ali di un grande insetto avrebbero battuto l'aria sfidando l'uragano.
Un immenso sospiro di sollievo sfugg dal petto di ognuno degli spettatori mentre il vento, deluso, sfogava la sua rabbia con un urlo spaventoso.
Raddoppiando d'ardore i marinai dell'Amiral-Courbet si lanciarono nuovamente verso il Divoratore.
La situazione di questo diventava sempre pi critica perch si trovava soltanto ad una mezza gmena dalle rocce aguzze e dall'isolotto... quando, improvvisamente, il motore riprese la marcia (son tanto capricciosi quegli ordegni!) ed i salvatori, stupiti, ammirarono loro malgrado il vecchio capitano Le Hlo il quale, sempre freddo e padrone del mare, ripartiva e si dirigeva verso l'ingresso del porto.
All'Amiral-Courbet non restava che virare sul posto e ritornarsene lui pure, ma attraverso il fracasso del vento quegli uomini, che avevano arrischiato la vita per Le Hlo, poterono udirne la voce tagliente urlare ironicamente:
Dunque, ragazzi? Avete bisogno di un rimorchio?... sono ai vostri ordini.
Quei dodici coraggiosi si guardarono umiliati ed ebbero la sensazione di esser quasi ridicoli nel loro eroismo. E di nuovo, ancora pi beffarda, la voce grid distintamente:
Ma credete dunque, mucchio di molluschi, che il capitano Le Hlo possa aver bisogno della vostra vecchia ciabatta? Per la navigazione come per la pesca son sempre disposto a farvela in barba vostra!... Via sar in porto prima di voi.
Ed infatti egli si avvicinava rapidamente al porto mentre il giallo, per beffa, fingeva di porgere ai dodici salvatori il cavo di rimorchio che il suo padrone aveva loro offerto.
Se a quello, brontol Guyader, non gli torco il collo uno di questi giorni, e con queste due mani, proprio come ad un pollo, voglio arruolarmi con Le Hlo!
Tutti quei bravi uomini eran presi dalla collera! Cos dovevan essere ringraziati pei loro sforzi? Ma quando furono ritornati in porto la collera lasci il posto allo stupore. Appena attraccato al suo gavitello di fronte alla calata dei pescivendoli, il padrone della paranza faceva segno a Maria Lachaux e le gridava di condurre col le carrette "perch la pesca era buona"!
In un silenzio straordinario, i garzoni di Maria sbarcarono sulla calata venti panieri di pesce; venti panieri non meno pieni che nelle pesche precedenti.
V'erano delle quantit di stupende razze e dei congri, pesci che assolutamente era impossibile prendere con mare cattivo.
Atterriti, costernati, i roscoviti guardavano i canotti che facevano la spola dal Divoratore alla calata dove il pesce andava ammucchiandosi.
...
Quando l'ultimo paniere fu sbarcato, Le Hlo scese a terra lui pure coi suoi due inseparabili scrigni di cuoio. Non appariva affatto stanco e la sua faccia da bull-dog risplendeva di soddisfazione.
Mise piede sulla calata, guard i pescatori, sorrise di traverso, chiuse uno degli occhi grigi e disse con amabilit:
Eh! siete a bocca aperta, vero? Quando ve ne rimanete tutti a terra dondolando sulle zampe, pap Le Hlo se ne va con ogni tempo perch non ha paura, lui; e prende ugualmente del pesce... e dei congri... e delle razze. Non basta far il pescatore; bisogna anche saper pescare... e ce ne sono che hanno bisogno di imparare.
E se ne and dondolandosi sulle gambe, fra i suoi due scrigni mentre tutti lo seguivano con un cupo sguardo di riprovazione di cui egli si curava quanto un pesce pu curarsi d'una mela.
Non sapremmo che farcene delle tue lezioni, pescecane malnato! gli grid finalmente Battista Autret. C' chi pesca e c' chi ruba!
E tutti quei visi color del cuoio lo approvarono in silenzio.
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4. Lo Yacht "Swastika".
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In una giornata meravigliosa, il bello yacht Swastika si cullava dolcemente all'ncora sotto il cielo azzurro "trionfante" in quel bacino di color azzurro di zaffiro, in fondo al quale si stende Manilla, una delle meraviglie del mondo, uno dei luoghi pi incantevoli che si possano ammirare.
Tutt'attorno alla splendida baia i villaggi malesi erano incastonati nei verdi scrigni di palme e di banani; delle piccole anse formavano un festone al basso del mantello delle colline e qua e l si vedevano sorgere delle piroghe indigene dagli alberi di bamb e dalle vele di stuoia color di sigaro.
Sul ponte della nave il capitano di vascello Yamamoto, della marina imperiale giapponese, passeggiava in lungo ed in largo con quell'aria di corretta gravit, semplice ed un poco misteriosa, che  comune agli ufficiali del Mikado.
Molti si erano stupiti al Giappone di vedere un discendente di samurai abbandonare la nobile carriera militare per mettersi al servizio marittimo di sir Harry Solok il miliardario Eurasiano.
Suddito britannico, partito dal nulla; figlio di un soldato inglese e di una malese delle isole della Sonda, egli, a trentacinque anni, era proprietario dei maggiori giacimenti petroliferi di Sumatra ed uno degli uomini pi ricchi del mondo. La sua fastosa esistenza trascorreva fra un porto e l'altro dell'Europa, dell'Asia e dell'America su quello yacht meraviglioso grande quasi come un piroscafo i cui tre alberi potevano portare qualche cosa come milleduecento metri quadrati di velatura e le cui macchine, della forza di quindicimila cavalli, gli davano facilmente una velocit di ventiquattro nodi orari.
La potenza di sir Harry Solok era considerata come formidabile; gli si attribuivano clientele, alleanze e rappresentanti ignoti in tutti i paesi del mondo dove egli interveniva nel giuoco politico piegando ogni combinazione ai suoi voleri.
E non era la minor prova della sua potenza quella di aver strappato alla sua professione tradizionale il cavalleresco Yamamoto.
Il radiotelegrafista di bordo apparve apportatore di un messaggio che aveva ricevuto in quell'istante.
Per sir Harry Solok, comandante, disse.
Sir Harry Solok fa la siesta nel suo appartamento. Consegnate il messaggio al suo cameriere privato, Umaro.
Il magnate del petrolio sonnecchiava sopra un divano disseminato di cuscini fatti coi pizzi pi rari, i broccati pi delicati ed i ricami fantastici che sanno inventare gli artisti dell'Estremo Oriente. I cortinaggi di seta broccata erano di un lusso mai visto e si intonavano coi mobili d'ebano incrostato di madreperla, gli utensili ed i gingilli di vecchie porcellane azzurre della Cina o d'oro preziosamente cesellato.
Un servo malese vegliava il sonno del padrone agitando lentamente un Pankan che sembrava l'ala di un grande uccello.
Il cameriere, un cinese, entr senza fare alcun rumore con le babbucce dalle suole di feltro; stacc, dal muro dove pendeva, una specie di chitarra e ne fece vibrare dolcemente le corde.
A quel suono lieve il signore aperse due occhi strani, d'un azzurro quasi nero, un poco obliqui alla malese, ma ben aperti all'europea. Il suo viso appariva bello ma l'espressione imperiosa, crudele, nello stesso tempo che sorniona sotto i capelli di color castano dorato, ribelli alla spazzola, lo rendeva assai poco simpatico.
La vostra alta eccellenza, mormor umilmente il servo, mi ha raccomandato di turbare il suo prezioso sonno se giungesse qualche messaggio dei geni dell'aria.
So quel che ho detto, rispose con alterigia il protetto dei coboldi petrolieri. Vattene.
Era vestito come un mandarino cinese di prima classe; costume al quale aveva effettivamente diritto; ma non si sapeva bene come tale dignit potesse esser stata conferita a simile avventuriero.
Era stata davvero una vita straordinaria quella di Solok e sul conto di essa correvano leggende d'ogni sorta, buffe ed anche cupe.
Quel meticcio che un re d'Inghilterra doveva poi creare baronetto, poco dopo la nascita, avvenuta non lontano da Singapore, era stato gettato ai porci dalla madre che non sapeva come nutrirlo e l'aveva salvato un pastore protestante; insofferente della disciplina impostagli da quel rigido metodista, il piccino era fuggito quando aveva appena quattr'anni per vivere come qualunque altro figlio della strada, anzi, delle strade delle citt dell'Estremo Oriente.
Intelligente tanto da imparar subito qualunque lavoro, egli si un alla coorte pidocchiosa dei piccoli lustrascarpe dalle grida acute i quali vanno richiamando dalla mattina alla sera la clientela degli stranieri sbarcati dalle navi per visitare la citt.
Quella era una vita richiedente astuzie d'ogni sorta, ed egli sapeva attirarsi la protezione simultanea dei sacerdoti di ogni religione rappresentata nella capitale cosmopolita degli Straits Settlements. Col suo finto ardore di neofita egli sapeva ottenere da uno il vitto, da un altro l'alloggio, da un altro ancora il vestiario meravigliando tutti con la sua fede commovente e la sua assiduit alle pratiche religiose.
Grazie ad una rapacit e ad una pazienza meravigliose, unite ad una economia sordida, gi a vent'anni egli cominciava a prestare ad usura ai coolie del porto; poi, avendo osservato che quei fratelli gialli perdevano invariabilmente tutto il loro denaro al gioco, quando non lo spendevano in oppio, cre un minuscolo locale dove quei disgraziati potevano procurarsi tali delizie con poca spesa.
Cos con una combinazione semplicissima ma meravigliosamente canagliesca ed ingegnosa, sapechi e piastre uscivano dall'una delle sue tasche per rientrar subito nell'altra moltiplicandosi.
Quando fu proprietario di un discreto peculio, prevedendo l'estendersi della citt, acquist per pochi quattrini dei terreni nei sobborghi che poi le compagnie di navigazione inglesi gli ricomperarono a prezzi d'affezione per costruirvi dei bacini. Ma improvvisamente la sua stella parve impallidire: degli scandagliatori di terreni disonesti, riuscirono a cogliere in fallo quella volpe matricolata e seppero affibbiargli a prezzi elevatissimi dei terreni posti in una delle pi selvagge regioni di Sumatra dove si diceva vi fosse dell'oro.
Quell'oro non era che una chimera; si era fatto in modo che egli ne trovasse, e non ve n'era un grammo e tutto il distretto di Malacca rise da schiattare alle spalle di quel furbone cos ben gabbato. Ma ride bene chi ride ultimo: nelle terre di Sumatra non v'era oro, era vero, tuttavia Van Dal, un vecchio colono olandese, si era recato un giorno a trovare Solok, il quale non sapeva che farsene di quelle lande sterili ed, essendo egli troppo povero per acquistarne anche un ettaro, gli propose di associarglisi per sfruttare i giacimenti di petrolio che da gran tempo egli era convinto che dovessero trovarvisi.
Solok, felice, accett: impose soltanto all'imprudente olandese un contratto secondo il quale la propriet dell'impresa apparterrebbe a quello dei due che avrebbe sopravvissuto all'altro... cos che l'olandese mor improvvisamente per un travaso di bile il quale poteva benissimo essere una specie di febbre gialla consecutiva all'ingestione di un grog magistralmente preparato dall'ex-usuraio.
Quella morte avvenuta tanto a proposito, diede la stura a molte dicerie; ma le inchieste in quei paesi torridi sono molto faticose e Van Dal venne sepolto senza autopsia e questo bast perch la fortuna di Solok cominciasse a salire come latte in ebullizione: i giacimenti di petrolio erano ricchissimi.
Ebbe un milione, ne ebbe dieci; raggiunse i cento... arriv al miliardo e da quel giorno il piccolo peculio dell'ex-lustracarpe ingross minuto per minuto, milione su milione, miliardo su miliardo cos che a lui stesso era impossibile seguirne l'aumento. Come quella di Rockefeller e di Ford, la sua sostanza era diventata immensa e si accresceva automaticamente senza che egli dovesse nemmeno pensarvi. Il suo denaro era prolifico come gli infusori e si ammassava come si formano gli atolli.
Di quella potenza illimitata, Solok, diventato Sir Harry Solok parve fare un uso abbastanza malefico. In tutti i paesi del mondo, in tutte le politiche si cominci a sentire il suo zampino: molti non volevano credere a questa sua strana ed occulta azione; ma quanti conoscevano effettivamente le influenze asiatiche la denunciavano e la svelavano continuamente.
Fu per questa convinzione che al French-Club di Sciangai, Jean Morelle, il famoso esploratore del Khokkim e del paese dei Metocangmi(1), il francese che con la sua audacia aveva stornato l'anno prima la terribile minaccia di un'invasione gialla sospesa sul capo dell'Europa, sosteneva che Harry Solok fosse l'alleato ed il sostenitore d'un nuovo movimento fomentato dai Mongoli contro la razza bianca.
Il nome stesso del suo yacht lo dice: Swastika. Vogliate intender la ragione, voi che avete orecchie per non udire ed occhi per non vedere, protestava il giornalista.
Ma Morelle veniva accusato volentieri di vaneggiare alquanto: e si diceva che dopo il suo ritorno dalla pi straordinaria e pericolosa esplorazione che da lungo tempo fosse mai stata eseguita, egli non pensava pi che al pericolo giallo, ne parlava senza tregua e lo scorgeva ovunque andasse.
E siccome, da quando l'oro gli fluiva fra le dita, Harry Solok era un ospite molto fastoso, liberalissimo, dimentico della sua primitiva avarizia, che sapeva ricevere regalmente tanto a bordo del suo yacht quanto nei suoi palazzi d'Asia, d'Europa e d'America, tutti erano concordi nell'affermare ch'egli era un delizioso gentiluomo ed un awfully good fellow.
...
Quando il servo se ne fu andato, il satrapo cav dalla veste un minuscolo codice che non lasciava mai e col quale decifr immediatamente il messaggio che aveva ricevuto e, col sorriso strano che accennava appena all'angolo delle labbra, egli batt un gong che aveva a portata di mano.
Charlie accorse.
Avverti il comandante Yamamoto che lo desidero.
Cinque minuti dopo il giapponese si presentava sull'attenti e facendo schioccare i talloni offrendo al Re del Denaro il pi bel saluto militare che mai ufficiale giapponese avesse fatto ad altri che al suo Imperatore.
Con l'impressionante freddezza d'accento dei suoi pari egli domand:
Vostra Eccellenza desidera?
Ho ricevuto proprio ora questo messaggio urgente, rispose Solok restituendo il saluto ma soltanto col capo e senza alzarsi. Mi  mandato da Yen-Fu. Sapete quale personalit si nasconda sotto questo nome volgare?
Per servire la causa alla quale tutti noi abbiamo dedicato le nostre forze e la nostra vita? Eccellenza, s...
Leggete, riprese Solok, ho scritto la traduzione fra le righe: poi bruceremo.
L'ufficiale lesse attentamente e rimase apparentemente impassibile, mentre i suoi occhi lanciarono un lampo subito spento.
Che ne pensate, Yamamoto? domand il magnate del petrolio.
Eccellenza, credo che l'invenzione di questo marinaio francese sia perfetta ormai... sufficientemente perfetta, in ogni caso, perch noi si debba esaminarla da vicino.
Sta bene: la vostra opinione coincide con la mia; potrebbe darsi che questa scoperta ci servisse. Partiremo dunque per l'Europa domattina; tenetevi pronto, comandante.
Il capitano di vascello salut inchinandosi, gir sui talloni ed usc.
...
Erano trascorsi circa tre quarti d'ora quando l'Eurasiano si fece annunciare ai suoi ospiti. Era allora, a bordo dello Swastika James M. Laurie uno dei migliori chimici degli Stati Uniti che in pari tempo era un geologo incomparabile e forse la pi incontestabile autorit mondiale in fatto di petrolio.
Solok aveva chiesto il suo concorso per l'esame dei giacimenti petroliferi esistenti in una concessione da poco acquistata a Sumatra.
Ma James M. Laurie non si trovava solo quando Solok entr nella stanza dove si trovava; era in compagnia di sua figlia che stava combinandogli una infinit di monellerie. Ella si era aggrappata alla poltrona a dondolo sulla quale il babbo si dondolava e l'aveva sottoposto ad una serie fantastica di oscillazioni e di scossoni quali durante le sue navigazioni pi disgraziate lo Swastika non s'era mai neppur sognato di sopportare.
La fanciulla rideva di gusto mentre il padre, gi sulla sessantina ma vigoroso e dal viso maschio incorniciato di capelli d'argento, fingeva di incollerirsi.
Alla vista di Harry Solok, Alys divenne rossa come le sue labbra e seria come un giudice istruttore. Il miliardario si atteggiava a pretendente ed ella non lo detestava, anzi la sua immaginazione le faceva intravedere che non doveva esser cattiva cosa l'esser moglie di quell'uomo; ma a tratti il suo istinto la distoglieva da simile pensiero ed ella sentiva come un avvertimento impreciso giungerle dal fondo del suo incosciente.
Sebbene ignorasse ancora le leggende correnti sul conto del miliardario, qualche cosa l'allontanava da lui; forse soltanto l'inquietudine indistinta che si prova all'accostarsi di un uomo d'altra razza...
Bisogna per riconoscere che l'atteggiamento del meticcio presso la fanciulla non era mai stato familiare; la sua correttezza e la sua galanteria d'uomo di mondo si mantenevano perfette perch Harry Solok aveva preso lezioni di contegno e pi di un principe autentico gli avrebbe invidiato la sua distinzione di modi.
Caro amico, disse il miliardario al geologo, mi avevate rattristato comunicandomi la vostra risoluzione irrevocabile di recarvi in Europa col prossimo piroscafo inglese passante da Singapore. Non desidero affatto di perdervi tanto presto e non mi accontenter di accompagnarvi a Malacca. Per godere fino alla fine della vostra amabilissima compagnia, e se lo permettete, vi condurr fino in Europa. In tal modo non dovrete abbandonare i vostri appartamenti, viaggerete con ogni comodit e, se non sono eccessivamente vanitoso, anche in modo pi gradevole. Arriverete anche un poco pi rapidamente in Francia.
Perbacco! esclam irriflessivamente Alys. Preferisco assai rimanere sul mio yacht all'andarmene con un piroscafo di servizio pubblico.
Sir Harry Solok divenne improvvisamente assai grave e, senza sorridere, dichiar
Sar infatti il vostro yacht, signorina, non appena lo vorrete.
Alys arross ancor pi e rimase interdetta: quanto a Laurie, felice in fondo, prese, soltanto per la forma, un atteggiamento di malcontento ed esclam:
Ma  spaventosa la disinvoltura di questa ragazza!... Noi abusiamo veramente, caro amico, della vostra cortesia e della vostra gentilezza.
Lasciamo i complimenti, esclam sorridendo il meticcio. Se quanto vi ho proposto di vostro gradimento, ditelo francamente e, se non vi va, ditelo senza complimenti. Mi auguro per che la mia proposta vi piaccia perch in tal caso il mio piacere sarebbe superiore al vostro.
Come respingere una proposta fatta tanto galantemente da un uomo onnipotente??!.... Perci non venne respinta.
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 5. All'abbordaggio!
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La prima parte dell'inverno era stata terribilmente cattiva: burrasche su burrasche! La sfortuna si accaniva su tutti i pescatori della costa bretone ed in pi d'una di quelle umili dimore la miseria aveva cominciato ad affacciarsi.
Quella sera, vigilia di Natale, la popolazione marittima di Roscoff era riunita tutta quanta, cosa rara, al Ricovero del Marinaio: alle cinque era gi buio come di notte e nella sala le tenebre erano rotte da grandi lampade a petrolio.
Se continua cos, dichiar Giuseppe Pirou la cui borsa del tabacco era quasi vuota, non si potr neppur pi fumare.
Se dicessi che non si potr neppur pi mangiare, ribatt Luigi Corre, saresti ancor pi nel vero.
Seduti sui banchi, sulle seggiole e perfino sul bordo delle grandi tavole nelle svasature delle finestre, tutta quella gente guardava l'ammattonato di tra le braccia e le ginocchia pensando unanime:
Chi l'avrebbe detto l'anno scorso quando il pesce rendeva tanto?
La rassegnazione non era l'espressione pi frequente su quei visi, tutt'altro! Se gli sguardi erano cupi, le labbra erano strette e le mascelle serrate.
La porta s'aperse improvvisamente ed apparve il direttore del laboratorio accolto da un mormoro di simpatia; tutte quelle grosse mani si tesero. Prendendo quella di Luigino Guyader, il padrone del bel Reder Mor, il pi abile pescatore del paese, Dunois domand:
Ebbene eccomi, amici! Che c'? pare che abbiate qualche cosa da dirmi.
Vi ringraziamo assai d'essere venuto, signor Dunois, rispose Luigino. Ora vi racconteremo tutto.
I pescatori che si trovavano nei punti pi lontani della sala si erano avvicinati anch'essi e formavano un semicerchio dietro Guyader e cio di fronte al naturalista, e brontolavano:
Bisogna proprio finirla!
Ecco, signor Dunois, rispose Luigino, non si pu continuare cos, capite? Era gi abbastanza doloroso veder ritornare in porto vostro zio coi panieri pieni di pesce tutti i giorni e con qualunque tempo, mentre noi, che non abbiamo barca a motore come lui n nessun patto col demonio, quando potevamo uscire riuscivamo a stento a raccogliere due o tre panieri per barca. Mi direte che il mare  di tutti; lo sappiamo benissimo e le donne avevano un bel brontolare ed i bambini potevano stringersi la pancia; noi ce ne stavamo tranquilli: ma oggi  certo che egli ha passato i limiti. Abbiamo esaurito la pazienza, mi capite?
Gli altri pescatori seguivano il discorso di Luigino Guyader approvando energicamente col capo come per dar maggior peso alle sue parole.
Vi faccio osservare, caro Guyader, rispose Dunois, che io non so ancora che cosa sia "troppo forte".
-Ah! ecco dunque! gridarono parecchi voci. Egli ha rubato il nostro pesce.
Non riconoscevate poco fa che il mare  di tutti?
Precisamente! ribatt Luigino. Ma quel pesce che ho pescato io, col mio lavoro, con le mie lenze, con la mia barca, ammetterete che sia mio.
Questo  incontestabile, ammise il naturalista.
Allora abbiamo detto giusto: egli ce l'ha rubato, rubato dalle nostre lenze, brontolarono molte voci cupe, proprio dalle nostre lenze poich quel pesce era preso ai nostri ami.
Ma questo colpo gli porter disgrazia!
S, stia in guardia!
Si provi a sbarcare quel pesce e lo ributteremo a fondo col padrone ed il marinaio e la barca...
Lo vedremo allora se egli sia uno stregone!...
L'esasperazione cresceva di mano in mano che i pescatori rievocavano il torto ricevuto: per quegli uomini che vivono delle catture che compiono, la propriet della preda  sacra ed il portarvi pregiudizio  un sacrilegio inespiabile.
Finalmente Luigino diede delle spiegazioni stupefacenti.
Voi sapete quanto noi, signor Dunois, come in questi ultimi tempi il mare sia stato cattivo; non era possibile uscire e, perci, nemmeno di pescare e questo ci aveva causato dei giorni senza guadagno, cosa grave per povera gente come noi... Ieri sera s' avuto un poco di schiarita e noi, felici, siamo andati a porre i nostri tre chilometri di corda ciascuno con le lenze inescate, verso l'Abervrach... Pareva che la fortuna ci aiutasse: era molto tempo che non avevamo avuto tanta esca e tanto buona; il pesce doveva abboccare in quantit... ed ecco che, disgraziatamente, verso mattina ci capita un colpo di vento da disalberarci tutti quanti eravamo, e fummo tutti d'accordo di ripararci nel porto di Pontusval; saremmo andati a raccogliere le corde non appena il tempo si fosse calmato... Infatti verso mezzogiorno il tempo si calm e noi ce ne andammo per ritirare le corde... Ma; il diavolo se lo porti! vostro zio era gi passato di l e stava ancora pescando, quel maledetto, forse ad un miglio di distanza... E sapete che cosa abbiamo trovato quando le lenze furori levate? che pi della met degli ami se n'erano andati per conto loro assieme ai congri ed alle belle razze che avevano abboccato.
Come, andati?
Proprio cos; andati verso quella sporca paranza... chiamati... che so io, attirati... costretti ad andar a farvisi pescare!
E bisognava che l'attrazione fosse stata terribilmente potente poich, secondo quel che diceva quella brava gente, molti di quei pesci il cui amo non s'era staccato dalla lenza, s'eran strappata la gola piuttosto che non andar a gettarsi con gli altri in quella paranza stregata.
Sono bestie come le altre, i pesci, aggiunse Esprit Le Mat, il dolore lo sentono anche loro e devono aver sofferto spaventosamente strappandosi cos le carni per obbedire al richiamo!... quanto a quelli che non avevano potuto liberarsi... ebbene, erano morti, ci che per noi vale lo stesso.
Come quelli del laboratorio, osserv Dunois a voce bassa.
Ecco quel che ha fatto il vostro Le Hlo! Cos che, invece della bella pesca che ci avrebbe rimesso tutti un pochino a galla, che ci avrebbe permesso di comperare del pane per le nostre donne e per i marmocchi con un poco di burro, anche, siamo ritornati con dieci panieri di pesce per tutta la flottiglia!
E per di pi, grid Santi Saout con voce roca pel furore, era anche pesce cattivo, pesce morto che si vender male se pur si vender.  giusto questo?
Ed il coro dei pescatori rincar:
Dobbiamo proprio lasciarci derubare?
Dobbiamo morir di fame con le nostre famiglie od essere rovinati perch quel vecchio cormorano faccia i quattrini?
Ah no! corpo d'una razza! Preferisco ammazzarlo a calci e del suo corpo fare dell'esca per la lenza.
Ecco, signor Dunois, quello che volevamo dirvi, riprese Luigino. Nel paese tutti vi voglion bene, a voi personalmente, ma quanto a Le Hlo la cosa non  possibile... no, non si pu continuare cos... Bisogna che voi diciate ben chiaramente a vostro zio che ci fa imbestialire... che da queste parti egli c' gi stato a sufficenza, lui, il suo motoscafo, il suo giallo e la sua paranza... E poi bisogna che la smetta di beffarci: egli li conosce bene i pescatori roscoviti poich  anche lui di qui... e quando picchiano, picchian sodo. Ecco quello che volevamo pregarvi di dirgli. Pi tardi le cose si metterebbero male... Ma non vuol dire che perch vostro zio  un birbante, noi dimenticheremo tutte le vostre bont, signor Dunois.
Il naturalista stava per rispondere e la sala era piena da non poter contenere un sol uomo di pi perch molte donne vi avevano raggiunto i mariti e si sa che in quei casi le donne sono sempre pi temibili degli uomini.
E mentre parlavano delle loro case senza pane, dei loro figli senza latte, la collera dei marinai cominciava a ribollire; ed improvvisamente un monelluccio giunse precipitosamente al Ricovero gridando:
Eccolo che arriva, il Divoratore; ha la prua sulla calata del pesce e Maria Lachaux arriva coi carri per ritirare la pesca!
Di botto tutti furono in piedi; minacce, bestemmie ed imprecazioni si confusero nella vasta sala formando un fracasso infernale e l'agitazione ed il disordine giunsero al colmo. Tutti volevano uscire contemporaneamente e ci fu uno scompiglio indescrivibile perch la porta era troppo stretta per quella folla.
Dunois comprese che da quell'eccitazione tutto si poteva temere; aperse una finestra, salt sul terrapieno e ritorn verso la porta con le braccia aperte, scongiurando i pescatori di contenersi; ma nessuno gli badava e, forse, nessuno neppur lo vedeva. Gi la folla aveva circondato le carrette della pescivendola.
Non devi comprare quel pesce rubato! si gridava.
Maria! strillavan le donne, bada a te. Abbandona quel maledetto!
Ma Maria Lachaux non era donna che si lasciasse intimidire facilmente.
Vi ho detto di lasciarmi in pace, grid a sua volta con una voce che domin i falsetti di quelle furie. Non devo rifornire la mia clientela di Parigi? Non avete pesce, voi? No? Ebbene, lui ne ha! Portatemene e ve lo compero!
La marea era abbastanza alta perch la paranza potesse accostare alla calata e Le Hlo, che conosceva perfettamente lo stato d'animo del popolo, non era certo uomo da cedere davanti ad una minaccia quale che fosse. Non bad, dunque, n alle grida n alle ingiurie; amarr il battello al posto stabilito e scese nella sua cabina lasciando a Yen-Fu d'occuparsi dei garzoni di Maria come al solito.
Il cinese cominci a passare i panieri colmi agli scaricatori che li posavano nelle barche e li trasportavano sulla calata e tutto questo lavoro si svolgeva alla luce di alcune lanterne: quelle della nave, quelle degli scaricatori e quelle dei carri di Maria Lachaux.
Dunois vide scintillare gli occhi degli uomini che esaminavano la "merce" portata dal capitano: senza dir nulla a nessuno, e quasi di nascosto, egli salt in un canotto e con qualche colpo di remo si port a fianco della paranza: ne scal la murata e si diresse verso poppa senza che il Cinese intento al lavoro l'avesse visto. Nel momento in cui egli stava per bussare alla porta della cabina, essa s'aperse ed apparve Le Hlo,
Desideroso di rimediare alla situazione e deciso a tutto sopportare pur di evitare una disgrazia, Dunois cominci:
Zio, mi riconoscete, non  vero? Sono vostro nipote, il figlio di vostra sorella... Yves.
Senza neppur aver l'aria di dargli ascolto, il vecchio url:
Yen-Fu, maledetto macaco, da quando si lascia salir a bordo il primo somaro che cpita?
Ma Yen-Fu aveva molto da fare attorno ai panieri e rispose con un gesto significante ch'egli non poteva essere contemporaneamente dappertutto.
Sebbene avesse sentito l'ingiuria, il naturalista riprese con lo stesso tono volutamente calmo:
Zio, se mi son permesso di montare a bordo, malgrado il modo come mi avete accolto tempo addietro,  nel vostro interesse, credetemi! Pare che non vi rendiate conto del pericolo che vi minaccia, ma avete torto, ve lo giuro, di beffarvi di quella gente. Vi verr fatto qualche brutto tiro.
Le Hlo rispose brutalmente:
Tu non sei che una maledetta faina! Hai trovato questo pretesto da impostore per venir a spiare quel che accade sul Divoratore. Ci non riguarda che me, hai capito? T'ho gi detto una volta di filare al largo col vento in poppa!
I vostri segreti non mi interessano:  giusto che approfittiate delle vostre invenzioni, ma bisognava che usaste un poco di tatto. Temo che vi accada una disgrazia, se fossi nei vostri panni, leverei l'ncora e me n'andrei per qualche tempo.
Intanto la folla, sulla calata, s'era accorta, malgrado l'oscurit, che Dunois stava parlando con lo zio e tutti stavano a vedere quel che sarebbe accaduto. Il capitano batt un piede:
Levar l'ncora? Per chi mi prendi? Forse che il mare non  mio quanto loro? Non  forse giusto che chi sia meno stupido approfitti di ci che sa fare? Dillo un po'! E non sono io, forse, nel mio diritto? Me ne infischio, io, di tutti coloro. Sono capace di difendermi. Ed ora: basta! Abbian parlato anche troppo! Levati dai piedi!
Dunois, desolato, fece ancora un tentativo, ma disperato:
Ancora una volta: datemi ascolto. La vostra vita  in pericolo!
Le Hlo depose i suoi astucci e fece un passo verso il nipote con le mani innanzi, pronte ad afferrare.
Ah! maledetto zuccone! Devo proprio andar fuori dei gangheri?
Dunois rincul lentamente: a nessun costo voleva venir alle mani con lo zio al quale doveva rispetto.
Addio, allora: l'avrete voluto voi e sarete il solo responsabile di ci che accadr.
Buon viaggio e buon vento! gli grid il vecchio alle spalle mentre quegli saltava nel canotto per ritornare alla riva.
Non appena sbarcato egli venne circondato dalla folla.
Dunque? Che cosa dice ora quel vecchio demonio? Che cosa vi ha detto?
Dunois era nell'imbarazzo:
Amici miei, disse tuttavia cercando di allontanare la bufera, finch un modo di pescare non sia vietato dalla legge esso  lecito: quell'uomo  dunque nel suo diritto. Non lasciatevi trascinare a commettere violenze di cui dovreste poi dolervi e che potrebbero costarvi caro. Ritornate a casa ed al calar della marea andate a pescare per vostro conto. Tenetevi lontani da lui: sar meglio per tutti.
Un grande tumulto segu queste parole. Ah! quello straccione non voleva udir ragione!
Di nuovo gli sguardi si rivolsero ai panieri che Yen-Fu e gli scaricatori deponevano sulla calata: erano tanto pieni che i pesci minacciavano di traboccare: un gran numero di congri e di razze avevano le bocche largamente ferite mentre dalla bocca di una quantit di essi ancor maggiore, penzolavano delle lenze troncate di netto.
Le grida ricominciarono:
Ecco! non  forse vero? Guardate un poco, signor Dunois, se questi pesci non sono stati strappati alle nostre corde!... Ladro!... Ladro!...
Nel buio della notte, appena rotto dalla luce che diffondevano le lanterne, si poteva distinguere vagamente la forma di Le Hlo a bordo del Divoratore. Aveva ripreso i suoi scrigni ed osservava quella folla in subbuglio.
Quanto a Yen-Fu, per nulla rassicurato tanto dal contegno dei pescatori quanto dagli aggettivi tutt'altro che gradevoli che non gli venivano risparmiati, egli si affrettava ad accostare le ceste sui carri con l'aiuto frettoloso dei garzoni della pescivendola i quali avrebbero preferito trovarsi altrove ed anche molto lungi di l.
Malgrado tutta la sua presenza di spirito naturale e la sicurezza che affettava, Maria cominciava a temere; gett uno sguardo sul carico dei suoi carri, si vide circondata da gente urlante e vociferante e giudic che fosse tempo di battere in ritirata.
La prima carretta era completa ed ella si avvicin al carrettiere e gli ordin:
Via, tu, e svelto; senza lasciarti fermare.
Ma forse aveva aspettato troppo. Il carrettiere incit il cavallo e gli lanci una frustata; le ruote stridettero ed il carro si mosse. Ma allora la collera della folla scoppi.
Ah! no, Maria, non te ne andrai cos, tu!
E, le donne per le prime, tutti si lanciarono sul cavallo.
In un attimo l'animale fu staccato e scacciato, ed i pescatori ebbero impugnato le razze delle ruote e sollevato il carro. Spinto dalla forza irresistibile di trenta braccia le cui forze erano moltiplicate dalla rabbia, esso oscill. I panieri caddero ed il loro contenuto si sparpagli sulla sabbia e sui ciottoli della spiaggia. Le altre carrette subirono la stessa sorte, ed i garzoni della pescivendola fuggirono a gambe levate temendo quel furore popolare. E fecero bene.
Maria Lachaux, invece, di fronte a quel disastro cerc di reagire:
State in guardia, voi, banda di briganti! Ce ne sono ancora dei giudici e conosco tutti i vostri uomini e vedo tutto quel che fate e sapr farmi pagare i danni!...
Non pot dir di pi: le donne le si lanciaron contro ed ella ebbe soltanto il tempo di sollevare le gonne e fuggire come i suoi garzoni: soltanto quando fu ad una buona distanza e si accorse di non essere inseguita, si ferm per lanciare delle ingiurie incomprensibili. Le donne finsero di riprendere l'inseguimento ed allora ella si ritir definitivamente dopo aver mostrato i pugni agli avversari.
Intanto, malgrado la sua agilit e la sua flessuosit, Yen-Fu non aveva potuto sottrarsi al gruppo che lo circondava e raggiungere una imbarcazione che gli permettesse di ritornare a bordo: il furore delle donne si rivers su di lui. Armate di pesci raccolti da terra e che si assicurarono in mano cospargendoli di sabbia presero a fustigarlo, lo accopparono quasi, e finalmente lo gettarono in mare all'estremit della calata.
L'acqua fredda lo rianim ed egli si allontan a grandi bracciate essendo un nuotatore di vaglia: si immerse cos nell'oscurit e si udiva ancora lo sciabordo dell'acqua quando gi non lo si vedeva pi.
A bordo del Divoratore Le Hlo ruggiva di rabbia. Come!? quei miserabili pescatori osavano ostacolargli l'esercizio della sua industria? Ed anch'egli rispondeva con minacce agli urli della folla.
Questa se ne accorse e cinquanta mani furenti raccattarono dei ciottoli e li scagliarono verso la paranza. Una pioggia di proiettili cadde tutt'attorno al capitano ed uno lo colp duramente ad una spalla, un secondo gli insanguin la fronte...
Ma una terza pietra batt sopra uno degli astucci con un colpo sordo:
Morte di tutti i diavoli! url con rabbia, questi assassini mi fracassano i radiatori!...  roba che costa cara, questa, canaglie!... non c' giustizia fra furfanti simili; sembra d'essere alle isole Figi!
Ma il bombardamento si intensificava e questa volta Le Hlo ebbe chiara la sensazione del pericolo.
Ah! ma... fece con un tono di sorpresa che, in altre circostanze, sarebbe stato comico, questi animali voglion proprio farmi la pelle! Ne manderei volentieri qualcuno all'altro mondo, ma con questo non li fermerei tutti questi cani idrofobi! me la pagherete, per, sudice canaglie!
Una voce gli rispose, che poteva ben essere quella di Luigino:
Ed ora, all'abbordaggio, ragazzi... all'abbordaggio!
Guyader era proprio fuori di s e cento voci gli risposero nella stesso tono:
Bene! demoliamo la sua sporca barca! affondiamogli quella maledetta paranza. Forza ragazzi!... all'abbordaggio!
Venti uomini balzarono nelle scialuppe minacciando coi pugni tesi armati di grossi ciottoli.
Dunois volle ancora intervenire con tutta la sua persuasione e tutta la sua amicizia:
Vi prego, amici; state per pregiudicarvi seriamente: quel che fate  molto grave.
Lasciateci, signor Dunois, risposero i pescatori esasperati e testardi. Quel che facciamo  giusto.
Ed il naturalista fu costretto a lasciare il passo alla selvaggia giustizia popolare. Con pochi colpi di remo i canotti giunsero al Divoratore e subito gli assalitori scavalcarono la murata.
Per un istante parve che Le Hlo volesse tener testa a quell'invasione e, come un vecchio cinghiale, si era piantato sulle gambe di fronte alla muta: si era armato di una scure presa nella camera di poppa e l'alzava minaccioso, pronto a colpire ed a causare l'irreparabile... Ma non si sa quale idea gli passasse improvvisamente pel capo: certamente non fu paura, forse temette soltanto pei suoi apparecchi preziosi e delicati che aveva con s perch, con una scrollata di spalle, gett la scure, afferr gli astucci e con un'agilit stupefacente salt, proprio a tempo, nel canotto automobile che l'attendeva sottobordo.
Cento mani stavano per ghermirlo mentre in quel tumulto si innalzavano minacce crudeli, e quella volta con ogni probabilit sarebbe stato ucciso.
Non vollero lasciarlo nel dubbio.
Fai bene a scappare, stregone maledetto: t'avremmo ridotto in pezzetti per l'esca delle nostre lenze!
Ma egli aveva staccato l'autoscafo e s'era messo fuori di tiro e volle replicare:
Fannulloni!
Ladro! gli fu ribattuto. Fatti vedere ancora vicino alle nostre corde e ti faremo la pelle!
Le Hlo aveva messo in moto il motore: il piccolo scafo descrisse una curva e stava per mettersi in velocit quando la luce della lanterna sull'acqua rivel Yen-Fu che tentava di mettersi in salvo cercando un punto dove potesse prender terra senza pericolo.
Le Hlo fece una virata e raccolse il cinese con tanta violenza che questi fece il suo ingresso bocconi sul ponte del canotto.
I cani hanno cura di tuffarsi di tanto in tanto per annegare i loro parassiti, disse quel buon padrone sollevando il servo fedele con un calcio sotto la schiena, io, invece, salvo il mio.
Intanto, sulla paranza, gli invasori si accanivano con furore crescente e presto dei castelli di prua e di poppa rimase ben poca cosa. Luigino aveva raccolto la scure gettata dal capitano ed eccitandosi del suo proprio furore faceva un terribile lavoro di distruzione.
Gli altri pescatori, a colpi di pietra, infrangevano tutte le parti delicate del motore e finalmente, quasi fossero impazziti, sfondarono lo scafo della nave dopo aver distrutto la rete. Cos ridotto, il Divoratore cominci ad affondare.
Lontano, fuor della gettata, Le Hlo faceva gran gesti di minaccia e nella notte si ud distintamente la sua voce arrochita che gridava:
Me la pagherete, vigliacchi! Ve lo garantisco... Vi giuro che fin quando avr vita non prenderete pi pesce... nemmeno un pesce!
E poi se ne and verso Roch'Illievech mentre il Divoratore affondava miseramente ridotto ad un rottame, e mentre, soddisfatti, i "giustizieri" ritornavano coi canotti sulla calata.
E pu essere sicuro, annunci Luigino Guyader, che se ci dannegger ancora, la prossima volta ci rimetter le ossa.
Si separarono in silenzio e ciascuno rientr in casa propria.
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6. IL MARE SI VUOTA. La guardiana delle mucche.
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L'inverno abbastanza triste ma non molto rigido in quell'angolo della Bretagna, stava per terminare a Roscoff senza che la minaccia del capitano Le Hlo si fosse realizzata. Pi di un bretone superstizioso, gi preparato alle maggiori sventure, se l'era cavata con la paura.
Pareva che il vecchio capitano avesse completamente rinunciato alla pesca limitandosi ad ordinare a Krenfors, il costruttore di barche, di far tappare, approfittando delle basse maree, i buchi che i pescatori avevan fatto nel Divoratore e che ne avevano provocato l'affondamento. Ma, una volta rimessa a galla, la paranza era rimasta in abbandono, disarmata, a dondolare, triste ed abbandonata, al guinzaglio del suo gavitello. I danni causati dai pescatori furibondi l'avevano proprio ridotta allo stato di rottame.
Il motore, addirittura inservibile, andava sempre pi arrugginendosi sotto le piogge continue e sottili e sotto l'acqua salsa delle ondate sollevate dai colpi di vento.
Pei roscoviti la pesca non era stata n migliore n peggiore degli altri inverni: avevano avuto giornate buone e ne avevano avute di grame ma di queste non potevano che accusare le forze della natura contro le quali  vano ribellarsi.
Insomma, a forza di energia nella loro lotta incessante contro gli elementi, col rischio continuo della loro vita, i padroni e gli equipaggi avevan raccolto pesce sufficiente perch nelle loro case ci fosse, sempre, almeno il pane necessario.
Ora che si sentivano quasi del tutto rassicurati, essi si burlavano apertamente del vecchio Le Hlo e non passavano pi dinanzi a Roch'Illievech, per recarsi ad "innescare", senza alzar le spalle e Luigino, il miglior pescatore, non era l'ultimo ad affermare
Questa volta gli abbiamo messo paura a quel vecchio diavolo. Non s'arrischia pi a stuzzicare i pescatori di Roscoff perch sa che pu uscirne con le corna rotte. Non s' pi fatto sentire n s' fatto vedere in paese: tutto sta nel saper parlare alla gente e trattarla a dovere. Forse che lui non voleva scacciarci dalle nostre acque?
Infatti, n il vecchio capitano n quella sua anima dannata di cinese non s'eran pi visti nelle viuzze del villaggio. Il cormorano se ne stava nel suo nido a covar non si sapeva quali rancori o quali progetti tenebrosi.
Siccome egli stesso non considerava Yen-Fu come un uomo, si pu dire che l'unico intermediario fra il solitario di Roch'Illievech ed il resto dell'umanit fosse il garzone fornaio che gli portava il pane. Del resto il capitano gli aveva proibito di rivolgergli la parola: tutto quanto gli si permetteva era di rispondere alle domande, ed erano rare.
Di solito, quando bussava alla porta ai piedi della scala, essa si apriva lasciando sporgere un braccio che non gli era difficile di riconoscere per quello di Yen-Fu. Questi prendeva quanto il ragazzo portava, gli consegnava una lista di quanto doveva provvedere per l'indomani e... paf! la porta gli veniva sbattuta sul viso.
Accadeva qualche volta al ragazzo, nel passare il sacco delle provviste attraverso l'apertura della porta, di vedere il diabolico eremita passeggiare sulla stretta piattaforma tutt'attorno alla casupola rossa e di udirlo vagamente parlare da solo facendo gran gesti in direzione del mare.
Ai primi effluv della primavera, come ogni anno alla stessa epoca, i padroni ed i loro equipaggi si preparavano attivamente alla nuova campagna di pesca. Tutte le previsioni concordavano nel promettere buone raccolte nella stagione veniente e perci i pescatori si affrettavano a tingere le loro vele nuove, ed i cordami, in enormi pentole di ghisa che mettevano a bollire, lungo la spiaggia, su grandi fuochi di legna secca.
E malgrado la sua reclusione, lo "stregone mancato" e le sue furenti minacce restavano il principale soggetto di conversazione... tutti ne ridevano allegramente.
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Attorno a Roch'Illievech, piccola guglia di roccia ritta sulla riva del mare, si stendeva una specie di prato semi calvo e gibboso di rocce; e da quando il tempo, divenuto migliore, permetteva di condurre gli animali al pascolo, una vecchia donna vi si recava ogni giorno a sorvegliare due mucche magre e fameliche.
Ed era anche strana quella donna!
Portava la gonna arricciata sui fianchi che usava nel paese ed il suo vecchio volto si perdeva a mezzo sotto la sua grande cuffia dell'Isola di Batz. Ella passava col tutte le ore della giornata sferruzzando dall'alba al tramonto col naso sulla calza; di tanto in tanto sedeva sopra un masso, e poi s'alzava e passeggiava, canticchiando, su e gi pel prato arido.
Giungeva all'alba portando seco una magra colazione che mangiucchiava e sovente la sera era gi calata da un po' quando si decideva a ricondurre le sue bestie alla stalla e con dei modi davvero strani. La si sarebbe detta una vecchia scimmia mascherata con abiti femminili.
Una sera le prime stelle apparivano all'orizzonte quando un uomo vestito da pescatore giunse sul prato dalla spiaggia attraverso i sentieri dei doganieri: giunto a Roch'Illievech gett un'occhiata alla casupola rossa, la vide chiusa, arcigna e, deciso, and a sedere sopra una pietra vicina a quella su cui sferruzzava la vecchia vaccara.
Dunque, disse, che c' di nuovo?
Poi, scoppiando in una risata, aggiunse:
Non potete immaginarvi, caro Anthime, quanto siate buffo vestito da donna.
Buffo o no, signor Dunois, c' del nuovo... ed  per questo che vi ho fatto chiamare... lo zio ed il giallo sono partiti poco fa per Saint-Pol... con alle calcagna il giovane Le Floch che per non deve dar a divedere di seguirli. Hanno preso entrambi il treno...  un bravo ragazzo, Le Floch! e non  stupido. Ha trovato il modo di sapere che prendevano il treno per Brest... andata e ritorno. Proprio cos.
Grande amatore di enigmi, ed abile nel risolverli, pap Anthime s'era fatto concedere una licenza speciale per affari di famiglia ed aveva avuto l'idea di quella mascherata allo scopo di sorvegliare pi da vicino le gesta del vecchio Le Hlo e ci perch tanto lui quanto Dunois non condividevano l'ottimismo dei pescatori.
Bastava conoscere il carattere di quel "diavolo eremita" per esser certi che non avrebbe lasciato impunito n l'ingiuria ricevuta, n il danno causatogli dalla collera dei roscoviti.
Per qualche tempo il naturalista aveva sperato che suo zio si sarebbe limitato a rappresaglie permesse dalla legge, ma quando si convinse che Le Hlo non avrebbe denunciato il fatto e neppur iniziato un procedimento in via civile, comprese che certamente intendeva dare effetto alla sua minaccia. E quanto aveva gi compiuto nel campo della pesca dimostrava ch'egli era in grado di far cose straordinarie di cui gli altri mortali erano incapaci.
Certamente stava perfezionando i mezzi per compiere la sua terribile promessa: e la preoccupazione del nipote si accresceva in ragione del ritardo nell'adempimento. Per suo zio, che malgrado tutto egli stimava, pei pescatori, che gli eran cari, egli si augurava di poter evitare un conflitto che avrebbe potuto volgere in tragedia.
Se Le Hlo riusciva, come aveva detto, a togliere ai pescatori di Roscoff il loro mezzo di sussistenza tradizionale, grazie a qualche sua diabolica invenzione, era troppo facile prevedere quel che sarebbe accaduto: i marinai sono buona gente docile ed arrendevole, ma sovente terribile nella collera.
Due volte Dunois aveva tentato di mettersi in rapporto col solitario di Roch'Illievech; aveva scritto delle lettere supplicandolo di accordargli un colloquio nel suo stesso interesse: ma le lettere erano rimaste senza risposta ed i tentativi che aveva voluto fare personalmente erano naufragati di fronte alla grossolana impertinenza del giallo che gli aveva puramente e semplicemente chiuso la porta sul naso.
In qualunque altro caso Dunois avrebbe lasciato che lo zio si sbrigasse da solo aspettando un cambiamento molto problematico; ma questa volta si trattava di cosa troppo grave perch egli non tentasse ogni mezzo per impedire l'esecuzione di un progetto che sapeva nefasto.
E per questo motivo il biologo aveva accettato la proposta di Anthime il quale offriva di usare le sue reali capacit di investigatore per svelare il mistero dei preoccupanti preparativi del misantropo: e quanto quel poliziotto improvvisato aveva scoperto fino a quel giorno non era certo rassicurante.
Quello scimpanz sbagliato era un'arrampicatore per istinto: molte volte a notte piena egli aveva scalato la parete quasi verticale che costituiva il fianco destro della guglia di Roch'Illievech.
Certamente il proprietario della casupola aveva giudicato che da quella parte ogni tentativo dei curiosi fosse impossibile perch non aveva provveduto ad impedirvi l'accesso con reticolato o con cavalli di Frisia come aveva fatto sugli altri punti della sua propriet che ne erano coperti: arrischiando di fiaccarsi il collo venti volte per ogni scalata, Anthime aveva potuto nascondersi lass dietro un grosso cespuglio di ginestre per raggiungere, se se ne presentasse l'occasione, l'unica finestra che, durante il giorno, rischiarava l'interno del fabbricato.
Malamente aggrappato alla parte superiore esterna della finestra, che non veniva mai chiusa da imposte o cortine, egli aveva spiato quel che "poteva fabbricare" l'ex-capitano di lungo corso, e qualche frase colta a volo in occasioni diverse dimostrava chiaramente che il vecchio cinghiale non aveva rinunciato affatto ai suoi progetti di vendetta: tutt'altro! Egli li rimuginava con sempre maggior piacere e non erano soltanto fantasie di un'immaginazione sfrenata.
Da tutte queste osservazioni era risultato che Le Hlo aveva perfezionato la sua invenzione la quale gli permetterebbe certamente di gettare una profonda perturbazione nei costumi della fauna marittima dei dintorni di Roscoff.
Le minacce ch'egli aveva lanciato erano chiare e precise e le aveva pronunciate con una espressione di odio spaventoso tanto l'egoismo e l'ipertrofia del senso della personalit avevano soffocato in lui ogni altro sentimento: non badava che vi fosse qualche apparenza di ragione nel risentimento che i pescatori gli manifestavano: comprendeva una sola cosa, che gli avevano impedito d'agire a suo piacere. Ed in questa sua involuzione, in quell'esistenza solitaria, il suo carattere gi aspro s'era maggiormente inacidito, il suo orgoglio e la sua volont di "punire" volgevano all'idea fissa, all'ossessione.
Per conto mio, diceva Anthime, quel ramicello di pazzia che ha sempre avuto gli s' sviluppato ed ora ch' diventato un albero egli sta per impazzire completamente.
S, rispondeva Dunois, la sua genialit  prodotta dallo squilibrio intellettuale... e questa innegabile genialit, questa sua straordinaria capacit inventiva egli la fa servire alla sua fissazione vendicativa. Qual  il male che non pu commettere? Che c' di pi pericoloso d'un pazzo che abbia a sua disposizione facolt simili? Il caso  fuori del comune e questa volta si deve abbandonare ogni scrupolo per mettere il mio povero zio nell'impossibilit di nuocere.
E se chiamassimo i gendarmi? sugger Anthime.
Quale accusa possiamo formulare, contro di lui, che permetta alle autorit di intervenire? Siamo sempre allo stesso punto: perch i poteri costituiti possano muoversi per impedire un delitto, occorre che questo delitto abbia avuto un principio di esecuzione.
Anthime volse da ogni lato la sua testa incappucciata e, certo di non esser udito da altri, mormor a Dunois:
Questa  un'occasione unica per tentare un'azione seria e raccogliere dati positivi. Le Hlo se n' andato... non ritorner certamente da Brest in cinque minuti... lass non c' nessuno... e nessuno ci vede. Andiamoci, come onesti scassinatori... oppure come gendarmi, a farvi una perquisizione.
Il naturalista sobbalz protestando:
Ma siete pazzo, Anthime?! Violazione di domicilio con scalata... la combineremmo bella!
Ve l'ho gi detto, replic il preparatore senza commuoversi per quella indignazione, non si fanno frittate senza rompere uova... non abbiamo da temere nessuna noia giudiziaria: Le Hlo ha troppo bisogno del segreto per permettere che la giustizia ficchi il naso nei fatti suoi... Cos che, per salvare Roscoff, si pu anche lasciar da parte qualche pregiudizio.
Se tutti ragionassero cos...
Caso eccezionale... pericolo straordinario... vi dico che vostro zio  pazzo!... Allora, per rispetto alle formalit non si dovrebbe impedirgli di commettere un guaio?... Questa indiscrezione ci dar forse il modo di agire contro di lui... e di impedire una tragedia.
E quel vecchio galantuomo sfoder tutta la sua logica e tutta la sua capacit di persuasione per convincere il suo superiore che non era il caso di badar tanto pel sottile. Un ultimo argomento trov; o, meglio, un'astuzia.
Ebbene rimanete qui... andr solo... non rischierete nulla, cos... tutta la responsabilit per me... sar il solo compromesso se ci fossero noie.
Gi convinto pi che a met, Dunois si disse che sarebbe stata una vilt lasciare ogni responsabilit di quell'impresa a quel buon Anthime.
Amico mio, gli disse, vi accompagner fin lass per non lasciarvi andar solo, ma non potr mai entrare in casa di mio zio durante la sua assenza e con scasso.
 quanto mi basta, esclam l'uomo scimmia, aspettatemi qui.
E, levatosi la gonna in un attimo, ma senza pensare a liberarsi della cuffia, Anthime inizi immediatamente l'ascesa pericolosa che gli era ormai diventata consueta. Si arrampicava lungo la roccia a picco approfittando di ogni minima sporgenza per trovare un punto d'appoggio ai suoi pollici prensili l dove chiunque non avrebbe scorto che una parete quasi liscia.
In un batter d'occhi fu sulla cima e Dunois vide la sua figura tozza spiccare sul cielo in vetta alla guglia. Ud uno stridor di metallo su legno e poi, svolta dall'alto, una fune dondol dinanzi a lui mentre, senza gridare, la voce di Anthime raccomandava.
Legatevi saldamente che vi isso!
Riuscirete ad issarmi se vi aiuter! rispose Dunois ridendo.
Non occupatevi di questo... Ho le braccia buone.
Il biologo pens che Anthime esagerasse alquanto per vantarsi e, dopo essersi accuratamente legato la corda sotto le ascelle, si prepar a cercare, lui pure, dei punti d'appoggio sulla roccia.
Non ebbe che il tempo di afferrare la fune per mantenersi in posizione verticale che una forza irresistibile lo trascinava come una piuma verso l'alto.
Pareva che Anthime avesse nelle braccia la forza di dieci uomini perch alzava il suo superiore a bracciate regolari come se alasse un canotto su un gavitello. Quando Dunois ebbe messo piede sulla sommit di Roch' Illievech osserv che la finestra era gi stata aperta dalle tenaglie del preparatore: questi esegu con naturalezza un volteggio perfetto, scavalc il davanzale ed entr nella casa.
Era nel nido del cormorano.
Anthime accese una grossa lampada elettrica di cui si era munito per precauzione: la piccola stanza, vera cabina da marinaio, abbastanza sprovvista di mobili, pareva non contenesse nessun documento; neppur un foglio di carta era sul tavolino.
Ha chiuso tutto nella cassaforte! spieg il preparatore a Dunois che lo ascoltava dal di fuori, troveremo qualche cosa soltanto l dentro.
E cavando di tasca un mazzo di grimaldelli di sua fabbricazione, che avrebbero entusiasmato uno scassinatore di professione, cominci a manovrare la serratura ed il segreto della vecchia cassaforte.
Intanto Dunois passeggiava in su ed in gi sotto la finestra.
Oh! oh! fece improvvisamente il preparatore che si era abbassato per raccogliere un ferro. Non  una botola questa? Qui sotto c' forse qualche cosa...
Infatti una strettissima fessura, abbastanza ben dissimulata, segnava il pavimento. Una tavola, al centro di esso, potesse essere smossa per scoprire un anello che quel perquisitore benevolo impugn subito. Tolta la botola, apparve uno scavo praticato nella roccia stessa e vasto press'a poco quanto la casupola e perci abbastanza piccolo. Con la sua lampada elettrica Anthime ne illumin l'interno. C'era una piccola officina meccanica e, negli angoli, si vedevano brillare apparecchi di forma inconsueta.
Chinandosi il preparatore scorse una scala articolata che si ripiegava sotto il pavimento e che, svolta, poteva permettere di scendere in basso.
He!... he!... he!... abbiamo trovato quel che si cercava! esclam allegramente.
Ma dietro a Dunois una voce aspra si fece sentire:
Ed io vi ho colto sul fatto! Bel mestiere il vostro! Mi congratulo con te, nipote. Se  in tal modo che impieghi la scienza che cost tanti sacrifici alla tua povera mamma...
Dunois si volse di scatto: al sommo della scala la tozza figura di Le Hlo spiccava sul cielo stellato. Cogli occhi fiammeggianti e la rivoltella in pugno, egli pareva quasi disposto a sparare contro i violatori del suo domicilio ed intanto, Yen-Fu, che aveva fatto il giro della casa, appariva dall'altra parte puntando egli pure una rivoltella.
Siete proprio gentile, caro nipote, veramente gentile per essere venuto a sorprendermi cos, esclam colla sua voce tagliente l'ex capitano di lungo corso. Sono molto commosso, caro Anthime. Un vecchio camerata ed un parente prossimo... fa proprio piacere constatare che si trovano in casa mia come se fossero nella loro. Ti sei preso molto fastidio per nulla, il mio bravo Anthime. Son gi parecchi giorni che ti ho riconosciuto camuffato da vecchia vaccara. Ti interessava dunque tanto sapere quel che faccio, da esserne indotto a trascorrere tutte le tue giornate a far la calza? Disgraziatamente, per, non si pensa sempre a tutto ed io ho osservato subito che la tua calza non s'allungava mai e ci mi ha fatto aprir gli occhi dietro il mio buon binocolo. Hai un bell'essere furbo; il vecchio Le Hlo non  pi stupido di te caro mio... E vedi che non ho faticato molto per coglierti... Eppure si tratta di un trucco vecchio quanto il mondo: si finge di prendere il treno della sera per Brest e siccome si sa che un ficcanaso pari tuo non sapr trattenersi dal mettere sottosopra la casa che creder abbandonata dal proprietario, non c' che da ritornare a tempo per prenderlo colla mano nel sacco.
"Ah!... Ah!... vi seccava di non sapere quel che il vecchio Le Hlo combinasse nella sua tana... avete voluto vedere e per raggiungere questo scopo non avete esitato anche ad usare mezzi che possono condurre in gattabuia...
Dunois tentava invano di interrompere il prolisso discorso del misantropo:
Zio...
Sta zitto tu... tuon Le Hlo. Non hai vergogna? Considerati ben fortunato di essere mio nipote, figlio della mia povera sorella...
Egli dimenticava certamente che fin dalla loro infanzia egli era sempre stato il pi tirannico ed il pi insopportabile dei fratelli e che dopo la morte del marito, la povera signora Dunois aveva avuto molto da sopportare delle inframmettenze del capitano nei suoi affari.
...della mia cara sorella, continu Le Hlo altrimenti avrei diritto... il diritto, capisci? di abbatterti come un cane... come un cane rognoso.
Zio, riprese dignitosamente Dunois, ho cercato per due volte di vedervi e voi mi avete respinto: vi ho scritto e non mi avete risposto... eppure era necessario che vi parlassi...
Ed  per parlarmi che vieni in casa mia fraudolentemente durante la mia assenza? Ne hai delle belle, grande scienziato!
Dunois fu sul punto di scoppiare in una risata, tanto la replica dello zio era stata pronta e precisa; ma si trattenne e continu:
Sono convinto che voi disponiate di una forza, fluidica forse, che vi permette di attirare il pesce, e temo tanto che voi diate esecuzione alle vostre minacce contro quei poveri pescatori... Vedo tanto chiaramente quel che potrebbe accadervi, e, perch vi stimo assai malgrado tutto, non ho esitato di fronte al mezzo per impedirvi di mettere in atto quanto avete minacciato di fare. Ecco. Per quanto mi sia stato penoso agire in tal guisa pure non provo il minimo rimorso...
Le Hlo scoppi in una risata forzata e fece lo gnorri:
Allora bisogna che ti ringrazi, non  vero? Via... che cosa vai cantandomi di forza fluidica!... tu sogni, figliolo. Io non ho fatto nessuna invenzione ed il povero pap Le Hlo non  un grande scienziato come te. Io me ne andavo tranquillamente alla pesca perch mi divertivo ed avevo una fortuna straordinaria... ecco tutto. Vi ho poi rinunciato... perch questo divertimento mi causava dei guai ed io temevo di perdere la testa per la rabbia e di arrivare a piantare qualche palla di rivoltella in corpo a quella gentaglia. Pu darsi che in avvenire io riprenda il mare... pu darsi... ma sar soltanto per passeggiare. Potr anche darsi che i pesci mi seguano da per tutto perch succedono delle cose assai strane ed i pesci mi voglion molto bene! Ma non  colpa mia se riuscendo antipatico agli uomini, sono invece amato dalle bestie marine!
Dunois interruppe quel flusso di parole improntate a finta bonomia:
Eppure, zio, le vostre minacce erano precise...
Oh! parole che si dicono in un momento di collera... Come vuoi che io, misero capitano di lungo corso in pensione, abbia il potere di togliere il modo di guadagnarsi il pane a quella povera gente? Io non conservo per loro nessun rancore, certamente; ho gi perdonato. Vedi dunque come penso a privarli del loro pesce? Quella gente sogna ad occhi aperti,  certo; ed il mio signor nipote ha voglia di scherzare. Oh! Dio! Certo che io non posso sapere quello che far il pesce, n se la sardina arrivi, n se lo sgombro se ne vada e declino ogni responsabilit al riguardo... Attirare il pesce!... ma voi lo fareste scappare, voi; soltanto colle vostre sciocchezze!
Sotto il tono bonaccione del vecchio, di solito brutale e tagliente, Dunois sentiva un'ironia spietata.
Non ebbe dubbio che lo zio dicesse proprio il contrario di quanto pensava e nello stesso tempo l'atteggiamento orgoglioso, una luce strana e folle che a tratti brillava nei suoi occhi grigi, certe pose che manifestavano la sua megalomania, una quantit di altri particolari pi facili da afferrare che da descrivere, accrescevano ancora l'imbarazzo e le apprensioni di Dunois.
Egli tent di discutere ancora, ma Le Hlo lo interruppe:
Non voglio pi ascoltarti, mi faresti incollerire e potrei spararti, tanto a te quanto al tuo accolito ed io non voglio far male a nessuno. Tu vedi che io sono umano soprattutto. Ho detto una volta che il mare  di tutti e che essi avrebbero ben potuto lasciarmene un angolino: ebbene, ora dico che esso  tutto per loro; glielo lascio... Il mio regno non  di questo mondo... Ed ora andatevene, cari amici, e soprattutto, non tornate pi: potrebbe anche piover piombo da queste parti. Buona sera e buona notte. Badate, ci sono parecchi gradini. Accompagna questi signori, Yen-Fu.
Senza aver potuto dir altro, Dunois ed Anthime discesero i gradini nell'oscurit sotto la minaccia sempre evidente di una, anzi di due rivoltelle.
Furono seguiti da parole gentili che risuonavano stranamente nell'oscurit e quella falsa bonomia fece fremere i due uomini che avevano il presentimento di una catastrofe prossima. Partirono ancor pi preoccupati di quando eran saliti fin lass.
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 7. Tre fusi d'acciaio.
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Yves Dunois e pap Anthime avevano avuto ragione di temere. L'estate venne e la campagna di pesca, che si era annunciata ottima, volse al disastro: le localit, che generazioni di marinai avevano conosciute come sempre frequentate dai grandi congri e dalle razze enormi, non avevano pi un pesce. Non v'eran pi congri davanti a Pontusval e neppure davanti alla spiaggia di Goulven e nemmeno sui bassi fondali della Mloine; niente razze bianche vicino all'Ille-Vierge, nei fondali di settanta metri che si trovano al nord del Lizen-Ven e niente razze grige verso Kerlouen e nemmeno nella famosa "buca delle razze" a nord-ovest dell'isola di Batz.
Le sardine avevano abbandonato l'isola di Sick e Mean-Nevez; non si prendeva pi un muggine n uno sgombro ai Bisayers e gli stessi molluschi accennavano a tendenze migratrici spostandosi a banchi interi.
Eppure il mare non s'era vuotato, no! ma il pesce si spostava preso da incomprensibili capricci: un giorno era qui, l'indomani l... senza che si potesse mai prevedere quale sarebbe la direzione dei prossimi spostamenti. Le barche che incrociavano al largo in tutti i sensi, per trovarlo, qualche volta ne incontravano ma non appena filavano le lenze, il pesce pareva sentirle al fiuto e scompariva subito.
Quel pesce che si era sempre saputo dove trovare, ora giocava a nascondino coi pescatori e si manifestava pi furbo di loro.
...
La stampa bretone si occup subito di quella strana situazione ed a poco a poco l'appassionante questione giunse anche ad interessare i giornali parigini.
I grandi quotidiani mandarono i loro inviati speciali, era l'epoca delle vacanze, e le loro colonne furono subito piene di resoconti, d'interviste, d'inchieste nonch di dotte dissertazioni scientifiche sul fenomeno il quale veniva spiegato per lo pi con l'ipotesi di gravi perturbazioni del regime delle correnti.
Un semplice spostamento della Corrente del Golfo che bagna le coste bretoni poteva aver mutato di qualche grado la temperatura dell'acqua in qualche punto cos che il pesce, trovando mutato l'ambiente ove viveva era costretto a cercarne di nuovi e migrava, cos, qua e l alla ricerca della localit ove stabilirsi.
Di primo acchito i pescatori delusi avevano accusato l'eremita di Roch'Illievech delle loro delusioni, ma avevano poi dovuto arrendersi all'evidenza: Le Hlo aveva completamente rinunciato alla pesca e lasciava che la sua paranza infradiciasse in un angolo del porto. E se usciva ancora in mare, era soltanto per portarsi molto al largo col potentissimo auto scafo che aveva comperato e col navigava senza meta a circa trenta miglia dalla costa ed assai lontano, di solito, dai luoghi ove talvolta si mostrava il pesce in emigrazione.
Lo stesso Luigino si arrendeva alla teoria delle correnti sostenuta da tutta la stampa e sulla quale tanto si era dissertato.
Grazie ad una sottoscrizione pubblica e ad una forte sovvenzione votata dalla Camera dei Deputati e dal Senato alla fine della sessione, i pescatori non soffrivano troppo della situazione e non volgevano al tragico. Per di pi veniva loro assicurato che quella carestia non sarebbe durata a lungo perch il pesce si sarebbe rapidamente acclimatato in altri punti della costa ed avrebbe in breve ripreso le sue abitudini cos che la ripresa della loro industria tradizionale non poteva tardare a lungo.
...
Ma due uomini non condividevano questo ottimismo ufficiale: d'accordo con pap Anthime, Dunois sorrideva fra s della spiegazione troppo semplicista gettata alla folla. Quali che fossero le apparenze, per lui, il responsabile della situazione era suo zio Le Hlo. Non dimenticava l'atteggiamento beffardo e sornione e gli sguardi obliqui dell'ex-capitano di lungo corso nella notte della "violazione di domicilio". Le negazioni sdolcinate non valevano a cancellare dalla sua memoria le minacce sorprese da Anthime quando travestito da vecchia faceva pascolar le mucche nella landa attorno alla casa rossa.
Tutto, dunque, lo induceva a credere che, per strappare il pesce alle abitudini sempre seguite dai sudditi di Nettuno, a Le Hlo era bastato di perfezionare un poco il sistema che gli aveva permesso, durante l'autunno precedente, di pescare a retate zeppe, in localit note a tutti come quasi assolutamente prive di pesce.
...
Per venire a capo della cosa, aveva chiesto, ed ottenuto, senza difficolt, che fosse messo a sua disposizione dall'aviazione militare un idrovolante per osservazione mediante il quale egli affermava di voler studiare gli spostamenti dei banchi di pesci per determinarne le cause attraverso le sue osservazioni: ma non aveva accennato, nemmeno alla lontana, all'intenzione ch'egli aveva di sorvegliare, per quanto gli era possibile, anche suo zio.
Durante i primi voli in compagnia del suo amico tenente Lemoine, allievo con lui, ma meno anziano di un anno, della Scuola Navale, egli fece qualche osservazione che lo conferm nella sua convinzione: anzitutto il pesce, che un tempo frequentava localit diverse convenienti ciascuna a specie differenti, si trovava ora raccolto in un branco denso e stranamente eterogeneo; poi esso pareva chiuso in un recinto dalle barriere invisibili ma assolutamente insuperabili. Questo spazio, variabile nella superficie, ora vastissimo, ora molto pi ristretto, era sempre di forma triangolare, ma questa forma mutava e talvolta il pesce si muoveva fra i cateti e l'ipotenusa di un immenso triangolo rettangolo mentre qualche ora dopo era costretto fra i lati di un isoscele.
Qualche volta il triangolo rimaneva per tutta la giornata immobile nella stessa localit, ma bastava che gli si avvicinasse una barca peschereccia perch esso si spostasse con una straordinaria rapidit, come se fosse stato diretto a distanza, trascinando seco a viva forza i pesci prigionieri.
E Dunois non aveva il minimo dubbio che la direzione di quegli spostamenti fosse comandata dal canotto su cui era Le Hlo.
Aveva potuto qualche volta sorvolare l'imbarcazione di suo zio, il quale, assordato dal fracasso del motore di essa, non aveva udito quello dell'idrovolante che non aveva nemmeno scorto, ed aveva constatato che il vecchio capitano non dedicava la sua attenzione soltanto al timone ed al motore poich era soprattutto intento a regolare certe maniglie, certi arnesi posti a poppa, come un radiotelegrafista che regoli con grande cura una emissione d'onda.
...
Quella mattina il Latham bimotore s'era alzato da un mare liscio come uno specchio.
Nella luce, specialmente favorevole, l'acqua limpida era trasparentissima e, da una certa altezza vi si distinguevano facilmente i fondali coperti d'alghe, quelli sabbiosi e quelli rocciosi. Era in giornate come quella che le squadriglie da caccia, durante la guerra, si eran lanciate pi lietamente a volo alla ricerca dei sottomarini nemici. Allora si era sempre sicuri di scoprire lo squalo d'acciaio e di seguirne le mosse checch egli facesse per sfuggire all'inseguimento ed a qualunque profondit si immergesse. Ed allora le bombe subacquee erano specialmente efficaci!
Mai, fino ad allora, Yves Dunois e Lemoine avevano avuto la fortuna di volare con un tempo simile: od il mare era leggermente mosso, od il sole, riflesso dalle piccole onde, scintillava come su un'infinit di specchietti, oppure dall'acqua si alzava una bruma che, per quanto leggera, rendeva incerta l'osservazione.
Quella volta il banco dei pesci avrebbe potuto essere studiato molto meglio di quanto lo fosse gi stato e forse si sarebbe potuto scoprire qualche nuovo indizio.
Per un'ora, e forse pi, ogni ricerca fu vana; ma improvvisamente Dunois si accorse che in un certo punto il mare aveva un colore diverso.
Il banco dei pesci! grid.
Sotto a loro, e fino ad una grande distanza il mare calmo sembrava un grande vivaio affollatissimo dal quale scaturivano milioni di piccoli lampi argentini.
Sgombri, muggini, congri, razze, animali marini d'ogni forma e costume andavano, mossi da un'unica volont, in un'immensa mandra migratrice.
Attratti dai punti pi lontani di una regione certamente molto vasta, tutti quegli abitanti degli abissi marini nuotavano in una promiscuit quasi inconcepibile.
La cosa era davvero straordinaria! Quell'esodo era paragonabile alla fuga degli abitanti delle foreste tropicali davanti all'incendio della giungla!... Quello strano corteo avanzava in formazione triangolare; formazione tattica voluta certamente da colui che ne dirigeva i movimenti. E le frequenti evoluzioni venivano compiute con un ordine perfetto.
Contrariamente a quel che fanno gli uccelli migratori, il triangolo aveva la base innanzi, e l'allineamento delle prime righe di quell'esercito, se  permessa l'espressione, era cos rigidamente mantenuto che lo si sarebbe detto ottenuto con una corda tesa fra i due vertici.
L'idrovolante sorvolava il vertice di uno degli angoli, e Dunois lanci improvvisa un'esclamazione;
L! Guarda, Lemoine; guarda quella scia.
Sotto a loro, al limite estremo di quell'orda nettuniana in cammino, dove cessava lo scintillo di miliardi di squame, una sca striava il mare, sca che un marinaio esperto doveva riconoscere simile a quella di un siluro in moto.
Senza neppure che Yves l'avesse domandato, il pilota eseguiva una virata strettissima ed il grande Latham si disponeva sulla direttrice di quella sca misteriosa.
Finalmente l'idrovolante fu proprio sopra la sorgente di essa e tanto Dunois quanto Lemoine scorsero un lungo tubo metallico simile ad un siluro... un siluro di dimensioni ridotte, pi largo nel mezzo, per, di quelli usati generalmente da tutte le marine del mondo; ma contrariamente a ci che si osserva sorvolando un siluro, non una bolla d'aria sfuggiva dall'ordigno.
Bastarono dieci minuti a quei due osservatori per accertarsi che anche agli altri vertici del triangolo navigavano ordigni simili regolando i movimenti del banco.
Ormai, che ci sarebbero rimasti a fare lass?
Ritorniamo, Lemoine! url Dunois all'orecchio del compagno dominando il fracasso dei motori. Mi basta per oggi!
E fra s concludeva:
Ora comprendo. Egli dirige a distanza quei tre fusi, magnifica soluzione di un problema di telemeccanica, i quali sprigionano certamente dei fasci d'onde formanti un circuito chiuso e che circondano tutti quei pesci impedendo loro di passare.
...
Il Latham si trovava a nord-est della riviera di Morlaix ad un'altezza di circa cento metri e tutt'attorno, ed al di sotto di lui, si svolgeva, in quella meravigliosa giornata, il pi magnifico paesaggio di mare che si potesse immaginare.
A destra il mare immenso disseminato di scogli dai colori superbi ed il forte del Toro e l'isola Caleot... di fronte: Roscoff, l'isola di Batz, le rocce di Per-Haridy...
Dunois meditava sull'invenzione straordinaria di suo zio, quando scorse, mentre stava imboccando il passo della baia di Morlaix, uno yacht di proporzioni inconsuete, una specie di levriero del mare dalle forme molto snelle ma elegantissime che rivelavano le straordinarie possibilit della nave in fatto di velocit. Tutto bianco, attrezzato come un tre alberi, era a propulsione mista, ma pel momento le sue macchine riposavano lasciando alla sola velatura di trascinarlo. A poppa sventolava l'"Union Jack" inglese mentre sulla vetta dell'albero maestro palpitava uno stendardo color giallo oro sul quale spiccava, in color azzurro oltremare, una swastika, o croce a braccia di uguale lunghezza colle estremit piegate ad angolo retto.
Sul ponte si distingueva l'andirivieni dei marinai vestiti di bianco e, sul cassero, altre persone pure biancovestite, certamente i proprietari, stavano contemplando il paesaggio comodamente sdraiate in poltrone di vimini disposte su tappeti orientali.
Interessato, Dunois fece segno a Lemoine di abbassarsi ancora un poco e di descrivere qualche spirale sopra quello yacht meraviglioso col suo ponte abbagliante di bianchezza, cogli ottoni scintillanti e le soprastrutture laccate.
Tutto dinotava un lusso straordinario!
Anche la prua era decorata con una swastika d'oro.
Bella nave davvero! url il direttore del laboratorio biologico all'orecchio del suo pilota nel frastuono dei due motori.  la prima volta che vien qui. Io non la conosco e tu?
Io la conosco perfettamente.
L'amico di Dunois aveva appartenuto per lungo tempo allo stato maggiore della nave ammiraglia della squadra distaccata nell'Estremo Oriente.
, continu Lemoine gridando, lo Swastika, celebre nei mari della Cina, dell'India e del Pacifico. Proprietario: sir Harry Solok, l'Eurasiano miliardario; uno dei pi grandi proprietari di giacimenti petroliferi a Sumatra. Ma che diavolo pu venir a fare da queste parti?
Oh! rispose l'ittiologo. Che cosa pu fare un miliardario se non andare a zonzo?
...
Da quel momento, turisti, giornalisti e roscoviti non ebbero pi un solo enigma da risolvere: ne ebbero due.
Lo Swastika si era ancorato davanti a Carantec e tutto quanto Lemoine aveva narrato della leggenda di sir Harry Solok e delle voci misteriose che correvano sul conto di quel reso dell'Estremo Oriente, aveva straordinariamente stuzzicato la curiosit di tutti: e tutti attendevano con impazienza l'apparizione in paese di quel nababbo e dei suoi ospiti.
Che cosa significava la loro presenza nella baia di Morlaix?
Evidentemente c'era una spiegazione sufficiente ed era che la Bretagna val la pena di una visita e quando si  passeggiato a saziet in tutti gli angoli dell'Est lontano, si pu provare piacere e sollievo a vivere per qualche tempo nei nostri climi temperati e clementi.
Ma molti, e sebbene non ne dicesse nulla pap Anthime era fra quelli, non sapevano accontentarsi di questa semplice spiegazione; ne cercavano altre e con tanto maggior accanimento in quanto il contegno di quanti erano a bordo dello Swastika appariva assai strano.
Dopo tre settimane nessuno ancora era sceso a terra; tutti rimanevano gelosamente rinchiusi nella loro bella fortezza galleggiante e non manifestavano curiosit alcuna per le bellezze bretoni.
...
Per ogni giorno, a Roscoff ed Saint-Pol-de-Lon, si vedevano sbarcare gli uomini che il yacht inviava a terra per l'acquisto dei viveri freschi. Erano marinai biancovestiti, dalle facce color bruno giallastro, dagli zigomi sporgenti, dagli occhi stretti, i quali non parlavano che una lingua incomprensibile ma sapevano ugualmente provvedere ai loro acquisti gesticolando: intelligentissimi, malgrado l'ignoranza della lingua francese, coi loro atteggiamenti scimmieschi sapevano venir ugualmente a capo delle loro transazioni mercantili.
I giornalisti li spiavano, li avvicinavano, spendevano somme in offerte di bevande diverse, perch si sa che i marinai chiacchierano volentieri davanti ad un bicchiere pieno, e pi ancora davanti ad uno vuoto, e si prodigavano in gesti da telegrafia ottica all'uso dei sordomuti.
Ma non v' peggior sordo di chi non voglia sentire: i marinai, per lo pi giapponesi, di temperamento educato e financo cortese, si accontentavano di sorridere e di manifestare cos che non comprendevano nulla di tutti quei gesti, malgrado il loro desiderio di creare relazioni pi intime con gente tanto gentile e generosa.
Fin che si trattava di discutere coi commercianti per l'acquisto di carne, frutta o legumi, apparivano molto intelligenti, sapevano discutere, malgrado l'apparente ignoranza della lingua e non si lasciavano imbrogliare; ma non appena si trovavan seduti al tavolino di un caff coi loro "amici giornalisti" quella notevole facolt d'espressione e di comprensione svaniva come per incanto. Non c'era pi modo di farsi capire da loro malgrado tutta la buona volont ch'essi parevano mettere in quei tentativi. Era chiaro che con loro non bisognava uscire dal campo delle questioni alimentari.
...
Una mattina, mentre colla loro vogata rapida ed elegante i marinai ritornavano a bordo dello Swastika, Lodovico Trze, il cronista pi abile del Grand Echo batt un piede, indispettito, e dichiar:
Amici miei, siamo semplicemente ridicoli: quegli scimmiotti gialli si beffano di noi e se si continua cos dovremo ritornare colle pive nel sacco e questo rappresenterebbe una macchia indelebile sulla bandiera del grande giornalismo d'informazione! Se siete d'accordo con me, andremo, come dice il tribuno, "a cercar quella gente fino in fondo al loro covo!".
Questa mozione venne subito approvata e non rimase che noleggiare una barca sufficientemente capace per trasportare tutti i giornalisti.
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Il Saint-Joseph di padron Frout, aveva fatto parecchie volte il giro dell'ammirevole Swastika ed i suoi passeggeri, che si erano sufficientemente riempiti gli occhi di quella visione sontuosa per avere gli elementi di una descrizione "un poco spinta", diedero ordine di accostare.
A bordo non si vedeva nessuno ed il ponte dello yacht era deserto quanto quello di un vascello fantasma; ma quando la barca dimostr chiaramente l'intenzione di avvicinarsi alla scaletta di bordo, si vide improvvisamente apparire una mezza dozzina di marinai che la sollevarono chiudendo immediatamente la murata.
Villanzoni! brontol Trze, ma siccome non c'era nessuno in vista al quale fosse possibile rivolgere una qualunque protesta, dovette suo malgrado tenersi in corpo l'invettiva che aveva preparato.
E per quella volta la stampa francese dovette riconoscere d'essere stata sconfitta.
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8. ...e tre anime gialle.
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La sala da lavoro di sir Harry Solok riceveva luce dal coronamento dello Swastika ed attraverso le finestre aperte in quella mattinata deliziosa, il tepido sole bretone entrava liberamente cogli effluvi marini ed il profumo delicato dei fiori di giunco. Il mare si stendeva azzurro, di quell'azzurro limpido speciale sulle coste dell'Armorica, mentre la riva rocciosa vicinissima, contro la quale le onde frusciavano appena, sfumava in una bruma pi sottile che una tela di ragno.
La stanza cos abbondantemente illuminata, dalle pareti laccate, dal pavimento ricoperto di meravigliosi tappeti antichi, era completamente arredata alla moda di Canton con un complesso di mobili d'ebano incrostati di madreperla e d'avorio, con oggetti di lacca rossa, statue, e gingilli dorati o di color turchino della Cina.
Il satrapo orientale aveva lasciato il suo costume cinese e vestiva un pigiama di broccato di seta dalle tinte mutevoli fra le quali dominava il rosso. Coll'inseparabile taccuino a portata di mano, egli decifrava un voluminoso fascio di radiogrammi cifrati ricevuti nella mattinata, prendeva appunti e studiava ogni messaggio fin nei pi minuti particolari.
Era evidente che quell'uomo non si occupava di frivolezze. Ognuna delle sue parole aveva la sua importanza come ogni suo gesto ed ogni suo pensiero avevano un effetto ed una ripercussione lontani.
Badava a tutto e nulla era da lui lasciato al caso.
Esaminato l'ultimo radiogramma, preso l'ultimo appunto, egli ripose accuratamente il taccuino col codice segreto, gli appunti ed i telegrammi, prese dal tavolo un fischietto d'oro, cesellato ed abbellito da pietre preziose, e ne cav uno strido acuto da rompere i timpani. Il cameriere entr quasi immediatamente.
Chiama il dottor Tagachi ed il comandante Yamamoto, gli disse in quella specie di dialetto composto da un miscuglio di cinese, inglese, portoghese ed altre lingue che, noto col nome di pidgin, vien parlato sulla costa orientale dell'Asia.
Poco dopo veniva leggermente bussato alla porta e, col permesso del "baronetto", l'ufficiale giapponese ed il suo compatriotta medico si presentarono salutando profondamente.
Che occorre pel servizio della vostra Alta Eccellenza? domand rispettosamente il medico.
Dottore, non  tempo, ormai, che il morbo bronzino del signor Laurie volga alla guarigione? Ci  stato utilissimo fin che si trattava di avere un pretesto per tener qui il mio amico e la sua figliola...
 impossibile render l'intonazione ironica con la quale fu pronunciata la parola "amico": i due giapponesi la colsero a volo e sorrisero discretamente; sir Harry Solok continu:
Quelle brave persone si lasciano guidare facilmente: abbiamo annunciato a quel caro Laurie che egli aveva il morbo di Addison spiegandogliene con cura e minutamente tutti i sintomi ch'egli doveva provare e mostrare, e quei sintomi a poco a poco si sono mostrati come gli erano stati descritti. Gli  stato detto che doveva perdere le forze, provare disturbi nella digestione e dolori imprecisabili allo stomaco, ai fianchi e alle reni, ed egli ha obbedito.
"Gli  stato preannunciato che la sua pelle avrebbe preso una colorazione grigio-brunastra sempre pi scura ed in poco tempo egli si  regolarmente abbronzato. Se gli fosse stato detto che doveva morire, scommetto che sarebbe morto per farci piacere tanto  servizievole, quell'uomo.
"Non c' dubbio che  gente facile da guidare: tutto sta nel saperla influenzare e voi, Tagachi, siete un meraviglioso suggestionatore! Avete preso di colpo la direzione delle glandole surrenali di quel bravo chimico, scienziato universalmente ammirato. Ma credo che ormai lo scopo che ci eravamo prefissi sia stato raggiunto nella misura massima consentita dalle circostanze. Che ne dite?  il caso di continuare l'esperimento?
Coi capelli tagliati tanto vicino alla cute da sembrar rasati, Tagachi rassomigliava molto a certi bonzi dall'aspetto ascetico la cui aria d'austerit fanatica ha impressionato una quantit di visitatori dell'Estremo Oriente: egli portava un chimono il quale rammentava, anche per la qualit del tessuto, la tonaca dei nostri monaci, ed era di una magrezza impressionante perch curava la maggior parte delle malattie mediante il digiuno e si credeva sempre ammalato.
Ma, malgrado questo suo aspetto, possedeva una forza di resistenza straordinaria aumentata ancora da una forza d'animo assolutamente eccezionale. Le sue piccole mani ossute parevano artigli d'uccello ed i suoi occhi obliqui brillavano d'una luce cupa entro le orbite profonde dagli orli che parevano anneriti colla fuliggine; portava, insomma, sulle spalle magre, un vero teschio che si sarebbe detto richiamato alla vita da un sortilegio.
Ripet la smorfia sinistra che usava come sorriso e, colle mani ficcate nelle maniche del chimono, rispose con una voce tremolante e velata:
Eccellenza, mi avete incaricato di scoprire ci che vi fosse in quel cervello ed a questo scopo ho usato il mezzo pi semplice; gli ho dato, per mezzo della suggestione, una malattia che l'ha indebolito quanto era necessario perch nelle mie mani non fosse che un fanciullo senza volont; e, nel tempo occorso pel viaggio da Manilla alla Bretagna, con voce dolce e suadente l'ho interrogato circuendolo e spingendolo alla confidenza ogni volta che gli sfuggiva una parola che mi permettesse di scoprire qualche nuova manifestazione della sua attivit intellettuale. Posso dire veramente di aver cavato dal suo cervello quanto era possibile di estrarne. Ed  cos che ho potuto comunicarvi pi d'una informazione preziosa che il Comitato dei Petroli degli Stati Uniti voleva fosse assolutamente segreta.
Rise d'un riso secco e breve, si freg le mani e continu:
Ma perch quel Comitato possa conservare i suoi segreti  necessario che nessuno dei suoi membri cada nelle mani di Tagachi. Anche stamane il vostro ospite, ridotto allo stremo delle sue forze, mi confessava che le risorse petrolifere degli Stati Uniti sono quasi esaurite: ne hanno forse ancora per un anno.
Solok sussult
Che dite? un anno?
Un anno, Eccellenza; e perci egli insisteva sulla necessit di trovare un mezzo pratico per produrre sinteticamente il petrolio, altrimenti sarebbe un colpo terribile per la supremazia americana. Ma quando la conversazione giunse a questo punto, mut improvvisamente d'argomento e non mi  pi stato possibile di saper nulla. C' un segreto in quel cervello; un segreto che non mi riesce di strappargli e che, ne ho ormai la certezza, non riuscir a chiarire coi mezzi usati fin qui. Per tutto questo io credo che voi abbiate ragione.  meglio rendere la vita e la forza a questo grande chimico e consentirgli di continuare i suoi stud. Sorvegliandolo assiduamente e strettamente, come sappiamo far noi, riusciremo certamente ad impadronirci delle sue scoperte come di quelle che abbiamo gi potuto appropriarci...
Ma potrete guarire quella malattia che di solito non perdona?
Laurie non ha che l'apparenza del male... Vedete, Eccellenza, sono bastati pochi anni al Giappone per assimilarsi la scienza di cui eran tanto fieri gli Occidentali; ma, esperti come siamo nel distinguere le cause dagli effetti, l'abbiamo arricchita, perfezionata, e spinta fino ad un punto che gli stessi maestri europei non speravano nemmeno di raggiungere prima di un tempo lunghissimo... Essi sono ancora al balbetto iniziale mentre noi, che lavoriamo nell'ombra ed in silenzio, usiamo il nostro immenso sapere con ogni sicurezza. Non ignorate che di tanto in tanto rendiamo pubblica qualcuna delle nostre scoperte meno importanti tanto per assopire eventuali sospetti e per non lasciar indovinare i nostri preparativi. Ma le nostre conquiste pi importanti sappiamo conservarle segrete per riservarcene tutti i benefici.
"Non ci  difficile far assumere da un soggetto tutte le caratteristiche di una malattia in modo da ingannare completamente i pretesi scienziati occidentali, ma quando ci piaccia sappiamo anche rendere a quel malato tutta la sua salute.  quasi uno scherzo! Provveder dunque a rimettere il vostro ospite nelle condizioni di salute corrispondenti agli ordini che avete avuto la bont di impartirmi.
Rimasto solo col capitano Yamamoto, l'Eurasiano lasci brillare il suo sguardo orgoglioso:
Che uomini abbiamo! esclam. Quel Tagachi  un vero luminare! Che hanno essi da contrapporre a simili intelligenze, a tanta sapienza ed a tanta devozione?
Nulla, sempre nulla, cos come non avranno nulla da contrapporre alla nostra forza armata.
Il loro risveglio sar perci tanto pi terribile. A proposito, a qual punto sono i tre grandi sottomarini? Procedono i lavori?
Il capitano di vascello sfogli un libriccino nel quale certe notizie erano registrare mediante geroglifici e rispose:
Secondo le ultime notizie, il Yamagata ha terminato le prove, Eccellenza, ed ha dato risultati ottimi. Pensate che pu immergersi fino a centosettanta metri mentre nessuna nave simile, in servizio nel mondo intero, ha potuto superare la profondit di ottanta metri. Quanto alla velocit, esso fila, in emersione, ben quaranta nodi, il che significa che nessuna torpediniera, per quanto veloce, pu raggiungerlo.
Il Drago Giallo trionfer dunque dei suoi nemici; non si tratta pi che di una breve attesa... se per riusciremo ad impadronirci rapidamente della invenzione di quel Le Hlo!
Se Yen-Fu non ha esagerato, riprese l'ufficiale sar davvero un'arma formidabile quella che passer nelle nostre mani. Pensate dunque a quello che si pu fare con dei siluri che possano esser guidati con sicurezza da una distanza di trenta miglia almeno... Se Yen-Fu non esagera, noi saremo padroni incontrastabili del mare.
Colui che vien chiamato Yen-Fu non  persona che esageri... afferm tranquillamente Solok.  una mente coltissima e piena di senso critico, e da quando la nostra buona stella gli ha fatto scoprire Le Hlo egli ha avuto campo di studiare accuratamente l'invenzione, i suoi princip e la sua realizzazione. Non avremo dunque che da adattarla ai nostri bisogni!  certamente una scoperta geniale.
Il viso grave del capitano di vascello, che conservava quello straordinario aspetto giovanile che i Gialli conservano spesso fino ad et avanzata, si illumin di una luce di orgoglio selvaggio quando esclam:
Allora l'impero del mondo  nostro!
Lo credo rispose semplicemente Harry Solok. La prosperit dei Bianchi non avr avuto che la durata di un momento, di un secondo nella storia dei popoli ed i Gialli riprenderanno il posto che non avrebbero mai dovuto abbandonare poich dispongono di una forza morale, di una capacit intellettuale e di una abilit materiale tanto superiore! Siamo sulla buona via e possiamo celebrare il nostro prossimo trionfo. Fumiamo qualche pipa di sogno e d'oblio!
E, dopo un'occhiata alle coste bretoni bagnate dal sole, il miliardario and a stendersi sopra un divano coperto di cuscini e di stoffe preziose. Aveva steso il braccio verso un vassoio ove era il necessario per un fumatore d'oppio e che si trovava sopra una tavola d'ebano incrostata di avorio posta a portata di mano, quando Yamamoto si avanz di colpo.
Senza brutalit, ma con una decisione ed una calma che si imponevano, egli afferr il vassoio con quanto v'era sopra e, avvicinatosi deliberatamente alla finestra aperta sul mare, gett tutto e stette a guardare quei gingilli preziosi che si inabissavano nell'acqua trasparente.
Sir Harry Solok, cogli occhi scintillanti per la collera, si era rizzato e con voce strozzata esclam:
Che avete fatto, Yamamoto? Credo che dimentichiate... Con qual diritto vi siete permesso?...
Ma pi freddo, pi severo che mai, eppure con una sfumatura di rispetto nella voce, l'ufficiale rispose:
Eccellenza, non dimenticate che se, grazie al cielo, l'alcool sta rovinando i padroni occidentali, l'oppio ha ridotto l'Oriente allo stato attuale. Voi sapete che questa droga infernale uccide l'uomo dopo la sua volont ed  precisamente della volont che noi abbiamo bisogno per trionfare nella lotta che abbiamo iniziato contro il mondo intero.
Mi sembra che io sia padrone di me stesso! sibil il baronetto coi pugni stretti.
 precisamente in ci che vi ingannate, Harry Solok! Siete lo schiavo di voi stesso ed  ci che non deve essere. Io affermo che non vi appartenete poich appartenete alla razza che conta su di voi per riconquistare lo scettro del mondo. Sono ai vostri ordini,  vero, ma fin che la nostra missione non sia giunta a compimento devo badare a che voi conserviate le vostre forze intatte per la grande lotta. Quando tutto sar finito ognuno riprender la libera disposizione di se stesso ed allora vi sar lecito anche di uccidervi a centellini, se questo vi piaccia; ma prima no!
Mi avete offeso, Yamamoto; vi uccider io stesso o vi far uccidere!
Non dovrete sobbarcarvi a questo, Harry Solok!
Il capitano di vascello fece un passo verso il miliardario ed i due uomini si trovarono quasi petto contro petto.
Cogli occhi fissi in quelli dell'Eurasiano, Yamamoto disse lentamente:
Quando tutto sar finito ogni conto verr regolato. Se allora riterrete ancora che io vi abbia offeso non avrete che da dirmi: "Paga il tuo debito" e come mio zio, l'eroico generale Nogi, far hara kiri fra tutti i miei, riuniti per la riparazione del vostro onore e del mio, e per la gloria del Giappone. Ma fino ad allora, incaricato dal Drago Giallo di sorvegliare i vostri atti, io non ascolter che la voce del dovere checch possa derivarne; obbedir a tutti i vostri ordini riguardanti il servizio, come dev'essere; ma non vi permetter nulla che minacci il bene dell'intera nostra razza.
Egli fece schioccare i tacchi ponendosi sull'attenti, e la sua mano si stese alla visiera del berretto; poi fece un dietrofront impeccabile e si diresse verso la porta.
A quella vista il risentimento di Solok cadde: per un istante egli comprese che il denaro non  tutto e chiam:
Yamamoto!
L'ufficiale si volse; l'Eurasiano mosse verso di lui, gli prese la mano mormorando
Hai ragione. Sei un vero Giallo, un nobile cuore giapponese! Per comandare bisogna davvero saper prima obbedire ed io non fumer pi fino a quando non avremo colta la vittoria!
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9. LA MINACCIA GIALLA. Una vela nella tempesta.
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Graziosamente inclinato sotto la velatura bianca ben gonfia, il Sea-Gull filava veloce, tagliando l'onda leggera: navigava rapidamente verso il largo simile ad un immenso uccello marino che, coll'ali spiegate, radesse l'onda.
Colla barra del timone stretta nel pugno, andando all'orza quando il vento era troppo forte, miss Alys Laurie si abbandonava all'ebbrezza di manovrare un rapido veliero.
 una sensazione deliziosa alla quale nessun'altra somiglia, data dalla velocit, dal senso di vitalit intensa, ardente, esaltata e pura. Docile o resto a seconda che la mano che lo guida  pesante, o maldestra, oppur leggera ed abile, il battello obbedisce non come una macchina, ma come un animale dotato di vita, di carattere, di personalit.
La giovanetta lasciava vagare i suoi pensieri imprecisi compiendo istintivamente gli atti necessar per la navigazione rapida e sicura del piccolo veliero.
Il Sea-Gull era comparso una quindicina di giorni prima, quando James M. Laurie, quasi completamente guarito, s'era sentito dichiarare in convalescenza dal dottor Tagachi. Certamente sir Harry Solok aveva compreso che Alys, ormai rassicurata sulla salute del babbo, necessitava di distrazioni ed egli si era dato cura di soddisfare una delle inclinazioni pi spiccate della fanciulla.
Ed infatti l'elegante navicella candida, gioiello d'architettura navale, aveva fatto esultare il cuore della piccola americana appassionata per la vita marinara ed abilissima nella manovra: tutto vi era stato disposto perch questa riuscisse comoda e facile, ed il chimico americano vedeva senza preoccupazione la figliola prendere il timone del piccolo veliero per correre il mare nelle vicinanze di Carantec senza l'assistenza di marinaio, senza compagno alcuno.
In barca, essa diceva, si gode veramente quando si  soli: la compagnia pi piacevole, la conversazione pi intellettuale impediscono di assaporare il godimento e lo sciupano.
E cos, ogni mattina, fin dall'alba, prendeva il volo, se l'espressione  esatta, per lanciarsi al largo.
Quel giorno, prima d'imbarcarsi, ella stava facendo un'allegra partita di shuffle-board, specie di gioco del filetto in gran voga sui piroscafi, quand'era apparso Solok.
Vestito d'un abito di flanella bianca, egli aveva davvero un aspetto signorile e nessuno avrebbe mai riconosciuto in quel personaggio aristocratico dai modi eleganti e disinvolti l'ex-piccolo usuraio dei bassifondi di Singapore.
Con grazia perfetta baci la mano di Alys e poi si rivolse a Laurie che consider con lieta e cordiale soddisfazione:
Via, esclam, la cera  bella e non  stato che un falso allarme! Vi do una buona notizia, amici; Tagachi considera Laurie come ormai completamente guarito. Fra qualche giorno il nostro valoroso scienziato avr completamente ricuperato le forze, potr lavorare quanto vorr e spero che vorr accordare il suo prezioso aiuto ad un progetto che vado accarezzando. La mia felicit sarebbe, poi, completa, se miss Alya rispondesse affermativamente ad una certa domanda che conto di rivolgerle questa sera stessa.
Quale sarebbe stata quella domanda, Alys indovinava senza stento.
Era la domanda che la Sfinge rivolge ad ogni fanciulla che fa il suo ingresso nella vita. Ma era, ella, pronta a rispondervi con piena coscienza?
Certamente il baronetto era di quegli uomini la cui richiesta viene accolta con gioia; appariva bello, favolosamente ricco e colei che l'avesse sposato sarebbe stata una specie di regina ed ogni suo desiderio sarebbe stato appagato prima ancora d'essere formulato.
Era un meticcio? S, ma che importava? Non mancava n d'intelligenza n d'educazione: malgrado il misero inizio della sua vita, ch'egli non nascondeva, aveva saputo istruirsi e diventare un gentleman.
Una donna poteva essere orgogliosa di esser scelta da colui che aveva saputo salir cos, da quell'energico self made man.
L'ascesa iniziata cos in basso non poteva che apparir tanto pi meravigliosa e meritoria poich il bimbo gettato ai maiali aveva saputo innalzarsi fino a diventare uno degli uomini pi ricchi e pi potenti del mondo.
Egli esercitava certamente un vero ascendente su di lei ed ella aveva per lui un'ammirazione paragonabile a quella che, quand'era pi giovane, aveva provato per certi grandi campioni dello sport.
E di mano in mano che questi pensieri le si svolgevano nel cervello ella si abituava volentieri all'idea di diventare la moglie di Harry Solok.
Credo proprio che gli dir di s, mormorava.
Eppure... eppure... non avrebbe saputo dire qual sentimento la trattenesse; alla personalit di quell'uomo mancava qualche cosa... ella non sapeva quel che mancasse, ma doveva essere qualche cosa di indispensabile, secondo lei; ed un timore impreciso, di cui ella aveva appena la sensazione, si faceva vivo in fondo alla sua coscienza.
E mentre sognava cos frugando nei suoi sentimenti, non s'era accorta che la brezza rinfrescava e che le onde si facevano pi alte. Il ponte della navicella cominciava a bagnarsi sotto le ondate che l'avevano colpita e parecchie volte anche la sua bianca veste era stata bagnata.
E di colpo una raffica urlante invest l'imbarcazione gonfiandone esageratamente le vele ed inclin lo scafo sull'onde con tal forza che parve dovesse rovesciarsi. Improvvisamente la fanciulla si vide in pericolo e si pent della sua distrazione.
Quando si fantastica sul mare, occorre aver sempre gli occhi aperti, altrimenti si possono avere delle sorprese sgradevoli. Con una sola occhiata ella comprese la situazione: sul Sea-Gull si abbatteva un turbine che nulla aveva fatto prevedere e che la sorprendeva in una localit pericolosa.
Alys sapeva perfettamente quel che dovesse fare, non si perdette di animo e seppe conservare il suo sangue freddo: anzitutto doveva ammainare tutte le vele perch l'imbarcazione era in pericolo di rovesciarsi da un istante all'altro ed aveva cominciato una danza furibonda sulla cresta delle onde.
Le drizze e le scotte eran raccolte a portata di mano della piccola americana, con un sistema di paranchi che rendeva la manovra straordinariamente facile, ed ella si affrett a sciogliere e ad allentare certi cordami, ma purtroppo era gi tardi. Prima ancora ch'ella avesse potuto fare qualche cosa di utile, una nuova raffica di violenza decupla della prima si abbatt sull'imbarcazione.
Si ud un lulo spaventoso accompagnato da uno schianto come un fulmine e da uno scroscio terribile. Un nuovo colpo e la barca cominci ad inclinarsi, poi si raddrizz di colpo e riprese a ballonzolare sulle onde come un tappo di sughero.
Il fiocco, la vela maestra, l'albero ed il pennone, tutto era stato infranto e divelto d'un sol colpo dalla violenza del turbine.
Alys vide quei rottami cadere nel mare grigio, ad una certa distanza, mentre il Sea-Gull si trovava ridotto nelle condizioni di un pontone quasi incapace di manovrare, in bala delle onde che ingrossavano, sempre pi violente e disordinate... sotto il cielo fuligginoso nel quale fuggivano nuvoloni minacciosi.
La navicella si riempiva d'acqua a vista d'occhio e la situazione si presentava con questo dilemma: o quel che restava del Sea-Gull sarebbe affondato in breve oppure, spinto dal vento la cui violenza andava continuamente crescendo, sarebbe finito sui frangenti della costa settentrionale dell'isola di Batz.
Su quella costa selvaggia il mare vi  facilmente burrascoso; ad ogni colpo di vento le ondate vi si frangono con una violenza terribile e formano tutt'intorno alle rocce nere un vero caos dal quale anche il nuotatore pi abile e pi ostinato ben difficilmente saprebbe cavarsi.
Una donna non poteva aver speranza di uscirne e, d'altra parte, era follia sperare in un aiuto perch quella parte della costa  deserta... ed il mare, a perdita d'occhio, non presentava la minima vela.
Certamente nessuno poteva essersi accorto del pericolo mortale che Alys stava correndo e nessuno sarebbe accorso in suo aiuto; ma ella, pur senza spaventarsi, non cerc di illudersi e venne alla conclusione che la sua situazione era assolutamente disperata.
Valeva proprio la pena di aver tanto meditato sull'avvenire! Forse, se avesse badato maggiormente al presente, non sarebbe giunta a quel mal passo.
Con un orrore accresciuto dalla sua presenza di spirito e dalla precisa coscienza delle circostanze, spaventosamente sballottata dalle onde e continuamente lanciata da un bordo all'altro della navicella; scapigliata dal vento, infradiciata dalle onde furenti che le frustavano il viso; ella guardava avvicinarsi l'isola irta di scogli ove la sua imbarcazione doveva fatalmente infrangersi.
Povero pap... mormor. La sua figliola cara... la sua Lily!...
E poi, ben convinta che non vi fosse pi nulla da fare, si prese la testa fra le mani e, seduta quasi nell'acqua, attese triste ma con fermezza la morte... la morte a diciott'anni.
Brutta morte!
Forse fra breve ella non sarebbe stata pi che un lugubre ammasso di carni lacerate in bala delle onde ed alla merc degli animali marini, e soltanto i rottami della sua navicella, scorti da qualche pescatore, avrebbero fatto conoscere a suo padre come ella era perita.
Nessuno la vedeva... nessuno!
Sarebbe morta assolutamente sola!
Nessuno? No; qualcuno l'aveva scorta dall'alto del cielo.
Mentre ritornavano da una nuova scorribanda col loro idrovolante, Dunois ed il suo amico Lemoine, sorpresi essi pure dalla burrasca, avevano veduto il Sea-Gull. Avevano veduto rompersi l'albero e cadere tutta l'armatura ed avevano compreso il pericolo che correva la giovanetta.
 spaventoso! aveva gridato Dunois per farsi udire da Lemoine nel fracasso del motore e della tempesta.
 perduta! gli rispose il pilota.
Tentiamo di soccorrerla...
Si trovavano anch'essi in pericolo poich volavano essi pure in quella burrasca che scuoteva spaventosamente il loro apparecchio facendolo a volte precipitare cos che pareva dovesse infrangersi da un istante all'altro.
Ammarare pareva impossibile: avrebbero capotato certamente quando avessero tentato di posarsi su quelle acque sconvolte.
Ma dove vuoi che mi posi? badava ad urlare Lemoine per farsi sentire dall'amico. Dove?!
Non aveva nemmeno discusso l'idea pazzesca, eroica, suggeritagli dal suo compagno ed amico: descriveva ogni sorta di giri sopra il Sea-Gull pericolante cercando ansiosamente un punto dove le acque presentassero minor pericolo ed era talvolta costretto ad eseguire delle vere acrobazie per tenersi in aria in mezzo allo scatenamento degli elementi tanto era difficile e pericoloso anche il solo avanzare dell'apparecchio.
Il tentativo di salvataggio proposto da Dunois gli pareva quasi impossibile, date le circostanze; ma tuttavia egli cercava ansiosamente il modo per salvare quella giovane ed innocente vita.
Malgrado il fragore dei flutti che si sfasciavano sulle rocce, il rumore del motore dell'idrovolante attrasse l'attenzione di Alys: sorpresa, ella alz il capo: vide l'apparecchio ed i due uomini a brevissima distanza ed ebbe un grande risveglio di improvvisa speranza: ormai non era pi sola, e con moto istintivo tese le braccia verso quell'aiuto che le giungeva dal cielo.
Quel gesto tanto semplice e fiducioso commosse e conquist di colpo i due volatori: la loro risoluzione si conferm. O sarebbero periti tutti assieme, od avrebbero salvato quella fanciulla tanto graziosa la quale non sperava pi che in loro.
Dunois spinse improvvisamente il braccio del compagno:
Guarda, Lemoine, puoi ammarare laggi.
Tra i frangenti bianchi di spuma, appariva una specie di bacino dove regnava una calma pur sempre relativa; ma lo spazio era tanto ristretto che ben difficilmente l'apparecchio avrebbe avuto il campo necessario per concludervi la sua corsa.
Era necessario posarsi sull'acqua a livello delle prime rocce, e quasi certamente, quando si fosse percorsa tutta la lunghezza del bacino sotto l'impulso della velocit residua, i galleggianti e lo scafo avrebbero urtato contro gli scogli dell'altra sponda.
Era necessario evitare quest'urto, od almeno ridurlo al minimo.
Fortunatamente l'idrovolante era fornito di un'ancora galleggiante composta di un cono di tela il quale si riempie non appena sia gettato in acqua e si oppone cos alla marcia dell'apparecchio.
Un po' gridando ed un poco gesticolando fu stabilito che Dunois l'avrebbe gettata in acqua non appena l'idrovolante ne avesse toccata la superficie cos da fermarlo rapidamente.
Lemoine era un pilota abilissimo e seppe manovrare con tanta intrepidezza e maestria che la manovra riusc perfettamente e senza eccessivi urti e sobbalzi.
Il Latham appena toccata la superficie del bacino fece schizzare un alto getto di spruzzaglia e fil a grande velocit verso le rocce della sponda opposta del bacino "calmo", sempre terribilmente sballottato dalle onde; ma l'ancora che Dunois aveva gettato funzion subito come freno e l'apparecchio si dispose subito contro vento. Il pilota allora non ebbe pi che da valersi del motore per evitare di essere lanciato contro le punte aguzze degli scogli.
Ed ora? url Lemoine volgendosi verso Dunois.
Ora? Ecco, guarda;  semplicissimo.
Il naturalista si toglieva la combinazione di tela, si levava la giacca ed il panciotto e poi afferrando la fune Brunel, fune di salvataggio per l'idrovolante, se la fiss alla cintola.
Lemoine lo vide porre il piede sull'orlo della carlinga come per salirvi, ma quello che prevedeva gli parve tanto incredibile, di primo acchito, che non credette ai suoi occhi:
Sei pazzo! Che cosa vuoi fare? url sottolineando le parole con una mimica evidentissima.
Pazzo o savio, rispose Dunois, bisogna pure che vada a prenderla! Non verr certamente fin qui da sola!
L'attimo seguente egli balzava in acqua malgrado le proteste dell'amico e la furia degli elementi.
Sotto il cielo basso e fuligginoso, nella luce giallastra e continuamente accecato dagli spruzzi che gli flagellavano il viso, Yves con poche bracciate super la barriera di scogli ed usc da quella zona di calma relativa. Da quell'istante le onde, che parevano esasperate dalla sua audacia, lo afferrarono, lo scagliarono contro gli scogli con un accanimento ostinato: ma non riuscirono a vincere l'ostinazione di lui.
Il mare ed il vento poterono, s, sbizzarrirsi contro di lui; lo sballottarono, lo martellarono contro le rocce, ove lasci lembi di pelle, ma egli riusc ugualmente a lasciar dietro a s la zona pi pericolosa per la risacca ed a dirigersi a bracciate vigorose, passando attraverso le onde, verso il Sea-Gull che gli si avvicinava ad una velocit vertiginosa sotto la doppia spinta del vento furioso e delle ondate terribili.
Alys aveva seguito ansiosamente la manovra di quegli uomini ammirevoli che rischiavano la loro vita per lei e per un momento dimentic il suo proprio pericolo e trem soltanto per loro.
La tempesta raddoppi di furore; le onde si lanciavano ancor pi violentemente sul piccolo veliero disalberato il quale imbarcava acqua di traverso, situazione questa che i marinai considerano disperata. Sempre correndo verso le inesorabili mascelle di granito della costa, esso andava riempiendosi a vista d'occhio e se non si spaccava sugli scogli, sarebbe certamente calato a picco entro qualche minuto.
Colui che nuotava cos coraggiosamente sarebbe giunto in tempo? E se anche fosse giunto vicino alla navicella, avrebbe potuto tentare alcunch di utile per la salvezza della fanciulla?
E questa ad un certo punto si disse che egli non sarebbe mai riuscito a raggiungerla, che il suo coraggio sarebbe stato inutile: infatti ad ogni istante delle ondate enormi crollavano sulla testa del temerario il quale scompariva sotto uno scroscio di schiuma. Per un istante lungo, oh, quanto lungo! egli rimaneva nascosto ad ogni sguardo sotto la tormentata superficie del mare e la giovanetta immaginava che non sarebbe mai pi riapparso; ma egli riappariva ancora scuotendo la faccia colante acqua dai capelli ed aspirando una boccata d'aria nei pochi secondi che scorrevano fra un'onda e l'altra.
Avanzava a stento e talvolta un'ondata mostruosa lo ricacciava indietro facendogli perdere una parte dello spazio guadagnato a forza di muscoli, ma egli non si perdeva di coraggio e continuava nel suo sforzo ostinato.
E non appena le raffiche gliene lasciavano la possibilit, gridava alla fanciulla:
Coraggio! Tenetevi salda... vengo
Nel momento in cui il Sea-Gull toccava gli scogli, un'ondata spaventosa, spinta a velocit vertiginosa dal vento, gli piomb addosso, lo sollev e fulmineamente lo infranse sulle rocce aguzze.
Si ud uno stridore che nell'urlo della bufera parve un lamento: era lo scafo che si sfasciava; poi una seconda ondata mostruosa si abbatt sulla prima e della graziosa navicella non rimasero che dei frantumi; tavole sparse ballonzolanti sul ribollimento delle acque.
Alys era stata lanciata nell'acqua turbinosa senza grave danno, fortunatamente, e si mise immediatamente a nuotare. Era una fervente seguace anche dello sport natatorio e specialmente del nuoto veloce, ma n l'over armstroke, n il crawl che ella eseguiva elegante e sicura in acqua relativamente calma poteva esserle di vero aiuto in simile situazione. Per dieci volte si trov sommersa di colpo senza poter riprendere fiato; fu colta da uno stordimento certamente foriero d'asfissia e stava per abbandonarsi quando una mano delicata e forte l'afferr improvvisamente sotto un'ascella.
Nello stesso tempo una voce energica le ordinava:
Calma, signorina. Spiate il momento per respirare; siete salva. Basta un piccolo sforzo.
Un piccolo sforzo? Questa espressione in tutt'altro istante avrebbe potuto essere considerata come una burla: uno sforzo gigantesco occorreva! La lunga lotta contro il mare scatenato aveva sfinito Yves Dunois il quale doveva ora ritornare al bacino roccioso con forze assai ridotte e col carico del corpo di quella fanciulla che pur preoccupandosi di aiutarlo e di rendersi meno greve, non era per trascurabile.
L'acqua li copriva ad ogni istante ma l'uomo non abbandonava la fanciulla e, sostenendo sempre quel fardello vivente, rifaceva in senso inverso il calvario gi percorso.
Dunois cominciava per a dubitare del risultato della sua impresa: che dovesse perdere quella battaglia contro gli elementi?
Lemoine, dal canto suo, non aveva un compito meno pesante; doveva lavorare con ogni virtuosit coi suoi motori per mantenere l'apparecchio all'onda, tenendosi lontano dai frangenti: un arresto del motore avrebbe causato la perdita dell'apparecchio; ma per fortuna i motori funzionavano con la massima regolarit. Non era per scevro d'inquietudine ed essa era ancor aumentata dall'angoscia che gli dava lo svolgersi dell'impresa di Dunois. Fu dunque con immenso sollievo che vide il nuotatore uscir finalmente dalla risacca ed entrare, in modo poco elegante e non senza qualche strappo alla pelle, nel bacino dove le acque eran pi calme.
Rapido e preciso l'ufficiale non fece che un balzo fin dove era legata la fune che, all'altra estremit, era legata alla cintola di Dunois e traendola a se aiut l'amico a raggiungere l'idrovolante.
Il direttore del Laboratorio biologico, ebbe soltanto il tempo di spingere Alys fino al galleggiante e di aggrapparvisi lui pure, prima di esser preso da stordimento. Fu per cosa di poco momento.
Finalmente, aiutato da Lemoine che doveva badare a tutto, egli pot far salire la fanciulla fino ad uno dei sedili della carlinga ed a farle rivestire la combinazione di volo e poi, gelato dal vento che gli incollava al corpo gli abiti fradici, attendere filosoficamente che l'avventura terminasse.
Anche questa seconda volta l'abilit di Lemoine fu superiore ad ogni elogio; sollevare l'apparecchio in uno spazio tanto ristretto e pericoloso non era meno difficile dell'ammararvi ed egli, malgrado il vento, malgrado il terribile sommovimento delle acque riusc a sollevarsi, ma strisciando quasi sugli scogli da superare.
Il Latham riprese il volo simile ad una procellaria.
...
Due ore dopo Alys Laurie, a bordo del Saint-Joseph, veniva ricondotta fino allo Swastika per cura di Anthime perch i suoi salvatori non avevano nessuna fretta di presentarsi al chimico yankee ed al nababbo eurasiano, per riceverne i comunque meritati ringraziamenti.
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 10. Una delusione ed un giuramento.
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Il pranzo era giunto alla fine: era il pranzo al quale sir Harry Solok aveva calorosamente invitato i due salvatori di miss Alys, e l'invito era stato fatto quella mattina durante una visita ch'egli, con Laurie, aveva fatto al Laboratorio. Era un pranzo perfettamente cinese e che aveva superato in magnificenza, e di molto quelli ai quali Lemoine era stato invitato quando si trovava nell'Estremo Oriente: uno strano susseguirsi di vivande bizzarre portate cerimoniosamente da file di servi vestiti del color giallo imperiale. Volatili irriconoscibili, vivande incolori, pesci informi, salumi straordinari, frutti inverosimili, dolciumi strani.
E siccome a bordo non v'erano altre donne, ad Alys era stato assegnato il posto fra il pilota e l'ittiologo.
Il primo non aveva cessato di discorrere di argomenti navali col suo collega giapponese, il cortesissimo Yamamoto, mentre la conversazione fra gli altri quattro commensali si generalizzava brillantissima ma interrotta da "a parte" nei quali la fanciulla e Dunois lasciavano scorgere una mutua e spontanea simpatia. Harry Solok, assai perspicace, non ristava dall'osservarli, e mentre sorrideva amabilmente per qualche aneddoto zoologico piacevolmente narrato dall'ospite, i suoi occhi spiavano senza averne l'aria, in quelli di Alys, l'interesse ch'ella non dissimulava.
Evidentemente quel francese poteva diventare un avversario, un nemico che sarebbe stato necessario vincere... Ma egli non lasci scorgere i sentimenti che cominciavano ad agitarlo; tutt'altro: moltiplic invece le attenzioni e le cortesie verso l'ex-tenente di vascello.
Dopo i pi squisiti vini di Francia, venne offerto il sake, acquavite di riso.
Senza darlo a divedere, forse sotto l'eccitamento del liquore e per una specie di bravata, a meno che fosse invece per un calcolo sottile, sir Harry condusse il discorso sull'attualit moscovita e lo fece con tanta abilit sorniona che Dunois si stup, improvvisamente, di trovarsi a discorrere spiritosamente del grande affare dei pesci.
Si interruppe dichiarando
Scommetto che ho parlato di cosa che non interessa affatto n sir Solok n mister Laurie, n la signorina.
Il proprietario dello Swastika protest:
Tutt'altro; queste strane perturbazioni delle abitudini della fauna marina locale mi hanno dato molto da pensare: ho letto tutto quanto pubblicarono i giornali e son convinto che anche Laurie se ne interessa quanto me.
Il chimico ammise il suo interessamento ed il miliardario continu:
Vi dir, anzi, che su questi fatti mi son fatto un'opinione che credo esatta: la sottopongo al vostro giudizio.
Qual'? domand Dunois che era ben lontano dal supporre le intenzioni dell'anfitrione.
Ecco, io sono convinto che ci sia lo zarnpino del signor Le Hlo, vostro zio, il quale sta facendone delle sue.
Lo stupore di Dunois fu pari soltanto a quello di Lemoine.
Mio zio Le Hlo! Oh, ma che potete sapere, voi, di lui!
Molte cose, e specialmente che  un vero originale ma di intelligenza straordinaria e capacissimo di aver inventato, e messo a punto, degli apparecchi suscettibili di turbare a suo piacere la vita marina. Tutto questo non dev'essere che uno scherzo pel pescatore che seppe rastrellare tutto il pesce nelle circostanze dell'inverno scorso e mi stupisco che non sia ancora stato fatto questo ravvicinamento di fatti che, pure,  evidente.
Caro signore, voi siete molto ben informato per una persona che stamane, per la prima volta,  scesa a terra per visitarmi... Al ravvicinamento di cui parlate alcuni hanno pensato... ma non  molto improbabile che un vecchio capitano di lungo corso, semplice lupo di mare in pensione, possa disporre di tanta potenza?
Dunois aveva parlato tanto per vedere quel che ne sarebbe seguito e per tentare di far parlare quell'uomo s ben informato.
Il miliardario sorrise:
Io sono sempre informato di tutto, quando mi piaccia... e confesso che ho provato il capriccio di sapere tutto quanto era possibile di sapere sul conto di quell'uomo strano che  vostro zio... Non mi  forse stato detto che, durante la guerra, egli ha inventato ed usato un sistema per scoprire e distruggere infallibilmente i sommergibili nemici? Le autorit francesi, ed anche i vostri alleati hanno tentato ogni modo, pare, per conoscere il suo segreto, ma si dice che nessuno ne sia mai venuto a capo.
Credo sia una leggenda... forse mio zio non aveva che una fortuna straordinaria.
Allora mi direte pure che soltanto per un gioco della fortuna vostro zio ha catturato pesce in abbondanza l dove nessuno ne ha mai preso... No, no... i due problemi sono connessi, i due fenomeni sono analoghi e per spiegarli basta supporre che il capitano Le Hlo possa guidare dei siluri telemeccanici.
Dunois rise senza averne voglia; la perspicacia del suo anfitrione aveva qualche cosa di preoccupante.
Volete guidare il pesce con dei siluri? domand con tono quasi di scherno.
E perch no, caro signore? Perch no, se quei siluri contengono dei generatori ad alta frequenza?... Formando delle teorie di siluri che circondassero i pesci con una rete insuperabile di radiazioni elettriche, non sarebbe forse possibile dirigerne il moto anche a distanze considerevoli?
Lo stupore di Dunois andava crescendo: Solok parlava di quell'argomento come se gli fosse familiare: quell'orientale era veramente un uomo tutt'altro che comune: ma la cortesia esagerata che lasciava trasparire una sfumatura beffarda, quella tensione interna che talvolta affiorava con vibrazioni di voce smorzate, la sua esagerata sicurezza di s, irritavano l'ittiologo il quale si manteneva costantemente in guardia.
Non importa, ribatt: pensate soltanto alla potenza elettrica necessaria per un apparecchio o degli apparecchi per la realizzazione delle vostre ipotesi e pensate anche alle difficolt da superare per poterla usare convenientemente.
Vostro zio, che io considero come uno studioso geniale, non deve essersi trovato imbarazzato da questi problemi che, del resto, altri avevano gi risolto a met.
Gli occhi turchini, gi cupi, del miliardario diventarono ancor pi cupi.
Ma io comprendo la vostra riservatezza, continu: comprendo che temiate per lui il furore dei pescatori il quale certamente scoppierebbe terribile se giungessero a pensare come me, se sapessero quello che voi sapete.
Dunois, stordito, rimase senza parola.
Come aveva potuto indovinare, il suo interlocutore, ci che lui e pap Anthime, soltanto, avevano saputo immaginare con tanta chiarezza? E l'antipatia istintiva ch'egli aveva provato per quel miliardario, fino dal primo istante, andava aumentando... senza contare ch'egli aveva un modo spiacevole di guardare la fanciulla che stava vicina a lui, Dunois.
Dieci risposte si presentarono alla mente dell'ittiologo, l'una pi violenta dell'altra e forse egli avrebbe sferzato l'ospite con una replica tanto mordace quanto diretta, se Lemoine non fosse accorso in suo aiuto. Anch'egli provava un'antipatia invincibile per quell'uomo amabile e cortese che si divertiva cos manifestamente ad imbarazzare il suo amico.
Nell'udir quello straniero parlare di quell'argomento con tanta conoscenza e sicurezza, lo prendeva, e non sapeva il perch, un'irritazione simile a quella che provava dal principio della sua conversazione col capitano Yamamoto sulla forza e l'armamento delle diverse marine militari.
Era indubitabile che il capitano giapponese appariva pi franco, pi cavalleresco e di pi nobili sentimenti; ma Lemoine aveva trovato in lui qualche cosa che aveva gi osservato in certi ufficiali tedeschi, pur cordiali e corretti, coi quali si era trovato a Kiel prima della guerra mondiale.
Perci il tenente di vascello volle prendersi a sua volta la soddisfazione di mettere a sua volta nell'imbarazzo il miliardario.
Sir Harry Solok, disse, volete esser arbitro cortese fra me ed il comandante Yamamoto per una nostra controversia? Noi discutevamo del pericolo giallo ed io dicevo chiaramente che per conto mio credo veramente alla sua esistenza: ci credo malgrado egli assicuri che si tratta di un mito creato dal cervello dell'imperatore Guglielmo II il quale cercava con tal mezzo di distrarre l'attenzione altrui dalle intenzioni sue e dalle sue azioni segrete...
Era una pietra in uno stagno...
Lentamente le palpebre di Solok calarono sui suoi occhi che nascosero cos il loro segreto se esisteva... e con aria noncurante egli disse:
Vi assicuro che il pericolo giallo  il parto di una fantasia pazzesca! Come pu, una persona come voi, che ha vissuto nell'Estremo Oriente, come pu, dico, prestar fede a questa favola di lupo mannaro? La razza gialla non  che una razza dispersa, che agisce senza coesione e senza direzione in bala delle molte religioni che la dominano e la dividono...  certamente numerosa e non manca di qualit intellettuali e militari, ma soltanto l'Impero giapponese vi rappresenta una forza reale organizzata... quanto al resto non  che un ammasso di elementi senza coesione! Sapete dirmi che vi sia di comune fra il Tibet e la Birmania; fra un cinese di Canton ed un coreano? Ed anche fra un malese ed un cambogiano? Per me quelle genti differiscono fra loro pi che un francese da un tedesco... Non si comprendono; si trovano vicendevolmente buffe e si detestano.
Mentre parlava, Harry Solok giocherellava con un ramoscello di giunco marino che ornava la tavola e, gesticolando, si punse: gett il ramo dai fiori d'oro e, succhiando il dito che si imperlava d'una gocciolina di sangue, concluse sorridendo:
Ecco il pericolo giallo...  questo.... non  nulla... niente di pi.
Ma Lemoine era cocciuto... Senza lasciarsi suggestionare da quel discorso, appunto perch rammentava il suo soggiorno nell'Estremo Oriente e ci che vi aveva visto e delle cose abbastanza misteriose che aveva creduto di sorprendervi, riprese a dire:
E sia... voi dite che il pericolo giallo non esiste: voglio credervi, almeno pel momento... eppure una guerra dei Gialli uniti contro i Bianchi  un'ipotesi ammissibile; non  vero?
Naturalmente  cosa che si pu supporre.
Ebbene, se questa guerra scoppiasse... vorrei sapere per chi parteggereste. Sareste per la parte paterna o materna?
Il miliardario rammentava talvolta lui stesso le sue origini, ma a tempo e luogo, e gli riusciva sgradito che gli venissero buttate sul viso quando che fosse e, per di pi, in presenza di miss Laurie. Tuttavia, sempre padrone di s, ebbe appena un batter di palpebre quasi impercettibile.
Tenente di vascello Lemoine... voi siete insistente quanto coraggioso e non  dir poco. Scherzate collo spirito della vostra razza che  la pi spiritosa del mondo...
Ma no, ma no, rispose il pilota ostinato: mi piacerebbe rendermi conto, sempre che non sia troppa indiscrezione la mia, perch allora riconoscerei male la vostra buona accoglienza e la vostra ospitalit...
Ebbene, in tal caso per soddisfarvi e togliervi ogni preoccupazione, risponder che la vostra domanda  inutile. Non mi chiamo forse sir Harry Solok? Non sono suddito britannico e baronetto di Sua Maest il Re d'Inghilterra?
Come gli Orientali che sfuggono, l'astuto meticcio aveva risposto ad una domanda con un'altra domanda ed in modo perentorio sebbene non categorico.
Lemoine non poteva andar oltre senza passare i limiti della convenienza e si accontent di aggiungere:
Che situazione terribile sarebbe la vostra in tal caso... e che magnifico argomento per una tragedia: il conflitto in un uomo fra la sua anima bianca e la sua anima gialla!... Una lotta mortale perch bisognerebbe pure che una delle due uccidesse l'altra.
La tensione nervosa di ogni commensale andava aumentando, un senso di disagio allontanava i convitati e la conversazione non ebbe pi che soggetti senza interesse: soltanto Dunois ed Alys avevan ripreso a discorrere con abbandono come persone che si conoscessero da lungo tempo.
Ma il grande silenzio che li circondava attrasse la loro attenzione... ed il naturalista comprese che doveva congedarsi.
Malgrado i complimenti, le strette di mano e la falsa cordialit degli "A rivederci" la separazione fu alquanto fredda.
Soltanto Alys fu sincera dicendo:
Se lo permettete verr presto a visitare il vostro Laboratorio per farmi spiegare i vostri lavori...
...
Mentre i marinai biancovestiti remavano in cadenza sotto la luna e nel grande silenzio del mare calmo, Lemoine si lasci sfuggire un sospiro di sollievo.
Oh, si respira meglio, qui! L'atmosfera di quel bello yacht era stranamente greve.
Dunois non rispondeva... pensava che Solok si interessava troppo a suo zio... e, poi, le ultime parole di Alys Laurie gli risuonarono all'orecchio come un dolce canto e non ascolt altro.
...
L'Eurasiano e la fanciulla erano saliti sul cassero per godere il panorama di quella chiara sera lunare sulla baia.
Laurie sapeva che Harry Solok voleva parlare privatamente ad Alys e da buon padre, sperando che quella sera avrebbero messo le basi per una unione che egli sperava, era andato a letto adducendo a pretesto una stanchezza comprensibile in un convalescente...
La luna terminava la sua ascesa in un cielo trapunto di stelle e la sua luce pallida e sempre melanconica induceva al sentimento.
Illuminate dalla sua luce fredda, le terre e le rocce assumevano un che di misterioso ed ognuno sentiva risuonare in s, limpido, doloroso ed un po' freddo il flauto del Werther.
I fari rossi o bianchi aprivano i loro occhi, fissi od ammiccanti, che vegliavano sul mare pericoloso di quei luoghi di difficile navigazione...
Alys, disse Solok prendendo dolcemente la mano della fanciulla, avete indovinato, non  vero, la domanda che vi avrei rivolta fin da ieri se non fosse accaduto quel disgraziato incidente? Volete esser mia moglie?
Miss Laurie rimase pensosa...
A quella domanda, che pure aveva previsto, ella fu presa da un grande turbamento. Se il miliardario gliel'avesse rivolta due giorni od il giorno prima, od anche quella stessa mattina, certamente avrebbe ottenuto la risposta che pareva desiderasse tanto; ma nel frattempo era apparso il viso di Yves Dunois disceso dal cielo come un eroe leggendario per salvarla dal mostro verde.
Era avvenuto che il giovane scienziato riassumeva in se, per cos dire, i sogni che Alys aveva inconsciamente sognato; egli corrispondeva al tipo di uomo che, senza saperlo, ella aveva desiderato per compagno della sua vita. La gesta da lui compiuta e l'eroismo da lui dimostrato gli conferivano un'aureola di grandezza ed ormai la sua immagine si interponeva fra lei ed Harry Solok. Eppure la fanciulla non voleva precipitar nulla; sarebbe stata desolata se avesse dovuto addolorare quell'uomo che lo aveva accolta, col padre, con tanta e s larga ospitalit.
Senza pronunciare parole definitive ella dichiar che la domanda la coglieva alla sprovvista e che una decisione simile richiedeva una profonda e lunga meditazione.
Eludendo una risposta diretta ella chiese tempo per rispondere e la delusione del baronetto fu assai grande.
Aveva contato sopra una vittoria pi facile... ma era prudente ed ostinato e la sua carriera lo provava. Si disse semplicemente che avrebbe atteso qualche tempo ma che ad ogni costo, e con ogni mezzo, sarebbe riuscito.
Aveva deciso che Alys sarebbe sua moglie e, che ella lo volesse o no, sua moglie sarebbe diventata!
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 11. Colui che usciva dal mare.
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Pi d'un'ora dopo la partenza di Yves Dunois e di Lemoine, venti minuti dopo che Solok si fu congedato da Alys Laurie per raggiungere Yamamoto che lo aspettava nella sua cabina, una testa umana emerse improvvisamente sotto la prua dello yacht.
A piccole bracciate prudenti, il nuotatore si avvicin approfittando dell'ombra della nave sull'acqua e si aggrapp alla catena del bompresso certamente per riprender fiato. Dal punto della baia pi vicino alla nave, aveva dovuto percorrere almeno due miglia, anche contro corrente.
Uscito dall'acqua, si iss sulla catena dell'ncora: nudo, o quasi, egli si innalz fino alla lizza procedendo con una agilit straordinaria ed una destrezza meravigliosa. Finalmente salt sul ponte ma uno degli uomini di guardia accorse e lo ferm di colpo lanciandogli una domanda gutturale, e per tutta risposta colui che era cos salito a bordo dello Swastika, avvicin le mani e sovrappose i due indici incrociandoli.
Il marinaio si inchin profondamente e corse alla cabina sul ponte discendendo poi i gradini di ferro a quattro a quattro. Un istante dopo egli annunciava quella visita al cameriere particolare di Harry Solok.
Charlie corse verso il nuovo venuto, si inchin lui pure profondamente e, senza pronunciar parola, lo condusse all'appartamento del suo padrone.
Il miliardario era chino sopra una carta marina che stava studiando con grande attenzione assieme a Yamamoto il quale era chino vicino a lui.
Al rumore della porta che s'apriva, poich Charlie non aveva neppur bussato, alzarono il capo entrambi e videro l'uomo nudo che si avvicinava.
Un attimo dopo il capitano di vascello della marina giapponese si avanzava colla mano tesa e con atteggiamento ospitale verso il nuotatore che tremava pel freddo.
Iroscighe! esclam.
Intanto Solok staccava da un attaccapanni una vestaglia imbottita ed aiutava con molta cordialit il suo visitatore a rivestirsene.
Colui che veniva dal mare in s strana guisa si inchin davanti al baronetto, ma con perfetta dignit e senza il menomo indizio di servilit ed i roscoviti avrebbero potuto riconoscere in lui il miserabile insetto Yen-Fu, il servo tanto disprezzato del capitano Le Hlo.
A quella festuca, a quell'uomo spregiato, il miliardario e l'ufficiale giapponese facevano una calorosa e cortese accoglienza la quale avrebbe certamente stupito assai il pazzo eremita di Roch'Illievech se avesse potuto assistere a quella scena.
Il sedicente Yen-Fu sedette senza nemmeno averne avuto l'invito come chi si trovi in casa propria.
Perbacco, colonnello, senza Yamamoto, poco fa non vi avrei riconosciuto: che metamorfosi straordinaria! Ma, ditemi, non soffrite troppo dell'umiliante condizione in cui la vostra devozione per la razza cui appartenete vi ha momentaneamente ridotto?
Il finto cinese rispose:
Chi compie il proprio dovere non pu soffrire, specialmente quando senta prossima la riuscita dell'impresa alla quale si  dedicato.
Si sa di che siate capace, disse con fervore il capitano di vascello. Vi ammiro, Iroscighe.
Ma non sono che un giapponese fra giapponesi, amico mio... Non sareste forse voi pure pronto quanto me a simili rinunce?
E sorrise di quel sorriso un po' triste e stanco della gente di sua razza.
La nostra Marina non manca di esempi illustri da seguire, rispose Yamamoto gravemente, ed io mi sforzer di imitarli.
Pensate al marchese Ito?
All'ammiraglio marchese in persona.
Non ne conosco la storia, intervenne Solok.
Vale la pena di essere narrata... Il famoso ammiraglio Mahan della flotta degli Stati Uniti, quand'era commander, aveva avuto come domestico un cinese, il quale era un cameriere perfetto, devoto, lavoratore ed abilissimo: poi, un bel giorno, quel servo se ne and, ricco, disse, di economie. Era ritornato al suo paese. Molte volte Mahan rimpianse il domestico perduto... era una vera perla! Ma una certa sera a Tolone, mentre visitava la squadra giapponese che si trovava col contemporaneamente alla sua divisione, confid al marchese Ito, scherzando, che egli gli rammentava un cinese che aveva conosciuto... Ito sorrise, si tolse rapidamente la giubba d'uniforme (era l'ora del t) si infil la giubba bianca di un inserviente di tavola, si mise un tovagliolo sotto il braccio e sorridendo d'un sorriso stereotipato si chin leggermente verso l'ammiraglio americano e gli bisbigli: "Agli ordini del signor ammiraglio". L'ammiraglio lanci un grido: era quello il modo come si inchinava e parlava il suo cinese, il domestico che aveva avuto per tanti anni. Ed egli ammir senza nessuna riserva il patriotta che malgrado la nobilt della nascita ed il grado raggiunto nella marina del suo Paese, aveva saputo adattarsi per tanto tempo a lavori degradanti per sorprendere dei segreti utili alla gloria della sua Patria. Con questo esempio avrei torto di lagnarmi, continu Iroscighe: ho fatto come Ito: ecco tutto.
Certamente, ma in condizioni cento volte pi penose, gli rispose Yamamoto, e che, al mio modo di vedere, richiedono molto maggior abnegazione.
Chi non sa sopportare e tacere non  capace di compiere grandi cose, concluse con grande semplicit la vittima del capitano Le Hlo.
Solok si andava spazientando per quel dialogo... che pur rappresentava la stessa essenza della compitezza giapponese.
 prossima l'ora in cui potremo agire? domand improvvisamente e bruscamente.
 prossima; imminente, anzi. Gli apparecchi di quel vecchio pazzo, cattivo e gretto, sono a punto... il loro funzionamento giustifica ogni speranza.
Yamamoto ed il magnate del petrolio, che erano seduti, si alzarono contemporaneamente manifestando con ci quasi un principio di esaltazione, ed i loro occhi si illuminarono selvaggiamente.
Ne conoscete la manovra?
Non dubitatene, fu la risposta di Iroscighe, di quel colonnello del genio, nobile quanto il Mikado stesso, il quale, per sorprendere il segreto straordinario di Le Hlo, si era, da quattro anni, retrocesso alla misera condizione di un infimo servo...
E credete che, cos come sono, essi possano servire per la costruzione di copie delle quali noi contiamo armare rapidamente i nostri tre sottomarini?
Lo affermo, rispose il colonnello del genio. Riprodurr con ogni facilit gli apparecchi direttori dei siluri... nessun perfezionamento  necessario, almeno per il momento. La loro azione  sicura ed infallibile. Il nostro uomo guida i suoi arnesi a trenta miglia di distanza con una precisione assoluta. Ho anche scoperto il segreto di cui si serve per la cattura del pesce: non che questo possa servirci..:
Allora la nostra vittoria  sicura! grid quasi il miliardario. Se avviene quel che noi ci auguriamo con tutte le nostre forze, diverr padrone colui che deve dare il segnale a tutto l'Impero del Sole levante. Non rimane dunque che stabilire per ora il momento in cui procederemo a quanto  necessario...
E sorrise del suo sorriso crudele.
Quando contate d'agire, allora? domand.
Fra poco, rispose Iroschighe, ma mi sembra necessario prendere grandi precauzioni... Il vecchio  furbo e sta sempre in guardia... e, poi,  necessario allontanare tutti i sospetti che potrebbero anche soltanto sfiorarci. Bisogna che altri appaiano colpevoli... Perch l'arma agisca fulminea,  necessario che nessuno ne sospetti l'esistenza... e che nessuno sappia ch'essa  in nostro possesso.
Mi incarico di stornare ogni sospetto che possa formarsi, dichiar Solok il quale percorreva la cabina a gran passi: sapr trovare l'uomo di paglia. Ma qualcuno sa che pensare, almeno press'a poco, dell'importanza dell'invenzione del capitano Le Hlo, e questi  suo nipote; la nostra conversazione durante il pranzo mi ha illuminato su ci... Voi immaginavate, Yamamoto, che io parlassi tanto per discorrere... Volevo semplicemente sapere quel che sapesse Dunois. Troveremo il modo, ed  facile, per impedirgli di chiacchierare; anzi penso gi ad un'astuzia...
E si chin all'orecchio del colonnello e bisbigli alcune parole alle quali l'altro rispose soltanto, e con tono di estrema seriet:
Con lo Sciogun sino alla fine!
Pel trionfo della Razza Gialla!
Il falso Yen-Fu si alz, si spogli della vestaglia e salut i suoi due compagni i quali non l'accompagnarono sul ponte pel timore d'esser veduti con lui dagli americani.
Silenziosamente, a piedi scalzi, colui ch'era uscito dal mare pass davanti al marinaio che sonnecchiava presso l'occhio di prua, scavalc il parapetto e si lasci scorrere lungo la catena dell'ncora e ritorn in acqua senza che si fosse udito il menomo sciacquio.
...
Ma qualcuno l'aveva veduto...
Miss Laurie, che non poteva addormentarsi perch troppi pensieri, e gravi, le occupavano la mente, si era affacciata alla vasta finestra della sua cabina, ed ebbe cos, improvvisamente, la sensazione che lo Swastika fosse avvolto da un mistero il quale necessariamente avvolgeva anche suo padre e lei.
...
Flessibile e svelto come un'anguilla, il nuotatore era scomparso.
Mantenendosi quasi continuamente fra due acque, egli si dirigeva a buona velocit verso la costa, usando una specie di crawl ed in breve fu vicino alla riva.
Egli credeva che a quell'ora tutti fossero gi a letto, nelle vicinanze piuttosto deserte della piccola ansa di Paimpol: nessuno, perci, poteva vederlo.
Ma v' sempre qualcuno che fa il contrario degli altri.
Giunto fin l senza luci a bordo, con una leggera imbarcazione "tanto per fare una passeggiatina", questo qualcuno aveva proprio allora ammainato la sua bruna vela di mezzana per osservare curiosamente le luci scintillanti dello yacht, e, sempre questo qualcuno, aveva orecchie simili a vecchie insegne di barbiere e pronte a cogliere ogni minimo rumore.
Quelle orecchie colsero un leggero sciacquio regolare che andava avvicinandosi e che seppero subito riconoscere.
Oh! borbott pap Anthime. Si nuota, qui! Che ora hanno scelto pel bagno?... Il mare dev'essere freddo: ho proprio avuto una buona idea venendo a dar una capatina fin qui... Eh,  l'ispirazione!... Mi piacerebbe vedere chi sia questo originale che si diverte a fare il delfino... Ti piglierai dei reumi, caro!
Generalmente pap Anthime era curioso a ragion veduta... Mentre parlava uniformava gli atti alle parole: spingeva la barca dietro una punta rocciosa e vi si appiattava coll'occhio attento.
Alla debole luce che in quell'ora filtrava fra le nuvole, egli vide una forma umana uscir dall'acqua circa cento metri pi in l; ma la notte non era sufficientemente chiara perch egli potesse identificare quella forma imprecisa; e non era nemmen da pensare ad avvicinarlesi perch c'era da attraversare un vasto spazio scoperto assai pi sassoso che sabbioso e certamente egli sarebbe stato udito.
Accontentandosi, dunque, del suo osservatorio imperfetto, pap Anthime pot constatare che quel misterioso nuotatore andava a ricercare i suoi abiti dietro una pietra e si rivestiva in fretta. Quando si fu rivestito, l'uomo gett uno sguardo tutt'attorno e, certamente rassicurato, si diresse verso Roscoff attraversando la spiaggia sassosa.
Con un'agilit scimmiesca, Anthime lo segu: ci teneva a "procurarsi i connotati" di quel nuotatore notturno; ma su quel terreno disuguale, difficile, irto di ostacoli, gli accadeva frequentemente d'inciampare: gli riusciva per sempre di mettere innanzi le mani ed allora restava immobile per un istante pel timore d'essersi fatto udire e poi riprendeva l'inseguimento.
Ma doveva confessarsi che sulle rocce egli era assai inferiore a colui che pi lungi camminava rapido e leggero distanziandosi, sia pur di poco, ma continuamente.
Nel timore di vedersi sfuggire lo sconosciuto, Anthime si mise a correre cos che quando la luna si nascose improvvisamente dietro una nube, egli inciamp e cadde quant'era lungo ferendosi dolorosamente contro delle pietre acuminate: nello stesso istante il coltello che teneva in tasca gli sfugg e cadendo sulla pietra produsse uno schiocco che risuon nella notte il cui silenzio non era rotto nemmeno dal frangersi delle onde.
Immediatamente la luna riapparve ed Anthime vide l'uomo volgersi e cercare a lungo con lo sguardo donde provenisse quel suono. Aveva compreso, costui, d'essere inseguito?
Comunque, divenuto diffidente egli scomparve quasi subito.
Dove s' ficcato quel burlone? brontol il preparatore strofinandosi le gambe e le costole indolenzite. Credi d'essermi sfuggito? Ti ritrover, caro!
E, lentamente, metodicamente egli si mise alla ricerca dell'altro, sicuro che l'altro si era nascosto.
Caso sospetto! diceva intanto fra s. Poich ci tieni tanto a non esser visto,  certo che non hai la coscienza tranquilla. E, diavolo, ho sempre il desiderio, io, di vedere questa gente troppo discreta!
Con delle precauzioni da indiano, egli fece il giro delle rocce che lo separavano dal punto dove aveva visto fermarsi e scomparire lo sconosciuto, badando bene che questi non riuscisse ad andarsene insalutato ospite.
Ma l'uomo rimaneva nascosto e certamente non era meno agile n meno svelto del suo avversario perch con nessuna astuzia Anthime riusc a coglierlo in fallo. Sicuro che fosse vicino, il preparatore non si scoraggiava pel risultato negativo delle sue ricerche.
Conti di liberarti di me e di esaurire la mia pazienza? Bene, ti sbagli: puoi nasconderti, strisciare e saltare da un buco all'altro... quando Anthime s' ficcato nella zucca di trovar qualcuno, lo trova anche se ci mette la coda il diavolo. Ti dico che vedr il tuo muso.
Intanto non vedeva che massi, sabbia ed alghe.
Va' pure, figlio mio... ti acciuffer! Bisogner pure che...
Ma non pot finire.
Qualcosa di pesante e di flessibile gli era piombato sulla schiena, e cos violentemente che i suoi garretti d'acciaio si piegarono, e nello stesso tempo due braccia gli strinsero il collo come in una morsa con tal forza irresistibile da fargli crocchiare le vertebre, mentre due gambe gli stringevano i fianchi tanto forte ch'egli sentiva cedere le costole.
Jiu-jitsu, pens l'aggredito giudicandosi quasi dominato: ho certamente a che fare con un giallo... del resto l'avevo immaginato.
Dotato d'un vigore eccezionale, Anthime non era facile a perdere la testa... Non riuscendo, malgrado la sua forza, a liberarsi da quel collare che stava per soffocarlo, prese la sola decisione possibile in quella circostanza. Si gett indietro di scatto per piombare con tutto il proprio peso sull'aggressore il cui dorso avrebbe battuto violentemente sulle pietre. Ma quegli indovin il colpo... abbandon la presa e lasci che Anthime cadesse solo pensando certamente che si sarebbe accoppato di schianto.
Ma, sebbene stordito, il bretone si rialz immediatamente con un rapido colpo di reni e si precipit sull'avversario e questi gli apparve come un uomo di bassa statura dal viso quasi completamente nascosto da una striscia di stoffa cos che se ne scorgevano solamente gli occhi piccoli e brillanti.
Un giallo... certamente un giallo!
Poteva essere un marinaio dello Swastika... e poteva essere il servo di Le Hlo.
Chiunque fosse, quell'uomo attendeva Anthime di pi fermo; lasci che gli giungesse addosso, par abilmente due diretti che pure gli erano stati lanciati con violenza, si lasci prendere al collo ed allora invece di resistere segu l'impulso ricevuto; afferr il preparatore per le maniche del camiciotto, gli piant un piede nel ventre ed a sua volta si lasci cadere indietro di piombo.
Trascinato dal suo slancio aumentato dal colpo che l'altro gli aveva dato, il bretone pass al di sopra di questo ed and a precipitare, disteso, due metri dietro a lui.
Pronto come il lampo lo sconosciuto gli fu subito sopra ed alzava gi un grosso ciottolo per fracassargli il cranio, quando un rumore di scarpe chiodate risuon sulle rocce.
L'orientale alz il capo, vide un doganiere che, rivoltella e coperta a tracolla, ispezionava il suo tratto di costa, abbandon la pietra e fugg con la massima rapidit.
Credendo che si trattasse di un contrabbandiere, il doganiere impugn la rivoltella e stava per premere il grilletto, quando scorse sulla roccia un corpo inanimato: al chiaror della luna che s'era fatta pi vivida riconobbe allora Anthime col quale era in rapporti molto amichevoli: di colpo, dimenticando il fuggiasco, rimise la rivoltella nella fondina e, accosciandosi, si pose sulle ginocchia la testa pallida del ferito.
Che diamine, pap Anthime! Che cosa  accaduto?
Il preparatore non si muoveva e non dava neppur segno di vita.
Che sia morto? si domand il milite.
Raccolse nel cavo della mano un poco d'acqua fresca da una pozza vicina e la vers sulla fronte pallida. Questa volta lo svenuto emise un profondo sospiro ed aperse gli occhi che mosse per un istante smarriti e finalmente riconobbe il viso chino su di lui.
Ah, siete voi, Kerampont? Buona sera, vecchio mio; che cosa mi  accaduto?
Il doganiere gli narr quel che aveva veduto.
Ah, si! fece il preparatore. Bene, posso dire che se n'intende quell'omiciattolo! Come m'ha conciato!
Ed a stento si rimise ritto.
Pieno d'ammaccature, il braccio destro gli doleva; egli se lo strofin e guardandosi d'attorno continu:
Da che parte se n' andato, quel demonio?
Di l, rispose il doganiere indicando la direzione di Roscoff: stavo per sparargli quando vi ho visto a terra. Mi ha addolorato perch siamo vecchi amici, non  vero?
Certamente: grazie, Kerampont. Bisogna che lo acchiappi, figliolo, quel figlio d'un cane d'un omiciattolo.
Non ci pensate! Se corre ancora dev'essere lontano, ormai... Ma per che cosa avevate a che fare con lui? Chi ?
Anthime non ci teneva affatto a proclamare i suoi sospetti e neppure il motivo delle sue indagini:
 un giovinastro che mi ha imbrogliato una volta in un contratto per degli animali marini pel laboratorio.
Come si chiama?
Non lo so neppure... non  di qui; ma se lo ripesco non la passer liscia, me l'ha fatta una volta e non ci ricadr la seconda.
Accompagn per un tratto Kerampont lungo la spiaggia chiacchierando di questo e di quello, poi, dopo averlo ringraziato ancora, prese dei sentieri fra i campi e raggiunse la strada di Roscoff.
Rimuginava nella sua mente immaginosa quella strana avventura.
 per ben strano, tutto questo. Se  qualcuno dello Swastika, perch veniva a terra a nuoto?... E se era Yen-Fu, che cosa ha a che fare, lui, con coloro che sono su quella nave?
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12. LA RIVOLTA DEI CROSTACEI. Attorno ad un manifesto.
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Erano trascorse alcune settimane senza che nessun mutamento fosse avvenuto nella situazione: si era giunti ai primi di agosto ed il pesce disertava sempre le localit che un tempo eran da lui preferite: i pescatori erano senza lavoro ed il denaro raccolto a loro beneficio, mediante sottoscrizioni, andava esaurendosi rapidamente cos che lo spettro della miseria mostrava ancora una volta il suo viso laido al focolare di pi di una famiglia.
Convinto, da una nuova serie di osservazioni, fatte col suo amico Lemoine a bordo dell'idrovolante Latham, che la ipotesi gi formulata fosse giusta e che suo zio possedesse davvero una forza capace di costringere i pesci a mutare le proprie abitudini, Yves Dunois si era deciso ad agire senza badare a scrupoli.
Un breve rapporto ch'egli aveva mandato alla Direzione della Pesca aveva provocato la sua convocazione urgente, ed egli venne ascoltato con interesse dal Ministro della Marina al quale espose chiaramente le sue certezze ed propr timori.
Quel colloquio era avvenuto il marted mattina e la stessa sera gli giungeva, all'albergo dove aveva preso alloggio, una comunicazione con la quale il Ministero... lo assicurava che sarebbero stati presi provvedimenti per porre termine a quello stato di cose che recava tanto nocumento ai pescatori di Roscoff; lo si ringraziava inoltre per aver egli attratto l'attenzione del Ministero sul fatto che Le Hlo aveva scoperto un sistema per dirigere a distanza i siluri telemeccanici, cosa che interessava assai la difesa nazionale.
Ritornato l'indomani a Roscoff, e completamente tranquillizzato, l'ittiologo aveva trascorso tutto il pomeriggio a Saint-Pol, l'antica capitale del Lon, assieme ad Alys Laurie. Del resto, dopo il pranzo a bordo dello Swastika, essi si eran ritrovati molto di frequente ed avevano fatto parecchie escursioni alle pi belle localit della Bretagna ed avevan goduto assieme di una profonda ammirazione pel potente fascino dell'Armor come i celti antichi chiamavano la regione, abbandonandosi alla dolce attrazione che vicendevolmente provavano.
...
E si era giunti al gioved mattina
Anthime, che si era completamente ristabilito, e da parecchio tempo, dalle conseguenze dell'aggressione sofferta, mentre scendeva nel vestibolo del Laboratorio vide entrarvi pap Le Guen. Col braccio infilato nel manico di un paniere il vecchio pescatore avanzava a passettini misurati battendo gli zoccoli di legno che aveva ai piedi e fumando una pipa spaventosamente annerita la quale spandeva tutt'attorno un odore abbastanza repellente per ogni narice ben costituita.
I due uomini si strinsero la mano e poi, senza alcun motivo, Anthime si arrampic sulla solita scala che si trovava nel centro del vestibolo e di lass domand:
Che buon vento ti ha portato qui a quest'ora, vecchio mio?
C', rispose il marinaio, che ti porto qualche fico... perch so che ti piacciono.
Grazie, figliolo; sei molto gentile.
Dove devo metterli?
Qui, (ed Anthime mostr una delle tavole di marmo), quanto ti devo?
Ma niente...  una cortesia che ti faccio perch li ho colti nel mio giardino. Pagherai un bicchier di vino un giorno o l'altro e saremo pari.
Non saremo pari in fatto di gentilezza, per... ti ringrazio, Le Guen.
Detto questo, incroci le gambe, si prese in mano il piede destro e poi si inform
Ci sono novit?
L'ex-marinaio lanci all'aria una nuvola di fumo puzzolente.
Novit? Ce n' almeno una... ed  che io, che non credevo affatto a tutte quelle storie di stregoneria, comincio a credervi seriamente.
Oh, mi racconti una panzana!
Non  una panzana. Questa notte mi sono alzato alle due perch non potevo dormire e sono uscito sulla porta per godermi il chiaro di luna... Sai che cosa ho visto davanti alla chiesa?... Un fantasma, ragazzo mio; un fantasma proprio davanti al muro del cimitero e non era alto pi di un soldo di cacio. Si abbassava, si rialzava, stendeva le braccia e faceva dei salamelecchi continui sempre colla faccia rivolta al muro... Aveva in mano un secchio coll'acqua benedetta nel quale immergeva un asperges e poi faceva dei gran segni verso la facciata della chiesa con quella che certamente era "acqua benedetta a rovescio" del diavolo. Ho voluto vederlo da vicino e, siccome camminavo colle sole calze, non mi ha sentito giungere ma quando sono arrivato a dieci passi da lui si  voltato di scatto. Ah, caro mio, se avessi visto che occhi cattivi aveva! Neri e brillanti come micce accese in una faccia gialla sbarbata. Se lo avessi visto, dico, non ti saresti dato tante arie; ed io mi son fatto il segno della Croce quieto quieto... ed allora, si capisce, egli  scappato ed  scomparso... Ecco tutto!
Avevi mangiato troppo a pranzo, od avevi un bicchiere di pi nella stiva, caro pap Le Guen.
Ma tu sai benissimo che non abuso n di cibo n di bevande specialmente con questo tempo di miseria. Anthime, ti dico che ho visto: ho visto, ecco tutto. Basta. A rivederci.
E se ne and com'era arrivato colla sua pipetta infernale ed a passettini misurati e sonori pel battito degli zoccoli di legno sul pavimento.
Ecco un'altra "storia"! borbottava il preparatore mentre saliva al laboratorio privato del Direttore per raccontargli quanto aveva detto il vecchio Le Guen.
Dunois lavorava allegramente tra fiale, provette, vasi, e bombole di gas compressi... era allegro quella mattina e la vita gli pareva bella: forse per effetto della risposta ricevuta il giorno prima ad una certa domanda da lui fatta a miss Alys Laurie mentre dall'alto del Kreisker, il campanile della cattedrale di Saint-Pol-Lon, contemplavano il paesaggio.
Dopo lo scambio dei convenevoli d'ogni mattina, il preparatore raccont la visita ricevuta.
Avete un'idea, domand Dunois, di quel che abbia potuto causare la visione di pap Le Guen?
Ho supposto un'allucinazione, che fosse ubriaco.
Il naturalista fece cadere la cenere della sigaretta.
Eppure il vecchio  sobrio ed ha ancor gli occhi buoni: per conto mio confesso che la sua descrizione mi impressiona... occhi fiammeggianti... faccia gialla... lo sapete che tutto ci mi rammenta la descrizione del vostro aggressore dell'altra sera... proprio come me l'avete fatta voi?
Anthime si gratt un'ascella facendo una smorfia e poi, improvvisamente osserv:
Allora si tratterebbe o di Yen-Fu o di qualcuno dello Swastika; non sono ancora riuscito a farmi un'idea se si tratti piuttosto dell'uno che dell'altro e non perch abbia risparmiato le passeggiate sulla costa di sera. Non ho mai pi visto nulla di sospetto.
Sempre lavorando a metter un po' d'ordine fra tutte quelle provette, e riempiendo delle fiale di reagenti, il preparatore emetteva certi suoni gutturali che gli erano consueti e che lo facevano ancor pi rassomigliare ai quadrumani di grande statura.
...Niente di sospetto... intendiamoci: ma quello Swastika, non c' che dire, mi fa uno strano effetto. Giurerei che si stia macchinando qualcosa di non troppo come si deve fra lo yacht e Roch'Illievech... ci si sente circondati da intrighi... da misteri... Roba sospetta. Quel marinaio-fantasma di Le Guen dev'essere qualche altro filo della trama!
Pap Anthime era a questo punto delle sue riflessioni, quando un rumore strano scoppi, ingrossando rapidamente, sotto le mura stesse del Laboratorio dalla parte della calata del Vile.
Erano esclamazioni di collera a quanto sembrava... grida e voci di richiamo.
I due uomini corsero alla vetrata che s'apriva nel giardino folto di vegetazione e, al di l del cancello decorato da un polipo stilizzato, di lamiera, scorsero un gruppo abbastanza numeroso di pescatori che gesticolavano, a quanto pareva, davanti ad un manifesto.
Quella gente si agglomerava, si urtava, si alzava sulle punte dei piedi tanto che l'assembramento poteva paragonarsi ad un formicaio in subbuglio. Chi aveva letto si allontanava per riunirsi ai gruppi che gi s'eran formati e dove si discuteva con grandi scoppi di voce e con gesticolazioni violente da far credere, a distanza, che si trattasse di esercitazioni di telegrafia ottica.
...
Nello stesso momento, sulla piazza della chiesa, sul terrapieno del canotto di salvataggio, agli incroci delle vie, gruppi simili si affollavano davanti a simili manifesti.
Da ogni parte accorreva gente ed era un continuo incrociarsi di richiami per mostrarsi i fogli incollati sui muri. Tutta la cittadina era sottosopra.
...
Dunois, prima ancora che, spinto dalla curiosit, avesse superato la distanza corrente dal laboratorio al manifesto, aveva l'intuizione improvvisa del rapporto fra il "fantasma" intravisto dal vecchio Le Guen e l'affisso che provocava tanta emozione popolare: l'asperges e la vaschetta dell'"acqua benedetta a rovescio" prendevan nella sua mente l'aspetto d'un pennello e d'un secchiello di colla.
Al suo avvicinarsi quanti leggevano o commentavano si trassero in parte per fargli spazio e Luigino, che fra gli altri era certamente uno dei pi rumorosi ed anche dei pi scalmanati, grid:
Bene, signor Dunois; non ci spiace di vedervi! Leggete un po' questa roba, se non vi spiace, e diteci la vostra opinione, sempre che non vi chiediamo troppo.
Stupito pel tono ironico ed anche insolente del pescatore, l'ittiologo lesse rapidamente le poche righe del manifesto.
Pescatori,
Siete dunque tanto ciechi da non vedere che il solo responsabile del vostri mali, colui che vi toglie il pane dalla bocca,  lo stesso che, la notte del Natale scorso, vi minacciava? Colui il quale annunci che fin ch'egli viva non vi sar pi pesce per voi da catturare?
Il vostro affamatore  il capitano Le Hlo!
Suo nipote Yves Dunois, colui che dice d'esservi amico, lo sa e da molto tempo...
Voi sapete benissimo quel che dovete fare.
Non avrete paura, voi, di questi individui!
Avanti, pescatori roscoviti! Salviamo il nostro paese, salviamo le nostre mogli ed i nostri figli!
Ed era firmato: "Un compagno".
Dunois strinse i pugni. Neppur per un istante aveva esitato ad attribuire a Solok la paternit di quel manifesto.
Non v'era dubbio: restava confermato il legame fra il "fantasma" di pap Le Guen, il notturno affissatore, ed il padrone dello Swastika... Era proprio questo il "compagno".
Chi altri avrebbe avuto interesse ad eccitare cos il risentimento dei marinai?... Quel meticcio seguiva un piano prestabilito.
Ma il naturalista non ebbe il tempo di riflettere con ponderazione e neppure di partecipare ad Anthime i suoi pensieri: Luigino Guyader, saldamente piantato davanti a lui, ed aggressivo, ritornava alla carica mentre tutti gli altri tacevano e sui loro volti attenti spuntava un'espressione beffarda.
Ed allora, signor Dunois; voi che vi chiamate nostro amico, che ne dite di questo? Ve lo chiedo, cos, tanto per sapere.
Un po' pallido, l'ex-ufficiale guard il pescatore negli occhi.
Io vi sono amico, Guyader, ed i miei atti ve l'hanno provato molte volte. Sono appena tre giorni che mi sono interessato per ottenere, dal Ministero della Marina, e li ho ottenuti, dei provvedimenti efficaci perch la situazione attuale abbia fine in brevissimo tempo.
"Quanto all'autore di questo manifesto egli ha commesso un atto di cui gli chieder ragione se la mia certezza si confermer. Non lasciatevi trascinare, non badate a questi cattivi consigli... Vi garantisco personalmente che i vostri interessi materiali non saranno sacrificati per lungo tempo ancora... Fra qualche giorno, capite? fra qualche giorno potrete riprendere la pesca.
I pescatori pi anziani approvavano col capo ed i pi ponderati bisbigliavano:
Bravo! Ben detto! Non facciamo sciocchezze!... Non sappiamo nemmeno chi sia quello che si dichiara nostro "compagno"... Mentre almeno, il signor Dunois lo conosciamo da molto tempo; su questo non c' dubbio, ed  una brava persona.
Ma Luigino era ormai sfrenato: cogli occhi brillanti e colla faccia convulsa, egli riprese senza reticenze di sorta:
Il signor Dunois difende lo zio!... Pu darsi che fra poco si possa riprendere la pesca, ma intanto son due mesi che noi si muore di fame. E c' un colpevole di questa situazione; no? Il colpevole  indicato da questo manifesto: chiunque l'abbia scritto, quegli ha detto certamente la verit... Il nostro affamatore  lo stregone, il cormorano di Roch'Illievech!... e questo  certo come esiste il sole che ci illumina.
La folla oscill vociferando, e delle braccia si alzarono scuotendo dei pugni enormi.
Si gridava:
S, s...  proprio lui... quel cane rognoso d'uno stregone!
Guyader sal sopra un paracarro e, mentre lanciava occhiate di sfida al direttore del Laboratorio, continu:
Ebbene, poich tutti lo conosciamo, non c' pi che una cosa da fare... Bisogna punirlo... tutti alla sua baracca! Avanti, andiamo a saldare il suo conto!
Un nuovo richiamo di Dunois alla prudenza venne soffocato da una valanga di grida: e gi un grosso gruppo si metteva in cammino ingrossandosi di quanti, altrettanto eccitati, incontrava per le vie, quando vicino alla cappella-ricordo di Maria Stuarda, Santic Saout fece osservare che aveva gi veduto l'autoscafo di Le Hlo prendere il largo un po' prima dell'alba.
Ah,  in mare! grid Luigino che guidava la masnada. E vada pel mare... aggiusteremo i suoi conti altrettanto bene in mare quanto a terra... Avanti, ragazzi... Addosso all'affamatore... facciamolo bere alla gran tazza... o non siamo pi uomini.
Ma tu dimentichi, grid qualcuno, che il suo autoscafo  pi rapido delle nostre barche: non deve faticare per tenerci distanti!
Tutti si guardarono per un momento e poi una voce si alz da quella folla agitata come un mare in tempesta
Ebbene, prendiamo il Pluteus, il battello del Laboratorio. Anche quello ha un motore per aiutar le vele e poich il signor Dunois  d'accordo con suo zio, a quel che si dice, tanto peggio per lui, per tutti i fulmini!
Con un immenso fracasso di zoccoli, la folla furibonda corse di volata al molo all'estremit del quale oscillava sulle onde il dundee che serviva di solito per le escursioni in mare degli studenti dell'Istituto zoologico.
Tutti volevano partecipare all'inseguimento: tutti volevano essere della partita.
Cinque minuti dopo venticinque uomini frenetici, rossi ed accaldati; che per primi erano saliti sul Pluteus, toglievano gli ormeggi, issavano le vele e mettevano subito la prua verso il mare aperto fra grida selvagge.
La caccia all'uomo cominciava.
...
Non appena aveva avuto la sensazione che ogni suo intervento sarebbe stato inutile, Dunois si era precipitato all'apparecchio telefonico del Laboratorio ed aveva chiamato d'urgenza la gendarmeria di Saint-Pol; aveva narrato l'eccitazione ed il furore dei pescatori ed il pericolo che suo zio correva nella sua casetta di Roch'Illievech ed il brigadiere, vecchio soldato e uomo dalle decisioni rapide, rispose che si assumeva di prevenire la catastrofe temuta.
Ho appunto un'automobile a disposizione, disse e mi faccio portar subito coi miei uomini alla casa del capitano... Vi giunger prima dei pescatori.
Il naturalista, rassicurato, lasciava l'apparecchio quando Anthime si precipitava da lui ansimante:
Hanno preso il Pluteus quei ragazzi furiosi, ora danno la caccia al vecchio cormorano che pare sia in mare dall'alba... Sono idrofobi... e sapete che a bordo ci sono dei fucili pei delfini, fucili da guerra, perbacco. In questo momento non darei molto per la pelle del vostro rinoceronte... Certamente gli aggiusteranno i conti questa volta.
L'ex-tenente di vascello non ebbe un istante di esitazione:
Presto, prendete la mia moto, disse ad Anthime, e filate sullo stradone di Saint-Pol... Troverete i gendarmi che stanno recandosi a Roch'Illievech e li condurrete, invece, qui. Io salto sul motoscafo e forse cos riuscir a precedere quei forsennati e ad avvertire mio zio...  proprio una sventura che uno dei due motori dell'idroplano sia stato smontato, altrimenti avrei portato via con quello il nostro uomo sotto il naso degli inseguitori.
Ma signor Dunois... protest il preparatore che gi vedeva il suo direttore in pericolo.
State zitto, vecchio mio... state zitto... Non abbiamo tempo da perdere... fate quello che v'ho detto.
In un batter d'occhio si imbarc nel canotto e data immediatamente tutta la velocit al motore si lanci sulle tracce del Pluteus.
...
Questo, col motore in azione per aiuto alla vela, aveva gi passato l'isola di Batz e sul suo ponte i venticinque uomini stavano in vedetta frugando il mare cogli occhi scintillanti di furore; dieci di essi, i tiratori pi destri, caricavano le carabine che avevano trovato nella cabina di poppa con buon numero di cartucce. Nessuno parlava pi... Mentre la navicella del Laboratorio avanzava elegante sul mare smeraldino con due schizzi di spuma davanti al tagliamare, il suo equipaggio improvvisato, dominato dalla passione omicida, non pensava che a rintracciare l'uomo odiato.
Quegli uomini semplici erano diventati assolutamente primitivi; in loro si erano ridestati gli istinti degli antenati corsari sempre alla ricerca di ricche prede; i loro occhi, verdi o neri, fiammeggiavano e l'angolo ossuto delle mandibole, contratto nello sforzo della volont, sporgeva maggiormente sotto le gote; le mani, strette violentemente, pareva avessero gi afferrato la preda ed i piedi scalpicciavano nervosamente sul ponte.... pareva la muta dei cani al suono dell'hallali.
Santic Saoul non sapeva star fermo; Luigino Guyader aveva un continuo risolino maniaco e feroce; i due Corre, colla testa un po' china e gli occhi e le sopracciglia alzati, spiavano ansiosamente l'orizzonte... ed il loro gesticolare nervoso denotava gi il pensiero omicida che li dominava, mentre le loro bocche andavano ripetendo:
Aspetta, figlio d'un cane... aspetta un poco e vedrai che ti sbudelleremo.
E l'eccitazione di tutti quegli uomini forsennati andava crescendo di mano in mano che la navicella si allontanava veloce dalla costa; gli occhi scintillavano sempre pi fra le palpebre semichiuse, e sulle labbra andava accentuandosi il ghigno feroce delle belve carnivore affamate, in cerca di preda, e che  tanto spaventoso sulle labbra della folla inferocita.
Tutti quei muscoli potenti erano agitati nell'ansia di afferrare, di colpire, di uccidere.
Ed ecco che lontano, al largo, un punto quasi impercettibile apparve sul mare, ben rischiarato dal sole che in quel momento si innalzava sull'orizzonte: e venti voci gridarono contemporaneamente:
Eccolo il ladro! Canaglia!
E fra tutti quegli uomini solitamente onesti, buoni e caritatevoli non ve n'era uno che, messo calmo di fronte alla propria coscienza, non avrebbe sentito la vergogna di quella passione omicida che l'agitava. Ma le folle non hanno che istinti collettivi ed un pensiero unico che si potrebbe quasi qualificare meccanico. Quello che per l'individuo  delitto, alla folla furente appare soltanto come l'esercizio di una giustizia superiore.
E delle grida scoppiarono sulla calma del mare:
Ah, ti abbiamo, vecchio demonio! Ah, ah! Ora ti farem ballare! Questa volta aggiustiamo i conti per davvero!
 venuto il momento di farti pagare tutto il male che ci hai fatto... a noi che non t'abbiamo fatto nulla!
Niente piet per quel coccodrillo... dobbiamo ammazzarlo; vogliamo vederlo galleggiare colla pancia all'aria!
Le Hlo, pur da lontano, vedeva perfettamente quella nave che si dirigeva alla sua volta ma non se ne preoccupava affatto; sapeva che il Pluteus apparteneva al Laboratorio e non poteva meravigliarsi che in quell'epoca dell'anno fosse tanto affollato. L'imbarcazione era infatti di frequente usata dagli studenti dell'Istituto per delle passeggiate scientifiche, e perci fin a quando pot credere che non lo si potesse osservare, egli continu a far funzionare i suoi apparecchi misteriosi.
Ma il Pluteus avanzava con tutta la forza del suo motore e non fu pi, ben presto, che a circa tre gomene.
Le Hlo, in un momento in cui si rizzava sfregandosi le reni indolenzite, dopo essere stato chino per tanto tempo, ud risuonare alle orecchie un sibilo che riconobbe immediatamente, tanto pi che quasi subito dopo scoppiava una detonazione soffocata e lontana.
Maledetto schiappino! url. Quando si caccia in mare, si potrebbe anche badare dove si tira!
Una seconda pallottola fischi vicino alla sua testa subito seguita dallo sparo.
Ma ce l'ha con me quell'animale! Avrei ben dovuto aspettarmela per! Se avessi anch'io un fucile, cari bricconi, vi prego credere che non mi farei scrupolo di mandarvi un poco di piombo... e vi farei vedere che anche alla mia et so mettere i proiettili dove voglio.
Ma il fucile non l'aveva, e l'una dietro l'altra tre nuove detonazioni rimbombarono sul mare mentre tre altre "vespe" gli ronzarono agli orecchi
Il giochetto diventava pericoloso: non c'era pi tempo da perdere ed il capitano si decise a filare con tutta la velocit possibile ma siccome scoppiava una nuova salva dovette lasciarsi cadere bocconi sul fondo del canotto non tanto per sfuggire alle pallottole che, lo sapeva, avevan forza sufficiente per attraversare lo scafo, quanto per offrire minor bersaglio ai tiratori.
In quella posizione incomoda egli non poteva certamente manovrare con molta precisione tanto pi che le risate ironiche, colle quali dal Pluteus era stata salutata la sua scomparsa improvvisa, l'aveva messo in tal furore da togliergli quasi completamente la calma necessaria.
Il canotto correva ed aveva in breve distanziato la barca del Laboratorio che, pure, faceva i suoi quindici nodi, ma la fucileria aveva raggiunto tale intensit da rassomigliare lo scroscio di una mitragliatrice.
I pescatori andavano sempre pi eccitandosi a quel gioco crudele, si sfidavano l'un l'altro e Luigino Guyader, che aveva fama di abilissimo bersagliere, ci metteva tutto il suo amor proprio.
Ormai tutte le pallottole giungevano al segno, foravano lo scafo ed avevano anche bucato l'impiantito tutt'attorno all'uomo che vi si era coricato e che era davvero in pericolo di morte.
Egli sapeva benissimo che tutti quei proiettili, dopo aver attraversato l'impiantito, attraversavano anche la carena aprendovi delle piccole falle sotto la linea d'immersione, le quali, per quanto piccole fossero, erano pur sempre pericolose perch, la velocit colla quale correva il canotto aumentando la pressione, aumentava anche la quantit d'acqua ch'esse potevano lasciar passare.
Se egli non trovava subito il modo di porvi rimedio, la fine di quella caccia era assai prossima.
Fece saltare in fretta le tavole mobili del fondo e, sempre sorvegliando timone e motore, afferr un pezzo di legno: col coltello da tasca ne tagli dei cavicchi che, di mano in mano, si affrett a conficcare nei fori. Fatto questo, aggott l'acqua ch'era entrata ributtandola in mare.
A quella vista gli inseguitori lanciarono grida di trionfo.
Non ne ha pi per molto tempo il vecchio... comincia a far acqua il suo canotto!
E Luigino mise maggior impegno nella sua opera mortifera.
Ah, hai detto che fin quando sarai vivo non prenderemo pi pesce? Ebbene non vivrai per molto tempo ancora, cane maledetto; carnefice della povera gente!
Forza, ragazzi! gridava un altro. Ora lo prendiamo. Non  certo di comodo ora per governare la sua ciabatta... ha rallentato!
Ah, ah! Non si va pi per le lunghe, ora!
Ed infatti il Pluteus non era che ad una gomena dal motoscafo... ma, fortunatamente per Le Hlo, i tiratori, nel loro orgasmo, avevano esaurito le munizioni e non avevano pi cartucce.
Non importa, grid Luigino Guyader gettando l'arma inutile: non  soltanto col fucile che si ammazzano le bestie immonde come quella: in un modo od in un altro lo prenderemo; ormai non pu pi sfuggirci... e ce la pagher!
Le Hlo, non udendo pi fischiare pallottole, comprese subito quel ch'era avvenuto; si rialz, guard gli inseguitori alzando sprezzantemente le spalle e sedette nuovamente al timone; poi, movendo alcune maniglie, fece descrivere al motoscafo qualche cerchio e degli zig-zag coi quali fece perdere al Pluteus tutto il vantaggio che aveva.
Bisogna riconoscere che se ne intende, borbott Luigino Guyader rabbiosamente. Non  certamente pauroso... ma non perder nulla nell'attesa.  questione di pazienza... Quando la lepre corre a zig-zag  prossima ad esser presa!
Le due imbarcazioni erano a portata di voce, e Santic grid al capitano:
Puoi fare quel che vuoi, Le Hlo, sei preso, caro; e fra poco andrai a ber l'acqua dei pesci.
Occorre qualcuno pi furbo di voi per mettermi nel sacco, branco di oche... dovrete sudare ancora prima di prendermi!... Mi fate compassione... ribatt subito il capitano.
Ed improvvisamente delle grida di spavento si alzarono a bordo della nave del Laboratorio.
Attenzione! Accidempoli! L; sopravvento!...
Tutta la barra sottovento! Tutta, perdio!
Sotto la superficie dell'acqua, leggermente increspata, si vide correre, e quasi precipitarsi ad una velocit fulminea qualcosa che rassomigliava ad un delfino o ad un siluro la cui rotta tagliava quella del Pluteus. Saout, che era al timone, manovr immediatamente, ma gi troppo tardi, come in ritardo era stato dato l'avviso.
Il proiettile sottomarino urt violentemente la carena del Pluteus: i pescatori provarono un contraccolpo terribile, ma non ci fu esplosione. Quell'apparecchio misterioso for lo scafo sottile di legno e di lamiera e lo attravers completamente aprendovi due falle enormi.
In due minuti il Pluteus affond ed il suo equipaggio ti trovo in acqua senza aver ben capito quel che fosse accaduto... Il canotto del capitano Le Hlo s'era fermato cinquanta metri pi in l... e la voce dura e beffarda del misantropo grid:
Dunque, branco di anitre?... Mi avete preso?... Chi beve l'acqua dei pesci?  calda a vostro piacere l'acqua?... Arrivederci: buon divertimento!...
E l'eremita di Roch'Illievech rimise in marcia il suo potente motore. Questa volta i poveri pescatori si sentirono alquanto raffreddare le ire...
Ci sar da faticare per arrivare a Batz! comment Santic mentre nuotava.
Coraggio! andava ripetendo Luigi Frout.  gi una fortuna che siam tutti nuotatori: i migliori aiuteranno gli altri ed arriveremo certamente alla costa, ragazzi.
Insomma, riprese Luigino con una intonazione di furore, non c' nulla da fare con quel compare del diavolo... Le Hlo  pi forte di noi e credo che non l'acciufferemo mai.
In quel momento tutte quelle menti semplici e grossolane non avevano che pensieri tristi.
La costa pi vicina, quella di Batz, era a cinque miglia: troppo lontana per alcuni di loro e, certamente, vi sarebbero state vittime... E tutti avevan moglie e figli.
Improvvisamente si ud il mitragliare di un motore. Era il vecchio che ritornava per godere ancora della sua vittoria?
Luigi Frout si rizz per quanto gli fu possibile.
 il signor Dunois che arriva! grid con un sospiro di sollievo. L'ex-ufficiale di marina non aveva potuto raggiungere il Pluteus a tempo per impedire il grave conflitto che temeva... ma almeno giungeva a tempo per salvare tutti quegli uomini. Lo si ud subito gridare:
Non mollate, ragazzi,... arrivo!
Ed appena un quarto d'ora dopo i venticinque naufraghi intirizziti si pigiavano nell'imbarcazione, l'uno sull'altro perch di spazio ve ne era poco.
Lo scafo carico da affondare aveva l'acqua quasi ai bordi: che sarebbe accaduto soltanto se il vento si fosse rinfrescato ed il mare agitato un pochino? E ci voleva ancora del tempo prima di giungere a Roscoff!
Per colmo di sventura, verso le undici, il motore ebbe un arresto che non fu possibile riparare e l'imbarcazione and alla deriva per tutto il rimanente della giornata fin che una nave che trasportava dall'Inghilterra un carico di cipolle, la scorse al calar della notte e la prese a rimorchio.
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 13. La frenesa nel vivaio.
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Era notte fatta quando la nave dalle cipolle, che era stata ritardata nel suo cammino dal canotto che doveva rimorchiare, gett l'ncora vicino a Pennarville, ed i naufraghi si ritrovarono sul molo che avevano lasciato la mattina con s frenetico furore.
Buona sera, amici, disse Dunois.
Luigino Guyader gli prese una mano e, lieto che l'oscurit impedisse di vedere il suo viso umiliato, esclam:
Insomma, noi vi siamo sempre molto riconoscenti... Voi lo siete davvero, nostro amico... E non conservate rancore.
 fortuna che non ne conservi! rispose l'ex-ufficiale un po' beffardamente. L'odio, amico mio, serve soltanto a far commettere delle sciocchezze!
E questa fu tutta la sua vendetta.
Luigino riprese subito la strada della cappella di Santa Barbara presso la quale egli abitava nel recinto del suo grande vivaio.
Quella notte Roscoff aveva un aspetto insolito: il sindaco, preoccupato per l'agitazione che lo strano manifesto aveva suscitato nella popolazione, e temendo le conseguenze di una rappresaglia sulla stessa persona di Le Hlo, aveva, fin dal mattino, chiamato la forza pubblica... e dieci gendarmi di Morlaix, per ordine del sottoprefetto, erano accorsi in rinforzo ai sei loro colleghi gi accorsi da Saint-Pol.
Perci ad ogni angolo di via si udiva tintinno d'armi e si vedeva sbucar dall'ombra qualcuno dei militi della polizia il quale interrogava chiunque passasse e gli permetteva di continuare il suo cammino soltanto dopo essersi accertato che rincasasse.
Il furore di Guyader era completamente sbollito ed ormai egli non pensava pi ad assediare Roch'Illievech e neppure ad usar violenza contro "il vecchio cormorano": egli rispose dunque con tutta tranquillit alle domande dei gendarmi e, sebbene essi sapessero ch'egli era uno dei capi dell'agitazione, venne lasciato passare...
E fu cos ch'egli ritrov la sua casetta in ordine e la moglie preoccupatissima per le notizie che in quella giornata d'agitazione eccezionale eran corse pel paese: aveva udito la fucileria sul mare e temeva le conseguenze di quella violenza... ed i suoi timori si tradussero in rimproveri al suo "uomo". Non era pazzo, lui, padre di famiglia, con tre figli; consigliere comunale, per comportarsi in tal modo? Bell'impresa avrebbe compiuto se avesse massacrato il vecchio Le Hlo! In prigione, l'avrebbero ficcato! E lei, che cosa ne sarebbe stato di lei?
Sebbene sapesse d'aver torto, e forse appunto per questo, il pescatore non accolse benevolmente quei rimproveri e li fece terminare bruscamente. Poi sedette a tavola senza mai parlare e sempre immerso nei suoi pensieri. Cen con una buona zuppa di lardo che l'agiatezza ancora sufficiente della famiglia gli permetteva, e con una scodella di latte rappreso, poi, accesa la pipetta se ne and, come ogni sera, a dar un'occhiata al suo vivaio: quel bel vivaio che lo rendeva il pi ricco pescatore del paese.
Sebbene, dopo la grande carestia di pesce che ancora Roscoff stava attraversando, la popolazione di quel vasto serbatoio non si fosse accresciuta d'un sol capo, fra quei muri di pietra, in quei bacini mantenuti pieni d'acqua per mezzo di quattro chiuse, c'era una vera piccola fortuna in crostacei d'ogni specie: egli avrebbe avuto ancora merce ricercata da vendere ed in buona quantit.
E con questa considerazione che, dopo tutto, era rassicurante, egli sal nella sua camera e si mise a letto.
Ma non era soddisfatto di s: eh, s; aveva agito da uomo senza cervello: lui che, per la sua posizione, avrebbe dovuto dare il buon esempio! Ma, d'altra parte, non era necessario difendersi contro il vecchio di Roch'Illievech? Ed era da sperare che le disposizioni che Dunois aveva promesso mettessero fine a quei sortilegi e che si potrebbe riprendere la pesca!
E fini coll'addormentarsi sognando le cattiverie del vecchio capitano il cui sembiante beffardo lo perseguitava... poi, coll'aiuto della spossatezza, il sonno divenne pi profondo, fino all'oblo completo...
Ma verso la mezzanotte il pescatore si risvegli improvvisamente: aveva udito un rumore insolito che dapprima gli parve provenire dalla camera stessa; era un rumore continuo, strano e che non gli riusciva di identificare! Un forte scroscio di pioggia? Ma no! Si sarebbe detto, piuttosto, che qualcuno agitasse un sacco di noci secche. Erano scricchiolii, grattamenti, qualcosa come lo sfriggolo d'una padella d'olio al fuoco, ma d'un'intensit cento volte superiore... Che diavolo poteva essere?
E come accade quando, pur essendo ben svegli e coscienti, si rimane per un poco sotto l'influenza del sonno, egli si ostinava ad indovinare quel che potesse essere quel grande fremito, invece d'andar semplicemente a rendersene conto di persona...
Ed improvvisamente s'accorse che "quel rumore" era come punteggiato, di tanto in tanto, da una specie di sciacquio, di gorgoglio, di pluf-pluf come se, l vicino cadessero dei ciottoli nell'acqua... e quel suono proveniva dal vivaio.
Guyader balz subito dal letto, corse alla finestra e la spalanc. Ai suoi occhi apparve il grandioso paesaggio delle rocce, delle isole e della immensa estensione del mare infinito, bagnato dalla pallida luce lunare; e nello stesso tempo quello strano rumore gli giunse pi distinto.
Esso giungeva effettivamente dal vivaio la cui acqua ribolliva come se qualche fuoco gigantesco l'avesse riscaldata dal di sotto, e quello straordinario ribollimento era prodotto da una strana agitazione che aveva colto i crostacei che abitavan tranquilli quelle acque.
Contrariamente alle loro abitudini, nate nel remoto inizio della loro razza, omari ed aragoste salivano alla superficie dove correvan qua e l battendo l'acqua con furibondi colpi di coda e si raccoglievano lungo il muro che limitava il recinto verso il mare, aggrappandosi cogli artigli delle loro zampe numerose ad ogni asperit della pietra inclinata a sessanta gradi e facendo sforzi per arrampicarvisi quasi volessero superare quella barricata posta fra loro e la vasta libert dell'Oceano.
Una sola poteva essere la causa di quell'agitazione...
Con voce furente Guyader chiam sua moglie
Maria-Gianna; ecco Le Hlo che ricomincia... Guarda le nostre bestie che se ne vanno proprio ora.
Le tue bestie che se ne vanno?... O Santa Vergine mia!... Ecco che il mio uomo diventa matto, ora!
Ma quando si fu levata dal letto ed ebbe raggiunto il marito, Maria-Gianna dovette pur arrendersi all'evidenza.
Si trattava proprio di un esodo degli abitanti del vivaio... e non soltanto di un tentativo!
Sorretti da una incomprensibile forza estranea al loro organismo, alcuni di essi raggiungevano il ciglio del muricciolo di cinta, e si lasciavano cadere al di l, nel mare libero dove scomparivano... Altri, scivolando sulla superficie della pietra ruzzolavano all'indietro entro il bacino ma riprendevano immediatamente la loro fatica per raggiungere una libert che non avevan mai rimpianto...
E di nuovo il pescatore fu preso da un accesso di collera furente.
Ah! Dunque, sotto l'impulso di una forza inesplicabile, di un richiamo incomprensibile, tutti quei crostacei ch'egli aveva saputo ammassare e che per lui rappresentavano una fortuna la quale gli dava qualche sicurezza per l'avvenire malgrado gli avvenimenti degli ultimi tempi, tutti quei crostacei pareva fuggissero dal recinto nel quale egli li aveva chiusi e che fuggissero deliberatamente per effetto di una volont ben determinata. Veniva loro vietato di appartenergli, ed essi obbedivano!
Egli discese la scala di volata e si trov subito sulla piccola diga che circondava il vivaio.
Formicolanti, gli uni sugli altri, in un continuo leggero sbatter d'acqua, in un crocchiare ininterrotto di zampe, di gusci e di mandibole, ora i crostacei riuscivano pi facilmente a raggiungere la cresta del muro e, di l, la libert.
Guyader considerava con uno stupore desolato quell'esodo che nella fredda luce lunare e per le forme mostruose degli esseri fuggenti assumeva aspetti da incubo: esso si svolgeva continuo, regolare ed inesorabile. Era la rovina che andava compiendosi cos sotto i suoi occhi; ed egli, col cervello in ebullizione ed incapace di connettere, afferr un raffio e cominci a colpire i fuggiaschi ricacciandoli nel vivaio nella cui acqua essi si dibattevano tumultuosamente per qualche istante a gran colpi di coda per riprender poi la testarda ascensione. E quanto pi il tempo trascorreva, tanto pi l'esodo si intensificava.
Aragoste, omari, granchi, si montavan gli uni sugli altri senza neppur pensare ai loro combattimenti feroci: una sola mta era presente alla loro volont incosciente: fuggire quel vivaio, non appartener pi all'uomo che aveva osato sparare sul Padrone del Mare...
Allora, gemente, supplicante, frenetico e convulso, Luigino Guyader si lanci al sommo della diga fra le bestie in fuga e l'Oceano: col raffio, coi piedi, colle mani, accompagnandosi con bestemmie e maledizioni, egli respinse a blocchi interi quell'orda di gusci in cammino.
Respingeva... respingeva con tutta la velocit che gli era possibile, con tutta la sua forza, quella massa viva e formicolante; ma mentre la respingeva da un lato essa continuava a sfuggirgli dall'altro. Ed egli accorreva dove la fuga era pi numerosa, e ricominciava la sua opera ansimando... allora la marcia riprendeva implacabile nel punto stesso ch'egli aveva appena abbandonato. Vi accorreva di nuovo in uno stato di smarrimento da far piet schiacciando spietatamente sotto i piedi quelle vite per lui preziose, senza preoccuparsi dello scricchiolar dei gusci, delle zampe infrante e del danno che si arrecava. Venti volte fu per cadere in mare dall'alto del muro: delle pinze acute lo afferrarono dolorosamente ed allora egli urlava e si divincolava, combattendo fino allo stremo delle sue forze.
In breve, attorno a lui, fu un flusso incessante di antenne, di zampe striscianti, di code battenti: ed egli si sentiva sfinito, senza pi forza: provava, nel suo esaurimento, quasi un incitamento a gettarsi in acqua ed offrirsi in olocausto a quel branco vorace, per trattenerlo mediante l'offerta di un pasto pantagruelico.
Maria-Gianna, spaventata, era discesa anch'essa; aveva visto e s'era messa ad urlare ed a combattere col marito per la conservazione di quel che rappresentava la fortuna della famiglia; ma sommersa in quell'enorme brulicho, pizzicata e morsicata alle gambe che aveva nude, si vide perduta e fugg gridando come una pazza.
Anche Guyader ebbe la visione della sua sconfitta: ormai, a poco a poco, la sfilata dolorosa rallentava ma soltanto perch il vivaio era quasi vuoto. Le file dei crostacei diradarono: gli animali s'arrampicavano, dispersi, su pel muro, si chinavano quand'erano giunti sulla cresta e pluf! si lasciavano cadere nel mare.
Un altro... e bello!... mormorava il disgraziato il quale colle membra, incapaci di servirlo, s'era lasciato cadere sull'orlo del vivaio.
Non vide pi che due o tre aragoste... poi una sola... e tutto fu finito. Fu il silenzio: nulla pi agit la superficie dell'acqua del vivaio che ritorn immobile.
Perbacco! grid Luigino scoppiando in una risata sinistra.  vuoto; non c' dentro pi nulla! Eccomi completamente rovinato!... Non c' giustizia a questo mondo! Che cosa abbiamo fatto per essere ridotti alla miseria dalla sfortuna?
Egli contemplava tristemente l'acqua calma sotto la luna ed ogni istante aumentava in lui l'amara coscienza del suo desolante destino. A poco a poco i suoi occhi divennero inquieti, smarriti, si riempirono di nuovo furore, e d'una esasperazione selvaggia.
E la causa di tutto questo?... Un uomo: un solo uomo. Perch Le Hlo sia ricco e contento occorre che tutto un paese in prosperit sia ridotto alla rovina e tutti i suoi abitanti muoiano di fame. Perch a quel maledetto  piaciuto di dare al demonio la sua anima in cambio di un potere malefico, dovr io veder cadere attorno a me, dopo mia moglie ed i miei figli, tutti i miei compagni? Tutto Roscoff si ridurr al cimitero mentre Le Hlo nuoter nel denaro e si beffer di noi.
Si alz strappandosi i capelli e battendo i piedi con rabbia, gridando:
No, no, no!... Non dev'essere!... Ah, perch non son riuscito stamane a saldargli il suo conto a quella canaglia? Ma non  ancor finita! La soppressione di una peste simile  un beneficio per l'umanit: accadr quel che vorr accadere, ma io liberer egualmente il paese da quel cane maledetto!
E quasi fosse completamente impazzito balz fuori del recinto e si diresse verso Roch'Illievech deciso a commettere uno sproposito. Ma, perch la notte minacciava d'esser buia, coll'automatismo dei gesti abituali egli prese con s una lanterna accesa e tolse di tasca il suo coltello.
Correva senza mai voltarsi, egli scorgeva sulla vetta della roccia la luce che brillava alla finestra della casupola rossa.
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14. L'enigma della casupola rossa.
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Luigino correva verso Roch'Illievech brandendo il coltello aperto ed il chiasso degli zoccoli sulle pietre gli parve uno strepito enorme ed insopportabile.
Colla preoccupazione, che nell'economo  sempre desta anche negli atti pi insignificanti, pur allo scatenarsi delle maggiori passioni, egli si tolse gli zoccoli e li depose con cura fra due grossi massi di roccia; poi, rapido e silenzioso riprese la corsa nella notte, borbottando ingiurie, maledizioni e minacce.
La luce della sua lanterna, che andava tracciando arabeschi e marezzature fantastiche nella strada a seconda delle scosse ch'egli le imprimeva nella sua corsa, non la vedeva che attraverso un velo di sangue e nel suo cuore e nella sua mente altro sentimento non esisteva pi che il furore che lo spingeva all'omicidio.
Ma se in lui la ragione non era pi desta, vegliava per l'istinto e talvolta un rumor di passi ch'egli sentiva senza udirlo, l'avvertiva dell'avvicinarsi di qualcuno; allora, con un balzo fulmineo, si precipitava in qualche nascondiglio, si rannicchiava dietro una pietra, si appiattava come un gatto in cerca di preda ed attendeva che quello scalpicco regolare si perdesse nel silenzio e nel buio della notte e poi riprendeva la sua corsa senza che quegli istanti di inazione avessero permesso alla sua ragione di riprendere il sopravvento sulla passione.
Mentre si trovava ancora in una strada in trincea a cinque o seicento metri dalla casupola rossa, e questa non gli era visibile, giunse fino a lui lo scoppio di una violenta detonazione.
Era troppo agitato per poter distinguere le sue percezioni e, siccome dal cielo divenuto completamente buio cominciavano a cadere goccioloni di pioggia egli attribu quella detonazione al fragore di un colpo di tuono.
D'improvviso, il temporale scoppi.
E fu in mezzo ad un vero diluvio che lo bagn fino alle ossa, ed in un susseguirsi infernale di lampi che correvano pel cielo nero disegnandovi bizzarre ramificazioni luminose, ch'egli termin la sua corsa alla morte.
All'uscita di quella strada in trincea gli parve che la luce di Roch'Illievech si fosse spenta.
Sempre in preda al suo delirio arriv alla porta precedente la scala che saliva fino alla vetta della guglia rocciosa dov'era la casupola rossa.
Quella porta era aperta!
Luigino non se n'accorse neppure.
Sotto la pioggia scrosciante egli infil la scala, la sal in tre balzi e si precipit alla porta della casetta che si aperse senza opporgli resistenza e, col coltello alzato, piomb all'interno protendendo la lanterna per meglio vedere.
Quello che vide era straordinario. Ritto nell'oscurit, calpestando i frammenti della sua lampada infranta, il viso convulso, gli occhi smarriti, apparentemente in preda ad uno spaventoso accesso di collera, era Le Hlo.
Alla vista di Guyader il capitano mosse verso l'intruso tendendo i pugni, ma con un passo incerto che impression Guyader sebbene fosse accecato dal furore.
Tuttavia, Guyader stava per colpire quando, improvvisamente, portandosi le mani al petto, il vecchio lupo di mare barcoll e cadde di schianto.
Egli si contorceva, ansimava e pareva soffrire enormemente: voleva parlare ma non poteva.
La sorpresa restitu finalmente la ragione al pescatore.
Come poteva accadere che quell'uomo, ch'egli non aveva neppur toccato, potesse trovarsi in quelle condizioni?
Un colpo apoplettico, forse?
Appoggi una mano sul petto del capitano e fu sorpreso ritraendola insanguinata: allora grid:
Le Hlo! Le Hlo! Che  accaduto?
Il vecchio aperse gli occhi e mormor con uno sforzo:
Sono finito... hanno preso i siluri... badate!
Furono le sue ultime parole: dopo una convulsione si distese: era morto.
Ah, perdo! esclam il pescatore costernato lanciando un'occhiata tutt'attorno. Ma che cosa  accaduto, qui?
Aveva buttato a terra il suo coltello.
Nella stanza era un disordine indescrivibile; tutto era sossopra e sconvolto: egli raccolse la sua lanterna, sollev la stuoia ed entr nel secondo compartimento. Lo scompiglio vi era ancor maggiore che in una casa saccheggiata: il lettuccio del "cormorano" era stato buttato all'aria ed il materasso vomitante lana e crine attraverso uno squarcio della fodera si trovava sventrato vicino alla cassaforte il cui portello, contorto, strappato, annerito pendeva da un cardine solo rimasto intatto. Guyader stava per avvicinarsi alla cassaforte quando, fortunatamente, s'accorse che la botola conducente al locale sotterraneo era spalancata ai suoi piedi! Se si fosse mosso vi sarebbe precipitato! Guard attraverso l'apertura e comprese che anche col tutto era sossopra: utensili e attrezzi erano stati gettati a terra e vi si ammucchiavano in una confusione indescrivibile; delle casse di legno o di lamiera erano rovesciate, e fogli di carta sparpagliati su tutta quella confusione.
Il pescatore fece un passo indietro inorridito e ridiventato completamente padrone della sua volont e della sua intelligenza.
Un delitto era stato commesso ed aveva preceduto quello che egli aveva in animo di commettere entrando nella casupola rossa che ora giustificava perfettamente il suo nome!
Sconvolto egli ritorn a quello che si potrebbe chiamare lo scompartimento d'ingresso, e si assicur che il cuore del vecchio non battesse pi; indi, poi che non v'era nulla da fare per soccorrere il capitano, decise di avvertire l'autorit e, senza nulla toccare, ridiscese la scala esterna velocemente come l'aveva salita, per lanciarsi a tutta velocit verso Roscoff.
Ad un angolo di strada c'era un gendarme di guardia che, avvolto nella sua mantella impermeabile rilucente alla pioggia che non era ancora cessata, stava per intimare a Luigino di fermarsi; ma il pescatore giunse fino a lui:
Dov' il brigadiere? Le Hlo  stato assassinato.
Ah, perbacco! fece il gendarme con tanta flemma nella voce da contrastare colle parole. Venite con me in Municipio.
In una sala bassa della Casa comunale il brigadiere di Saint-Pol stava giocando alle carte e fumava coi colleghi di Morlaix che erano stati pure mandati a Roscoff. Il gendarme, che non era del paese, entr nella sala tenendo Luigino per un braccio sebbene questi non avesse fatto il menomo tentativo per ribellarsi. Il brigadiere lasci cadere le carte e domand:
Che c'?
Il vecchio Le Hlo  stato assassinato... ripet Luigino.
Questo  un bel pasticcio! comment il brigadiere che non era facile a commuoversi. Procediamo con ordine. Di dove viene quel sangue che avete sulle mani?
Guyader guard con un brivido le sue mani sporche e rispose:
 il sangue di Le Hlo. Voi mi capite; l'ho toccato per sentire se fosse ancora vivo... ma  morto; nella sua casa c' tutto in disordine... deve esserci stato un furto... ha detto qualche parola ed  morto nelle mie braccia perch l'avevo sollevato per tentar di facilitargli la respirazione.
Siete molto turbato, voi, disse lentamente il brigadiere.
Certamente... credevo di trovar vivo quell'uomo e l'ho trovato ridotto uno straccio.
Oh! Ma la cosa non  molto chiara, Guyader, riprese il brigadiere dopo un momento di riflessione ed un nuovo esame del pescatore che, scosso, tremava alla sua presenza. Avete detto pi di una volta che avreste fatto la pelle al vecchio Le Hlo. Mentre faremo delle indagini vi arresto.
Come volete, rispose il pescatore alzando le spalle, forte della sua innocenza.
Il brigadiere chiam due gendarmi i quali, dopo una giornata di strapazzo, si alzarono di cattivo umore affibbiandosi il cinturino: affid loro il prigioniero e ne mand un terzo a chiamare un medico coll'incarico di condurlo alla Casupola Rossa dove egli stesso si recava subito per iniziare le indagini.
Bisognerebbe avvertire anche il signor Dunois -sugger Guyader. Le Hlo era suo zio.
Ed il brigadiere ordin al gendarme che gi doveva recarsi dal medico, di passare, al ritorno, anche dal Laboratorio.
Cos venne iniziata l'inchiesta che per il brigadiere credeva superflua perch nel suo animo era gi entrata una convinzione. Il colpevole era gi arrestato; ed era Luigino Guyader che in un momento di esasperazione doveva aver messo in esecuzione la sua minaccia: altrimenti, perch si sarebbe recato a quell'ora in casa di Le Hlo?
Di ritorno alla Casupola coi suoi due custodi, Luigino, coll'immancabile pretesa di coloro "che sanno" volle aiutare nelle indagini.
Andate a vedere nell'altro scompartimento, disse al brigadiere, e vedrete la cassaforte sventrata.
Ma come sapete che sia sventrata?
Semplicemente perch l'ho vista, to'!
Ah! Dunque, invece di venir subito a chiamarci non appena avete scorto il morto, vi siete divertito a visitare la casa?
Che vuol dire?... L'ho fatto per rendermi conto.
Era forse cosa che vi riguardasse? Potrebbe ben darsi che il colpo l'abbiate fatto voi!
Luigino protest con tutta la sincerit dell'innocente:
Io?! Perch?
Per vendicarvi di Le Hlo che accusavate di esser la causa della fuga del pesce... e per indennizzarvi!
E cos dicendo il brigadiere indicava la cassaforte svaligiata.
Quell'accusa scosse fortemente il pescatore che non dimenticava con quali intenzioni si fosse recato in casa del capitano; tuttavia egli protest:
Via, brigadiere, ho forse l'abitudine, io, di passeggiare con della dinamite nelle tasche?
E l'idea gli parve tanto buffa che scoppi in una risata:
Ah, ah, ah!...  proprio un'idea da gente di terra!
Non fate dello spirito! intim il brigadiere seccato. Bei modi questi! Aggravate la vostra situazione che coll'affare della cassaforte non ne ha proprio bisogno. Assassinio con furto e scasso... Sappiamo perfettamente che vi sono dei pescatori i quali si servono della dinamite sebbene sia vietata.
Il brigadiere dimenticava semplicemente che la pesca di frodo con la dinamite vien fatta soltanto nei fiumi. Luigino alz le spalle; tuttavia la sua situazione cominciava a preoccuparlo e gli appariva ormai difficile di potersi scolpare.
Osservava con piet inquieta il cadavere di quell'uomo che poco prima egli stesso era stato in procinto di uccidere, quando fu preso da un violento sussulto.
Ah! fece cogli occhi fuor dell'orbite ed indicando il corpo con mano che tremava.
Il brigadiere volse gli occhi nella direzione indicata, ma senza comprendere:
Ebbene, che c'?
Il mio coltello! esclam Guyader.  il mio coltello!
Infatti un coltello era confitto nel petto del cadavere che nessuno ancora aveva toccato, perch si aspettava che giungesse il giudice istruttore di Morlaix che era stato avvertito per telefono.
Colla mente sconvolta, vedendosi cos irrimediabilmente compromesso, Luigino Guyader era preso da tal tremito che gli faceva battere i denti. Il gendarme ebbe un sorriso da persona pratica di certe cose:
Ah!  il vostro coltello quello?
Ma s, il mio, rispose ingenuamente il pescatore. Quando sono venuto qui ero in un momento di collera e confesso che ero deciso a far la pelle al vecchio; devo dirvi, poi, che egli mi aveva vuotato tutto il mio vivaio. Ma quando l'ho veduto barcollare e cadere prima ancora che io l'avessi colpito, ho gettato il mio coltello... s, l'ho gettato, e sono corso a chiamarvi.
Sentite, Luigino, io non ho nessuna prevenzione contro di voi e vi auguro che possiate far "inghiottire" questa storia al sostituto procuratore che verr qui stasane; ma se devo essere sincero dubito che egli la "beva". La vostra storiella  troppo inverosimile e contro di voi ci son gi troppe prevenzioni per non dir troppe prove.
Luigino abbass il capo: il gendarme aveva ragione.
 vero, riconobbe affranto. Ho tutto contro... ero troppo felice, ora  giunta la disgrazia. Ma si potr anche tagliarmi la testa; ci non far s che l'assassino sia io. Guardatemi, brigadiere; guardatemi negli occhi, vedrete se mentisco.
Il brigadiere era una bravissima persona e fu commosso dall'accento di quel poveretto; ma che poteva farci? Non spettava a lui di rendere giustizia. Si accontentava di fare il suo dovere meglio che potesse; quanto al resto avrebbero dovuto pensare i magistrati.
E continu le sue ricerche, intanto, con intelligenti precauzioni: ma la sua convinzione era salda: il colpo era stato fatto da Luigino. Non aveva forse confessato di essersi recato fin l a quello scopo? Non aveva riconosciuto come suo il coltello?
Il medico, che intanto era giunto, non pot che constatare la morte del vecchio capitano colpito selvaggiamente con cinque coltellate tutte mortali.
Poco dopo giunse anche Dunois accompagnato dal suo fedele Anthime, e malgrado la piet che gli ispirava l'atteggiamento doloroso di Guyader, quando fu informato dal brigadiere non dubit neppur lui che quello fosse il colpevole. Tuttavia la cassaforte infranta, il locale sotterraneo saccheggiato gli davano assai da pensare perch se si poteva ammettere che Guyader avesse commesso il delitto in un momento di ira, non era da pensare che fosse stato mosso da cupidigia. L'onest scrupolosa del proprietario del vivaio di Roscoff era nota a tutti.
Mentre ascoltava il racconto del brigadiere, pap Anthime aveva ficcato il naso dappertutto avendo la massima cura di non toccar nulla pel timore di confondere le impronte che gli oggetti potevano portare, e quando il brigadiere, lasciando uno dei suoi uomini alla custodia del cadavere, se ne and conducendo seco Luigino, che non oppose la minima resistenza, egli disse al suo Direttore:
Povero Luigino... Io non credo per che la sua prigionia debba esser lunga. Secondo me egli dice la verit e non entra per nulla in questa faccenda.
 certo, disse Dunois, che egli non ha l'aspetto di un colpevole; ma e le sue minacce, la sua intenzione, il suo coltello?
Allora voi credete che egli abbia vuotato la cassaforte?
Malgrado la situazione tragica Dunois non seppe impedirsi di sorridere perch mentre gli faceva quella domanda Anthime si era arrampicato sulla cassaforte ed andava grattandosi furiosamente la testa tenendo un ginocchio sotto il mento, simile ad un orang-utang accoccolato sul ramo di un albero.
C'era Luigino, disse, ma  pur vero che c' anche Yen-Fu, e quel cinese non mi dice nulla che valga con quel suo aspetto umile che mi  sempre parso simulato. Doveva essere assai pi intelligente di quanto lo si credesse e per conto mio detestava il suo padrone. L'ho visto qualche volta lanciare a Le Hlo certe occhiate...
 vero, mormor Dunois, c' anche Yen-Fu.
Ebbene, e dov' Yen-Fu? Perch non  qui? No, no; non  Luigino che ha ammazzato pap Le Hlo,  stato qualcun altro e, pel momento, affermo che questo qualcuno  Yen-Fu. Questi Gialli hanno sempre degli scopi reconditi... e li perseguono con una pazienza instancabile fino al momento propizio per l'esecuzione... Il Giallo aveva gi colpito Le Hlo quando  entrato Guyader e si era nascosto nel sotterraneo. Poi, quando Luigino  andato a chiamare i gendarmi, egli ha terminato il suo lavoro, e cio ha cercato qualche cosa che non aveva ancora potuto trovare; ha preso il denaro, tutto ci che aveva valore e, forse, anche i disegni. Stava per andarsene, quando ha visto il coltello per terra. Era un'occasione troppo bella per perderla, ed ha ficcato il coltello di Luigino nel petto del suo padrone, e soltanto dopo aver fatto questo, ha tagliato la corda. Mi pare che sia tutto molto semplice, no?
Infatti la vostra spiegazione  accettabile.
Vedremo quello che risulter dalle indagini ufficiali; ma io credo che occorra cercare Yen-Fu. Ha un bell'essere furba quella gente, e sempre molto difficile per un cinese nascondersi in Francia; ed un momento o l'altro egli dovr pur cadere nelle unghie della polizia.
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15. LA TERRA TREMA. Un vero Samurai.
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Seduto in una poltrona girevole davanti al piano rovesciato di una scrivania di mogano a coperchio ribaltabile, il colonnello Iroscighe, colui che per due anni aveva rappresentato la parte del servo Yen-Fu, esaminava attentamente un grosso fascio di documenti.
Una calligrafia pesante aveva coperto quelle pagine nelle quali ricorrevano di frequente schemi e calcoli, e l'ufficiale giapponese, con una matita in mano, controllava qualche operazione difficile e poi approvava con un segno del capo.
In mezzo alla stanza, ufficio comunicante colla sua cabina, il comandante Yamamoto, in semplice panciotto, si esercitava, solo, alla scherma con una sciabola giapponese che aveva tolto da una panoplia: con una agilit ed una sveltezza sorprendente, egli eseguiva, balzando di qua e di l, delle finte, degli attacchi, delle ritirate di fronte ad un nemico immaginario e dei mulinelli vertiginosi e terribili lo circondavano come di un alone lucente e del fischio della lama tagliente nell'aria.
Era gi qualche tempo che quell'esercizio durava quando il colonnello, voltato l'ultimo foglio, alz il capo, pos la piccola mano callosa sui documenti e sorrise:
Con vostro beneplacito, carissimo Yamamoto, disse,  proprio spiacevole che siamo stati costretti a sopprimere quel vecchio Le Hlo: era una grande intelligenza e dir, anche, un uomo di genio.
Il comandante dello Swastika, che in quel momento stava lanciando in aria delle bacchettine di legno duro che tagliava infallibilmente con un colpo preciso della sua terribile sciabola, pos l'arma e rispose sorridendo:
Certamente egli era "qualcuno" come ha scoperto fin dal primo istante la vostra penetrazione. Ma il Giappone  qualche cosa!
 tutto! E non v' altro al mondo... e l'avreste detto voi stesso se non ne foste stato trattenuto da quella rara delicatezza che vi ha fatto cedere a me la gioia di proclamare ancora una volta una verit dall'evidenza incontestabile. Ma, per ci stesso, noi dobbiamo riconoscenza al defunto poich ci avr dato le armi che faranno per sempre potente il nostro Impero del Sole Levante. La sua memoria ci deve essere sacra.
 onorevolmente giusto! dichiar Yamamoto inchinandosi con gravit cortese.
Entrambi, in un istante di raccoglimento, contemplarono il pulviscolo dorato danzante in un raggio di sole che scaturiva da un obloide semiaperto.
L'uscio si aperse di colpo ed apparve Solok salutato dalla sentinella che stava di guardia in armi nella corsia come su una nave da guerra.
I due ufficiali si inchinarono colle mani appoggiate alle ginocchia e, raddrizzatisi, attesero, per sedere, che il miliardario ne desse il permesso.
Sebbene, dall'aspetto, egli apparisse apportatore di notizie importanti, non lo interrogarono, ci che non sarebbe stato conforme alle norme della cortesia giapponese che pu essere considerata come la pi raffinata del mondo intero. Abituato a questa etichetta, il miliardario non li fece attendere a lungo:
Sappiate, disse, che vengo ora da terra, da Roscoff. Ho fatto parlare i giornalisti col pretesto di lasciarmi intervistare da quei chiacchieroni... Dunque, il giudice istruttore segue una traccia.
 quella giusta? domand colui che per tanto tempo si era fatto chiamare Yen-Fu.
 quella che speravamo venisse seguita! Per un momento i sospetti si sono addensati su quel Guyader, Luigino, il proprietario del vivaio; ma i magistrati credono fermamente, ora, che il vero colpevole sia il servo della vittima...
Tre sorrisi si incrociarono ironici e soddisfatti.
Quei signori hanno la certezza, prosegui Solok beffardo, che quel "miserabile domestico" abbia ucciso il padrone per derubarlo del denaro e di certi documenti relativi ad un'invenzione. Il sostituto procuratore della Repubblica non ammette altra ipotesi.
Benissimo, disse Yamamoto, stropicciandosi lentamente le mani.
Dunque, come lo desideravo, continu il miliardario, essi hanno interpretato la mia messa in scena col coltello di quell'imbecille di pescatore, come un tentativo ingenuo del colpevole per sviare le ricerche della giustizia.  stato emesso mandato d'arresto al nome di Yen-Fu... Colonnello, avete rappresentato la vostra parte con una perfezione ed una abnegazione strabilianti!
Un leggero color rosato tinse le gote di Iroscighe.
Vostra Eccellenza mi renderebbe orgoglioso colla sua alta lode se io non fossi persuaso che si esprime cos per sola benevolenza. Comunque  bene che i sospetti si appuntino su Yen-Fu poich Yen-Fu  scomparso. Si facciano quante ricerche si vogliono, egli sar introvabile e perci non v' nulla da temere!
Solok fece una leggera smorfia:
Dire che non si debbano avere preoccupazioni  forse esagerato... c' quell'infernale preparatore del Laboratorio che va ficcando il naso dappertutto:  proprio un peccato, colonnello, che non siate riuscito a toglierlo di mezzo quella sera in cui l'avevate gi conciato a dovere. Che la peste lo colga! Se mi riesce di acciuffarlo, non mancher di insegnargli a non mettere il naso in quel che non lo riguarda.
Ed il miliardario sorrise ancora colle sue labbra tanto sottili, ma nessuno dei due ufficiali, questa volta, gli rispose.
Erano capacissimi di uccidere senza piet, per necessit, per la grandezza della loro patria, anche a tradimento, ma ci non costituiva per loro un piacere.
Solok riprese il suo racconto:
Pare che questo preparatore insinui che le ultime parole che la vittima avrebbe pronunciato e che sarebbero state raccolte da Guyader quando quest'imbecille si  preso la briga di venirmi a disturbare, indicherebbero altri colpevoli. Le parole "hanno preso i siluri" dimostrano chiaramente, secondo lui, che l'assassino non era solo e, guardate come la passione poliziesca faccia dire delle sciocchezze, egli trova la colpevolezza di Yen-Fu troppo flagrante per non essere da considerare con molto beneficio. Tanto varrebbe dire che la stessa evidenza sia un indizio di falsit.
I lineamenti bizzarri di Solok avevano preso un'espressione di durezza spietata oltre che d'ironia diabolica.
Che egli abbia qualche sospetto? domand Yamamoto pensoso. Dobbiamo confessare, anche, che il nostro piano non  riuscito interamente. Scusatemi, Eccellenza, se la deficienza del mio intelletto mi fa scorgere altre difficolt, ma credo sarebbe stato meglio se i pescatori si fossero presi loro la briga di ammazzare il capitano com'erano stati incitati a fare dal vostro manifesto!
Che farci? Non ha forse detto, un saggio, che non gli uomini governano gli avvenimenti, ma questi governano quelli?
La saggezza di questo precetto  rilevata dal fatto che l'azione di ieri sera manc forse un poco di preparazione.
Solok ebbe un moto d'impazienza che urt certamente i due giapponesi perch da quel momento essi accentuarono ancor pi il loro rispetto, ci che rappresenta un modo raffinato per far sentire ad un interlocutore che ha superato i limiti permessi.
Ma il miliardario aveva rinunciato da lungo tempo a tutte le circonlocuzioni che ritardano le conclusioni dei discorsi:
Eh! Potevamo forse fare altrimenti? Il tempo stringeva e se avessimo atteso anche un sol giorno, sarebbe stato troppo tardi! Non ero forse riuscito a sapere che le autorit francesi si preparavano ad intervenire segretamente? Ed allora esse, e non noi, avrebbero avuto questa invenzione preziosa! Bisognava agire, agire subito, ed agire con rapidit!
Anche la mia debole intelligenza lo comprende! rispose Iroscighe.
E la mia pure, aggiunse Yamamoto.
Solok si inchin seccamente.
Ora il dado  tratto e bisogna conformarsi agli avvenimenti, continu, e vedo una sola soluzione la quale permetta di eliminare tutti i sospetti che forse potrebbero arrivare a sfiorarci, ed  che i magistrati di qui abbiano la prova incontestabile che proprio Yen-Fu sia stato l'assassino... e per ci bisogna semplicemente che si ritrovi il suo cadavere vicino al canotto scomparso del vecchio capitano con una parte dei documenti che sono stati rubati. Da ci si dedurr certamente che il servo  stato punito dalla giustizia divina senza che il suo delitto gli abbia profittato.
Con dignit e fermezza il colonnello Iroscighe si era alzato e con voce ferma ed assoluta semplicit dichiar:
Se, onorevoli signori,  necessario che si ritrovi il cadavere di Yen-Fu, io sono pronto. Dal principio dell'azione ho fatto sacrificio della mia persona alla Causa e se il mio miserevole corpo pu servire, esso le appartiene. Esso sar il cadavere di Yen-Fu quando lo vorrete e come riterrete opportuno! Non sar pi felice di quanto potrei esserlo il giorno in cui la mia morte servir alla mia Patria!
Il sorriso di Yamamoto a questa nobile dichiarazione priva della minima intonazione enfatica, manifest il rispetto, la gioia e l'ammirazione che egli provava di fronte a tanto spirito di sacrificio.
Ma chiaro e preciso, come durante una discussione d'affari, il miliardario rifiut l'offerta.
Colonnello, sono persuaso che, se le circostanze lo esigessero, voi agireste conformemente alla vostra dichiarazione; ma la vostra esistenza  troppo preziosa pel servizio dello Sciogun, il Dominatore di domani. Il cadavere che ci occorre non  necessariamente il vostro... Ci basta un corpo della vostra razza, della vostra statura e della vostra complessione; per un europeo, quando manchino segni particolari, un Giallo rassomiglia ad un altro Giallo.
E si rivolse a Yamamoto:
Troverete certamente nell'equipaggio uomini che corrispondano alle misure del nostro amico e pronti a dar loro vita per il trionfo della Causa.
Non sar difficile, rispose il comandante. Ne conosco cinque o sei che agli occhi degli europei potrebbero esser confusi coll'onorevole colonnello.
Abbiate la cortesia di farli venir qui.
Il comandante dello yacht suon ed apparve un timoniere al quale egli diede un ordine rapido e poco dopo un giovane ufficiale si present portando la punta delle dita alla visiera del berretto.
Militarmente rigido egli attese che gli venisse rivolta la parola.
Tenente Samado, disse il suo capo, vogliate chiamare numeri di matricola 6-28, 30-42, 19-106, 27-03 e 5-90; spiegherete loro brevemente che Sua Eccellenza desidera far loro l'onore di scegliere fra di loro un uomo che deve morire: un uomo che, morto, possa essere creduto il cadavere del colonnello.
Il tenente sorrise:
Caro signore, scusate la mia mancanza di educazione e, se una domanda mi  permessa, favorite dirmi se gli ufficiali siano esclusi dalla scelta.
Anche Yamamoto sorrise:
Affatto, tenente Samado.
Allora, col permesso del mio comandante, io, essere infimo, potrei tentare la sorte?
Il capitano di vascello si inchin.
Onorevolmente ed allo stesso titolo degli altri ed anche, in caso di parit, colla preferenza che  dovuta ad un figlio di samurai; ma la scelta  basata soltanto sulla rassomiglianza.
Il giovane ufficiale salut, e questa volta alla moda giapponese, col corpo rigidamente piegato in due e le palme posate sulle ginocchia.
Stava allontanandosi con passo agile e leggero, quando Solok lo ferm:
Pregate, prima, il dottor Tagachi di venir qui.
Poco dopo Solok spiegava chiaramente e seccamente al medico dall'aspetto ascetico:
Dovrete trovare il modo che n il viso n le mani del cadavere destinato a rappresentare la parte di quello di Yen-Fu, possano essere riconosciuti. D'altra parte dovr essere evitato assolutamente che si possa sospettare la mutilazione di essere artificiale; occorre ch'essa apparisca naturale e perci si deve eliminare l'uso dell'acido solforico e non si deve procedere a schiacciamento, mi spiego?...
Tagachi ebbe un risolino:
 cosa straordinariamente facile; Vostra Eccellenza ordini che mi si provveda di un paniere di granchi e tutto sar fatto secondo il suo desiderio.
Samado ritornava in quell'istante coi cinque uomini richiesti; cinque individui dai capelli rigidi e lucenti, dagli occhi obliqui e stretti nel viso largo e giallo dagli zigomi sporgenti, dalle bocche sottili e dalle mascelle indicanti volont quasi testarda. Tutti e cinque si allinearono gomito a gomito, coi talloni uniti, e salutarono con assoluta contemporaneit, tenendo gli sguardi fissi sul capitano di vascello.
Ragazzi, disse questi pacatamente, la Patria ha bisogno di voi; il vostro tenente vi ha gi spiegato quello che oggi attendo dal vostro patriottismo indiscutibile; ci che ne attendiamo tutti... Uno di voi sar scelto fra poco per una morte oscura, e lo scopo che si vuol raggiungere vieta che il nome del prescelto figuri accanto a quelli degli eroi caduti per la gloria del Giappone!
Egli immerse lo sguardo nelle pupille scintillanti fisse nei suoi occhi e nessuno di quegli uomini vacill; tutti rimasero calmi e sereni.
Yamamoto non seppe trattenere l'espressione del suo orgoglio nazionale davanti a simili uomini.
Banzai! grid con entusiasmo e poi riprese: Il vostro tenente, il nobilissimo visconte Samado, ha chiesto di concorrere a parit con voi a questo onore ed  bene che, una volta di pi, un samurai dia l'esempio... Recatevi alla infermeria dove il dottor Tagachi proceder alla scelta.
Nella bianca stanza triangolare ricavata nella prua stessa della nave, freddamente, senza nessuna emozione, senza il menomo moto che indicasse un'alterazione nervosa, i marinai si svestirono contemporaneamente ad Iroscighe ed a Samado. E si offrirono con fierezza all'esame del medico.
Questi fu minuziosissimo, li esamin l'uno dopo l'altro, li misur e li paragon al colonnello. Finalmente, dopo aver riflettuto, pose un dito secco e duro sul petto di Samado e disse semplicemente:
Questo; gli altri possono andare.
E mentre i marinai si rivestivano con un'espressione delusa, un lampo di gioia illumin gli occhi del giovane ufficiale che rimase, nudo, colle braccia conserte. Yamamoto venne a trovarlo:
Tenente Samado, gli disse, nobile samurai, siete voi che morirete per la Causa. Fatemi l'onore di confidarmi le vostre ultime volont; giuro che saranno piamente eseguite come fossero quelle del mio venerato padre... Ascolto questo prode fra i prodi!
Si inchin, saluto rituale al quale Samado rispose con pari cortesia e poi, senza che nella sua voce si rilevasse il minimo mutamento, il tenente disse:
Marchese Yori Yamamoto, ho una sorella ed una madre amatissime: desidero sappiano soltanto che il loro figlio e fratello le saluta onorevolmente come si addice... e ch'egli  morto secondo le regole sacre legateci dai nostri avi.
Saranno come mia madre e mia sorella, rispose il comandante gravemente. Per di pi ci verr riferito anche allo Sciogun e le tavolette della vostra memoria verranno poste a tempo debito da lui nel tempio di Osaka.
"Personalmente io v'invidio.
"Del resto non soffrirete: Tagachi sa come agire.
Il viso quasi infantile del tenente si oscur.
Che avete? domand il comandante.
Non vorrei esser privato della sofferenza per la nostra Grande Causa!... Mi considererei punito!
Affatto! Per la vostra gloria, amico mio, non  necessaria questa sofferenza e sappiate che l'ordine del vostro capo  che voi non dobbiate soffrire... Addio, Samado: che i mani di Oshishi e dei Ronin, i nostri antichi cavalieri erranti, vi accolgano: ne siete degno.
Vi fu uno scambio di altri saluti e poi Yamamoto usc tenendo le dita rigidamente tese alla visiera del berretto mentre Samado, nudo, gli rendeva il saluto nella rigida posizione di "attenti"... saluto impeccabile di un uomo destinato alla morte.
Mentre il comandante usciva, riapparve Tagachi che teneva un paniere dal quale uscivano degli scricchiolii strani.
Una quantit di granchi ribolliva l dentro, bronzei e brillanti; formicolo di zampe, e pinze spaventose... E Samado sorridendo li guardava senza batter ciglio.
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 16. Il duello.
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All'uscire dal Municipio dove il sostituto procuratore della Repubblica aveva posto il suo ufficio e continuava i suoi interrogator, Anthime si mise a gesticolare ed a parlare animatamente criticando la mancanza di chiaroveggenza del magistrato. E che smorfie faceva!
 incredibile!...  forse buono per rincalzar cavoli, colui... Inchiesta fatta contro ogni buon senso... parola d'onore, non capisce nulla!... E zuccone, anche; non vuol capir nulla! Insomma, l'avete visto, signor Dunois: gli ho spiegato chiaramente per la seconda volta che la colpevolezza di Yen-Fu non risulta ormai che da una messa in scena abbastanza mal congegnata e le impronte digitali di uno sconosciuto che sono sovrapposte a quelle di Luigino sull'impugnatura del coltello lo dimostrano chiaramente! E le ultime parole di Le Hlo? "Hanno preso i siluri!". Si deve dedurne che gli assassini fossero almeno due: se c'era Yen-Fu doveva esserci anche un complice.  evidente come il naso in mezzo alla faccia!
Pareva un albero da segnalazioni con quelle braccia troppo lunghe: si grattava ed intercalava il suo discorso accalorato con quelle piccole interiezioni gutturali che gli erano consuete.
Ma Dunois era, per conto suo, troppo disturbato per divertirsi all'aspetto del suo subordinato e rincar sulle espressioni del suo compagno:
 evidente che questo magistrato non  l'uomo che occorre per indagini come questa:  un orgoglioso dall'intelletto limitato e testardo per di pi, come avete detto. Quando gli ho manifestato la mia certezza assoluta circa l'autore del manifesto per poco non mi ha riso in faccia ed imposto di tacere. Non gli riesce possibile di ammettere che un miliardario, che un sir Harry Solok, par che si gonfi quando ne pronuncia il nome, si abbassi, come dice lui, a certe burle!
Insomma non era forse ragionevole, quel che gli ho detto? riprese Anthime. Mi ha chiamato Sherlock Holmes da strapazzo, detective dilettante!  il suo ritornello questo! Se fosse pagato per provare soltanto la colpa di Yen-Fu non potrebbe agire diversamente. La ricchezza di quel Solok lo ha abbagliato. Sempre il culto pel Vitello d'Oro... ma vedremo se a Parigi, al Ministero, hanno viste altrettanto corte!
Camminavano per le vie della cittadina che il delitto aveva mosso ad una animazione inusitata con tutti gli andirivieni e la curiosit che aveva suscitato.
Immischiato a quel dramma, Dunois si sentiva spiato dai passanti e la sua irritazione non faceva che accrescersi. Batt un piede al suolo.
Bene; poich la magistratura mette in ridicolo la mia certezza basata su ragionamenti ben fondati; poich tutti si inchinano davanti ad un mucchio di denaro accumulato con mezzi poco chiari; mi piglio io la briga di dire il fatto suo a quel meticcio e di manifestargli quel che ne penso.
Il caso volle che proprio in quell'istante, mentre passavano davanti alla chiesa, egli si trovasse per cos dire faccia a faccia con Solok che era accompagnato da Laurie e da sua figlia. Anthime li scorse subito e, un poco preoccupato per l'irritazione che sentiva ribollire nell'animo del suo superiore, cerc di distrarne l'attenzione sopra un soggetto qualunque pel timore di un alterco. Ma il naturalista non si lasci sviare da questo tentativo e, camminando incontro agli ospiti dello Swastika, egli salut affrettatamente tanto il chimico quanto Alys che parve sorpresa da quella rudezza:
Scusatemi, disse egli, ma devo parlare al signor Solok.
Guard allora con affettazione la mano che il miliardario gli tendeva, non la strinse e guardando l'uomo ben diritto negli occhi disse:
Lasciamo le finzioni, signore! Come osate tendermi la mano dopo quanto avete fatto?
Il baronetto si morse le labbra, ma seppe egualmente fingere alla perfezione lo stupore:
Che volete dire?... non vi capisco.
Cercher allora di farmi capire. Dico, signore, che quando con un perfido manifesto si  cercato di lanciare tutta una popolazione contro un uomo ci vuole una bella faccia tosta od una buona dose d'incoscienza per darsi l'aria di trattarlo da amico. Mi sono spiegato?
Solok sostenne lo sguardo di Dunois con la pi perfetta insolenza e si mise a ridere:
Credo che scherziate!
Vi parlo colla massima seriet, riprese l'ittiologo che sentiva ribollire in s la collera di fronte a quello scherno velato. E vi avverto che sono anche capace di farmi giustizia da solo; avete capito?
Capisco perfettamente; urlate ed io non sono sordo: ma tutto questo non deve essere detto a me; ditelo, piuttosto, al magistrato inquirente. Ci potrebbe dargli dei lumi...
Che cosa vi permettete di insinuare con questo? ribatt Dunois al quale il furore faceva perdere il sangue freddo.
Non insinuo nulla, io; siete voi che avete detto di esser capace di farvi giustizia da solo... Ed allora, siccome si sta ricercando una persona che abbia un carattere simile... ah!... ah!... ah!...
Era pi di quel che Dunois potesse sopportare: a quella risata ingiuriosa egli rispose immediatamente con uno schiaffo ed un manrovescio che schioccarono sonori.
Il miliardario divenne furente a sua volta e, col viso convulso, si lanci sul naturalista, ma questi, dal momento che si trattava di iniziare una lotta, aveva ripreso tutto il suo sangue freddo. Ben piantato sulle gambe accolse l'attacco del baronetto con uno di quei doppietti al viso che fanno epoca anche nella vita di un pugilista e Solok parve sollevato da terra da quel colpo ed and ad abbattersi nella polvere.
Si rialz subito col viso sanguinante e ritorn alla carica, ma un nuovo doppietto applicato con non minor maestria lo butt ancora per terra, e questa volta se l'ebbe per detto; ma ora era Dunois che rideva.
Balbettando pel furore, il miliardario si tenne a distanza dall'avversario per gridargli:
Non siete un gentiluomo! Son modi da facchino i vostri, da vagabondo!
Precisamente, rispose tranquillamente Dunois. Per rammentarvi la vostra bella giovent a Singapore; rammentate?
Il meticcio era verde di bile e fu per lanciarsi una terza volta contro il naturalista che sorrise e, rimettendosi in guardia, gli fece cenno amichevolmente di avvicinarsi.
Solok si trattenne tanto pi che i passanti si riunivano attorno a loro e dei commenti beffardi si intrecciavano senza alcuna benevolenza per lui.
Quanto incassa il miliardario!
Non sapevamo che il signor Dunois pestasse cos forte! Non bisogna attaccar briga con lui!
Il macaco non sembra molto soddisfatto; eppure ha avuto una bella lezione gratis...
Solok fingeva di non udire e spolverandosi sibil:
Non abbiamo finito, signore: riprenderemo lo scontro su altro terreno.
Ma figuratevi! Sono a vostra disposizione su qualunque terreno vogliate! rispose il direttore del Laboratorio in tono di estrema cortesia.
Vedremo se davanti alla mia sciabola avrete altrettanta disinvoltura, continu Solok fra i denti. Me la pagherete e ad usura.
Ma volentieri, signor, miliardario! Del resto  risaputo che ve ne intendete di usura.
Bene, bene, schernite pure: non parlerete pi, quando vi avr tagliato la gola.
Dunois gli volse le spalle.
Solok, tremante ed umiliato, si rivolse a Laurie che era rimasto a bocca aperta non sapendo pi che contegno prendere.
Volete essermi testimonio, Laurie?
Ma... fece il chimico imbarazzato, contro un amico di mia figlia...
Oh, non  cosa che abbia importanza! Vostra figlia non ha pi amico.  gi morto od  come se lo fosse... Miss Alys, vi chiedo scusa, ma avete veduto che sono stato grossolanamente provocato.
Per tutta risposta Alys si avvicin a Dunois, gli porse la mano e disse:
Amico mio, non approvo la violenza, ma, senza sapere di che si tratti, son certa che avete ragione.
Il francese s'inchin senza rispondere mentre ella si rivolgeva al padre:
Dopo quanto  accaduto non possiamo rimanere ospiti di sir Solok. Amo il signor Dunois ed egli mi ama; ci siamo fidanzati ed il mio posto sarebbe vicino a lui se egli fosse ferito. Dobbiamo ringraziare chi  stato per noi un ospite magnifico e premuroso. Ci scuser in considerazione delle circostanze.
Cogli occhi che lanciavan fiamme, Solok salut profondamente, volse i tacchi e se ne and...
La stessa sera, nel suo laboratorio, Dunois riceveva la visita del capitano di vascello Yamamoto e del tenente Otojiro comandante in seconda dello Swastika i quali, solenni e rigidi, gli chiedevano riparazione per l'offesa fatta a sir Solok.
Vi aspettavo, signori, rispose Dunois, e due miei amici sono a vostra disposizione. Permettete che vi presenti il signor Anthime Le Gorec, preparatore del Laboratorio, ed il signor Kerdyk, capitano di lungo corso... ed ora, se permettete, vi lascio.
I giapponesi avevano lanciato un'occhiata stupita sull'uomo scimmia il quale, inchinandosi, aveva toccato il pavimento colle mani chiuse a pugno, e sul vecchio tozzo e canuto che rispondeva al nome di Kerdyk. Questi, per la circostanza, aveva vestito un abito nero di taglio straordinario, certamente fatto in casa da una sposa affezionata ma nel quale egli si trovava certamente meno a suo agio che nel camiciotto consueto. Coscienti, per, che la loro sorpresa non era conforme alle norme delle buone maniere, i giapponesi la repressero subito e sedettero sulle sedie che Anthime aveva offerto.
Si capisce che il preparatore non vestiva, in quell'occasione, la solita vestaglia di servizio; si pavoneggiava in una giacca che gli era troppo corta e colla quale avrebbe fatto una figura meravigliosa sull'organo d'un baraccone da fiera dove si mostrassero bestie ammaestrate.
La conversazione fra i quattro delegati fu brevissima: i due testimoni di Dunois avevano ricevuto il mandato imperativo di accettare senza discussione tutte le condizioni che a Solok, incontestabilmente insultato, sarebbe piaciuto di porre ed i testimoni del baronetto, per un'offesa eccezionale, chiedevano una riparazione pure d'eccezione.
Le condizioni furono dunque gravissime: lo scontro sarebbe avvenuto alla sciabola fin che uno dei due avversari fosse riconosciuto nella assoluta impossibilit di continuare.
Solok sapeva quel che faceva proponendo quest'arma pericolosa che gli era familiare e che egli usava con una abilit notevole. Ben deciso a vendicare, non appena fosse arricchito, tutte le ingiurie che aveva dovuto subire nei primordi della sua avventurosa carriera, aveva preso lezione dal miglior professore del Giappone dove son legione i cultori della scherma colla sciabola, ai quali soltanto i Tuareg, che usano quest'arma fin dall'infanzia, sarebbero capaci di tener testa.
Ma Dunois non se ne curava. Aveva fatto molta scherma durante gli anni del servizio militare e sapeva servirsi dell'arma da taglio con quella temibile precisione ch'egli usava per tutto quanto dovesse fare.
Siccome la voce del duello si era sparsa nel paese bisognava eludere la curiosit dei roscoviti e perci venne deciso che lo scontro avverrebbe all'alba all'Isola Verde.
I canotti che portavano i due avversari giunsero contemporaneamente alla riva.
Su quell'isolotto roccioso fu abbastanza difficile trovare un tratto di terreno adatto al combattimento e quello che si dovette forzatamente scegliere non lasciava spazio sufficiente per indietreggiare; ma nessuno dei due avversari era disposto a farlo. Del resto un odio feroce animava il miliardario con un intenso desiderio omicida, e dal canto suo, Dunois non avrebbe per nulla al mondo voluto cedere anche per un solo istante, di fronte all'Eurasiano.
L'ittiologo non aveva potuto procurarsi un paio di sciabole a Roscoff e perci dovette accontentarsi di quelle che avevano portato i giapponesi mentre egli era abituato all'elsa delle armi europee.
I due avversari si spogliarono delle giacche e dei panciotti e si trovarono di fronte su quell'isolotto selvaggio e stretto che i primi raggi del sole arrossavano in quel momento. Il duello era diretto da Yamamoto che lanci il comando sacramentale
A voi!
Dunois fu quasi colto di sorpresa perch il capitano di vascello non aveva ancor terminato il suo comando che Solok gli lanciava un violento colpo alla testa; ma il francese riusc a parare appena in tempo senza per poter ribattere. Altri colpi scagliati con una rapidit sconcertante piovevano su di lui, quasi simultaneamente, da ogni parte. Il miliardario non si faceva scrupolo dal tirare al garretto ripetendo i colpi di Jarnac; ma attento e preciso Dunois riusciva sempre a parare.
Del resto la lotta era ammirevole ed  dubbio che in campo chiuso si sia mai visto un combattimento pi accanito ed accademico nello stesso tempo.
Ben "piantato" sulle gambe; fermo come il macigno sul quale si trovava, Dunois aveva l'occhio pronto e sicuro e mentre la lama di Solok tracciava nell'aria uno straordinario groviglio di lampi azzurrastri e lo minacciava senza posa alla testa, al fianco, al polso, alla coscia... egli tentava un colpo di punta per trasformarlo, con un mulinello stupefacente, in un terribile traversone... La punta della sua arma era dappertutto e la sua guardia non era in nessun luogo.
L'attacco di Solok continuava incessante, infaticato, e la difesa di Dunois era impenetrabile. In alto, in basso, a destra a sinistra le lame s'incontravano e schioccavano per scivolare l'una sull'altra e minacciare di nuovo.
Il francese dava l'impressione di forza calma e sicura di s, mentre nel baronetto appariva l'agilit tendente a stancare l'avversario, l'insistente e perversa minaccia della mosca accanita nel tentativo di pungere.
Ma la pi sorprendente caratteristica di quella battaglia a due era che, fin dal principio, n l'uno n l'altro dei due contendenti aveva mosso un piede, n per retrocedere, n per avanzare. Si sarebbero detti due alberi profondamente radicati i cui rami, per effetto di magia, d'un tratto avessero acquistato la capacit di compiere movimenti volontari per allacciarsi e scioglier poi la stretta per riannodarla ancora in senso contrario allo scopo di colpirsi continuamente.
Per un istante gli sguardi, impegnati come le lame, non s'erano abbandonati: quelli di Dunois sfidavano, e quelli dell'asiatico cercavano, colla loro minaccia, di influire sull'avversario, intimidirlo, scuoterlo, ispirargli la sensazione del pericolo e della fine prossima.
Tuttavia, fiacco per la vita troppo facile e per gli stupefacenti di cui talvolta usava, il miliardario non poteva reggere ad uno sforzo continuato; le riprese di tre minuti andavano estenuandolo sempre pi e le pupille calme del francese che, anche nei momenti di riposo, non abbandonavano mai le sue manifestandogli un indicibile disprezzo, gli causavano un'irritazione sempre crescente. Ora era scosso da una collera furibonda.
Vennero rimessi ai loro posti...
A voi!
E, sempre, Solok ritrovava dinanzi a s quella specie di molla d'acciaio, quella calma cavalleresca dai muscoli e dallo spirito che non si lasciavano abbattere e che nessun tradimento poteva sorprendere.
Gli assistenti, e cio i quattro testimoni, seguivano il combattimento con sentimenti diversi; espertissimi del maneggio della sciabola i giapponesi, sebbene impassibili, erano estasiati; non avevano mai assistito a simile partita d'armi nemmeno nelle sale di scherma pi celebri del loro Impero; la serena sicurezza e la precisione di Dunois eran forse ci che pi li affascinava.
Il capitano Kerdyk pareva non credere ai suoi occhi i quali, essendo occhi di marinaio, non eran usi a stupirsi nemmeno per cose che ad altri avrebbero potuto apparire straordinarie.
Quanto ad Anthime, egli era in uno stato eccezionale.
Malgrado l'impassibilit voluta dalle sue funzioni, egli non sapeva star fermo. Ad ogni colpo provava una reazione paragonabile a quella di certi giocatori di bigliardo che si vedono seguire col corpo il movimento della loro biglia; si chinava e guardava con occhio inferocito, balzava indietro per sfuggire il colpo che prevedeva e si buttava innanzi quasi per lanciare quello che avrebbe desiderato. Le sue braccia brandivano una sciabola immaginaria e tutto il suo viso si contorceva in smorfie tanto che lo si sarebbe detto un terreno dove i suoi lineamenti si combattevano disordinatamente.
Cos, quando Dunois, vedendo il suo avversario ansante mentre egli si sentiva tanto fresco quanto al principio, cominci ad attaccare a sua volta ed a costringere il suo terribile avversario alla difensiva, l'entusiasmo del preparatore non ebbe pi limiti.
Cominci a parlare, ci che costituisce, sul terreno, una grave scorrettezza:
Piglia!... Prendi anche questa!... Bene!... Eccone un'altra! Sappimi dire quel che vale!...
Ormai Solok piegava sotto l'attacco.
Metodico e freddo; colla mano sicura e la respirazione eguale, il francese andava cercando i punti deboli e, trovandoli, falciava l'aria innanzi a s: ormai era il meticcio il quale non parava pi che a stento.
Una finta al fianco venne seguita da un colpo di testa fulmineo ed il miliardario fece improvvisamente un salto indietro: delle goccioline di sangue imperlarono la sua fronte solcata da una leggera ferita. Il suo balzo indietro era stato eseguito appena a tempo perch per un solo centimetro egli pot evitare d'aver il cranio spaccato.
Alt! ordin Yamamoto.
La ferita venne riconosciuta insignificante e dopo il riposo regolamentare i due uomini vennero posti nuovamente di fronte.
Ora la situazione era completamente rovesciata.
La stanchezza, il furore, l'umiliazione d'aver subito la prima ferita, diminuivano assai le possibilit a favore di Solok; riconosceva di aver a che fare con un fortissimo avversario e la sua fiducia in se stesso andava diminuendo; la cosa non era tanto facile quanto l'aveva creduta.
Le lame scintillarono nuovamente al dolce sole mattutino e nei loro colpi ripetuti lanciarono baleni.
Solok volle riprendere la tattica offensiva perch sentiva diminuirsi le forze ed aveva fretta di finire; ma, ancor disposto ed abbastanza fresco, una volta superato il primo attacco di stanchezza, Dunois non si sent di assecondarlo.
Ad un colpo al petto che gli era stato lanciato con rapidit, il naturalista seppe sfuggire e ribatt immediatamente con un a fondo. Questa volta la sua lama tagliente quanto un rasoio tagli la camicia di Solok di cui scalf leggermente il petto, ed il sangue corse nuovamente.
Tuttavia, Yamamoto, che si trovava alla destra del ferito, non si accorse che questi fosse stato toccato e non diede l'alt.
Dunois, invece, vide il sangue e, correttamente, fece un passo addietro abbass la sciabola ed avvert l'avversario:
Siete colpito, signore.
Ud Solok? Il fatto sta che rimase in guardia.
Bisogna rammentare che il luogo dove si svolgeva il combattimento si trovava in riva al mare; un vento abbastanza fresco si era alzato e le onde cominciavano a mormorare: nel momento in cui Dunois abbassava la sua arma una ondata pi forte delle altre colp lo scoglio sul quale egli si trovava e schizz tanto alto che un forte spruzzo colp il francese al viso. Sorpreso ed accecato, egli barcoll.
Con una rapidit prodigiosa Solok afferr l'occasione che il destino gli offriva; fece un balzo verso l'avversario lanciandogli un colpo di punta al petto. La larga lama penetr sotto la mammella destra ed usc sotto la scapola: il naturalista cadde.
Il miliardario fece un passo indietro, ritir la lama dalla ferita e con un sorriso felino sulle labbra mormor con scherno:
Il pi ferito dei due... eccolo!
Il capitano Kerdyk, Otojiro e Yamamoto si lanciarono verso Dunois: il primo non aveva ben compreso quel che fosse avvenuto; ma, conoscitori di regole cavalleresche, i due ufficiali giapponesi avevano perfettamente capito e, mentre si affrettavano a soccorrere il ferito, i loro visi eran cupi e lanciavano sguardi furibondi al miliardario ed il loro colorito si era fatto verdastro sotto l'impeto della vergogna.
Curvi sul francese, udirono dietro a s una specie di gorgoglo, ma non vi fecero caso.
Era Anthime che, sotto l'impressione di quel colpo a tradimento, era rimasto interdetto; ma poi, scorgendo steso a terra e certamente in pericolo di morte colui che considerava come un amico e come un superiore venerato, aveva perduto la testa. Pazzo di dolore grid con voce strozzata:
Miserabile canaglia...
E nello stesso tempo si lanci sul proprietario dello Swastika il quale, sebbene sorpreso da quell'attacco dell'uomo gorilla, cerc di coprirsi con dei mulinelli vertiginosi.
Ma Anthime non era pi padrone di s: rapido ed insensibile al dolore, afferr la lama a piene mani, la strapp con una torsione irresistibile delle sue braccia muscolose, afferr l'uomo al collo, lo scosse come uno straccio e cominci ad assestargli dei colpi da sfondare un muro.
Strangolato, soffocato, schiacciato come da un maglio, colla lingua penzolante, il meticcio non pot che abbandonarsi alla stretta erculea del preparatore il quale continuava a battere e l'avrebbe ridotto a pezzi, sbriciolato se, accorgendosi del pericolo che il loro primo correva, i due giapponesi non si fossero precipitati in suo soccorso. Malgrado l'aiuto del capitano Kerdyk, dovettero faticare assai per togliere il miliardario dalle mani di Anthime che lo maciullavano.
E mentre i testimon del francese trasportavano nell'imbarcazione, che li aveva trasportati all'isola, il corpo inerte del loro compagno svenuto, fu un altro straccio umano altrettanto inerte che i marinai dello Swastika raccolsero sull'Isola Verde.
...
Ripresa la conoscenza per effetto dei rivulsivi propinatigli da Tagachi, Solok, che aveva tre costole fratturate, sorrise riconoscendo Yamamoto.
Che selvaggio quell'individuo! gemette con voce rotta. Si ha torto di trattare gente simile come gentiluomini.
Malgrado il dominio di se stesso che Yamamoto possedeva in alto grado, egli trattenne a stento un sussulto a quelle parole impudenti e rispose in tono di riprovazione:
Col vostro permesso, Eccellenza, avete mancato voi stesso e gravemente alle leggi cavalleresche. Oggi  stato calpestato il Buchido, il codice d'onore dei Samurai e ci avete disonorati tutti e tre per nove generazioni; se non mi dovessi anzitutto alla Causa, rientrerei subito nella mia cabina per praticarvi il Sappuku; ci che gli europei chiamano Hara-kiri.
Solok volle alzare le spalle ma quel movimento gli strapp un grido di dolore e, mentre il giapponese non sapeva trattenere una smorfia di sprezzo per quella mancanza di stoicismo, mormor:
Per essere forti, comandante Yamamoto, bisogna ripudiare tutti i pregiudiz; sappiate che il fine giustifica i mezzi.  l'assioma principale della morale tedesca, quello che bisogna adottare se si vuol riuscire. Se la Causa avesse al suo servizio soltanto gente cavalleresca e cos impacciata da un assurdo groviglio di princip antiquati, sarebbe certo che essa fallirebbe clamorosamente ed irrimediabilmente.
A dispetto di tutti i precetti della cortesia formalista, Yamamoto volse le spalle al miliardario per nascondergli la collera e l'umiliazione che provava per essergli stato secondo in un duello da lui terminato in modo tanto contrario ad ogni legge della cavalleria.
Un proverbio giapponese gli ronzava nel cervello:
Il sudiciume tolto dal ruscello deve ritornarvi.
Venne bussato alla porta della meravigliosa camera da letto dove giaceva il miliardario. Era l'ufficiale in seconda; il tenente Ojiro che ritornava da Roscoff dove si era recato per aver notizie di Dunois e portava la notizia che, secondo i medici che lo curavano, egli non sarebbe sopravvissuto alla ferita spaventosa; non avrebbe forse neppur passato la notte.
Un sussulto troppo brusco, che la gioia gli aveva causato, strapp un nuovo lamento al miliardario avvolto nelle bende come una mummia.
Il destino ci favorisce, disse. La morte far tacere quel chiacchierone. Capitano Yamamoto, non ci resta che salpare.
Ed il capitano di vascello usc per eseguire quell'ordine ma trascurando questa volta tutte le cerimonie d'uso.
Poco dopo si ud lo stridore della catena dell'ncora nella cubia e la macchina cominci a russare.
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Quella stessa sera un doganiere comunicava al procuratore della Repubblica di aver trovato sulla costa, sotto la punta di Per Haridy, il cadavere del servo Yen-Fu, divorato per met dai granchi, vicino al canotto sfondato del defunto capitano Le Hlo.
Un fascio di documenti, resi quasi illeggibili dall'acqua, era stato trovato nelle tasche del Giallo.
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 17. Il signor Sukoda.
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All'avvicinarsi del mezzod, con un calore alquanto greve, le banchine di cemento armato della grande citt di Yokohama, presentavano la sfilata dei moli galleggianti, dei magazzini e dei godowns, vaste tettoie aperte a tutti i venti e coperte di lamiere ondulate: e dappertutto erano gru, elevatori pel grano e bacini galleggianti di raddobbo...
Da una parte era la rada ove scorrevano imbarcazioni d'ogni specie, canotti automobili, yous-yous, chiatte che gironzavano attorno ai piroscafi d'ogni nazionalit che si ormeggiavano ai pali ed agli anelli della banchina. Dall'altro era l'arco disegnato tutt'attorno alla baia, fino al capo collinoso del Bluff, dai palazzi del Bund: alberghi di mattoni rossi fra riquadri di pietra, coronati da merlature anacronistiche o colle finestre ogivali; banche, palazzi, circoli, uffici, magazzini; un miscuglio di tutti gli stili e di tutte le epoche uniformemente presentati in assetto moderno.
Ed in lontananza sfumavano i fianchi del Bluff dove parchi, prati, campi di gioco e villini erano sparsi tra il verde degli alberi...
Sulla via, fiancheggiante la banchina, l'attivit era nel suo pieno; era una sfilata continua, un torrente interminabile di automobili, carri a cavalli, carrette a braccia dalle ruote massicce, leggeri kurumas correnti al trotto agile degli uomini che li trascinavano colla testa coperta dal largo cappello conico di fibre di bamb, col torso rivestito di una specie di casacca portante sul dorso non si sa qual blasone, e colle gambe completamente nude.
Al pian terreno di uno di quei palazzi di dieci piani, si trovavano gli uffici del signor Sukoda, il mediatore marittimo forse pi importante di tutto l'Impero giapponese.
Erano un vero alveare quegli uffici nei quali durante tutto il giorno lavorava un piccolo esercito di impiegati d'ogni grado.
La ditta Sukoda era nota in tutto il mondo ed era specializzata in affari d'armamento ed uno dei suoi principali clienti era appunto sir Harry Solok, il magnate dei petroli di Sumatra.
Giapponese aristocratico, dagli occhi meno obliqui di quelli del volgo, dal naso quasi aquilino, il signor Sukoda professava idee ultramoderne; dagli studi fatti negli Stati Uniti egli aveva portato in patria metodi commerciali che usava da maestro e gli Americani stessi lo riconoscevano affermando:
 un vero business man.
Ed era nello stesso tempo un padrone di casa dall'ospitalit elegante magnifica che nulla aveva dimenticato di quella virt che, nella sua terra, patria di ogni gentilezza, era assurta ad arte affascinante.
Riceveva, tanto nel palazzo che aveva comperato da un vecchio daimio ridotto in povert, quanto nella sua sontuosa villa del Bluff, le pi alte personalit giapponesi ed i membri pi notevoli della colonia straniera; e se alcuni rappresentanti dell'antica nobilt feudale lo circondavano segretamente d'una straordinaria venerazione, ci derivava dal fatto che il signor Sukoda era niente di meno che l'ultimo discendente diretto dell'ultimo Sciogun, un puro Togukawa sfuggito ai massacri che avevan seguito il disastro di Kumamoto dov'era naufragata la potenza dei suoi antenati.
...
Secondo il piano stabilito fra il defunto padre dell'attuale mediatore marittimo ed i suoi segreti partigiani, gli eredi di quei baroni feudali che il Mikado si era lusingato di schiacciare per sempre, ora, apparentemente legittimisti, erano riusciti ad occupare le pi alte cariche del governo, della diplomazia, della marina e dell'esercito; e contemporaneamente avevano pure in pugno la direzione della grande finanza e degli affari.
Tutti riponevano le loro speranze nel signor Sukoda che, fra di loro chiamavano coi nomi di Togukawa o Sciogun. In lui essi vedevano l'uomo capace di ristabilire la gerarchia della nascita e la potenza del sangue azzurro e di lanciare, nel giorno propizio, l'impero nella grande avventura dalla quale doveva uscire padrone incontrastabile del mondo.
L'egemonia giapponese doveva finalmente costituirsi sulle rovine della civilt occidentale, degli Stati Uniti anzi tutto. Si credeva vicino il Gran Giorno e l'opera pazientemente compiuta dalle pi alte intelligenze, dai pi alti luminari della scienza che il popolo giapponese contasse, stava per sbocciare in breve. Grazie alla segretezza miracolosa degli affiliati, quella vasta congiura era ignota alla polizia pur intelligente e ben guidata. Il tranquillo governo del Mikado ignorava, o sospettava a pena, la collera sollevata negli eredi dell'antica nobilt dalle misure di pacificazione internazionale alle quali aveva aderito: non sapeva che, riducendo la flotta e l'esercito e rinunciando ufficialmente all'espansione giapponese nella Cina, aveva sollevato la riprovazione ed il furore nelle famiglie illustri, e che le due sciabole di ogni antico samurai avevano provato un fremito nelle loro guaine di lacca.
Sebbene il Governo, le due Camere ed i partiti al potere fossero indiscutibilmente pacifisti, la maggioranza dei nobili, di coloro che formavano veramente l'armatura della Nazione, che, in una parola, potevano guadagnare alla loro causa la marina e l'esercito, impiegava tutta la sua attivit a preparar le armi che dovevano imporre al mondo il pi grande Giappone...
Il signor Sukoda lavorava con grande attenzione nel suo ufficio.
Di tanto in tanto alzava il capo e cercava, lontano, sul mare, quel ricordo che gli sfuggiva o la soluzione di un problema commerciale e la sua attenzione concentrata non aveva neppure la coscienza della semplicit elegante colla quale era decorato, un po' all'orientale, quell'ambiente di ispirazione europea.
Venne bussato alla porta ed un segretario port un telegramma non cifrato che egli lesse subito. Si trattava di consegna di merci ed era firmato da Harry Solok.
Sta bene, disse, andate.
Ma non appena l'impiegato fu uscito, Sukoda tolse dalla cassaforte posta dietro la sua poltrona un codice segreto di cui si serv per decifrare il telegramma, che sotto il senso apparentemente commerciale, nascondeva la vera comunicazione certamente d'indole politica, informazioni indubbiamente preziose.
Dopo qualche ricerca, il vero significato del messaggio era tradotto nei caratteri nazionali giapponesi; colonne strane di piccoli segni serpentini che rassomigliano a fiori, farfalle, arabeschi ed altri ornamenti di fantasia orientale. E quei graziosi disegni avevano un significato terribile "Riuscito impadronirmi disegni siluri telemeccanici. Scoperta anche altra invenzione importantissima. Saremo Yokohama fra venti giorni. Solok".
A quella lettura il business man dall'abito a quadretti, il fantoccio nero e giallo, fu istantaneamente trasfigurato e si alz solennemente coll'occhio brillante per una fiamma orgogliosa e, con quella voce gutturale bassa ed atona che i Giapponesi usano per cantare i loro inni nazionali, inton una antichissima aria dei secoli passati, alla gloria degli Sciogun.
Ed il suo atteggiamento era di tale nobilt e cos maestosamente minaccioso che sotto l'aspetto scaltro dell'affarista, apparve l'autentico erede dei Maestri di Palazzo, che durante settecento anni avevano governato il Giappone.
Con gesti rituali da pontefice egli premette un bottone posto in fondo alla cassaforte e subito questa gir su se stessa con tutto un tratto della parete scoprendo una specie di piccola cappella che formava come un retrogabinetto il cui solo aspetto lo riport a sessant'anni addietro, ai tempi in cui la sua famiglia onnipotente si imponeva al Mikado con una parola od anche con un sol cenno.
Era una grande loggia che terminava con una vasta nicchia sormontata da una mezza cupola dall'aspetto grandioso e lugubre, tutta in lacca nera ed oro, abbastanza nuda di decorazione e priva di ogni rappresentazione umanizzata degli dei.
Certamente l'anima del Gimmu-Tenno, dio e primo imperatore del Giappone di cui fond l'impero cinquecento anni prima della venuta di Cristo, vi era costantemente presente, ma la sua immagine non v'era, come non v'era quella di Amateratsu personificazione del sole, n quella dei Kamis spiriti degli antenati e delle forze della natura, e neppure quella della coppia Izanagi ed Izanami, agenti della creazione.
Nella nicchia tappezzata con cortine di broccato d'oro, stava una tavola di legno bianco portante uno specchio di metallo polito. All'estremit di un bastone, dei nastri di carta bianca rappresentavano la divinit e la purezza, ed una sciabola perpetuava la memoria delle imprese meravigliose del dio Sussano-no, fratello di Amateratsu.
Cantando un altro inno, non meno lugubre del primo, il discendente degli Sciogun si prostern e preg a lungo: non si alz che per bruciare; in onore della grande dea e del grande imperatore, dei nastri di carta dorata il cui fumo spandeva come un profumo d'incenso.
Poi offerse anche fiori di loto, iris bianchi e, finalmente, fece il sacrificio del riso, specialmente gradito alle divinit innumerevoli e d'ogni specie, onorate od adorate nel culto scintoista e la maggior parte delle quali  nata da Izanagi e da Izanami.
Poi, profondamente assorto dalla solennit degli atti che compieva, improvvis questa preghiera:
Grande Amateratsu, e tu Gimmu-Tenno, imperatore mille e diecimila volte venerabile, e voi Izanagi ed Izanami, e voi Sussano-no, e voi tutti, dei innumerevoli delle idee, delle anime e delle cose, Kamis, e voi finalmente antenati illustri, accordatemi il vostro aiuto e gettate su di me uno sguardo favorevole. Aiutate l'impresa di quanti sono veramente nobili sulla terra del Giappone, rendeteci la potenza ch ne useremo soltanto per la vostra maggior gloria!
E mentre pronunciava queste parole egli batteva con rulli sapienti sopra un vasto tamburo che si trovava a terra al suo fianco, poi si prosternava e si riprosternava fino a toccar col volto la stuoia di bianca paglia di riso sulla quale era inginocchiato.
E cantava ancora un'aria triste, e trascinava interminabilmente le finali che concludevano il canto con una specie di gemito doloroso. Infine aprendo le braccia in uno straordinario stato di esaltazione mistica disse:
Gimmu-Tenno, grande imperatore, il pi grande degli imperatori che siano mai esistiti, dimmi che la mia impresa ti  gradita; dimmi, ed  necessario per innalzare il mio coraggio, che tu sosterrai i miei sforzi e che mi condurrai per mano al trionfo finale dell'immortale Impero del Sole Levante.
Queste ultime parole furono pronunciate come in un soffio che si arrest al risonare di un colpo violento battuto colla sua mazzuola sul grande tamburo.
Domandava un miracolo...
E fremette! Dal fondo delle viscere della terra Gimmu-Tenno gli rispondeva!
Un rombo formidabile saliva dal basso!
Il suolo si sollev, i muri si fendettero, si piegarono come fogli di carta e ricaddero sull'uomo orante che seppellirono sotto i loro rottami mentre s'alzava una nube di polvere e tutto pareva agitato in una danza sfrenata.
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18. I DODICI SAMURAI. La citt sconvolta.
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L'Amiral Gupratte, un magnifico piroscafo della stazza di ventimila tonnellate, ultimo varato dalle Messageries Maritimes, stava completando il carico, accostato al molo di Yokohama. Tutta la nave fremeva sotto lo sforzo dei paranchi, i colpi delle casse e delle balle che venivano lasciate cadere sul ponte e nelle stive tra il veloce rotolar dei verricelli a vapore, e lo stridore delle catene degli alberi di carico, perch c'era gran fretta.
Dunque, Catelain, come va l'imbarco? domand il comandante Viala avvicinandosi al suo secondo, normanno tanto biondo e sottile, quanto il suo capo, marsigliese, era tozzo e nerastro.
Andiamo bene, comandante: per l'ora stabilita saremo pronti. Tutto  a posto e ben stivato.
Ed infatti gli alberi di carico, manovrati da un equipaggio volonteroso ed attivo, lavoravano senza ristare sollevando dalla banchina, per deporli sul ponte della nave, le ultime casse del carico ed i bagagli dei passeggeri.
Il comandante si freg le mani: aveva fretta di mettersi in rotta per Marsiglia, via Saigon, e di finirla col compito fastidioso di accogliere i passeggeri che affidavano la loro vita alla sua capacit ed alla sua esperienza.
I profani non immaginano nemmeno quante qualit debbano assommarsi in un comandante di grande piroscafo: marinaio provetto, capo energico ma non eccessivamente rigido, anfitrione capace di tener animata la conversazione, commerciante attento, diplomatico astuto... Date tutte le virt che si esigono da lui quanti sovrani e capi di governo sarebbero capaci di assumere il comando di un piroscafo?
Parecchi degli ospiti di maggior riguardo dell'Amiral Gupratte erano saliti a bordo sebbene non fosse ancora mezzogiorno e la partenza fosse stabilita per le sedici e Viala, accompagnandoli alle loro cabine e sistemandoli quanto meglio poteva, aveva gi dovuto rispondere a parecchie domande strampalate.
Ormai egli attendeva soltanto il treno che doveva portare alla banchina i passeggeri dell'ultima ora.
Approfittando di quel momento di calma, era ritornato al suo appartamento, e nel suo ufficio dov'erano una grande carta del porto di Tokio, spiegata, un quadrante, una bussola ed un binocolo a fianco di un volume delle "Istruzioni nautiche".
Gett un'occhiata al barometro registratore posato sopra una mensoletta che si trovava a capo del suo letto, corrug la fronte e parve improvvisamente preoccupato. La linea tracciata con inchiostro violetto dallo stilo dello strumento, sopra un cilindro girevole rivestito di carta quadrettata, e che era rimasta quasi orizzontale nelle ultime dodici ore, cominciava bruscamente a salire.
Ah, diamine! borbott con una smorfia.
Aperse la porta che permetteva il passaggio al ponte di comando, scrut il mare aperto e l'orizzonte, aspir l'aria come se la fiutasse... e la sua fronte quadra segn qualche ruga indice di preoccupazione. Con quel cielo limpido e quella temperatura calda, il comandante "pratico" dei mari orientali aveva riconosciuto nell'aria e nel cielo i segni precursori di una di quelle terribili tempeste chiamate tifoni.
Cirri e cirro-cumuli correvano rapidamente in una direzione vicina al pieno est e l'acqua del porto, tanto calma un momento prima, cominciava ad agitarsi sotto un vento ancor debole che girava al sud.
Prima di sera dovremo affrontare un terribile colpo di mare e ci troveremo nel semicerchio pericoloso come accade quasi sempre su questa costa.
Dopo alcune osservazioni, tracci sulla carta marina un grafico del probabile percorso del tifone, perch queste meteore si propagano con regolarit e secondo leggi ben conosciute: poi fece chiamare il secondo e gli disse:
Dobbiamo prepararci ad un tifone violento il cui centro passer molto vicino alla baia, provvedere subito perch tutto, a bordo, sia "assicurato" e perch i forni siano caricati. Voglio salpare in tempo per non trovarmi in porto quando giunger il colpo di vento. Intanto fate raddoppiare gli ormeggi ma in modo che possano essere mollati immediatamente.
Catelain salut ed usc.
Un momento dopo risuonava il soffio potente dei ventilatori che ravvivano i fuochi nei forni ed i due enormi fumaioli vomitarono torrenti di fumo nero...
Un quarto d'ora prima di mezzogiorno risuon il primo colpo di gong annunciante la colazione e, sul ponte superiore, i passeggeri, appena imbarcati, osservavano la partenza di un altro grande piroscafo, di nazionalit inglese.
Mollati gli ormeggi, la bella nave non era pi unita alla terra che da un groviglio di quei carnevaleschi nastri di carta chiamati "stelle filanti", che la folla aveva lanciato a guisa di saluto, quando rimbombarono delle sorde detonazioni mentre una scossa formidabile squassava l'Amiral Gupratte dalla chiglia al pomo degli alberi. Squassati da scosse indescrivibili, in mezzo ad un fracasso insopportabile che rintontiva, gli spettatori credettero d'assistere alla fine del mondo.
I grandi fabbricati del Bund per un istante acquistarono vita, ma la vita di ubriachi barcollanti; parvero abbozzare una danza spaventosa, frenetica e grottesca, poi si disgiunsero, si sfasciarono, sprofondarono e si ridussero a miseri cumuli di rottami informi.
In meno di un minuto, percorsa da vibrazioni mostruose, la terra aveva ondulato, s'era aperta, rotta, spaccata... e tutta l'immensa citt di tre milioni d'abitanti era scomparsa.
Un incubo da Apocalisse!
Yokohama non esisteva pi, e qualche secondo prima era ancora animata, vivace e formicolante della sua popolazione lieta di vivere.
Tettoie e capannoni avevano oscillato due o tre volte sui loro piedritti, poi i tetti di lamiera ondulata erano scivolati sul terreno che aveva inghiottito sacchi, casse e tutto quanto, sotto di essi, era stato messo al riparo.
Tutto era stato spazzato via!
Uno dei pi terribili fra i tanti terremoti che annualmente scuotono il Giappone e gli fanno pagar tanto cara la sua gloria ed il suo incanto, si era scatenato come al fischio di un infernale direttore di scena.
Del bello scenario che si poteva ammirare poco prima non si vedevan pi che pochi pali ancor ritti qua e l. Ovunque, fino alle colline che la limitano, la vasta pianura aveva assunto l'aspetto di un vasto cantiere di demolizioni. Sparse in quel caos di rottami e di calcinacci sorgevano ancora alte case all'europea, intatte senza che si sapesse per quale miracolo o per quale inconcepibile ingiustizia. Di altre non rimanevan che degli spigoli di muro i quali parevan guglie rocciose in un oceano di detriti. Appesa ad un tratto di muro inaccessibile, era ancora una graziosa gabbia di bamb nella quale saltellava un uccello.
E, con un nuvolone di polvere, salivano nell'aria le grida di feriti che chiedevano aiuto o supplicanti d'esser finiti, e si scorgevano visi convulsi, e braccia e gambe che si dibattevano in un atroce tentativo di uscire dalla stretta di quelle rovine.
Qua un cavallo, attaccato ad un carro, era stato ucciso di colpo vicino al suo conducente che era ridotto in un irriconoscibile ammasso di carni e di ossa; l, inclinata tutt'intera come la torre di Pisa, una casa di quattro piani che aveva conservato il suo aspetto in mezzo a quella rovina generale pareva spaesata e che quella sua incomprensibile resistenza all'improvvisa sgroppata della terra fosse dovuta ad una sua precisa volont...
Fessure capricciose correvano la banchina poco prima ben piana e connessa ed ora tutta gobbe e crepacci, accidentata, ineguale: lunghi tratti crollati erano coperti dal mare e delle rotaie vi si arricciavano, contorte come trucioli di ferro.
A bordo dell'Amiral Gupratte, sotto il ferreo comando di Viala vennero subito adottati tutti gli espedienti e le precauzioni necessar per la salvezza della nave od almeno, di quanti vi si trovavano. Ufficiali e marinai rivaleggiavano nello zelo, calmi, attivi e metodici in mezzo a quello sconvolgimento generale.
Preparate le imbarcazioni cos da poter subito essere calate in mare, furono distribuite le cinture di salvataggio mentre bisognava soccorrere ed incoraggiare le donne spaventate che urlavano e piangevano e che dovevano persino esser costrette a rivestire quell'apparecchio salvatore.
Ma sulla citt cominciavan gi ad apparire da ogni parte fitte nuvole di fumo.
I gasometri erano scoppiati e dei serbatoi di petrolio si erano incendiati vomitando torrenti di fuoco; un fiume fiammeggiante si rivers nel porto il quale in breve prese l'aspetto di un immenso vaso di ponce: gli ol infiammati correvano sulle acque prima come piccole lingue azzurrastre ed isolate, poi come serpi e finalmente a strati divoranti. Un'imbarcazione si infiamm, poi un'altra, poi fu la volta di una nave carica di legname, delle giunche e dei sampang colle loro vele di stuoie. Bruciati gli ormeggi quei galleggianti diventarono tanti brulotti in bala delle onde con grande pericolo per le navi da carico e dei piroscafi.
Seguendo l'esempio dell'Amiral Gupratte, tutti fecero ogni sforzo per salpare e sfuggire il flagello che avanzava inesorabile; il compito era grave ma tutti lavoravano di lena.
Il comandante Viala, col megafono alla bocca, dirigeva la manovra calmo come avrebbe potuto esserlo a Marsiglia in una giornata di maestrale; marinai ed ufficiali pareva si moltiplicassero nella febbre dell'esecuzione degli ordini e sul ponte, ai sabordi di carico, agli obloidi del falso ponte, dei marinai muniti di raffi, di remi, di pertiche e pali di ogni sorta, lavoravano a tutto spiano per allontanare dallo scalo quelle fornaci ardenti che, spinte dal vento gi forte, andavano ad appoggiarvisi con una tenacit che pareva l'effetto di una volont malefica.
Intanto a terra, la vita, che dapprima s'era fermata di colpo, appariva nuovamente sotto l'impulso del terrore.
Usciti non si sa di dove in quel deserto di rovine, correnti come pazzi, urlanti come dannati, inciampando, barcollando, cadendo come fantocci di carta ad ogni nuova scossa, rialzandosi smarriti per riprendere la corsa gemendo, uomini, donne, bimbi, vecchi, cercavano di fuggire un nuovo pericolo.
L'incendio divorava gli avanzi della citt: aveva gi carbonizzato la popolazione di interi quartieri. Una folla si precipitava al mare per cercare sulle navi un rifugio contro le insidie d'una terra perfida che imitava l'oceano, innalzandosi ed abbassandosi ad ondate per inghiottire i suoi figli oppure coprendosi d'una marea ardente che li avvolgeva di fiamme.
Dal lungomare coperto di rovine, quella folla chiamava colle braccia tese verso la nave; tutti supplicavano urlando che venisse loro concesso asilo, che si venisse a raccoglierli perch essendosi spezzata la passerella e sciolto l'ormeggio, il piroscafo si trovava ad una certa distanza.
A bordo di tutte le navi del porto erano state messe in azione le pompe, ma l'incendio infuriava, le fiamme fischiavano come serpi ed il fuoco aveva gi attaccato la poppa dell'Amiral Gupratte.
Malgrado tutto, le imbarcazioni erano andate a terra tanto i marinai sono animosi e caritatevoli, ed esse continuavano a far la spola fra la citt ed il piroscafo diventato l'arca della salvezza, sebbene il calore fosse tale da essere un vero supplizio pei rematori e gli scafi fossero bruciacchiati.
Sul ponte, nelle corse, sul cassero, dappertutto, ormai, si pigiava una folla eterogenea e variopinta nella quale asiatici ed europei d'ogni nazionalit eran frammisti senza alcuna distinzione di posizione sociale o di ricchezza.
A tratti, portate lentamente dalla deriva, altre navi, che ancora non avevano potuto prepararsi alla partenza, sfioravano il piroscafo francese ed allora dai ponti carichi d'un'altra folla simile, altri fuggiaschi trasbordavano ad accrescere lo strano carico umano dell'Amiral Gupratte.
Comandante, la pressione  raggiunta e possiamo salpare, annunci attraverso il portavoce della sala delle macchine la voce tranquilla del capo macchinista.
Viala non attendeva che questo annuncio; il campanello di comando squill subito e le macchine si misero in moto. La nave retrocesse lentamente verso l'ormeggio di poppa, allontan la prua dalla banchina, si ferm, attese che il mare dinanzi a s fosse ben sgombro e poi inizi la sua marcia innanzi.
Il piroscafo si lanci in quel mare in fiamme scostando facilmente; con la potenza della sua massa, le imbarcazioni incendiate che si trovavano sulla sua rotta, e presto si trov in acqua libera ed il suo comandante ebbe un sospiro di sollievo. Era tempo!
Le lamiere dello scafo, surriscaldate, cominciavano a perdere la rigidezza della loro forma e, nel profondo delle stive, il calore spaventoso rendeva quasi impossibile il resistervi ai macchinisti ed ai fuochisti, mentre a poppa pareva che l'incendio si diffondesse.
Ma la nave mise la prua al vento e l'equipaggio pot domare abbastanza rapidamente il flagello incipiente.
Intanto si scatenava il tifone e contro di esso bisognava iniziare la nuova lotta.
Nella rada il mare si sollevava con ondate enormi e tumultuose sotto il soffio potente che urlava fra le alberature e le soprastrutture. Una quantit di navi a vela ed a vapore avevano abbandonati gli ormeggi in parte volontariamente ed in parte perch le loro catene d'ncora s'eran rotte: in quella confusione, alcune muovevano a velocit ridotta mentre altre, prive di mezzi di propulsione, in bala del mare, eran spinte verso la costa alla quale alcune eran gi tanto vicine da esser considerate perdute.
Essendosi messo alla cappa da tribordo, a buona velocit, l'Amiral Gupratte non avanzava affatto tanto era la violenza del vento e del mare infuriato; ma tutto ben considerato, il comandante se ne rallegrava perch da prua la costa non era che a poche miglia e la nave non poteva virar di bordo per non mettersi traverso al vento senza impegnarsi pericolosamente.
Il ponte di comando che si trovava quindici metri sopra la linea di galleggiamento era spazzato dai colpi di mare; gli uomini resistevano a stento al rullo violentissimo e Viala, in mezzo a quella tormenta, doveva manovrare continuamente per evitare le altre navi.
Finalmente, dopo il passaggio di un'ondata gigantesca che spazz la rada per buttarsi all'assalto della costa coprendola d'un mantello di spuma, il vento cominci a diminuire, e nella baia il mare divenne pi calmo.
Il tifone era passato: s'allontanava portando pi lungi sconvolgimento e rovina.
Due ore dopo aver lasciato l'ormeggio, l'Amiral Gupratte poteva ancorarsi su trenta metri di fondo in acque relativamente calme ed a qualche centinaio di braccia dalle banchine in rovina; ma l'equipaggio non pensava affatto al riposo.
Sono necessar soccorsi laggi, disse Viala al dottor Mrien medico di bordo. Mi avviciner alla banchina e vi mander a terra con una squadra di uomini.
Sono a vostra disposizione, capitano, rispose il medico.
Non sar mai detto, rispose Viala, che una nave francese si sia accontentata di cavarsela per conto proprio.
Il medico approv: aveva gi provveduto perch l'infermeria potesse accogliere un centinaio di feriti.
I nostri son gi medicati e riposano. Spero che non avremo morti tranne quel povero Le Louan, il fuochista, che venne ferito mortalmente al capo mentre combatteva l'incendio.
L'Amiral Gupratte manovr nuovamente e non appena esso fu a posto il comandante fece trasportare a terra le squadre di soccorso malgrado le proteste di alcuni passeggeri egoisti i quali avevan fretta d'abbandonare quei luoghi di spavento.
Viala fu irremovibile: c'era chi aveva bisogno di lui! Certamente tutti gli ospedali, le cliniche e le farmacie della citt avevano subto la sorte delle case: c'erano degli uomini che soffrivano ed era doveroso assisterli.
Il tenente Catelain, secondo di bordo, diresse lo sbarco.
Aveva appena messo piede sulla banchina coi suoi uomini, quando scorse poco lontano, davanti alle rovine irriconoscibili del palazzo dove eran stati gli uffici della ditta Sukoda, un gruppo d'ufficiali giapponesi che discutevano animatamente.
Alla vista dei marinai francesi muniti di pale, picconi, scuri ed altri attrezzi, uno degli ufficiali si precipit ad incontrarli: era il generale di divisione Saionji, comandante di corpo d'armata, una delle personalit pi in vista del Giappone.
Giunto davanti a Catelain, salut militarmente e con quel sorriso che i giapponesi accompagnano sempre alla manifestazione di ogni sentimento che, per pudore e per educazione, non si deve lasciar trasparire troppo, egli parl:
Francesi, non  vero?
Francesi, generale, rispose Catelain.
Grazie, signori: siete sempre pronti ove occorra sacrificarsi per chi necessiti d'aiuto.
Non  il caso di ringraziare, generale;  il compimento di un dovere di solidariet umana. Possiamo esservi utili?
Il generale si volse verso le macerie del palazzo.
Abbiamo motivo di credere che sotto quei rottami sia un nostro carissimo amico, un uomo che tutti amavamo. Pu darsi che sia ancora vivo: posso chiedervi di dedicare i vostri primi sforzi ad un tentativo per salvarlo? Quanti ci vedete qui ve ne saremo gratissimi.
Ai vostri ordini, generale.
I francesi vennero salutati anche dagli altri ufficiali e sotto la guida intelligente del tenente Catelain, cominciarono subito a sgombrare quel monte di rottami usando tutte le precauzioni necessarie per evitare nuovi crolli.
Era un lavoro assai pericoloso perch continuavano le scosse sismiche; ma non se ne curavano.
Scavarono a lungo, spostarono pietre, le trasportarono a forza di braccia, puntellarono quando fu necessario, senza mai riposare malgrado la stanchezza, fin che si riconobbe d'esser giunti dov'erano gli uffici del disgraziato Sukoda e cos fu ritrovato anche il suo ufficio particolare.
Finalmente fu raggiunto l'oratorio e nello scavo quasi buio apparve incerta una forma umana. Malgrado il loro dominio sui propri sentimenti, i giapponesi si lasciarono sfuggire un grido di gioia.
Occorsero per ancora molti sforzi, molti lavori di puntellamento e molte precauzioni prima di poter trarre alla luce quel corpo: poi due marinai lo afferrarono e lo portarono alla superficie. Questa volta i giapponesi non nascosero la loro delusione.
L'uomo, che respirava ancora, era un giallo, ma non era lo Sciogun; invece d'essere aquilino, il suo naso appariva pi piccolo, di forma abbastanza delicata, ma un poco rialzato: l'abito all'europea, consunto, appariva piuttosto quello di un piccolo impiegato, che non quello dell'elegante capo di una ricca azienda commerciale.
Non  Sukoda! esclam tristemente il generale Saionji.
Ebbene, rispose Catelain, mentre il dottore Mrien si occuper di questo disgraziato, cercheremo il signor Sukoda. Se  qua sotto, morto o vivo lo ritroveremo.
E le ricerche continuarono. Non furono lunghe, ancora. Una trave di ferro, caduta di traverso, aveva formato quella specie di nicchia dov'era stato trovato il primo ferito e presto, appena emergente da una specie di imbottitura formata dai calcinacci, fra i due vasi dell'altare dagli alti fiori di loto, si scoperse il corpo del rappresentante marittimo.
Neppur lui era morto, poich quella trave provvidenziale l'aveva in parte riparato dal crollo dei rottami.
Catelain si stup di vedere il generale Saionji che, quasi di nascosto e ad occhi chiusi, faceva a quel corpo inerte, un grande inchino cerimonioso che manifestava pi il rispetto d'un inferiore pel suo superiore che non l'amicizia d'un uguale.
Intanto il dottor Mrien prodigava le sue cure al primo dissepolto il quale presentava ferite e contusioni multiple e che, per effetto dei sali che gli furono fatti fiutare e delle energiche frizioni alle quali fu sottoposto, aperse gli occhi.
Il ferito, dopo aver fatto scorrere tutt'attorno uno sguardo incerto, scorse il berretto di Mrien dal bordo di velluto color granata ed i suoi occhi si animarono. Sorrise ed a stento domand con voce debole come un soffio:
Francese?
S, rispose Mrien.
Fate attenzione... non una parola che mi tradisca! riprese il ferito. Sono francese anch'io... Annamita, ma francese! Fatemi condurre subito dal comandante del vostro bastimento... presto!... Sono in gioco interessi immensi... non posso dir nulla prima d'aver parlato al vostro comandante... non c' un momento da perdere!
Mrien l'ebbe per detto: si prese la responsabilit, senza nemmeno avvertire Catelain, circondato dai giapponesi, di staccare due uomini per trasportare il ferito a bordo dell'Amiral Gupratte mediante una barella. Nello stesso istante il tenente proponeva agli ufficiali giapponesi di far curare il loro amico a bordo del piroscafo, ma essi lo ringraziarono ed espressero cortesemente il desiderio che fosse trasportato ad una villa del Bluff che era rimasta intatta...
Mrien si accontent, dunque, di prodigargli le prime cure.
...
Dall'alto del ponte di comando, che non abbandonava mai per meglio sorvegliare tutto, il comandante dell'Amiral Gupratte vide con stupore che una delle scialuppe ritornava quasi vuota.
Vi erano due soli vogatori ed un solo ferito steso sopra una barella.
Viala discese dal suo osservatorio per accogliere alla scaletta di bordo il suo disgraziato ospite e si chin su di lui per dirgli delle parole di consolazione.
L'uomo, un giallo, che ancora risentiva l'effetto della violenta emozione subita ed era indolorito dalle numerose contusioni, respirava a stento; ma, ansioso, si sollev e fece uno sforzo per chiedere in buon francese, con grande sorpresa del capitano:
Siete il comandante del piroscafo?
S, il capitano Viala delle Messageries Maritimes... Come state? Vi far trasportare subito all'infermeria perch suppongo che si tratti di un caso urgente.
L'uomo alz le spalle ma quel movimento che gli aveva causato un dolore acuto gli strapp una smorfia.
Si tratta di ben altro: sono Ho-Du, annamita, tenente di fanteria coloniale: vogliate prendere nella tasca di sinistra del mio corpetto i documenti d'identit. Scusatemi se non ve li porgo io stesso, ma ho il braccio destro rotto.
Non importa, vi credo sulla parola.
No, no, protest l'annamita:  necessario che abbiate la massima fiducia in me... quel che devo dirvi  gravissimo... si tratta della salvezza dell'Europa...
Viala ebbe un tanto di sorpresa e guard l'uomo che, sulla barella, era steso ai suoi piedi, chiedendosi se le emozioni che aveva provato non gli avessero sconvolto il cervello.
Ma no... l'occhio era limpido, lo sguardo ne era intelligente.
Che cosa dite? domand.
La pura verit; vi prego di crederlo. Volete farmi trasportare in un luogo dove si possa parlare senza timore di indiscrezioni?
Il capitano della nave esamin rapidamente i documenti del ferito.
Sta bene, disse: siete il tenente Ho-Du: non ne dubitavo. Vi far trasportare nella mia camera dove potremo parlare senza timore di indiscrezioni: ma prima dovr essere rifatta la vostra medicazione provvisoria.
Ho-Du lo interruppe recisamente
Mi si medicher poi: non ho che un braccio rotto; quanto al resto non si tratta che di contusioni!... Forse un paio di costole un po' malconce...  roba che pu aspettare...
Viala ammir la fredda ed indomabile energia che brillava negli occhi di quell'asiatico, di quel piccolo uomo dal viso d'adolescente, dai lineamenti fini, il quale doveva possedere una volont di ferro.
Un momento dopo entrambi stavano a discorrere a porta chiusa.
Quel che fu detto nessuno lo seppe, ma in capo ad un quarto d'ora il comandante riapparve con aria grave ed assorta per trovarsi col suo secondo che aveva fatto chiamare.
Provvedete subito alla manovra per la partenza -ordin col tono perentorio dei giorni solenni. Si lancino colpi di sirena per richiamare le squadre che sono a terra.
Poco dopo la sirena muggiva ripetutamente, e da ogni parte si vedevano accorrere verso i canotti gli uomini dell'Amiral Gupratte i quali non si erano ancora allontanati molto dal lungomare demolito tanto lavoro avevan trovato fin dai primi passi che avevan fatto a terra.
Ho-Du, svenuto non appena terminato il colloquio, fu rimesso alle cure del dottor Mrien che gi era ritornato a bordo; ma il suo stato non era grave.
I preparativi per la partenza vennero compiuti in breve ed il piroscafo lasci la penisola di Idzu a tribordo e d'isola Oho-Scima a babordo coi loro paesaggi da piatti dipinti ed i loro pini dai contorcimenti fantastici.
Aveva lasciato la baia di Tokio disseminata di rottami, colle coste lugubramente sparse di navi naufragate mentre le carcasse dei bastimenti da carico affondati qua e l sembravano scogli non ancora segnati sule carte.
Vista da una certa distanza quella terra paradisiaca diveuta improvvisamente luogo di desolazione, perdeva tutto il suo orrore, fortunatamente passeggero, e si ritrovava la sua incomparabile dolcezza poich questa derivava interamente dalla bellezza del paesaggio.
Non si distinguevano pi le tracce del disastro; la brezza portava il profumo dei fiori e, malgrado tutto, partendo, si dimenticava il Giappone tragico per rimpiangere ancora il Giappone bizzarro, variopinto e grazioso.
...
Viala aveva fatto dire al comandante di macchina di recarsi da lui sul ponte di comando. Era quegli un uomo magro e secco di una cinquantina d'anni, dalla barba grigia, dall'aspetto corretto, sempre stretto nella finanziera d'uniforme e che si esprimeva con molta parsimonia di parole.
Riantec, gli spieg il comandante,  necessario che le macchine rendano tutto quanto posson dare. Ho motivi gravissimi per giungere a Saigon all'ora regolamentare malgrado tutto il tempo che abbiamo perduto a Yokohama. Normalmente facciamo ventitr nodi, ma alle prove le macchine hanno dato anche venticinque: cercate di raggiungere e di mantenere questa velocit.
Comandante, fece osservare il bretone, i venticinque nodi sono stati ottenuti durante otto ore e la nave non poteva reggere di pi: per percorrere le duemila miglia che ci separano da Saigon bisognerebbe mantenere questa velocit per tre giorni. Non  possibile.
Lo si far ugualmente, rispose il comandante un po' nervoso. Ho detto " necessario"; avete capito, Riantec? Non  per l'onore del bastimento:  per la Francia.
Commosso dal tono del suo capo che aveva sottolineato le tre ultime parole, il comandante di macchina guard il capitano con uno sguardo interrogatore.
Si tratta di cosa molto seria, caro mio, continu questi: scusatemi se non posso dirvi di pi per ora... si tratta di una missione dalla quale pu dipendere l'avvenire della nostra Patria! Chiedo la buona volont e, occorrendo, il sacrificio di tutti.
Riantec aveva capito questa volta che non si trattava di una semplice gara:
Sta bene, comandante, raddoppier i quarti ai forni ed io stesso non abbandoner mai la macchina.
La notte era completamente calata ed il mare, appena mosso, permetteva le pi forti velocit: presto il loche dimostr che gli ordini del comandante erano stati eseguiti.
Abituati ai rumori di bordo, certi passeggeri compresero perfettamente che si forzava la velocit, ma immaginarono che il comandante volesse riacquistare il tempo perduto e se ne rallegrarono e dormirono saporitamente al ronzio ed al ritmo sempre pi frenetico delle macchine e degli alberi di trasmissione.
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 19. I dodici Ronin.
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Sukoda aveva ripreso conoscenza nel ricovero provvisorio dov'era stato trasportato dagli ufficiali che avevano assistito al suo disseppellimento e volgeva sguardi attoniti sui muri e sul tetto di tela e non gli riusciva di comprendere come si trovasse in quello strano asilo.
Poi, a poco a poco, ed in senso inverso come un nastro cinematografico che si svolgesse dalla fine, i ricordi sfilarono nella sua mente. Un colpo violento... tutto si frantumava attorno a lui... l'oratorio, la preghiera, la gioia pel telegramma ricevuto... Egli trasal.
Il telegramma? A stento egli pot togliere un braccio di sotto le lenzuola ed aperse la mano... La traduzione del telegramma non v'era pi.
Gi pallido e giallo come vecchio avorio, il suo viso mut ancora di colore e divenne verdastro.
Egli rammentava benissimo il suo ingresso nell'oratorio, il telegramma di Solok e la sua traduzione che teneva nella mano destra: li aveva branditi entrambi trionfalmente verso il cielo e credeva ancora di sentirli fra le dita mentre colla mano sinistra, impugnante la mazzuola, batteva sul grande tamburo rituale. Allora la prima scossa l'aveva fatto ruzzolare a terra.
Ma egli non aveva abbandonato le carte preziose e le teneva sempre strette in pugno... s, s; le teneva sempre quando parecchie persone sue dipendenti erano entrate nella cappella per soccorrerlo. Ed in quel momento era avvenuta la seconda scossa e... egli non rammentava pi.
Quelle carte di tanta importanza eran dunque perdute?
E se qualcuno le avesse raccolte, rubate? A questa idea angosciosa egli non fu pi padrone di se stesso e con voce tremante chiam:
Ehi!... Ehi!.. Ehi!...
Gli ufficiali superiori, in ansia, attendevano all'ingresso della tenda che colui che chiamavano il loro signore riprendesse i sensi.
Si precipitarono nell'interno prima ancora dell'infermiera	Sukoda si inform con voce debole:
E delle carte che avevo in mano quando la terra ha tremato, che ne  avvenuto?
I generali si guardarono. Di quali carte si trattava?
Saionji si incaric di rispondere:
La vostra Alta Signoria non aveva carte in mano quando abbiamo avuto l'immensa felicit di ritrovare il suo corpo prezioso. Ne sono certo. Questo particolare non mi sarebbe sfuggito.
Tutti confermarono con un cenno del capo.
Il discenderete degli Sciogun si agit gemendo:
Bisogna ritrovarle; bisogna ritrovarle!... Altrimenti bisogna avvertire la nostra polizia. Se quella carte cadono in mani indiscrete tutta l'Opera  compromessa.
Uno dei generali part correndo e dei poliziotti affiliati alla causa dello Sciogun iniziarono quasi immediatamente le ricerche.
Intanto alcuni ufficiali, alla luce di lanterne a mano, visitavano lo scavo fatto nelle macerie del palazzo e non disdegnavano di maneggiare picconi e pale per smuovere metodicamente i rottami. Se col quei documenti eran caduti dalle mani del loro Signore, li avrebbero certamente ritrovati...
Ma non furono rinvenuti; e siccome nel palazzo non era scoppiato incendio, la convinzione fu presto generale che un audace si fosse impadronito del telegramma e della sua traduzione.
Dal canto loro, i poliziotti riuscivano a precisare che l'impiegato scoperto fra i rottami prima di Sukoda era stato trasportato in tutta fretta a bordo dell'Amiral Gupratte e che il piroscafo aveva subito salpato, non senza una certa precipitazione che poteva apparire sospetta.
Quei giapponesi tanto impassibili riuscivano a stento a dissimulare la loro costernazione. Che fare? Era ammissibile che una cospirazione cos ben organizzata fallisse per quel terremoto?
Saionji prese la parola:
Non possiamo, senza pericolo per la nostra causa, far agire il Governo attuale che certamente temerebbe di suscitare complicazioni internazionali; ma fra le navi da guerra accorse in rada c' l'Oyama il cui stato maggiore  con noi. Lanciamolo all'inseguimento del piroscafo ed a qualunque costo riprenda l'uomo ed i documenti. Poi si potr sempre negare e spiegar pi o meno bene la nostra condotta tanto nei riguardi dell'estero quanto verso il Mikado.
Questa soluzione era ben lontana dall'essere perfetta ed era anche infinitamente avventurosa, ma essi non sapevano escogitare di meglio e poich si trattava di una questione vitale per la Causa non c'era da esitare.
Mezz'ora dopo, visitato dal generale a bordo della sua nave, il comandante dell'Oyama, capitano di fregata Kawaguchi, si assunse l'impegno di inseguire il piroscafo.
La cosa gli riusciva facile poich, per anzianit, era il capo della piccola squadra sfuggita alla distruzione dell'arsenale di Sasebo e che si era subito recata a portar soccorsi a Yokohama.
Siamo d'accordo, rispose, e che l'anima degli Antenati mi assista. Quel piroscafo lo fermer, lo visiter per amore o per forza e scoprir l'uomo, lo arrester e lo ricondurr coi documenti.
Perdonate alla mia insufficienza di comprensione, disse il generale. Ma, e se il francese non obbedisse all'intimazione?
La Vostra Superiorit ha gi previsto la risposta. La Causa innanzi tutto! So benissimo che agirei contrariamente a quello che Essi chiamano il Diritto delle Genti e che mi assumerei una grave responsabilit verso il Governo attuale. Corro il rischio di esser condotto davanti al plotone d'esecuzione. Tanto peggio! I miei antenati non avrebbero esitato pi di quanto esiti io.
Le circostanze volevano che il piccolo incrociatore fosse sotto pressione e pronto alla partenza. Venne dunque lanciato all'inseguimento dell'Amiral Gupratte con tutta la forza delle sue macchine; si allontan dalla rada sotto un pennacchio enorme di fumo nero lasciandosi dietro una larga scia di spuma e non tard a scomparire all'orizzonte.
...
Alle sette della mattina, dopo una notte di corsa pazzesca durante la quale il comandante di macchina, Riantec, non aveva cessato di tremare per i suoi ordigni, l'Amirai Gupratte, che aveva sorpassato da parecchio tempo le isole Riu-Kiu, aveva gi percorso circa settecento miglia e cio un terzo della distanza che doveva superare.
Il capitano Viala si dichiarava soddisfattissimo quando, verso le otto, il timoniere di guardia segnal un fumo a poppa. Poco dopo Viala si accorgeva che quella nave seguiva esattamente la sua stessa rotta. Per mezzo del binocolo egli distinse sulla linea d'orizzonte un'alberatura svelta portante coffe militari e poi tre tozzi fumaioli.
Era una nave da guerra... e che si avvicinava rapidamente all'Amiral Gupratte. Sebbene indolenzito dalle sue contusioni ed ancora febbricitante, Ho-Du, quando il dottore gli ebbe ridotto il braccio fratturato, era salito sul ponte di comando a fianco del capitano Viala.
Questi gli diede un leggero colpo di gomito dicendo:
Tenente Ho-Du, siamo inseguiti.
Hanno una bella faccia tosta per farlo, rispose l'annamita, ma i giapponesi sono audaci.
Vediamo un poco con chi abbiamo a che fare, rispose il marsigliese.
E paragonando i dati del libro "Flotte di combattimento" che veniva sempre tenuto sul ponte di comando, con quelli che gli apparivano attraverso le lenti del binocolo, Viala identific presto l'Oyama, incrociatore leggero, costruito nel 1918, stazzante tremilacinquecento tonnellate, capace di trentun nodi orari ed armato con cannoni da 139.
Bah! fece Ho-Du. Non si avvicina che insensibilmente.
Scusatemi, tenente, ma i vostri occhi non abituati vi ingannano: poco fa l'incrociatore era sotto l'orizzonte ed ora ne scorgiamo lo scafo... Non impiegher molto tempo a raggiungerci... e non ho cannoni io. Possono forarci la pancia e colarci a picco come se l'Amiral Gupratte fosse una qualunque tinozza.
Ho-Du interrog il capitano con un'occhiata e vedendolo fermo e risoluto riprese:
Posso chiedervi ci che farete?
Continuer a fuggire con tutta la velocit delle mie macchine e non risponder a nessuna intimazione. Immagino che esiteranno prima di prendere un atteggiamento apertamente ostile od a compiere atti di guerra. Hanno diritto di impiegar la forza, per fermarmi, soltanto nelle loro acque territoriali e ne siamo usciti da molto tempo. Non temete, non vi consegner a loro!
Siete un uomo, capitano, ed un buon francese. Tentiamo dunque la sorte!
Viala si chin sul portavoce della camera delle macchine:
Attivate i fuochi, Riantec. A tutta pressione.
Il ponte andava affollandosi di passeggeri e di rifugiati i quali, anche soltanto dal contegno del capitano, che si volgeva continuamente verso poppa osservando col binocolo la nave che si avvicinava, comprendevano che stava accadendo qualche cosa di anormale.
Dal ponte superiore, delle grida salirono fino al comandante.
Ma che cosa accade, capitano? Che nave  quella? Perch ci segue?
Il marsigliese se la cav rispondendo evasivamente:
Segue la nostra stessa rotta! Il mare  di tutti.
L'Oyama si avvicinava sempre pi alla nave francese: ormai sotto il cielo chiaro, e sebbene esso apparisse ancora minuscolo, si cominciava a distinguerne i particolari.
Era quasi mezzogiorno quando giunse a portata di segnali ed una serie di bandiere sal lungo uno degli alberi.
Benissimo! disse Viala.  il segnale NC del codice internazionale. Significa "Fermate immediatamente"... Mi fermer quando mi far comodo... Tanto pi che giunge qualche cosa che ci aiuter.
Si era alzata una brezza pi fresca che accarezzava le gote e progressivamente il mare andava "gonfiandosi". Ormai, di massa assai inferiore a quella del piroscafo, l'incrociatore giapponese beccheggiava e rullava, assai pi di quello, sulle onde che diventavano sempre pi alte mentre il colosso del mare non ne risentiva affatto. E la distanza fra le due navi si accrebbe.
L'Oyama perdeva velocit.
Viala chiam Riantec al portavoce:
Attivate i fuochi, Riantec.
Ma, comandante, do quanto posso da ieri sera; se aumento ancora saltiamo. Mi avete chiesto venticinque nodi e credo che ne abbiate avuti anche di pi.
Ne ho avuti anche di pi,  vero, ma non mi bastano pi venticinque nodi, ne occorrono ventisette. Fate saltar tutto se occorre, ma aumentate ancora.
Riantec diede qualche ordine ed il movimento delle macchine divenne veramente infernale; si sarebbe detto che bielle e manovelle appartenessero ad una locomotiva da direttissimo spinta oltre il massimo della sua velocit normale.
Ed il mare ingrossava sempre pi.
La distanza fra l'Amiral Gupratte ed il suo inseguitore aument ancora...
Improvvisamente un fumo bianco apparve, e si dissip immediatamente, a prua dell'Oyama ed una detonazione secca giunse all'orecchio dei passeggeri.
 un colpo d'avvertimento, annunci uno che se ne intendeva. Colpo in bianco.
E che cosa significa? domand una signora elegantissima nel suo soprabito a grandi quadri.
Vuol dire, signora, rispose il passeggero, un alto funzionario Coloniale che si dava grande importanza, obeso e che perci occupava molto spazio, vuol dire che se non ci fermiamo quel giapponese comincer a prenderci a cannonate ma non con delle nuvolette di fumo: con degli ottimi proiettili d'acciaio fuso pi o meno esplosivi.
La viaggiatrice lanci un grido di terrore e dal basso grid a Viala:
Fermate, comandante, poich quella nave da guerra ve lo ordina.
Signora, mi meravigliate, replic il marsigliese. Da quando i francesi ricevono ordini dai giapponesi?
Il grosso funzionario coloniale che aveva gi parlato interloqu:
Da quando i piroscafi non hanno cannoni e gli incrociatori giapponesi ne hanno quattro oltre i siluri! Permettetemi di dirvi, comandante, che non comprendo la vostra ostinazione.
Signore, rispose seccamente Viala, permettetemi di dirvi che qui comando soltanto io!  una questione di dignit nazionale! Non mi lascer fermare contro il diritto delle genti e, del resto, stiamo per sfuggire all'incrociatore grazie al vento che si  alzato.
Il funzionario coloniale si sent colpito nel suo prestigio, il suo volto divenne rosso come un gigantesco pomodoro, grosso come venti pomodori messi assieme; egli grid:
 una pazzia!  un'ostinazione inconcepibile! Vi far osservare che rifiutate di dare ascolto alle mie osservazioni ragionevoli. Far rapporto alla vostra Compagnia ed alle autorit superiori.
Voi farete quello che vi piacer, signor mio; ma io so quello che devo fare e non vi ho chiesto la vostra opinione.
Molti passeggeri, e soprattutto passeggere, si erano riuniti attorno al grosso signore che aveva protestato ed alle ultime parole del comandante si innalz un mormoro che a poco a poco parve trasformarsi in qualche cosa che sembrava una fischiata: nello stesso tempo passava attraverso l'alberatura un sibilo potente. Tutte le teste parvero rientrare fra le spalle e ad un centinaio di metri avanti la prua del piroscafo una granata sollev un grande spruzzo di spuma e poi, rimbalzando, parecchi altri minori.
Colpo lungo, disse tranquillamente Ho-Du.
Una granata!... grid qualcuno. I giapponesi ci cannoneggiano davvero... Quel comandante maledetto ci fa ammazzare!...
Con voce tagliente Viala annunci:
Signore e signori, vi ripeto che, per legge, sono il padrone a bordo! Chiunque, sino alla fine di questo incidente di traversata, si permetter di alzare la voce verr consegnato in cabina con una sentinella alla porta. Chi tenter di ribellarsi verr considerato come un ammutinato e sar messo ai ferri. Ho detto!
Impressionati da questa dichiarazione energica molti tacquero, ma il funzionario coloniale, il signor Dubournier-Carbolze, non poteva rassegnarsi a tacere: impallid e, come uno strano camaleonte, pass dal color rosso pomodoro al color giallo sego.
Non finir cos! grid.
Nossignore, dichiar Viala, perch con mio grande dolore mi vedo costretto a farvi mettere agli arresti fino a nuovo ordine. Il caso ci ha affidato una missione importante per la sicurezza della Francia: chiedo l'aiuto di tutti i francesi e l'obbedienza degli altri passeggeri.
Bisogna riconoscere che questa dichiarazione calm immediatamente ogni velleit turbolenta; soltanto qualche timida voce tent ancora di proclamare il diritto, di chi ha pagato il biglietto, d'essere trasportato colla massima sicurezza: altri affermavano, ma all'orecchio del vicino, che "erano borghesi" e che "dei semplici passeggeri non assumevano missioni pericolose".
Ma tutto si ridusse a questo ed il signor Dubornier-Carbolze stesso non fiat pi: il nome della Francia, gettato sulla bilancia, aveva spezzato tutti i reclami se non aveva avuto il potere di calmare tutti gli spaventi.
Altri proiettili avevano seguito il primo: il secondo troppo corto era caduto nella scia; il terzo deviato da un colpo di rullio dell'incrociatore s'era perso a babordo; il quarto, finalmente, aveva colpito in pieno la poppa del piroscafo producendovi danni, ferendo un marinaio e sfondando una imbarcazione.
Si udirono grida di donne e fra i passeggeri vi fu grande emozione; ma gli uomini dell'equipaggio non si impressionarono. Si erano investiti della cosa. Pieni d'amor proprio nazionale, anche quelli di solito pi turbolenti, che ad ogni minima occasione parlavano di sbarcare, sostenevano, col loro fermo contegno, il comandante che stimavano e nel quale avevano fiducia.
Eh, facciano pure! Ha la pelle dura il nostro Viala!
Ha ragione, perbacco! Non dobbiamo lasciarci dettar legge dai gialli, diamine!  un peccato che non si possa rispondere a dovere a quei maledetti cani!
Il mare intanto andava peggiorando ed i giapponesi perdevano distanza: il rullo ed il beccheggio ai quali era sottoposto l'incrociatore rendeva assai malsicuro il suo tiro e le sue cannonate, e due proiettili soli colpirono il piroscafo, uno che demol una manica a vento e l'altro che pass vicino al comandante e, poco pi in l, graffi l'albero di mezzana.
Improvvisamente parecchie colonne di fumo vennero segnalate a prua:
Guarda, disse tranquillamente Viala, si direbbe una squadra.
Delle alberature apparvero all'orizzonte, poi dei fumaioli e finalmente anche degli scafi; Viala pot allora riconoscere la squadra francese d'Estremo Oriente, tre grandi incrociatori, ed annunciarla ai passeggeri che, spaventati, avevano cominciato ad indossare le cinture di salvataggio.
Il piroscafo si diresse immediatamente verso quelle navi le quali avvertite dal telegrafo senza fili del pericolo che i loro connazionali correvano, avevano aumentato la velocit.
Anche i giapponesi avevano riconosciuto i sopraggiungenti: l'Oyama non poteva competere con loro e, per di pi, le complicazioni diplomatiche si sarebbero assai aggravate; perci fece fronte indietro e ripart a grande velocit.
Ho-Du ed il prezioso telegramma erano salvi...
...
Mentre l'Oyama riprendeva la via del ritorno, fra il suo equipaggio regnava la costernazione e gli ufficiali si guardavano con aria triste.
Non erano riusciti a compiere la missione di cui li aveva incaricati il successore dello Sciogun; poco importava loro della responsabilit militare che si erano accollata nei riguardi del Mikado e le sanzioni che questi avrebbe certamente applicato loro non appena informato; i veri samurai sanno accettare le conseguenze dei loro atti; ma restava il fatto desolante che avevano fallito e che "per colpa loro" il successo della Causa, di ci che chiamavano "il nuovo mutamento" sarebbe stato compromesso.
Un silenzio lugubre regnava sull'incrociatore che poco prima era pieno di vita e vibrava delle acclamazioni dell'inseguimento; gli stessi marinai compivano il loro lavoro senza una parola scivolando lungo le corsie come delle ombre.
Giunto nella baia di Tokio, il capitano di fregata Kawaguchi riun il suo stato maggiore nel quadrato e quando lo vide al completo si inchin profondamente alla giapponese, colle mani sui ginocchi, trascurando il saluto militare, formalit presa dai barbari occidentali.
Tutti gli resero il saluto ed ancor pi profondamente. Le loro anime si esaltavano perch presentivano qualche cosa di grande!
Solenne e freddo il comandante percorse con lo sguardo dei suoi occhi obliqui, quei figli della nobilt del Sole Levante, poi sorrise e disse:
Nobili samurai, vi saluto onorevolmente, io visconte Kawaguchi discendente di daimio ed il cui blasone  stato visto su tutti i campi di battaglia della storia giapponese... Perdonatemi la volgare incivilt che mi ha indotto ad adunarvi qui mentre avreste voluto affrettarvi a scendere a terra per aver notizie del nostro signore. Malgrado l'infima stupidit della mia mente limitata, mi rendo esattamente conto della mia posizione verso di voi e verso la Causa: mi sono disonorato non riuscendo a compiere la missione che mi era stata affidata, ed una parte del mio disonore ricade su di voi. Ve ne chiedo umilmente scusa. Non sono giudice di ci che voi potrete fare; ci non riguarda che voi, nutriti fin dall'infanzia del cibo del Buchido, il nostro sommo codice cavalleresco; per conto mio, io, vostro indegno capo, intendo far ammenda onorevole al nostro signore, sia mille e diecimila volte glorificato. Vi chiedo il favore di accompagnarmi a terra nella mia casa del Bluff poich, col permesso degli dei ha potuto restar ritta in mezzo alla rovina generale. Attendo umilmente la vostra risposta, nobili samurai.
Un grande silenzio segu queste parole che avevano un senso nascosto di cui ognuno degli ufficiali aveva chiaramente compreso il funebre significato,
Finalmente il capitano di corvetta Awata, comandante in seconda dell'incrociatore, si incaric della risposta al suo capo il quale in quella circostanza non era pi che l'uguale degli altri signori e li aveva riuniti soltanto a questo titolo senza tener conto alcuno dei gradi militari.
La vostra domanda ci onora infinitamente, signor Kawaguchi e vi ringraziamo per averci considerati, noi miseri insetti, come persone che abbiano qualche valore ai vostri occhi. Ci avete chiesto di accompagnarvi alla vostra villa?
Awata si interruppe per scorrere la piccola assemblea con uno sguardo circolare scintillante, e di mano in mano che i suoi occhi ne incontravano altri questi ne sostenevano fieramente lo sguardo e poi le palpebre si abbassavano in segno di consenso. Nessuno si distolse.
C'erano il tenente di vascello Kamasura, il comandante di macchina Hito, i guardiamarina Kitagami, Tatsuta, Hoksai, i cadetti Matsuy, Tottori e Nihigata, il commissario Nichi ed il vice commissario Ohita.
Allora Awata termin la frase.
...lo faremo onorevolmente.
Per una seconda volta Kawaguchi si inchin fin quasi a terra, poi si raddrizz e disse
Ma siccome  necessario che la nave non soffra per la nostra assenza, gli ufficiali di ogni grado sorteggeranno chi di loro rimarr a bordo pel servizio.
E cos, Kamasura, Hoksai, Nihigata ed Ohita furono designati per rimanere a bordo. Gli altri si separarono da loro dopo saluti solenni e discesero in una imbarcazione che li port a terra.
Smontarono sulla banchina sconvolta dal disastro e camminarono attraverso le macerie della citt morta, scalando monticelli di rottami, saltando crepacci, scendendo in fossati ineguali senza omettere di turarsi il naso col fazzoletto di carta di riso tanto era insopportabile il tanfo di decomposizione che esalava da quelle rovine. Ovunque si lavorava con grande attivit allo sgombero, ed un tepido sole leggero rischiarava dolcemente quell'immenso carnaio.
Certi cadaveri erano ancora irrigiditi in atteggiamenti manifestanti il terrore e gli ufficiali li guardavano senza emozione alcuna.
Che cosa, pi di un vivo,  simile ad un morto?
Incontravano autocarri che portavano i rifornimenti di viveri a quella popolazione affamata; dei piccoli commercianti riprendevano il loro commercio sotto delle tende e la citt cominciava a rinascere.
Cos essi giunsero alla strada che saliva sul fianco del Bluff: camminavano fra giardini deliziosi, smaltati di fiori in mezzo a prati di soffice erba smeraldina.
E dietro una balaustrata di legno bianco a sezione quadra, videro apparire la villa di Kawaguchi, graziosa casetta giapponese, composta del solo piano terreno, miracolosamente rispettata dal terremoto.
Dei domestici si erano precipitati incontro ai visitatori perch non si entra mai in una casa giapponese colle calzature da strada.
Gli otto ufficiali, cerimoniosamente guidati da Kawaguchi, furono introdotti in una specie di guardaroba ove pendevano da attaccapanni alcune dozzine di kimono, quelle vesti di seta broccata dai colori affascinanti sulle quali sono disegnati o ricamati fiori e piante, o dove volano cicogne sullo sfondo del vulcano Fusi-Yama.
Tutti svestirono l'uniforme all'europea, rivestirono quei kimoni e, calzati di tabi, specie di calze bianche, basse e nel cui piede  distinto il posto per il pollice; poi seguirono Kawaguchi nella stanza principale della casa. Secondo l'uso giapponese non v'era col mobile alcuno e gli ospiti del capitano di fregata si prosternarono l'un dopo l'altro davanti alla cappelletta degli Antenati, formante come un piccolo gabinetto in fondo alla sala, ove bruciavano carte profumate.
Fu una scena strana e tragica.
Dopo infiniti complimenti paragonabili a quelli che si scambiano due persone gentili che si invitino scambievolmente a passar per primi, gli otto signori si misero d'accordo di "non essere importuni".
I quattro pi anziani; Kawaguchi, Awata, Hito e Nichi, si accosciarono ciascuno sopra un tatami, stuoia bianca di tre piedi per sei, di paglia di riso e che si trova uguale in tutte le case giapponesi dalla pi povera alla pi ricca. Tutti e quattro avevano alla cintura una sciabola giapponese antica e delicatamente ornata, ed in pugno tenevano un pugnale nudo ed un foglio di carta di seta. Con cura meticolosa avvolsero le lame colla carta fino alla met e deposero sulle ginocchia i pugnali cos avvolti; allora rivolgendosi verso Kitagami, Tatsuta, Matsuy e Tottori:
Nobili signori, disse Kawaguchi con voce calma e con intonazione di suprema cortesia, ci userete la cortesia di assisterci nel nostro sappuku?
Rimasti ritti, i quattro samurai pi giovani si inchinarono fino a terra e Tatsuta, il pi anziano, rispose collo stesso tono e colla sua voce gutturale:
Profondamente onorati dalla vostra scelta gloriosa,  con grande fierezza e con grande, grandissimo, onore che vi serviremo del nostro meglio.
Degnatevi prendere le nostre sciabole, disse ancora Kawaguchi.
Le quattro lame volaron fuori dalle guaine di lacca decorata ed i quattro assistenti le ricevettero rispettosamente e ne provarono col pollice il filo tagliente.
Onorevolmente ai vostri ordini, nobili signori! dissero.
Poi si inginocchiarono ciascuno di fronte a colui che assistevano ciascuno dei quali domand:
L'errore dev'essere scontato, non  vero?
Chi sono io, risposero gli assistenti, per contestare le conclusioni della vostra luminosa intelligenza?
Grazie, allora, della vostra infinita compiacenza.
Scusateci, ma  cosa della minima importanza.
E colla sciabola in pugno i quattro secondi si alzarono e si posero dietro i loro "assistiti".
Intanto questi, impugnati i pugnali avvolti nella carta di seta, ne avevano provato il filo e poi avevano afferrato l'arma colle due mani, l'una sull'impugnatura e l'altra sulla lama dove questa era protetta dalla carta.
Una pressione decisa, e le quattro lame scomparvero a met nei quattro addomi che apersero largamente da destra a sinistra: una nube rossa insanguin i fiori ed i graziosi paesaggi dei kimono.
Ben piantati sui garretti i secondi, colla sciabola levata, attendevano il momento: quando videro gli occhi dei loro compagni rovesciarsi ed il dolore contrarre un poco, malgrado il loro stoicismo, i lineamenti che volevano rimaner impassibili, vibrarono a tutta forza le loro lame ben temprate e pi taglienti di rasoi eseguendo un moto di ritirata delle braccia, come se maneggiassero una sega, per facilitare la sezione.
Quattro lampi azzurri brillarono, quattro fontane di sangue scaturirono e le quattro teste, separate di netto dalle spalle, caddero pesantemente a terra mentre ai lembi dei quattro kimono, Kitagami, Tatsuta, Matsuy e Tottori pulivano le lame arrossate.
E la stessa cerimonia si rinnov per Kitagami e Tatsuta assistiti da Matsuy e Tottori. Poi fu la volta di Matsuy che si sventr e fu decapitato da Tottori.
Rimasto solo, questi, il pi giovane di tutti quei Ronin, che non aveva ventidue anni e non ne dimostrava quattordici, ebbe il compito pi duro, come si usa in simili casi.
Nessuno lo avrebbe decapitato.
Ma non esit: si aperse il ventre, come si deve, e rimase a lungo a contorcersi sulle stuoie soffrendo dolori indescrivibili fin che un domestico di Kawaguchi, avvertito dai gemiti che gli sfuggivano, lo fin con una pugnalata.
Due giorni dopo i quattro sopravviventi dello stato maggiore dell'Oyama seguivano i loro compagni nella morte.
L'onore della nave era lavato col sangue e quei dodici ufficiali avevano seguito l'esempio famoso dei quarantasette Ronin di Nara che si aprirono il ventre sulla tomba del loro signore Asano dopo averlo ferocemente vendicato degli insulti del gran ciambellano Yorichide.
Esistono due Giapponi: quello dolce della bellezza graziosa ed il Giappone selvaggio della tragedia spaventosa.
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20. LO SCETTRO D'ORO. L'irruzione delle acque.
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Cola Mac Carthy, l'imprenditore scozzese perpetuamente errante, si trovava al Per, fra Cuzco ed Ayacucho, in piena sierra, per l'esecuzione dell'ultimo contratto concluso per lavori pubblici.
I suoi capelli duri e bianchi gli formavano come un elmo argenteo sul capo; rughe e cicatrici indicavano sul suo volto baffuto, dagli occhi azzurri d'espressione dura, una quantit di avventure pericolose e parecchi combattimenti ed il passaggio devastatore di preoccupazioni e guai ed ostacoli superati a forza d'energia.
Dall'et di vent'anni non aveva cessato di correre pel mondo e mai aveva riveduto Perth la sua citt natale e nemmeno la sua famiglia: diceva sovente:
Non so nemmeno pi come sia fatto il Ben Lomond, la celebre montagna del mio paese.
La sua vita era trascorsa nella polvere degli scavi e delle gallerie; fra i vapori miasmatici delle paludi, il fracasso dei picconi, delle pale, delle macchine scavatrici e delle mine: una quantit di strade ferrate gli dovevano i loro terrapieni, molti porti i loro bacini e molte case da gioco, da Sciangai ad Acapulco, gli dovevano anche molto denaro...
Lavorava come un bue, ma si divertiva come un ragazzo: non sapeva conservare il denaro; giocava centomila franchi sopra una sola carta e quando incontrava un mendicante gli dava tanto facilmente venti piastre quanto un calcio... e di frequente gli dava le une e l'altro. Perci non si era arricchito.
Quando uno scozzese ha le mani bucate  una cosa spaventosa.
Fra difficolt sempre nuove ora lavorava a raccordare la strada ferrata proveniente da Cuzco, un lungo tronco il quale doveva giungere ad Ayacucho, Huancavelica e Lima.
Aveva con s ingegneri ed assistenti peruviani, oltre a due o trecento operai d'ogni paese e d'ogni colore: v'erano indiani sfiancati e denutriti; dei coolies cinesi, gialli come la bile; dei negri dalle facce scimmiesche, degli italiani abbronzati e dei polacchi insinuanti... Pareva d'essere al cantiere della famosa torre di Babele poich tutti quegli uomini non si capivano a vicenda; si detestavano, litigavano durante ogni giorno e, per passare le ore di libert, stavano ad aspettarsi dietro qualche roccia, col coltello in pugno.
Anch'essi avevan corso attraverso tutti i paesi del mondo senza che ci avesse servito a qualche cosa: in ogni uomo non vedevano che un nemico.
Quella mattina, prima della sveglia, Mac Carthy era salito sopra una delle scarpate dominanti la gola dove, pel momento, la costruzione della strada ferrata avanzava a stento: la gola serpeggiava arcigna, inospitale ed anche ostile fra le groppe aride della montagna, appena coperte qua e l da radi abeti tanto striminziti da parer scopetti per pulir le bottiglie piantati nelle rocce buttate l confusamente, grige, gialle o nerastre.
Non si scorgeva, fin dove giungesse lo sguardo, altro che cime e gobbe; terre sterili dall'aspetto lugubre.
Un paesaggio da cimitero, borbottava lo scozzese, qualche cosa come i terreni bombardati durante la guerra.
Intanto il fondo della gola andava animandosi, dove si affollavano le tende, ricoveri degli operai durante il loro sonno pesante per l'ubbriachezza od agitato per l'irritazione: a poco a poco ne uscivano gli uomini, lenti, nervosi e nostalgici; gettavano un'occhiata di scoraggiamento sui monti funebri che li circondavano, sbadigliavano, stiravano le braccia e la loro prima idea era quella di stuzzicare, burlandolo, qualche compagno d'altra razza.
Mac Carthy, a distanza, capiva tutto questo perch immediatamente i due uomini erano faccia a faccia pronti al combattimento a meno che, brutalmente, non intervenissero gli assistenti per separarli colla mano pronta sul calcio della rivoltella.
Quasi alle porte dell'inferno, essi non sapevano pi comportarsi che da demoni, sentivano la sciagura, la disgrazia che aleggiava nell'aria e facevano il male ai compagni per vendicarsi in anticipo di quello che loro toccherebbe.
Si formarono dei gruppi e l'imprenditore vide le squadre dirigersi verso i cantieri ma senza animazione, strascicando i piedi, a capo basso colle spalle curve come se il cielo grigio e basso vi pesasse. E, l'una dopo l'altra, le macchine si misero in moto.
Dei fischi urlarono il loro timore lanciando un piccolo pennacchio di vapore subito svanito come una speranza; i vagoncini ruzzolarono sulle rotaie con un fracasso da bottega di calderaio e delle perforatrici ad aria compressa cominciarono il loro strepito di mitragliatrici mentre i compressori d'aria anfanavano.
Gli stantuffi sbuffavano come gatti, i colli smisurati delle spalatrici automatiche si allungavano simili a quelli dei plesiosauri; le loro mascelle, spalancate da parere effettivamente affamate, si abbattevano di colpo su mucchi di pietrame e li azzannavano d'un colpo rialzandosi come per deglutire; i picconi meccanici battevano disperatamente ma la pietra era tanto dura che la frequenza dei loro colpi andava diminuendo dopo un inizio troppo precipitoso. Nel muraglione di roccia che ormai sbarrava la strada, tuonarono delle esplosioni di dinamite seguite subito dallo scroscio doloroso dei rottami dai quali s'inalzava un nuvolone di polvere.
Sulla strada proveniente da Cuzco, e sulla quale si mandavan squadre di mano in mano che il lavoro progrediva, apparve un treno merci apportatore di travi e di tavole, pezzi, attrezzi, macchine di ricambio.
Esso fischiava rabbiosamente: Levati di l o ti stritolo! e le rotaie che si scaricavano risuonavano con un baccano infernale che soffocava il suono argentino proveniente dalla fucina, il solo rumore allegro di quel pandemonio.
La locomotiva vomitava torrenti di fumo nero e nauseabondo scivolando sulle sue ruote basse ed ormai col era tutto un formicolo di esseri al lavoro per maltrattare e sventrare la terra madre.
Che terreno! gemeva Mac Carthy. Roccia pi dura delle corna del diavolo! Roccia, roccia e sempre roccia! Si spende per micce e picconi quanto per tutto il resto... Siamo all'aperto e non avanziamo pi di venti metri al giorno... Non so come faremo, ora che stiamo per iniziare la galleria! Con questo esercito di mangiapane a ufo, ci rimetter del mio!  un disastro prima ancora che la linea venga aperta e che la ferrovia si incarichi del massacro dei viaggiatori!
D'accordo cogli ingegneri, aveva stabilito di iniziare la galleria contemporaneamente su tutta l'ampiezza della luce mediante cinque perforatrici montate su incastellature, e ci per riguadagnare il tempo perduto.
Era cupo e sfiduciato.
Fin da principio quella maledetta impresa aveva zoppicato; era stata una sequela di disgrazie. Le macchine, ed erano buone, si rovinavano ogni poco ed occorreva continuamente provvedere a riparazioni; gli uomini si ammalavano senza che si sapesse precisamente di che e ne morivano come mosche. Per costruire quel maledetto tronco certamente l'imprenditore aveva perduto pi tempo e denaro di quanto ne avesse mai perduto in passato.
Siamo perseguitati dalla disdetta; questo  indubitabile. Vuole la nostra pelle. Queste parole egli le aveva dette, mentre ritornava ai cantieri, ad un assistente meticcio che aveva incontrato per via.
L'uomo ebbe uno sguardo spaventato e fece verso il cielo un gesto di scongiuro.
 vero, rispose. Hai torto nell'ostinarti in un'impresa maledetta a meno che tu preferisca il tuo denaro alla vita tua e nostra.
Non dir sciocchezze, ribatt Mac Carthy battendo nervosamente il suolo colla sua grossa scarpa ferrata. Ho detto cos per dire, ma non prester mai attenzione a tutte quelle sciocchezze di scimmie adoratrici del Sole.
Padrone, rispose il meticcio, gli indiani discendenti degli Inca...
Vorrai dire discendenti imbastarditi dei grandi Inca...
Imbastarditi o no, hanno degli indovini che sanno predire esattamente l'avvenire e te lo dico nel tuo interesse, padrone, e tu dovresti credermi. Io non ho che da perdere dall'abbandono dei lavori, eppure lo auguro.
Ti auguri di perdere ci che ti d da vivere?
Spero di conservarmi la vita: non ho ancora volont di morire. Gli indovini indiani affermano che non si giunger mai a nulla di buono. Ai tempi della grandezza degli Inca, queste montagne erano consacrate agli dei e tu, mutilandole per farvi passare la strada ferrata, le hai profanate.
Non dici che delle sciocchezze! grid Mac Carthy violentemente. Che cosa voglion dire tutte queste chiacchiere? Sono storielle di selvaggi. Lasciami in pace perch mi secchi, Benito.
Ma l'assistente non rinunci alla sua idea; era deciso a sfidare la collera del padrone:
 forse naturale che nella Sierra, che  sana, muoiano di febbre dozzine di lavoratori rotti a tutte le fatiche?  forse naturale che dei compagni di lavoro non pensino che a battersi fra di loro?... Che le macchine siano continuamente inservibili mentre  certo che ci non dipende dal malvolere di nessuno? Come ha potuto, la grande scavatrice che pure era stata accuratamente messa a posto, rovesciarsi sopra un gruppo di operai... storpiandone ed uccidendone una ventina?
Lo sai bene che in questo maledetto paese avviene una scossa di terremoto ogni giorno;  stata una di queste che ha rovesciato la macchina!
Le scosse sismiche son forse altro che manifestazioni della collera divina?... No, padrone, vedi: il sole e la luna sono scontenti di noi e quanto pi noi ci ostineremo, tanto pi dovremo subire disgrazie... Ti assicuro che soltanto con molto stento mi riesce di trattenere i lavoratori indiani ed i cinesi ed anche i negri: sanno benissimo d'essere circondati da malefici e che gli spiriti divini ci avviluppano e ci mostrano a dito per le loro vendette. Non ve n' uno il quale non sia persuaso che, se continua a lavorare qui ed a scavare questa terra sacra finir col lasciarvi la vita ed a soccombere nel dolore.
Vuoi smetterla, Benito, e andartene al tuo lavoro invece di star a raccontarmi tutte queste sciocchezze?
Questa volta Mac Carthy aveva assunto un certo tono, dardeggiando i suoi sguardi lucenti come acciaio, che l'assistente non disse altro e se ne and verso il cantiere... disapprovando il padrone con tutta la sua testardaggine.
Ma lo scozzese, figlio d'un paese dove le leggende si succhiano col latte, era pi impressionato di quanto volesse far credere; egli pure sentiva tutt'attorno un'atmosfera ostile: il cielo pareva ancor pi basso, la luce pi grigia e pi funebre ed un senso diffuso di disagio gravava su tutta la regione.
Ma il vecchio "contractor" si irrigid contro questa debolezza.
Son dunque diventato una donnicciuola? si domand stizzoso e rosso di vergogna. Tutte pazzie. Andiamo a vedere come lavorano le perforatrici della galleria.
Giunse ai piedi dell'incastellatura sulla quale si trovavano le macchine e scorse un Chiciua dai lunghi capelli cadenti sulle spalle e colla testa coperta da una vasta campana di paglia che, ritto davanti alla parete sulla quale mordevano le perforatrici, stava facendo grandi gesti veementi, e certamente magici, per paralizzare la collera degli dei.
Mac Carthy, esasperato, si avvicin silenzioso a quel taumaturgo da strapazzo e gli appiopp un terribile calcio nel sedere: l'indiano si volse sorpreso, vide il padrone e fugg fino al vagoncino che gli era stato affidato e si mise a scaricarlo col massimo zelo.
Ma quasi nello stesso tempo tutti gli addetti alle macchine scesero dall'impalcatura abbandonando le perforatrici e scrollando il capo.
Lo scozzese corse loro incontro:
Che diavolo vi piglia? Che cosa fate? Non  ancora l'ora della sospensione. Ritornate subito al lavoro; svelti!
Ma con una risoluzione che aveva un che di cupo, i meccanici alzarono le spalle.
Non si pu, risposero ostinati: si morrebbe tutti.
Alla vista di quei loro compagni recalcitranti, anche gli altri operai abbandonarono i loro posti di lavoro e si allontanarono: gli assistenti si lanciarono loro incontro per rimandarli al lavoro, ma quella folla eterogenea li cacci in disparte e continu il suo cammino allontanandosi dal cantiere.
Questa volta Mac Carthy decise di intervenire personalmente e corse a sbarrare la strada a quegli scioperanti.
Al lavoro! grid con voce tonante.
Ma pareva che gli operai fossero ben saldi nella loro decisione: i loro visi bruni, neri, gialli e color del rame, si contrassero e tutti ad una voce gridarono:
No, no! Basta con questo lavoro... Non vogliamo morir qui.
Lo scozzese tent di far loro comprendere la ragione frenando la propria impazienza: delle rughe profonde s'erano scavate nella sua fronte cocciuta e colla sua voce alta e metallica egli parlava cos:
Come potete immaginare di dover morire soltanto perch compiete onestamente un lavoro onesto pel quale siete pagati? Gli dei amano soprattutto coloro che compiono il proprio dovere...
L'indovino ci ha detto che la collera degli dei  su di noi e che noi periremo tutti se continueremo a profanare questi luoghi sacri.
Egli ve l'ha detto; ma che ne sa egli pi di voi e di me?
Ha detto la verit! Da quando le perforatrici hanno attaccato la montagna, si odono dei rumori strani, cupi rimbombi che rispondono allo stridore delle nostre macchine.  la collera degli dei! Tutti li abbiamo uditi chiaramente e non vogliamo morire!
Quegli uomini erano suggestionati dall'idea del pericolo!
Che selvaggi! mormor lo scozzese; ma non volle lasciarsi sopraffare.
Trasse freddamente la pistola dalla fondina e con voce bassa ma perfettamente distinta ribatt:
Se non volete morire vi invito a ritornare immediatamente ai vostri posti. Chi mi ha mandato tra i piedi una tal massa di imbecilli? Avanti: al lavoro o sparo. Uno... due...
Non ebbe bisogno di dir "tre". Gli operai si sparpagliarono di colpo ritornando di corsa ciascuno al proprio posto spaventati dalla minaccia immediata della pistola pi che dal pericolo ipotetico della vendetta divina.
Ma non era difficile rendersi conto che quei disgraziati non obbedivano a suggestione: essi erano realmente spaventati. Ripresero docilmente il lavoro come cani frustati, a testa bassa, tremando e borbottando preci propiziatorie.
Gli uomini delle perforatrici erano ritornati alle loro macchine ed in breve ebbero terminati i fornelli delle mine dove i minatori introdussero le cartucce di dinamite e disposero l'intasatura necessaria.
Allora uno squillo di tromba dell'assistente fece ritirare tutta quella gente, fuori della portata dei rottami lanciati dallo scoppio.
Eran tutti pallidi ed ansiosi, tanto gli asiatici quanto gli europei ed i sud-americani: quella prima potente esplosione rappresentava l'attacco alla montagna sacra che l'empiet di uno scozzese pretendeva di sventrare per farvi passare una strada ferrata.
Cogli occhi fiammeggianti e smarriti, l'indiano dagli scongiuri ricominci le sue gesticolazioni pazzesche, ed i suoi lunghi capelli neri e folti ondulavano seguendo i suoi movimenti disordinati.
Intanto il capo minatore terminava i suoi preparativi disponendo i fili elettrici che dovevano far scattare la scintilla nelle camere di mina collegate colla batteria di accumulatori.
Quando tutto fu pronto l'assistente lanci un secondo squillo di tromba ed, al terzo, il capo minatore premette il bottone del commutatore.
Una detonazione formidabile scoppi risvegliando paurosamente tutti gli echi delle montagne: ma l'effetto fu ben diverso da quello che attendevano gli ingegneri e lo stesso Mac Carthy.
Sempre "orso" e poco comunicativo, l'imprenditore era salito sopra un rilievo di terreno cos da dominare di una trentina di metri la posizione, osservatorio ottimo vicino ai fornelli delle mine e che gli permetteva di dimostrare cos di non aver paura delle proprie opere.
Una breccia enorme si aperse nella montagna ed invece di qualche tonnellata di roccia disgregata sprofondante in una nube di polvere, essa vomit un mostruoso torrente d'acqua, una specie di Niagara. Questo precipit schiumeggiando fuori dal fianco aperto nel monte, come uno spaventoso fantastico animale, ruggendo e spazzando tutto sulla sua strada attraverso la gola stretta ed incassata: pietre, impalcature, macchine, rotaie, materiali, vagoncini, tende... In un secondo la gola non fu pi che un inferno di acque infuriate, di onde rimbalzanti che sommersero tutto; si sarebbe potuto paragonarla ad una enorme pentola in ebollizione.
Travi, cadaveri, oggetti d'ogni sorta apparivano a galla trascinati dai vortici, vi roteavano per un istante e scomparivano nuovamente lasciando il posto ad altri rottami e ad altri corpi privi di vita.
Quali catastrofi avrebbero portato quelle acque furibonde, quella forza cos inopinatamente liberata, in lontane regioni abitate? Parve a Mac Carthy che tutta quell'acqua avesse impiegato un'ora a scorrere innanzi a lui!
Il fenomeno era invece durato tutt'al pi una decina di minuti quando il flusso cess quasi di colpo, poi la furia del torrente si calm, si ridusse prima ad un fiume tranquillo, quindi ad un ruscello poi ad un filo d'acqua e finalmente cess di scorrere.
Ma quale spettacolo di rovina!
Quel caon desolato usciva ancor pi desolato da quel turbine liquido che una maledizione pareva avesse scagliato su di lui; nessuna traccia rimaneva pi dei lavori che vi erano stati compiuti; la strada era completamente scomparsa e tutti i materiali eran stati trascinati via dalle acque nella loro corsa furibonda ed irresistibile.
Lungo tutta la gola, fino alla svolta vicina, non si scorgevano che travi, rotaie contorte, abiti strappati, attrezzi, avanzi dell'accampamento, berretti, cappelli; tutto ridotto in condizioni pietose e quasi irriconoscibili.
Contorti, schiacciati, vagoncini, rotaie, macchine infrante eran sparsi nella valle.
Malgrado il suo cuore indurito, Mac Carthy era anche umano ed una lagrima scatur dai suoi occhi. Ecco la sua opera!
Ma chi avrebbe potuto prevedere quella catastrofe? E se qualche imprudenza poteva essergli imputata non era forse essa da addossare soprattutto agli ingegneri peruviani? Per di pi, qualunque esperto avrebbe omesso di eseguire sondaggi nella montagna prima di iniziarvi i lavori di mina poich la parete appariva perfettamente compatta ed omogenea.
Ci si fida sempre dei dati geologici!
Attorno a s egli non vedeva pi nessun essere umano: erano tutti fuggiti o morti e Mac Carthy ebbe un lungo fremito e barcoll: per conto suo egli era, questa volta, irrimediabilmente rovinato, non possedeva pi un soldo, n una macchina, n un attrezzo. Tutto il materiale che gli era costato tanto era, per cos dire, volatilizzato... ed egli era indebitato fino al collo! Quell'avventura dava il colpo di grazia alla sua carriera di imprenditore e non avrebbe pi potuto rifarsi.
Tolse la rivoltella dalla fondina e la consider cupo; ma la rimise a posto:
Ne ho viste di peggio, mormor: mi sono trovato in condizioni pi brutte e sono sempre riuscito a rimettermi a galla... Avanti, Mac Carthy, la partita non  finita.
E gi si accingeva a dominare le circostanze; batt il piede, energico e risoluto: avrebbe lottato fino alla fine; non doveva essere detto che Mac Carthy si fosse lasciato abbattere prima della morte. No!
Rialzando il capo gett uno sguardo tutt'attorno... uno sguardo che non tenne conto alcuno di tutti quei rottami: era il passato quello, ed egli aveva ancora dell'avvenire innanzi a s.
Di colpo egli scorse spalancata, nel fianco della montagna sventrata, la bocca da cui era stato vomitato quel torrente di morte.
Perbacco! Era l la spiegazione del disastro; dietro la parete rocciosa una grotta aveva servito da serbatoio alle acque sotterranee.
Diavolo! pens. Poich nessun soccorso  pi necessario per tutta questa povera gente che  morta qui e poich quelli che sono riusciti a fuggire non ritorneranno certamente tanto presto, se pur ritorneranno mai, io me ne vado a visitare la "mia" grotta. Non posso dire che mi manchi il tempo per farlo.
Discese dalla collinetta che l'aveva salvato e, camminando nella fanghiglia, si diresse verso la breccia.
Superati senza troppa fatica i monticelli di rottami e di detriti, giunto sotto l'arcata scavata dall'esplosione della dinamite, egli lanci un grido di stupore. Che cosa accadeva?
Aveva creduto di trovarsi entro uno scavo naturale dalle pareti ineguali, pieno di stalattiti e di stalagmiti dalle forme capricciose, ed invece l'immensa sala rettangolare nella quale si trovava e che aveva l'apparenza di un ampio vestibolo, era evidentemente scavata dalla mano dell'uomo.
Quella sala poteva avere cinquecento metri di lunghezza per trecento di larghezza
Qui c' qualcuna di quelle tombe segrete, generalmente per defunti di casta reale, che gli Inca scavavano o costruivano in luoghi lontani e male accessibili, un poco alla moda degli Egiziani che forse furono i loro antenati se l'Atlantide  esistita, pens Mac Carthy. Questa sala deve essere una specie di vestibolo... Non si fa un lavoro simile pel solo piacere di compierlo...  evidente che qui dentro non c' mai stato nulla e che, dopo la conquista spagnuola, il luogo  rimasto qual era al tempo dei Figli del Sole.
E, facendo il giro delle pareti, lo scozzese non tard a scoprire una specie di portico murato con grosse lastre di pietra sulle quali si scorgeva chiaramente la traccia degli utensili e l'antico solco degli scalpelli.
Mac Carthy fu preso da un'agitazione nervosa che gli fece tremare le mani per l'impazienza: aveva la bocca secca come nei momenti di massima emozione. E continu il suo soliloquio nel dialetto degli Highlands.
Cola, si diceva, forse la Provvidenza si  decisa ad esaudirti...  una tomba questa: l'ultima dimora di un personaggio di alto lignaggio perch un tempo, come oggi, non si usava seppellire gli straccioni nel cuore di una montagna a costo di lavori giganteschi. Perch dunque la mia fortuna non dormirebbe entro queste sale funebri, sotto forma di gioielli, pietre preziose ed oggetti di immenso valore artistico e scientifico? Bisogna vedere, carissimo Cola, bisogna vedere...
Ma gli occorrevano degli utensili.
Una ricerca minuziosa e lunga del fondo della valletta gli procur picconi, pi di porco, agucchie e, miracolo, anche una grossa lampada ad acetilene che, chiusa a perfetta tenuta ermetica, non aveva sofferto della furia delle acque. Poco dopo, a colpi furibondi, egli attaccava la commettitura delle lastre chiudenti il portico.
Cola Mac Carthy era un operaio robusto, dalle braccia fasciate di muscoli, dalla groppa possente e dal collo corto nel quale i tendini sporgevano nella foga del lavoro.
Scavata col piccone la calce di saldatura delle lastre, egli tent di smuover queste col pi di porco e, per cinque minuti, si inarc facendo forza con tutti i suoi muscoli e spinse e sbuff; ma l'arnese scivolava e di quella costruzione nessuna parte si smuoveva tanto da fargli temere che quelle pietre, che gli erano parse semplici lastre, fossero invece dello spessore di veri blocchi e formassero una muraglia larga parecchi metri: la sua impazienza volse al furore e, ripreso il piccone, ricominci a battere sbricciolando il cemento battendo poi furiosamente 1e lastre con una mazza. Sotto i colpi di quel pesante arnese il calcare si sbriciol, e qua e l avvennero delle fratture che egli allarg con lo scalpello e dalle quali trasse dei piccoli ciottoli. Finalmente quasi rasente al suolo, poich ormai egli lavorava ginocchioni, si produssero delle lunghe crepe; ed allora, aiutandosi con ogni attrezzo che aveva sotto mano, gli riusc di smuovere un grosso blocco di pietra.
C'era il vuoto dall'altra parte?
Ahim! La sua speranza febbrile cadde di colpo; apparve il blocco di pietra spaccato di traverso; ed allora egli impugn nuovamente una agucchia, la ficc nella frattura e ricominci a battere con frenesia.
Per parecchi minuti egli batt senza tregua con l'esatta precisione di una macchina e dal fremito dell'acciaio si rese conto che la sbarra mordeva la pietra: rovesciandola con uno strappo improvviso egli ficc una gradina nella fenditura orizzontale. La sbarra metallica, lunga una trentina di centimetri, doveva certamente aprirsi un varco a meno che al di l della prima lastra non ve ne fosse un'altra, e poi un'altra ancora, per lo spessore di parecchi metri.
Ma, dapprima vibrante, la sbarra si immobilizz, poi parve avanzare sotto i colpi di mazza ed improvvisamente scatt sotto un ultimo colpo e penetr fino alle labbra del foro dove la sua testa, a forma di fungo, si incastr. Al di l di quel muro ud uno scroscio; certamente rottami che cadevano.
L'imprenditore guard attraverso quel foro: la sorte l'aveva compensato di tanta fatica: aveva aperto una breccia sopra un passaggio misterioso dal quale giungeva un odore scipito e dolciastro di vecchia muffa.
Ecco! esclam con tono di trionfo.
Ormai sotto la spinta dell'agucchia, le lastre di pietre cadevano ad una ad una e quando l'apertura gli parve sufficiente, Mac Carthy vi penetr: sotto la luce del proiettore della lampada, ch'egli teneva alzata, gli apparve un corridoio scavato in piena roccia e che si prolungava nel buio cos da parere infinito.
Lo scozzese dovette farsi forza; nel suo animo, che appariva dominato soltanto dall'amore pel guadagno, esisteva anche, potente, la superstizione suscitatrice di terrori; ma egli li calm con un'orazione e poi avanz risolutamente. Il rumore dei suoi passi risuonava in distanza sinistramente ripercosso dalle pareti, quand'egli si ferm di scatto. Non aveva forse udito dire che gli ipogei segreti nascondono trappole destinate a fermare i sacrileghi ed a punirli in modo terribile?
By Golly! esclam. Bada ai pozzi guarniti di coltelli, vecchio mio; e bada anche alle botole traditrici!
Rallent il passo avanzando con ogni precauzione dopo aver attentamente esaminato il suolo. Il corridoio pareva prolungarsi interminabilmente e, pel timore di non essersi accorto di qualche biforcazione ed anche di perdersi in un labirinto sotterraneo predisposto per ingannare gli intrusi, lo scozzese trasse di tasca un pezzetto di gesso col quale segn sul muro una croce ogni trenta passi.
La precauzione era ottima perch improvvisamente si trov la strada sbarrata dalla muraglia: il corridoio finiva; egli ritorn sui suoi passi fin che il corridoio, nel quale era entrato senza accorgersi tanto la deviazione era stata ingegnosamente disposta, lo ricondusse alla strada primitiva dalla quale si staccava insensibilmente.
Segu dunque la nuova direzione che lo port dopo circa cento metri di cammino, e due svolte improvvise, ad una specie di galleria pi alta e dal soffitto a vlta; essa aveva abbandonato l'andamento rettilineo che non seguiva mai per pi di dieci: metri: svoltava continuamente.
Ma Mac Carthy continuava a segnare accuratamente le sue croci sulla parete: aveva l'impressione vaga di avanzare a spirale sboccando sempre di tratto in tratto a certi spiazzi dai quali diramavano parecchie branche della galleria e quando errava nella scelta di quella da seguire, giungeva invariabilmente in qualche tratto cieco che doveva ripercorrere per ritornare al punto di partenza.
Questa passeggiata senza fine, cos sconcertante, cominciava a scuotergli i nervi ed a stancarlo assai; nella galleria, inoltre, regnava un calore soffocante ed umido ma, testardo come ogni scozzese, egli si accaniva nel voler giungere alla fine dell'avventura.
Quando non si abbia qualche cosa di preziosissimo da nascondere, brontolava, non si prendono tante precauzioni per sviare degli ipotetici predoni. Coraggio, Mac Carthy... probabilmente stai per mettere le mani sopra un tesoro degli Inca il quale ti indennizzer degli scherzi di cattivo genere che ti ha fatto il loro supremo iddio Pasciacumac per farti capire che le sue montagne devono essere lasciate tranquille.
Ma non era soltanto l'intuizione che gli faceva sperare nella scoperta di un tesoro: nella sua giovent, egli aveva partecipato ad una spedizione scientifica inglese nell'Egitto, durante la quale, ed in seguito a scavi ben studiati e ben eseguiti, eran state scoperte, nelle vicinanze di Tebe, delle ricchezze favolose. Il ricordo di quella spedizione era rimasto assai vivido nella sua mente ed egli non sapeva pi concepire l'idea di un ipogeo senza il corollario di un tesoro! Ma questa volta il tesoro degli Inca non era facile da raggiungere ed in quell'atmosfera pesante, accasciante, la sua energia stava quasi per essere sopraffatta dall'angoscia. Temeva continuamente di dimenticare qualche precauzione e di non saper pi uscire, poi, da quell'immensa tomba dove sarebbe morto di fame lungi da ogni contatto umano, punito crudelmente della sua cpida curiosit. E di nuovo si risvegli in lui la sua anima gaelica, superstiziosa malgrado la superficiale verniciatura di scetticismo.
Egli si credeva assai superiore ai Pellerossa che temevano la collera di Pasciacumac, ma nella sua memoria rivivevano vecchie storie di fate, coboldi e grotte incantate: forse quei corridoi bui dell'ipogeo erano fatati e si moltiplicavano continuamente dinanzi a lui perch egli girasse e rigirasse eternamente in quelle profondit tenebrose fin che cadesse sfinito sulla roccia ardente d'un calore vulcanico. Poi, dopo la morte, ci si trascinerebbe la sua anima gemente fino alla consumazione dei secoli.
Malgrado il caldo umido e soffocante egli sentiva un sudor freddo colargli dalla fronte e lungo la schiena scossa da brividi; ma, abituato da lungo tempo a corazzare la sua volont ed a vincere le reazioni della "carcassa", riusc a vincersi ed a far cessare quelle divagazioni che lo indebolivano: ritrov il suo consueto sangue freddo e la sicurezza del passo. Se doveva morire... sarebbe morto col! Un poco prima, un poco dopo,  sempre quella la fine di tutti gli sforzi degli uomini; ma se, come credeva sempre pi fermamente di mano in mano che quel dedalo ostacolava pi accanitamente la sua impazienza, in quelle caverne artificiali che parevano scavate da ciclopi, esisteva davvero un tesoro, ebbene, egli l'avrebbe trovato!
La fortuna o la morte! E non doveva perder tempo per assicurarsi l'eventuale beneficio dell'esplorazione; il Governo peruviano non scherzava coi ricercatori di tesori e i violatori di tombe indiane, pi numerosi di quanto si possa immaginare. Quelle profanazioni, quando giungevano alla conoscenza del pubblico, producevano effetti spiacevoli sulla mentalit della popolazione indiana i cui rappresentanti protestavano apertamente ed ufficialmente contro quella violazione delle loro tradizioni avite; e la stampa raccoglieva volentieri e propagava quelle proteste.
E poi, se veramente si scopriva un tesoro, lo Stato sapeva farsi la parte del leone lasciando soltanto le briciole allo scopritore, mentre Mac Carthy era ben deciso, se avesse potuto scoprirne uno, di tenerlo per s considerando che si trattava del prodotto delle sue fatiche e che nessun altro vi avrebbe avuto diritti all'infuori di lui.
Il passaggio si ridusse ancora ad uno stretto corridoio e lo scozzese, che ormai camminava sicuro dimentico delle precauzioni iniziali, si affrettava avendo la sensazione che sarebbe giunto il momento in cui non potrebbe pi sopportare a lungo quella marcia verso una meta che continuava a sfuggirgli. Improvvisamente un moto istintivo lo fece balzare indietro di colpo con un balzo che gli cost uno sforzo non indifferente... il pavimento si era mosso sotto il piede che aveva avanzato... un largo tratto di esso si muoveva ancora oscillando e mostrando, nel moto alterno, una profonda cavit.
Vinto il terrore che gli aveva fatto rizzare i capelli sul capo, egli si chin su quell'apertura posta attraverso la sua via e nella quale per poco non era caduto: non se ne vedeva il fondo che si perdeva nelle tenebre. Leg la lampada ad una corda che aveva portato con s e la cal nel baratro ed allora pot scorgere dei gradini rudimentali scavati nella roccia larghi appena quanto era necessario perch il piede potesse appoggiarvisi, e portanti un lieve rialzo all'orlo affinch la mano potesse aggrapparvisi pi agevolmente. Che v'era l sotto? Quale profondit raggiungeva quel pozzo? Quale nuova insidia vi si nascondeva?
Mac Carthy non si ferm troppo a pensarvi; aveva ormai deciso di concludere quella esplorazione o di "lasciarvi la pelle".
Senza esitazione agganci la lampada alla cinghia dei pantaloni e, calmo, inizi la discesa; sembrava difficile, ma poich i gradini erano regolarmente scavati e la loro distanza esattamente calcolata, essa non riusciva troppo difficile. Mac Carthy non dovette discenderne che dieci o dodici e si trov in una specie di loculo quadrato;, di fronte a lui un'altra scala risaliva la muraglia opposta. L'imprenditore si mise a ridere malgrado la situazione tutt'altro che divertente:
Che questi costruttori fossero dei mistificatori? si domand. Tutto ci rassomiglia assai ad uno scherzo!
Ma, riflettendo, fin col riconoscere che sarebbe stato uno scherzo assai laborioso per non essere anche assai divertente, e cominci la salita dall'altra parte.
Non aveva salito che quaranta gradini quando la sua costanza ebbe un primo compenso: aveva raggiunto una specie di ripiano dove si apriva una porta alta di forma trapezoidale attraverso la quale giunse in una vasta sala decorata con figure geometriche simili a quelle che aveva veduto nel grande vestibolo iniziale.
In mezzo alla sala stava un grosso blocco parallelepipedo di roccia, alto circa due piedi e mezzo, largo tre e lungo quattro, cavo come una pietra d'acquaio per quasi tutta la sua superficie, cos che si trovava circondato da un bordo in rialzo ininterrotto e vi erano visibili due scanalature che dovevano aver servito certamente per lo scolo di un liquido sulla natura del quale Mac Carthy non ebbe fin dal primo istante dubbio alcuno.
Era certamente una pietra destinata ai sacrifici rituali e, date le sue dimensioni, si doveva trattare di sacrifici umani.
Ma egli non si ferm a lungo ed, attraversata la sala, varc una porta ancor pi grande della prima entrando in un'ultima camera il cui aspetto lo fece trasalire: da ogni lato, per terra, sui muri, sul soffitto corso da scanalature abbastanza grossolane, la luce della sua lampada si rifletteva in un rivestimento d'oro ed avvicinandosi al muro egli pot assicurarsi che quell'oro non era stato applicato a foglie di spessore infinitesimale come ora si usa, ma che si trattava di placche massicce aventi, come si assicur mediante il suo coltello, uno spessore di circa due millimetri e mezzo. E sopra quel rivestimento fantastico erano incastonate pietre preziose, zaffiri, rubini, smeraldi, disposti cos da formare disegni che rammentavano quelli gi visti nelle sale gi attraversate.
L'imprenditore, che poche ore prima si era visto piombare nella miseria, ora ammirava in estasi tutta quella ricchezza: in una sola giornata era disceso dall'agiatezza alla rovina per risalire alla ricchezza senza limiti! Perch egli non dubitava affatto che tutto quell'oro e quelle pietre preziose fossero sue!
Poi, quando la prima emozione causata da quella scoperta straordinaria si fu alquanto calmata, egli pens ad esaminare partitamente il contenuto di quella sala che rappresentava certamente la fine del suo strano viaggio sotterraneo. Tutt'attorno, poco pi su del pavimento, correva come una specie di cornicione sostenuto da piedi e sotto il quale era uno spazio vuoto e quel cornicione aveva l'aspetto d'un banco di bazar ove venisse fatta l'esposizione di ricchezze incommensurabili.
Erano vasi, brocche, anfore di terra cotta, di bronzo, d'argento, d'oro, per la maggior parte rappresentanti corpi, teste od anche soltanto visi umani e talvolta anche d'animali ed in tutti quegli oggetti erano incastonati gemme. Poi erano intere collezioni di pettini d'oro o d'argento, oggetti da toeletta, spille o fibule sempre degli stessi metalli. V'erano anche armi: archi, frecce, lance, pugnali e spade rassomiglianti a machetes.
Stoffe, broccate e ricamate fantasticamente, che dovevano aver formato una specie di cimasa, cadevano in polvere; e finalmente, e questi erano gli oggetti pi curiosi di quella strana esposizione risalente a parecchi secoli prima, v'erano rappresentazioni di piante e di interi piccoli giardini, fatti d'oro e d'argento ed opera certamente di orefici d'abilit inverosimile i quali avevano saputo lavorare quei metalli con un'arte ed una finezza estreme e di cui non si saprebbe dare un'idea.
Certamente, borbott Mac Carthy, non ho perduto il mio tempo!
Proprio allora, egli s'accorse che sotto il banco v'era una serie di sacchi di cuoio legati dall'alto in basso mediante solide cordicelle i quali avevano una forma all'incirca troncoconica molto allungata: potevano misurare da due piedi e mezzo a tre piedi di lunghezza.
Lo scozzese era qualche volta entrato nei musei peruviani, quando proprio non sapeva che fare, e perci non ignorava affatto quel che potevano contenere quei sacchi. Entro ognuno di essi stava una mummia accosciata, legata nella posizione tradizionale, colle cosce contro il petto e le gambe ripiegate sulla coscia; la mano sinistra posata sul ginocchio e la destra sostenente il capo in una posa di meditazione eterna. Tutt'attorno alla sala ve ne potevan essere duecento.
Via! disse l'imprenditore. Sono giunto alla camera sepolcrale di un grande signore dei tempi passati. Aveva preso tutte le precauzioni per impedire che lo si disturbasse; ma aveva fatto i conti senza Mac Carthy al quale non piace che si dorma cos a lungo e neppure che non gli si faccia parte di una simile ricchezza. Dove diavolo pu essere il padrone di tutta questa roba pel quale sono state prese tante precauzioni?
Le mummie erano certamente quelle delle sue donne e dei suoi servi destinati a seguirlo nell'altra vita; ma lui? Lui, dov'era?
Dopo qualche ricerca l'imprenditore scoperse che in fondo alla sala, sotto il cornicione, dietro due mummie contenute in sacchi abbondantemente dipinti, si apriva un piccolo arco alto circa quaranta centimetri attraverso il quale, strisciando, poteva passare un uomo. Rimuovere le mummie ed introdursi in quel passaggio, non fu pel "contractor" che l'affare di un momento.
Quella specie di budello non aveva nemmeno un metro di lunghezza e dall'altra parte lo scozzese si trov in una specie d'alcova interamente rivestita d'oro cesellato e nella quale, sopra un letto d'ebano incrostato di pietre e metalli preziosi giaceva un'altra mummia, supina quella, colle mani giunte in un atteggiamento di raccoglimento cos maestoso ed impressionante che, suo malgrado, Mac Carthy si tolse il cappello fermandosi a contemplare con rispetto i resti di colui che certamente era stato un grand'uomo. L dentro il profumo degli aromi era ancor pi sensibile che nelle sale precedenti; non era sgradevole ma stordiva.
Il morto, di statura media, era completamente seccato ed il suo viso aveva assunto una tinta nerastra, aveva gli occhi chiusi e pareva dormisse. Lo stato di conservazione di quella spoglia augusta era sorprendente: il viso nobilissimo, dai lineamenti fini ed energici, dalla fronte alta, dal naso aquilino e dalle labbra sottili, pareva vivere ancora malgrado il dimagrimento e, per una illusione ben nota a quanti hanno vegliato defunti, pareva che a tratti si movesse.
Lo scozzese era rimasto stupefatto, immobile, turbato fin nel pi profondo del suo essere, e si sent perfino sul punto di fuggire davanti a quella solennit sublime.
Ma le emozioni non durano mai molto forti in chi, come Mac Carthy, sia abituato a vita avventurosa; a poco a poco egli si riprese e, dapprima in punta di piedi come fosse in un santuario, egli percorse tutto quel sotterraneo funebre.
Disposti contro i muri, stavano vasi d'oro e d'argento colmi di gioie lo scozzese se ne riemp le tasche fin che poterono contenerne e poi ritorn al letto funebre. Per un istante esit ma poi, come suggestionato, tese le mani. Dal braccio destro del defunto tolse un pesante bracciale d'oro ricco di pietre non sfaccettate e rabescato con una meravigliosa perfezione e poi, dopo aver ancora esitato, tese nuovamente le mani cupide e di fra le dita del defunto tolse, con una lieve trazione, una verga d'oro stupendamente lavorata che forse era un bastone di comando od uno scettro.
Allora, come invaso da un vago malessere perch gli era ancora parso di veder muoversi il cadavere, mormor:
Quanto al resto ritorner.
E rapidamente ripass, strisciando, il breve cunicolo che lo separava dal vestibolo e poi, senza altri incidenti, rifece in senso inverso il lungo cammino gi percorso per ritrovarsi finalmente nell'ampio vestibolo dell'ipogeo scoperto dallo scoppio della mina.
Ma era il caso di lasciare tanti tesori a disposizione del primo audace che potesse giungere fin l? Egli cerc affannosamente fra i residui dei materiali che erano nel caon e, mediante l'esplosione successiva di tre cartucce di dinamite trovate miracolosamente intatte, distrusse l'apertura fatta dall'esplosione della prima mina che rimase nascosta da una cascata di rottami, rocce e detriti.
Fatto questo, e dopo essersi ben accertato che nessuno avrebbe pi potuto trovare l'ingresso del suo ipogeo, Mac Carthy si mise in cammino verso Ayacucho... Sperava di raggiungere la costa e la citt di Lima certo di essersi ormai procurato un piacevole avvenire.
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 21. Mac Carthy fa un buon affare.
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In fondo al giardino sontuoso e ben curato che circondava la sua villa nei sobborghi di Boston, tranquillo nella sua vasta stanza da lavoro divisa dal resto dell'abitazione, il professor Hitchens stava decifrando un quipo e cio una serie di cordicelle pendenti da una, pi solida, e portanti dei nodi i quali, secondo la loro disposizione, significavano lettere od anche intere parole o pure dei numeri; era questo un modo di corrispondere che usavano anticamente gli Inca.
Questo lavoro, vero rompicapo per qualunque altro studioso di antichit americane, non era che un giochetto per l'illustre scienziato i cui studi e le cui pubblicazioni avevano fatto di lui una vera autorit in materia. Egli andava scorrendo colle mani agili i nodi bizzarramente disseminati su quelle cordicelle multicolori e poi, colla sua grossa calligrafia, annotava le sue interpretazioni. Stava per chiamare la dattilografa quando la porta si aperse per lasciar passare Nuffins, il suo cameriere, persona dall'aspetto solenne, rasato alla perfezione, vestito d'una giacca nera e di pantaloni grigi... il quale credeva fermamente di essere, lui pure per contagio, qualche cosa come un sapiente.
Il signor Goosebone domanda di potervi parlare, signore.
Hitchens alz le sopracciglie foltissime nello stesso tempo in cui alzava il capo molto calvo che lo faceva rassomigliare a Bismarck senza baffi: depose il quipo sulla tavola dando una speciale disposizione, per riconoscerla, alla funicella alla quale era giunto nella sua lettura e poi rispose con voce cavernosa:
Goosebone? Bene, entri.  difficile che mi faccia perdere tempo, quello.
Goosebone era un ricercatore incaricato di segnalare le "scoperte" ad Hitchens il quale non amava di darsi al lavoro di ricerca e preferiva quello del tavolo.
Dunque, Goosebone, come va?
Goosebone teneva sempre in bocca un grosso sigaro; con un moto simultaneo delle labbra, della lingua e delle mascelle, lo fece passare dall'angolo destro a quello sinistro della bocca, tolse una mano di tasca per stringere energicamente quella di Hitchens e rispose:
Bene, professore, e voi?
Poi si lasci cadere pesantemente sul divano imbottito e coperto di pelle ed entr immediatamente in materia:
Ho scoperto un uomo che viene dal Per... Costruendo una strada ferrata non so dove dalle parti di Cuzco, ha trovato dei gioielli in qualche ipogeo ed  disposto a venderli.
Come sono questi gioielli?
Mi sembrano interessanti... ma con quella roba  abbastanza facile farsi imbrogliare.
Accompagnatemi l'uomo e vedr io la sua merce. Non mi imbroglier perch me ne intendo alquanto.
Benissimo; non  lontano: mi aspetta nella mia auto.
E Goosebone fece un salto fino al cancello del giardino per ritornare accompagnando Mac Carthy. Fatte le presentazioni, Goosebone se ne and.
A rivederci, professore.
Quando quello se ne fu andato, l'imprenditore spieg come avesse fatto la sua scoperta ed aperse un piccolo involto che portava con s sciorinando agli occhi del professore un braccialetto d'oro cesellato ed anche la verga d'oro che aveva tolto dalle mani della mummia.
Che cosa ne dite? domand.
Con la punta delle dita il grosso professore sollev il bracciale e lo esamin a lungo volgendolo e rivolgendolo e lasciandosi sfuggire dei brontolii da orso che abbia trovato un favo di miele.
S, disse poi:  abbastanza interessante.
Depose il bracciale e colla stessa delicatezza sollev la verga che cominci ad esaminare colla massima attenzione e dovette fare qualche scoperta interessante perch ebbe un sussulto che sfugg per agli occhi di Mac Carthy.
Su quella verga d'oro, del diametro e della lunghezza di un comune tubo da lampada a petrolio, Hitchens aveva scoperto tutta una serie di caratteri molto piccoli e poco appariscenti i quali, per occhi meno esperti dei suoi, potevano sembrare semplici rabescature; ma che egli leggeva quasi correntemente. Gli occorse perci uno sforzo perch il suo viso non impallidisse per l'emozione.
Lanci un'occhiata di traverso allo scozzese e vide che questi si guardava d'attorno in attesa della fine di un esame di cui lo interessava soltanto il risultato pecunario, poi disse bruscamente:
Quanto volete di questa roba?
Seimila dollari, rispose Mac Carthy colla massima disinvoltura.
Quanto avete detto? domand Hitchens un poco sorpreso.
Seimila dollari, ripet lo scozzese senza scomporsi, tremila per il bracciale e tremila per la verga... Ve li cedo per nulla...  roba di una antichit straordinaria: se ve li vendessi in ragione di dieci dollari per ogni anno dell'et che possono avere, dovreste vendere la casa con quanto v' dentro e fuori.
Troppo caro; il braccialetto mi interessa poco; non prender che la verga.
Mi spiace, caro signore, dichiar freddamente Mac Carthy, ma non vendo separati i due oggetti: se volete ve li cedo assieme, bracciale e verga... Chi compera la verga deve comperare anche il bracciale e viceversa, chi non vuole il bracciale non avr nemmeno la verga.
Ed alzandosi allung la mano per riprendere i due oggetti.
Siete svelto, disse Hitchens trattenendo i due gioielli.
Lo sono perch ho fretta e non ho tempo da perdere... Seimila dollari o nulla; so gi a chi cedere gli oggetti; non siete voi il solo esperto in antichit sud-americane, professore.
Senza rispondere Hitchens tolse il libretto di assegni che teneva nel cassetto: anche lui non aveva tempo da perdere in una vana contrattazione.
Mac Carthy comprese e, non meno silenzioso, torn a sedere mentre il professore, che era ricco, scriveva la somma di seimila dollari.
Hitchens porse l'assegno all'imprenditore dicendo:
Non date la roba per nulla, voi.
E voi regalate la vostra? domand semplicemente lo scozzese. Non siete n un mendicante n una bella donna, ci corre...; ed allora, perch volete che regali ci che posso vendere?
Siete un uomo d'affari, vero? lanci Hitchens con un sorriso all'angolo delle labbra.
Lo si dice. Avr forse altra roba da mostrarvi... che ne dite?
Portatemela; vedremo...
Sta bene. A rivederci.
A rivederci.
E con una rude stretta di mano Mac Carty si diresse verso l'uscio pensando che l'affare non era cattivo ma che avrebbe forse potuto ottenere di pi.
Quel vecchio amatore di vecchiumi  troppo contento... mi avrebbe dato anche il doppio.
E non sapeva di dire la verit.
Hitchens, non appena l'altro fu uscito, batt un gran colpo col pugno della destra nel palmo della sinistra mentre le sopracciglia, simili a due gran baffi bianchi, ballavano un'allegra pirrica sulle arcate sopraccigliari che aveva molto prominenti; poi un largo sorriso fior sul suo viso burbero mentre egli mormorava:
Bene, credo di aver qui qualche cosa che far spalancare gli occhi ed allungare il naso a quei signori della Societ Archeologica! Non so ancora chi sia il personaggio che sta in quell'ipogeo ma so perfettamente che questo scettro ha appartenuto semplicemente a Rupac-Inca-Yupac, il grande imperatore degli Inca all'epoca della pi grande prosperit dell'impero.
I caratteri chiciua che aveva trovato incisi sulla verga gli avevano fatto comprendere, al primo esame affrettato, che quello strano bastoncino era stato consegnato solennemente all'imperatore durante una cerimonia, da certo Unatapec capo degli eserciti.
Quell'Unatapec era un famoso personaggio leggendario; conquistatore e viaggiatore appassionato il quale non si era accontentato di estendere fino al Cile l'impero del suo Signore ma aveva anche voluto esplorarlo visitandolo in ogni sua parte. Pareva che avesse visitato e indicato con precisione molte cose interessanti...
Il testo rabescato sulla verga annunciava che essa conteneva la relazione dell'ultimo e pi importante viaggio di Unatapec.
No, no! si ripeteva il professor Hitchens. Non ho speso male il mio denaro; son io che ho fatto l'affare migliore e non quel furbone di Mac Carthy...
Ed il grosso archeologo si freg vigorosamente le mani in segno di soddisfazione; poi, metodico e paziente, cominci a studiare lo scettro d'oro in ogni suo particolare.
Aveva capito che si trattava di una verga cava, un tubo; e si trattava di scoprire il modo per aprirla senza danneggiarla.
Trascorsero ore ed ore ed Hitchens cercava sempre, maneggiando, con precauzioni straordinarie, l'oggetto prezioso e delicato che si sarebbe creduto di veder improvvisamente appiattirsi fra quelle grosse mani. E, come accade di frequente in questo genere di ricerche, fu nell'istante in cui egli cominciava a scoraggiarsi che il segreto gli si rivel. Il tubo si era aperto per cos dire da s.
Conteneva una specie di pergamena scurita dal tempo e coperta di caratteri perfettamente disegnati che le conferivano un poco l'aspetto di un papiro egiziano.
Sempre senza affrettarsi, e calcolando i suoi movimenti, Hitchens svolse il manoscritto secondo i sistemi migliori e pi sicuri e lo stese in piano dinanzi a s mantenendolo teso con l'appoggiarvi all'orlo superiore ed a quello inferiore due righelli metallici; poi, impugnata una grossa lente, ne cominci la lettura.
...Pare per che essa non fosse molto facile e che Unatapec non fosse molto esplicito nella relazione del suo viaggio perch quel lavoro si prolung per parecchi giorni. Hitchens lasciava raramente il suo scrittoio e quando si sentiva sfinito si gettava sul divano, dormiva per quattro o cinque ore e non appena si risvegliava riprendeva quel lavoro che lo appassionava.
Ci che andava decifrando di quel manoscritto gli appariva straordinariamente affascinante: ne compil una traduzione accurata che non volle neppur affidare alla sua dattilografa per la trascrizione; la "batt" egli stesso alla macchina dattilografica che teneva per suo uso personale nello scrittoio.
Durante tutto il tempo che dur quel lavoro faticoso egli non trascur una sola volta, ad ogni interruzione, di chiudere lo scettro, il manoscritto, le sue minute ed i fogli ricopiati, entro una piccola cassaforte che si trovava nel muro dietro la sua poltrona; ed ogni volta che toglieva di l quella roba non mancava di verificar tutto accuratamente perch ogni minimo pezzetto di carta, da lui usato per quel lavoro, era stato numerato e figurava in una nota di ricapitolazione.
Ma finalmente venne il momento in cui al suo scritto egli pot mettere il punto finale; e lo firm con tanta energia che ruppe le punte di una magnifica penna d'oro alla quale teneva assai perch perfettamente adatta alla sua mano.
Rilesse attentamente ancora una volta e poi batt un formidabile pugno sulla scrivania e lanci un grido
Ah, ah!...
Ma  indicibile tutto ci che quel grido riassumeva d'espressione orgogliosa e di trionfo: egli era giunto ad un momento culminante della sua carriera.
Rinchiuse nuovamente tutti i suoi scartafacci nella cassaforte, disfece la combinazione segreta che ne permetteva l'apertura, ritorn alla scrivania e prese il cornetto del telefono.
Dopo un breve colloquio colla signorina della Centrale, che verosimilmente masticava della gomma perch la sua pronuncia era alquanto confusa, egli ud una voce nota che gridava:
All!...
All! rispose sprofondandosi nella sua poltrona girevole e dondolante. Parlo con William Sennet, presidente del Comitato dei Petroli?
Con lui in persona.
Io sono Jacobus E. Hitchens, professore di archeologia sudamericana all'Universit di Harvard.
Buon giorno, Hitchens, vecchio diavolaccio; come va?
Buongiorno... va meravigliosamente bene. Ho qualche cosa di straordinariamente interessante da comunicarvi, Sennet.
Dite, Hitchens...
Non sono cose che si possano dire per telefono. Mi potete fissare un appuntamento?
Domani?
No; subito. Non  possibile rimandare.
Bene; subito, allora. Vi aspetto.
Sta bene; sar da voi fra poco.
Hitchens riappese il cornetto e chiam Nuffins.
Subito l'auto.
E poco dopo, colla copia della traduzione del manoscritto in tasca, egli saliva nella sua macchina che lo chauffeur lanciava come una saetta attraverso le vie facendosi appioppare tre contravvenzioni prima di fermarsi al limitare del marciapiede davanti all'enorme palazzo del Comitato dei Petroli.
Il professore si precipit nell'ascensore e di l nell'ufficio dell'onnipotente presidente del Comitato al quale disse a bruciapelo:
Vecchio mio, non sono tanto assorto nelle cose della mia professione da disinteressarmi di quanto riguarda il nostro Paese, il pi grande ed il pi glorioso del mondo... e perci non ignoro quali siano le sue preoccupazioni del momento... per qualcuno dei momenti passati e per molti dei momenti che seguiranno.
Eh? brontol Sennet che stava masticando la punta del sigaro che aveva in bocca.
Ma s: so perfettamente che negli Stati Uniti non v' petrolio che per due anni ancora, al massimo.
E cos?...
Gi... cos che il vostro Comitato dei Petroli sar fra poco il Comitato del nulla. Avete mandato gente dappertutto e fareste scavare dei pozzi anche in Piazza della Concordia a Parigi...  vero o non  vero?
S... mormor Sennet a malincuore,  vero; una verit terribile, ma  la verit... Ed allora, poich siete qui, mi portate forse del petrolio? Sareste straordinario.
Lo sono... Non l'ho in tasca, ma posso indicarvi un luogo dove ve ne sono delle quantit straordinarie... Falde nuovissime intatte e capaci di rifornire se non il mondo intero, almeno gli Stati Uniti per molto tempo ancora.
Eh! brontol Sennet. Se cos fosse lo si saprebbe da lungo tempo, mi pare...
 in una localit dove nessuno ha mai pensato di andarne a cercare.
Benissimo, ed allora?...
Griderete poi; intanto ascoltatemi.
Ed Hitchens parl a lungo mentre Sennet ascoltava col massimo interessamento.
Quando il racconto fu terminato, il presidente del Comitato dei Petroli riflett per un istante, prese uno stampato per telegramma e mand un messaggio urgente al signor James Laurie a Parigi.
Non c'era tempo da perdere... Nel Texas ed in Pennsilvania le falde si esaurivano a vista d'occhio e pi di un derrick non era da considerarsi che come un monumento commemorativo, come un cippo sopra una tomba.
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22.  I SILURI NAVIGANO. Il messaggio intercettato.
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Erano ormai circa due giorni che l'Amiral Gupratte, felicemente sfuggito all'attacco dell'Oyama, grazie all'intervento della squadra francese dell'Estremo Oriente, era giunto a Saigon, scortato da un cacciatorpediniere, senza altri guai.
La notizia dell'aggressione giapponese aveva subito provocata una forte emozione tanto nella popolazione europea, quanto fra gli indigeni e tutta la stampa locale protestava vivacemente contro quello che qualificava un vero insulto alla bandiera nazionale, e reclamava una energica protesta del Governo della Repubblica.
...
Nella vasta stanza da lavoro del signor Vergniaud, governatore generale dell'Indo-Cina, quella mattina si concludeva un lungo colloquio fra due uomini egualmente gravi: uno, piccolo, sparuto, logorato da un'esistenza interamente votata alla pi grande Francia, era colui che era stato frequentemente paragonato a Dupleix per la sua savia amministrazione e la sua politica energica: era il quinquagenario proconsole dell'immenso impero che la Francia possiede nell'Asia: l'altro aveva un braccio sostenuto da una fascia al collo, il viso contuso, graffiato, ed aveva un aspetto assai compassionevole nel vecchio frusto abito da impiegato d'infimo ordine: era il tenente Ho-Du.
Vi conosco gi, tenente, disse Vergniaud continuando un discorso gi iniziato. Non ignoravo le prodezze aeree che avete compiuto durante la guerra: quanto apprendo ora aumenta la gi profonda mia stima per l'intelligenza, il coraggio, la tenacia insidiosa, l'energia di cui avete dato prova durante questa missione speciale. Le notizie che mi avete recato sono straordinariamente preoccupanti ed  necessario che il Governo centrale ne sia immediatamente informato. Vi imbarcherete dunque sul Surcouf che salpa oggi stesso: vi dar una lettera di servizio pel suo comandante al quale prescriver di prendere le stesse precauzioni che si usano in tempo di guerra. I seguaci dello Sciogun sono tenaci e non mi stupirebbe che tentassero d'attaccare l'incrociatore per impedirvi di giungere alla mta.
Detto questo il governatore compil di suo pugno le istruzioni necessarie; poi, dopo aver riaccompagnato Ho-Du fino alla porta per dargli una maggior dimostrazione della considerazione in cui lo teneva, ritorn nel suo studio e sedette alla scrivania per compilarvi il messaggio che avrebbe spedito telegraficamente a Parigi.
La luce del sole entrava nella vasta camera assai attenuata dalle cortine e dalle stuoie cos che i mobili di pretto carattere locale, prodotti dell'arte indo-cinese: vasi giganteschi, bronzi, lacche, paraventi ornati con pitture delicate dai colori vividi, cortinaggi di seta, armi, oggetti d'avorio e di giada, erano immersi in una penombra che dava a tutte quelle suppellettili un che di misterioso.
Vergniaud valutava ogni parola del messaggio per dire quel che desiderava senza possibilit di equivoci pur costringendo le sue disposizioni nel minor numero di parole, e tutta la sua attenzione era assorta in quel lavoro minuzioso cos ch'egli non s'accorse di un paravento a quattro sezioni che leggermente spostato dal luogo assegnatogli nascondeva lo specchio appeso al muro davanti a lui e che, abitualmente, rifletteva tutta la grande stanza.
Mentre egli scriveva, il coperchio d'una cassa, di legno scolpito, rassomigliante ad un baule, si alz lentissimamente ed a poco a poco nell'apertura apparve un viso giallo nel quale lucevano due occhi neri obliqui.
Senza il minimo rumore, trattenendo il respiro, l'uomo si rizz nella cassa aperta, scavalc la parete e, sempre silenzioso, per virt delle pantofole dalla suola di feltro che calzava, si trov in piedi dietro il governatore il quale scriveva, cancellava e ricominciava il suo lavoro ignaro del pericolo, senza neppur provare nemmeno quel disagio che ci coglie sovente per una presenza ostile invisibile.
Lo sconosciuto alz lentamente una mano armata di qualcosa che rassomigliava ad un ago: senza affrettarsi scelse con cura un punto nella nuca del signor Vergniaud proprio dove nascevano i capelli e conficc rapidamente il dardo.
Sotto lo stimolo del dolore improvviso il governatore si rizz di scatt, stese le braccia e poi ricadde seduto colla testa sul piano del tavolo senza muoversi pi. Era morto istantaneamente, ucciso certamente da qualche veleno fulmineo.
Il giallo, perfettamente calmo, prese il blocco di carta sul quale la sua vittima stava scrivendo quand'era stata colpita, strapp il foglietto scritto, ne fece una pallottola che mastic certamente per inghiottirla: poi, rimesso il blocco dove l'aveva preso, ritorn alla cassa e la richiuse. Fatto questo ritorn vicino al cadavere, premette il bottone d'un campanello elettrico e, rapido, corse a nascondersi dietro un paravento vicino all'uscio.
Non attese molto: scosso dalla imperiosit e dalla durata insolita di quella chiamata, l'usciere si precipit nello scrittoio... vide il governatore in quella posa strana e, comprendendo ch'era accaduta una disgrazia, sollev il capo del padrone. Ma questo aveva gli occhi chiusi e lasciava cadere il capo inerte.
Il domestico usc di nuovo per correre nei corridoi invocando aiuto colla sua voce pi acuta e spaventata e l'assassino lasci allora il nascondiglio: attravers l'anticamera vuota e si nascose in un gabinetto di pulizia, aprentesi sulla scala, spiando dal buco della serratura.
Ai richiami dell'usciere, accorsero impiegati e funzionari che si precipitarono allo scrittoio del governatore e quando dalle scale non sal pi nessuno, indice quasi infallibile che quanti avevano udito le grida d'allarme eran vicini alla vittima, l'assassino, vestito come un cinese, discese la scala, usc dal vestibolo e, senza affrettarsi, mont in un carrozzino che attendeva non lungi dalla porta.
Quando fu seduto, l'uomo addetto al traino del veicolo si volse come per chiedere ove dovesse dirigersi e domand in giapponese:
Fatto?
E fatto bene, rispose l'assassino. Parigi non sapr nulla. Quanto a Ho-Du si pu essere tranquilli: non giunger mai in Francia... e nemmeno Viala, del resto. L'affare pu esser considerato finito. Trotta!
L'altro inizi la corsa trainando il leggero veicolo con tanta abilit da far ritenere che quello fosse il suo lavoro abituale.
...
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 23. Imprese da pirata.
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Gi da quarantotto ore il Surcouf, incrociatore leggero della classe Duguay-Trouin, il quale, dopo aver navigato in isquadra per cinque anni, compieva la solita crociera nell'Estremo Oriente, era in rotta per Gibuti.
Il suo comandante, capitano di vascello Calvet, ostentava una tranquillit assoluta, ma in realt si sentiva l'animo preso dall'inquietudine perch le istruzioni eccezionali del governatore generale, unite all'ordine di partenza, e le spiegazioni dategli da Ho-Du l'avevano informato, senza precisarli, dei pericoli che potevano minacciare la sua nave. All'indeterminatezza di essi avrebbe preferito certamente una minaccia anche pi grave ma pi precisa.
Aveva preso tutte le precauzioni che l'esperienza gli suggeriva: i suoi uomini erano stati messi in guardia e dal giorno in cui il Surcouf aveva salpato da Saigon le amache non erano mai state svolte: tutta una bordata era sempre comandata ai pezzi, alle coffe e sulle passerelle. L'altra riposava, ma sul piancito del ponte, sul linoleum coperto da un pezzo di tela, vicino ai posti di combattimento.
Ai 155 delle torri erano gi stati assegnati i settori da battere in caso di attacco ed i tubi lanciasiluri, a gruppi di tre, erano pronti a lanciare i loro arnesi mortiferi. Durante la notte la nave avanzava a lumi spenti come in piena guerra.
...
La seconda notte era quasi completamente trascorsa ed il cielo cominciava a rischiararsi a babordo annunciando l'alba. Vedette ed ufficiali di quarto avevano gli occhi stanchi tanto li avevano forzati per forare le tenebre e scoprirvi l'agguato da sventare. Inoltre, stancato dalla lunga navigazione, mosso da macchine asmatiche che avrebbero avuto bisogno di una ripassata accurata, il Surcouf non navigava con molta velocit. Studiato perch rendesse trentaquattro nodi, non ne percorreva sedici.
A mezzanotte era stato necessario ridurre la velocit a dodici nodi perch un cuscinetto della turbina principale di babordo si era riscaldato: e per di pi non ci si vedeva affatto perch quanto pi la nave si spingeva al nord tanto pi l'atmosfera diventava opaca.
Il comandante Calvet, roso da una sorda inquietudine, malgrado la sua grande stanchezza si ostinava a non lasciare il ponte di comando che non aveva abbandonato mai per due giorni consecutivi.
Andiamo malissimo, Trvoux, diceva confidandosi al guardiamarina di quarto: avanziamo come se seguissimo un funerale ed  in queste condizioni che ci lanciano alla cieca in un'avventura di cui non comprendo nulla... Bel mestiere, questo di batterci contro dei fantasmi. E poi, guardate tutto questo fumo, e mostrava l'enorme pennacchio nero che sfuggiva dagli alti fumaioli della nave,  proprio quello che occorre per attirare un nemico appostato sulla nostra rotta.
E lanci alcune parole secche alle orecchie dell'ingegnere macchinista che in quel momento era di servizio alle macchine ingiungendogli di far cessare immediatamente quel fumo.
Era ricaduto nella sua preoccupazione, sempre pi impressionato dallo strano presentimento quando apparve un marinaio mandato dal capo posto al T. S. F.
Comandante, disse, abbiamo ricevuto l'S. O. S. dell'Amiral Gupratte.
E porse al comandante una tavoletta d'ardesia sulla quale era indicata la posizione del bastimento che aveva lanciato quella invocazione di soccorso.
Il guardiamarina la riport immediatamente sulla carta marina stesa sotto la rotonda del ponte di comando.
Venti miglia a sud-est da noi, annunci.
Grazie, Trvoux; state in guardia... io scendo al T. S. F.
Far del mio meglio, comandante.
Poco dopo, dietro il quartiermastro dalla testa cerchiata dalla molla reggente i due microfoni e che riceveva i messaggi del grande piroscafo, Calvet poteva leggere questa comunicazione
Siamo silurati; colpito compartimento stagno numero uno... affondiamo rapidamente a prua... due uomini uccisi dall'esplosione... nessuna nave in vista... n silurante... n sommergibile.
Avvertiteli che ci siamo noi, ordin Calvet: dite che accorriamo... domandate se siano ben sicuri d'essere stati silurati.
E mentre il radiotelegrafista lanciava la risposta al richiamo dell'Amiral Gupratte, fra un crepito di scintille ed il ronfare pi veloce del motore, Calvet stacc un foglietto dal suo taccuino e vi scrisse qualche ordine per l'ufficiale di quarto.
Rotta immediata pieno sud-est. Esigere tutta la velocit. Raddoppiare la guardia.
Non appena ebbe trasmesso ci che il comandante gli aveva suggerito, il radiotelegrafista riprese la matita per scrivere la risposta che andava ricevendo:
Parete secondo compartimento stagno ha ceduto. Situazione grave: Amiral Gupratte pu ora affondare da un momento all'altro. Faccio disporre panneggi ai posti di evacuazione... Visto scia siluro.
Perdio! mormor Calvet. Ho-Du mi aveva avvertito.  un bel colpo di quei pirati. Il governatore aveva ragione ordinandomi di diffidare di tutto.
Mentre l'incrociatore compieva l'evoluzione e si lanciava verso il sud con tutta la forza delle sue macchine, Ho-Du, avvertito, raggiunse Calvet sul ponte di comando.
Viala sapeva, disse l'annamita: hanno voluto eliminarlo.
Il marinaio addetto al T. S. F. ricomparve:
Il piroscafo non risponde pi, disse: che si deve fare?
Ascoltare ancora, rispose il comandante mordendosi i baffi. Poi, rivolto ad Ho-Du, aggiunse:
Povero Viala! Pare che siano riusciti: cerchiamo almeno di salvare i suoi passeggeri ed i suoi uomini.
Improvvisamente un urto formidabile scosse il Surcouf come se il mare, proprio sotto a lui, avesse sollevato una mostruosa onda di fondo: contemporaneamente, a tribordo, lungo lo scafo, leggermente dietro l'albero tripode, si lanciava nell'aria una silenziosa fontana spumeggiante. Si erse al di sopra della murata, nella penombra, come un gigantesco fantasma nella luce livida dell'alba: poi si dissolse e si franse, come una cateratta, sul ponte.
Bene, ci siamo anche noi! disse il guardiamarina Trvoux flemmatico.
Non aveva ancor terminato di parlare che una seconda scossa simile squass la nave ed un'altra fontana bianca balz nell'aria, questa volta a fianco del secondo fumaiolo.
E due! Siamo serviti, comment, sempre freddo, Trvoux.
Basta, siamo sazi! grid beffardo un cannoniere il quale, col calcio del suo settantacinque alla spalla, attendeva il momento opportuno per cominciare il fuoco.
Ma nessuno aveva veduto nulla: i binocoli frugavano in ogni senso, ed inutilmente, il mare scuro ed opaco: non si scorgevano periscopi, eppure l'acqua glauca, senza un'onda, senza la minima increspatura, facilitava le osservazioni delle vedette.
Ma da che parte ci son venuti? brontol il comandante Calvet. Credo che si tratti dei famosi siluri di cui Solok parlava nel suo telegramma, rispose Ho-Du impassibile.
Ma non era certamente il momento opportuno per discutere: il fatto, nudo e crudo, era che s'eran prese due "briscole" a tribordo.
Ai posti di sicurezza! comand immediatamente Calvet e poi riprese nel portavoce delle macchine: Tutte le macchine, stop!
Cosa strana, la sua voce non era mai stata tanto calma ed egli era quasi irritato con se stesso per quella specie di sollievo che provava ora che la minaccia, per tanto tempo temuta, si era concretata nell'azione.
Ogni traccia di abbattimento era scomparsa in lui, e la spiegazione di questo stato d'animo, che pu apparir paradossale, sta nel fatto che la peggior verit  meno penosa del dubbio e dell'attesa, specie per chi abbia temprato il proprio animo nel sentimento del dovere e nell'educazione marinara.
Seguto dall'ufficiale di quarto, il comandante si era recato all'estremit del ponte di comando verso tribordo e di lass si rese conto che la sua nave, colpita in due punti vitali, a cento miglia dalla costa pi vicina, non aveva nessuna possibilit di salvezza.
Intanto, per, era necessario impedire che le falle si allargassero ed a tale scopo, appunto, aveva ordinato che si fermassero tutte le macchine, per evitare la maggior pressione dell'acqua causata dalla velocit ed anche perch le pompe potessero tentare di scacciar l'acqua imbarcata.
Ancora non era giunta nessuna comunicazione dalla stiva sulla gravit delle avarie: ma improvvisamente la nave sband ed il pavimento manc sotto i piedi.
Che il Surcouf si rovesciasse?
Trvoux e Calvet si aggrapparono istintivamente alla murata.
L'inclinazione si accentu rapidamente come per effetto di un violento colpo di rullio e poi il movimento si ferm.
Certamente gli scompartimenti stagni invasi erano ormai pieni d'acqua ed allora, se le pareti resistevano, si sarebbe forse avuta una speranza di salvezza.
Dieci gradi di sbandamento, annunci il sottotenente di quarto;, ma...
Nello stesso momento una voce chiara, ma un po' commossa, risuonava nel telefono altoparlante posto nel blockhaus vicino:
Il comandante in seconda avverte che gli scompartimenti E1 e G1 sono completamente pieni. La parete si  flessa nella camera dei forni e quella della macchina di tribordo cede lentamente. Tutte le pompe sono in opera.
A bordo di una grande nave cos colpita non v' posizione pi terribile di quella del personale addetto alle stive. Chi  sul ponte, all'aria aperta, pu ancora lottare con le onde e difendere la sua misera vita; ma chi  alle macchine od ai forni!...
Venti metri sotto il ponte della nave dal quale sono separati, per di pi, da un groviglio di corridoi, scalette, porte blindate formanti uno spaventoso labirinto, essi non ignorano che rimarranno chiusi in quell'inferno fino all'istante supremo: da quel momento la loro vita dipender dalla loro presenza di spirito e dalla loro abilit nello sgattaiolare senza per privare i compagni della loro probabilit di salvezza.
Lo scafo delle navi da guerra  diviso in scompartimenti chiamati "scompartimenti stagni" perch servono ad isolare le eventuali falle cos che l'acqua non possa invadere tutta la nave attraverso una sola via di acqua affinch una breccia aperta nel fasciame non rappresenti un pericolo per essa.
Ma n le macchine n i forni possono essere suddivisi in scompartimenti perch le stesse loro funzioni ne impediscono il frazionamento: e, quand'essi siano colpiti, la morte della nave  inevitabile e vicina.
A bordo del Surcouf, ormai, la parata della sala delle macchine di tribordo cedeva lentamente alla pressione del mare entrato dalla breccia aperta dal siluro tanto nel fasciame esterno quanto in quello interno facendo saltare le lamiere parasiluri e le parate dei carbonili: lo scoppio aveva aperto una falla di sei metri per otto.
...
I fuochisti erano intenti al loro lavoro col petto rivolto al fuoco ed il dorso gelato dai soffi dei ventilatori e la luce violenta delle lampade faceva brillare denti ed occhi nelle loro buone facce annerite. Improvvisamente s'era scatenato l'inferno: due esplosioni formidabili erano scoppiate le cui onde sonore, che non avevano trovato sfogo, avevano assordato i poveri marinai: la paratia di tribordo aveva lanciato come una gragnola orizzontale, simile allo scoppio di uno shrapnell, tutti gli apparecchi che vi erano imbullonati, unitamente agli stessi bulloni. Quella mitraglia falciava gli uomini; le lampade elettriche si frantumarono ed attraverso le griglie aperte i forni lanciarono un bagliore sanguigno sui corpi sconciati, stesi a terra, e sui sopravviventi istupiditi.
Ma fino a quando non giunga l'ordine di abbandonare le stive, il fuochista deve rimanere al suo posto e continuare il suo lavoro: ed i sopravvissuti al disastro, allontanati i cadaveri per non calpestarli, colla pala o coll'attizzatoio ripresero il lavoro ai forni perch i fuochi non si spegnessero. Nessuno di loro ignorava, per, che la nave era danneggiata e che si trovavano in pericolo di affogare come topi da un momento all'altro: ma erano sorretti da tre forze; l'orgoglio nazionale anzitutto; l'onore professionale poi, e finalmente l'amor proprio che, in circostanze simili, non  da disprezzare.
Ma che significava quel fracasso di cascata?
Nella vicina sala delle macchine la grossa parata, rappresentante la suprema difesa contro il mare, aveva ceduto di colpo ed in quella "sala" dalle proporzioni di cattedrale, l'acqua si precipit sommergendo le turbine le quali, col loro calore intenso, ne provocavano di primo acchito l'evaporazione producendo una scottante e fitta nebbia di vapore.
E l'acqua saliva rapida, fulminea...
Ufficiali e mastri provvedevano, tentoni, ad isolare certe tubature, mentre i meccanici, che per la maggior parte si trovavano nell'acqua fino al collo, raggiungevano a nuoto le scale.
Dietro a loro galleggiavano dei cadaveri che giravano su se stessi in bala dei vortici.
Con tutti i mezzi di comunicazione che collegavano il blockhaus, vero cervello della nave, colle stive, affluivano le cattive notizie dall'interno del bastimento.
Rumori strani salivano di laggi: macchine e forni erano sommersi e pareva che il cuore titanico del Surcouf si fosse fermato cessando di battere: si udiva muggire il mare che si apriva il passo nelle stive... talvolta erano gorgoglii confusi, talvolta dei terribili scrosci di cascata... Una esplosione sorda scoppiava: era una parata che aveva ceduto: improvvisamente il silenzio regnante nelle batterie veniva turbato da un grande colpo di gong: era qualche oggetto pesante che si staccava per effetto del maggior sbandamento e precipitava sul falso ponte.
Lo sbandamento aveva raggiunto i ventitr gradi ed il bello incrociatore, poco prima tanto fiero della sua potenza, e dall'aspetto quasi indistruttibile, non era ormai pi che una massa inerte sulle onde.
Tutt'attorno alla nave agonizzante, fin dove giungeva lo sguardo, non si scorgeva che un'immensa estensione circolare d'acqua, calma come un lago scintillante sotto il sole nascente. Non una vela, non un filo di fumo!
Dovremo far assegnamento soltanto su noi stessi, disse il comandante a Trvoux.
Sotto la passerella, sul ponte, gli ufficiali, calmi come durante un'esercitazione, aiutati da tutti i graduati, si moltiplicavano per organizzare il salvataggio; ma non dovevano faticare per mantener l'ordine.
Coll'occhio fisso sui loro capi, marinai d'ogni specialit, meccanici e fuochisti saliti dalle stive, non volevano, di fronte al pericolo, apparir meno calmi e presenti a se stessi, gli uni degli altri.
Oh, la gente di mare sa benissimo la fine che le tocca, non  vero, Parigino? Un po' prima, un po' dopo...
Certamente, vecchio mio; io per esempio preferisco questo all'esser mangiato dai vermi;  pi pulito.  per questo che mi sono arruolato nella marina.
Appoggiato alla murata, un grande giovanottone rosso, nativo di Boulogne, gente di solito non facile a commuoversi, non riusciva a frenare le lagrime ed alcuni suoi compagni, pi stoici, lo burlavano un poco per quella sua debolezza che non tornava ad onore dell'equipaggio:
Siedi, siedi: ti passer...
Il guardiamarina Melville, il quale badava che le cinture di salvataggio venissero regolarmente indossate, gli si avvicin e gli disse:
Che succede, Collinck, hai dei dispiaceri amorosi? Bisogna curarsi, caro mio.
Collinck si raddrizz asciugandosi gli occhi e prese un atteggiamento militare per rispondere:
Non si deve credere che io abbia paura, tenente; ma voglio bene a mia moglie ed ai miei piccoli. Non  proibito, questo; e non fa torto a nessuno. Avevano bisogno di me ed ho sbagliato ammogliandomi prima di terminare la ferma. Che ne sar di loro?
Faranno come i miei, vecchio mio: lo Stato li aiuter un poco; la loro mamma li educher nel tuo ricordo ed avranno un buon modello nella vita... e poi, che cosa sto dicendo, ora? Non siamo ancor morti, n tu n io!
Poco ci manca, tenente...
Lo sai bene che ce ne son molti che se la sono cavata da situazioni anche peggiori di questa. Certamente dovremo fare un poco di canottaggio: bene,  una distrazione anche quella. I terraioli ne fanno alla domenica per divertirsi. E poi finir bene col giungere qualche bastimento a raccoglierci.
Siete molto buono, tenente, e vi ringrazio; ma non ho molta fiducia nell'avvenire.
Spera, spera sempre, ragazzo:  la speranza che ci salva.
Il comandante si sforzava nel tentare di combattere lo sbandamento della nave: fece puntare a babordo le torricelle dei grossi calibri, ma il Surcouf non ne risent affatto... si inclinava, si inclinava sempre.
Intanto venivano calate in mare le imbarcazioni di tribordo, si preparavano le zattere, si staccava e si gettava in acqua tutto ci che poteva galleggiare e servire come boa di salvataggio.
Con ogni mezzo fu tentato di chiudere le falle ma tanto valeva voler chiudere un setaccio con un dito: le travi si spezzarono sotto la pressione; i teloni incatramati furono inghiottiti dalle bocche torte e ghignanti, cos si supponevano poich nessuno le aveva vedute, delle falle i cui margini slabbrati rompevano le catene.
Un colpo di cannone!
Un cannoniere aveva creduto di scorgere il nemico e si assumeva la responsabilit d'iniziare il fuoco; ma non si trattava, in realt, che di qualche rottame galleggiante: colla massima seriet il comandante appiopp parecchi giorni di consegna all'indisciplinato che si era permesso una iniziativa "tanto inconsulta".
Calvet voleva aver l'aria di fidare nell'avvenire; era un modo per rassicurare l'equipaggio: ma quella non  gente che si possa ingannare.
Li far al mondo di l, i tuoi giorni di consegna! borbott il cannoniere felice della beffa che avrebbe fatto cos a colui che l'aveva punito.
E lo sbandamento aumentava continuamente e l'acqua continuava ad invadere le stive.
I carpentieri lavoravano a tutt'uomo per puntellare le porte di comunicazione e chiudere cos la strada all'allagamento ma disgraziatamente, sotto la pressione delle acque, porte e paratie saltavano l'una dopo l'altra.
E gli uomini che lottavano cos col mare, andavano retrocedendo.
Un ufficiale apriva una porta, lasciava passare i suoi uomini; usciva per ultimo, richiudeva mediante robustissimi chiavistelli e grossi catenacci e poi si tentava, ancora, di puntellare.
Ma ormai non v'era pi nulla da fare; la fine era certa e vano era continuare la lotta contro l'oceano invasore. Tutti gli sforzi del comandante, per raddrizzare la sua nave, erano falliti.
Allora Calvet decise che l'"alzabandiera", che doveva essere celebrato ogni mattina alle otto, lo fosse come al solito ma "un poco in anticipo, considerate le circostanze" come disse agli ufficiali con un sorriso triste.
Si vide improvvisamente salire sulla drizza dell'albero, e spiegarsi al sole, la bandiera tricolore: azzurra, bianca e rossa, essa ondeggiava alla dolce brezza mattutina, per l'ultima volta sul Surcouf. Una salva di moschetteria l'accompagn nella sua ascesa mentre le trombe lanciavano nel cielo la pi lieta fanfara del loro repertorio: "Alla bandiera".
"Coi talloni uniti quanto la conformazione dell'uomo lo permetta", ed anche quanto lo permetteva l'inclinazione del ponte, tutti salutarono rigidamente. Cerimonia semplice priva di ogni teatralit.
Nell'interno della nave, gli schianti si susseguivano: erano le ultime paratie che cedevano; l'acqua compieva l'invasione. Lo sbandamento aumentava... sempre... la nave stava per coricarsi nel babordo.
Tutti sul ponte!
I trombettieri si sparsero nei punti ancora accessibili della nave e suonarono ancora una volta. I ritardatari apparvero e pi nessuno rimase entro il Surcouf; ma gli ufficiali dovevano assicurarsi che l'ordine fosse stato eseguito da tutti.
La nave stava per coricarsi.
La murata di tribordo fu sommersa ed allora il comandante ordin che tutti si portassero sul babordo e che ciascuno occupasse il posto che gli era stato assegnato nelle esercitazioni per l'abbandono della nave. Era gi parecchio tempo che le imbarcazioni di tribordo erano state calate in mare: quelle di babordo erano inutilizzabili per la posizione della nave. Questa stava per inabissarsi e non v'era pi il tempo di girarne le grue per calare i canotti che portavano appesi rivolti al fianco colpito.
Brevi onde bagnavano ora la linea mediana del ponte: tutta la parte di babordo della carena luceva al sole bench ricoperta di alghe e di milioni di piccole conchiglie.
Non ti puliremo pi, povero Surcouf! mormor dolorosamente Calvet.
L'equipaggio, scavalcata la murata, stava ritto sul fianco della nave ormai orizzontale e che poche ore prima era perpendicolare alla superficie del mare. Al comando: Tutti in mare! i marinai si lasciarono scivolare lungo la carena inclinata come un toboga e giunsero cos sulla chiglia che, sola, dovevano superare per mettersi a nuoto.
...
Per morire al suo posto, il comandante Calvet aveva dovuto salire all'estremit sinistra del ponte di comando ridotto ad una stretta piattaforma. L'onore marittimo esigeva ch'egli perisse colla sua nave.
Era magnifico: sottile ed elegante, dai lineamenti fini, egli spiccava sullo sfondo del cielo. Si erse in tutta la sua statura e sporse il petto per lasciare una bella visione di s negli occhi di coloro che sarebbero sopravvissuti e, con un sorriso paterno, fece colla mano un segno d'addio a tutti i suoi "figliuoli" che stavano per tentare l'ultima loro possibilit di salvezza. Aveva incrociato le braccia al petto, ed aspettava mentre la nave sprofondava sotto i suoi piedi ed il mare saliva verso di lui per ghermirlo.
Finalmente la nave oscill.
Si form un gorgo immenso o, se si preferisce, un groviglio di correnti nel quale il Surcouf scomparve trascinando con s colui che ne era stato il padrone.
...
Da un istante Ho-Du nuotava ed attorno a lui il mare era coperto di imbarcazioni gremite. Dei nuotatori si precipitavano sulle zattere e sui rottami d'ogni sorta che potevano scoprire e raggiungere; vi si arrampicavano come potevano e, compiuta quell'operazione difficile, si guardavano d'attorno per vedere se potessero dar aiuto a qualche compagno.
Poco lontano il tenente annamita scorse una zattera che galleggiava solitaria e che poteva reggere parecchi uomini e sebbene egli avesse un solo braccio valido, pot raggiungerla e vi si arrampic rapidamente. Poco dopo fu raggiunto da un altro nuotatore: era il radiotelegrafista di bordo, un coraggioso che era rimasto al suo posto fino all'ultimo momento e che, con un buon umore meritevole di encomio in quella circostanza, esclam:
Dunque, tenente, eccoci salvi pel momento
Se questo pu dirsi esser salvi, rispose sorridendo l'ufficiale, potremo dire di essercela cavata soltanto se saremo accolti a bordo di un canotto, oppure se le nostre grida richiameranno l'attenzione di una nave che ci passi vicino. Ma tutti i canotti che sono in acqua portano pi gente di quanta ve ne dovrebbe stare e per poco non affondano cos che non si pu logicamente chiedere ospitalit a chi vi si trova. Se nessuno ci toglie di qui non ci vivremo a lungo.
Sta il fatto, aggiunse l'operatore della T. S. F. che non abbiamo n viveri n acqua. Basta, poi, che il mare si agiti un poco perch ci si trovi in grossi impicci. Bah! Sar quel che sar e chi vivr vedr!
E, filosoficamente, aggiunse che quanto alla possibilit di esser soccorsi da una nave non v'era da pensarci perch nessuna aveva risposto ai suoi richiami.
Attorno a loro la superficie dell'acqua andava rischiarandosi; i canotti si erano disposti in fila e qualcuno di essi, carico all'eccesso, aveva anche preso a rimorchio qualche zattera. Tutta quella gente si trovava in posizione quasi disperata e di quanti si erano aggrappati a qualche rottame ve ve n'erano gi parecchi che erano scomparsi.
Il radiotelegrafista era riuscito ad acciuffare un remo che gli passava vicino, aveva potuto issarlo a bordo e s'era messo a remare di lena; e siccome n l'uno n l'altro dei due occupanti era egoista, essi fecero un giro in quel campo di rottami per veder se vi fosse qualcuno bisognoso di soccorso; ma non trovarono nessuno. Quanti eran stati capaci di raggiungere qualche cosa di galleggiante e di mettervisi comodamente, se  lecita l'espressione, pareva non desiderare affatto di mutar domicilio; gli altri, i cattivi nuotatori, coloro che si erano "liberati" della cintura di salvataggio ed anche quelli che non avevano voluto indossarla, erano gi a fondo.
Finalmente, i due navigatori della zattera scorsero, stesi sopra una trave, due marinai che accettarono la loro offerta; ma mentre il galleggiante si avvicinava a loro, essi fecero segno che il trasbordo era inutile: ed indicarono una nave, una nave finalmente! che avanzava verso il luogo del disastro.
Un grande urlo di gioia si innalz da quei petti che gi l'angoscia aveva stretti. Ecco il salvatore!... Molti, che nel loro animo avevano gi dato un addio alla vita, ricominciarono a sperare, e tutti agitarono in aria quanto capitava loro fra le mani, un berretto ripescato dall'acqua, una cintura, un fazzoletto...
Ma erano, quelle, manifestazioni superflue perch la nave li aveva certamente gi scorti e navigava direttamente verso di loro.
Era uno yacht tutto bianco che non portava nessuna bandiera.
In breve fu a due gomene di distanza dal primo canotto della fila.
Benissimo, disse l'operatore della T. S. F.: ora metter i canotti in mare. Accendiamo la pipa ed aspettiamo la nostra volta. Se anche si dimenticheranno di noi, sapremo ben farci vedere.
Mi pare, mormorava Ho-Du, di aver gi visto quel bastimento. Dove diavolo l'ho veduto?
Ma i canotti dello yacht pendevano dai loro bozzelli ed i marinai gialli, vestiti di bianco, non parevano affatto preoccuparsi di lanciarli in mare. Un certo numero di essi era rimasto raggruppato a prua attorno a qualche cosa di lungo che non si comprendeva quel che fosse.
Ho-Du aveva una vista ottima: abbagliato dal sole dispose le mani a visiera ed improvvisamente, con una vivacit rara in un asiatico, grid:
Ma  un cannone quello!
Poi, dopo un istante di riflessione, aggiunse:
Certamente un cannone lanciacorda... ma perch un cannone lanciacorda quando basterebbe...
Non fin;... si ud una specie di stamburo a colpi secchi e precipitati, noto all'orecchio di ogni militare: era lo scroscio di una mitragliatrice.
Nello stesso tempo Ho-Du vide quanti erano sul primo canotto cadere, l'uno dopo l'altro od accasciarsi sui banchi. La mitragliatrice lanciava lentamente la sua falciata e non risparmiava nessuno.
Lo stupore fu tale tra i naufraghi che i remi rimasero immobili e che, trascinati dall'abbrivo, i canotti continuarono a sfilare davanti alla nave-carnefice, che non ristava dallo sparare.
Ma no! fece l'operatore della T. S. F. sfregandosi gli occhi. Non sono impazzito...
La carneficina continuava ed il terrore si manifestava fra tutti quei disgraziati che si erano creduti salvi e, disarmati, si vedevano massacrati metodicamente da coloro nei quali avevano riposto la loro speranza.
Gi gli occupanti di due delle imbarcazioni erano morti prima che si fossero riavuti dal loro stupore; parecchi si gettarono in mare nella speranza di nascondersi dietro qualche riparo, canotti o rottami, e di sfuggire cos a quel massacro generale; poi anche tutti gli altri li seguirono come pecore spaventate.
Ma la gente dello yacht aveva preso una decisione ben netta perch la nave si rimise in moto avvicinandosi a quella distesa di rottami ed ogni nuotatore che veniva scorto, era preso accuratamente di mira e con un colpo preciso mandato al Creatore. Qualche rapida falciata, diretta sotto la linea d'immersione, mand subito a fondo i canotti.
Intanto entravano in azione anche i fucili; ottimi tiratori, i marinai gialli parevano stessero esercitandosi al bersaglio: sceglievano il loro uomo, miravano e facevano partire il colpo; guardavano la vittima che affondava, ricaricavano e ricominciavano a sparare. E la nave era giunta tanto vicina ai naufraghi che quanti di questi erano ancor vivi, ne sentivano l'equipaggio ridere.
Non c' che dire, siamo fritti! disse Ho-Du in ottimo francese.
E buonanotte a tutti, aggiunse l'operatore. La nostra conoscenza non sar durata a lungo, tenente.
Ho-Du porse la mano al suo compagno e ben sicuro che i loro ultimi istanti fossero giunti attese con lui tranquillamente la morte: cominciavano a familiarizzarsi col suo orrido viso.
Lo yacht si era fermato nuovamente ad una quarantina di metri da loro. Il massacro era quasi terminato ed i tiratori lanciavano qua e l negligentemente, qualche pallottola. La zattera che portava i due uomini fu presto scorta: essi si erano accuratamente stesi nella speranza di passare inosservati, ma avevano fatti i conti senza gli ottimi binocoli prismatici degli assassini. E la mitragliatrice riprese rabbiosa a sparare. Alcune pallottole rimbalzarono tutt'attorno alla zattera, poi Ho-Du ud uno schiocco secco e l'operatore colla testa fracassata croll senza nemmeno un sospiro.
Astuto come tutti quelli della sua razza, Ho-Du si lasci cadere di colpo, ruzzol sopra un fianco e si tenne immobile senza nemmeno respirare: non era stato colpito ma fingeva meravigliosamente di esser morto tenendo la parte superiore della testa immersa nell'acqua fino al naso e respirando con ogni precauzione.
Ora alcuni colpi isolati scoppiavano qua e l e l'annamita ne concluse che i banditi davano il colpo di grazia a quei poveretti che parevano aver conservato un poco di vitalit.
Ud infatti lo yacht passare tanto vicino alla zattera da sfiorarla quasi e poi una prima fucilata ed il rumore sordo d'una pallottola che colpiva al suo fianco il corpo inerte dell'operatore. Si guard bene dal muoversi pur essendo ben convinto che il prossimo proiettile sarebbe stato destinato a lui e che ben difficilmente non l'avrebbe colpito; ma la fortuna volle che il ribollimento dell'acqua causato dall'elica, che pure batteva l'acqua assai lentamente, facesse oscillare la zattera cos che la pallottola and a conficcarsi nel legno a due pollici dal suo cranio.
Certamente colui che aveva sparato era certissimo di aver colpito esattamente perch non stette a verificarne il risultato, ed Ho-Du si mantenne immobile.
Ud ancora due o tre spari mentre lo yacht si allontanava ed il pulsare dell'elica, di cui l'acqua gli portava distintamente il rumore, aumentava di frequenza mentre diminuiva d'intensit.
I pirati partivano ben sicuri di non lasciare essere vivente dietro a s.
Per una mezz'ora ancora l'ufficiale annamita rimase pazientemente nella sua incomoda posizione e finalmente si decise ad alzare lentamente il capo: la nave bianca si allontanava verso il sud-est.
Allora afferr il remo abbandonato dall'operatore e, pur senza grandi speranze segu la stessa direzione poich la terra si trovava da quella parte.
Vi sarebbe giunto? Non sarebbe morto di fame e di sete prima di scorgere una costa o di esser raccolto da un bastimento?
Quello non era che l'inizio di un interminabile calvario. Solo su quella zattera, il disgraziato era come un minuscolo punto al centro di quello che gli pareva un immenso disco verde dalla superficie appena mossa.
In qualunque direzione volgesse lo sguardo, per miglia e miglia egli non scorgeva che mare e cielo e quella impressione di solitudine sconfinata era desolante.
Ma egli remava ostinatamente senza un minuto di riposo e lavorava colla convinzione che il suo sforzo non servirebbe a nulla e che ormai la sua sorte fosse decisa. Temeva il giungere della notte, gli pareva che nell'oscurit si sarebbe annoiato ancor pi che durante il giorno e che abbandonandosi al sonno la deriva, allontanandolo dalla direzione che voleva seguire, gli avrebbe fatto perdere ogni vantaggio conseguito colla fatica della giornata; lavoro nella cui efficacia, del resto, non credeva affatto.
E la notte venne: egli non aveva bussola e cercava di orientarsi sulle stelle ma era troppo istruito per ignorare che l'orientamento in tali condizioni non offriva alcuna garanzia di esattezza.
Passarono ore ed ore ed egli fin col sedere sulla sua zattera lasciando che il remo strascicasse nell'acqua. La stanchezza gli appesantiva le palpebre; i suoi pensieri si confondevano; egli si lasci cadere disteso e, incosciente, si abbandon al sonno.
E quella fu una fortuna per lui perch mentre dormiva, cos, sotto il cielo e malgrado il fresco della notte, non soffriva. Si svegli soltanto a giorno fatto, desolato di riprendere la coscienza dell'immenso pericolo che gli incombeva, della certezza della fine prossima e dell'impossibilit irrimediabile nella quale si trovava di compiere la missione, che gli era stata affidata, di riferire al Governo della sua seconda patria del pericolo minacciante tutti i popoli bianchi.
Aveva lo stomaco torturato da crampi continui, e la bocca arida costituiva per lui un supplizio di ogni istante e che aumentava senza posa. A poco a poco tutto il suo corpo si indoloriva.
Malgrado la debolezza, si costrinse a remare per qualche ora ancora e poi venne l'istante in cui non fu pi in grado di farlo. Non che i muscoli si rifiutassero alla volont; era questa che rifiutava di agire e di adattarsi alle circostanze: egli invocava ardentemente la fine di quella tortura, ma non aveva pi nemmeno l'energia di alzarsi e di trascinarsi attraverso la zattera per gettarsi nell'acqua e finirla.
E gi i pescicani lo seguivano; li vedeva, azzurrastri, gironzolare attorno alla zattera con una specie di allegra frenesia come se sentissero che fin da quel momento egli era una preda cui avevan diritto. Egli era ben rassegnato a morire, ma non di quella morte.
E cal la sera del secondo giorno e poi la notte e poi ancora il giorno... e per una specie d'ironia il tempo si manteneva bello. Il mare pareva quasi un lago, ma all'orizzonte la terra non appariva; n la terra n una nave: nulla che potesse far rammentare che sulla terra esistessero altri uomini. Ed a tratti egli era preso da torpore e la sua mente si annichiliva completamente.
Si formavano come dei vuoti, delle soluzioni di continuit nel suo pensiero, e per fortuna, forse, quei periodi di incoscienza, che si potrebbero anche dire di inesistenza, diventavano sempre pi frequenti e pi prolungati.
Ormai, quando aveva dei ritorni di coscienza, la sofferenza era diminuita e gli pareva di ritornare da un paese lontano, non di questa terra. Ma talvolta soffriva di miraggi spaventosi che lo torturavano poich credeva di scorgere a breve distanza delle isole boscose sugli alberi delle quali crescevano frutti meravigliosi...
Li vedeva a portata di mano, credeva di provar gi la sensazione deliziosa della loro polpa fresca scioglientesi nella sua bocca e rinfrescante le sue papille irritate... e stendeva la mano e non afferrava che il vuoto dello spazio infinito.
Soltanto alla sera del quinto giorno, dei pescatori del Camboge lo raccolsero e lo condussero al loro villaggio, posto sul delta del Mekong, vivo, ma d'una specie di vita prettamente animale. Essi avevano provato rispetto per quell'anima innocente nella sua pazzia.
Gli prodigarono tutte le cure che erano nelle loro possibilit, ma senza curarsi di sapere chi egli potesse essere; ed egli pareva aver perduto la parola ed anche la possibilit di rammentare con ordine la sua vita anteriore.
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 24. Entra in scena Criquet.
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In una stanza stretta e mal illuminata che serviva contemporaneamente come cucina, gabinetto da toeletta, sala da pranzo e camera da letto, coi piedi chiusi in un paio di scarpe di pelle verniciata, le gambe in un paio di pantaloni col gallone di seta sulla cucitura, il busto preziosamente chiuso in una camicia molle pieghettata, Anthime terminava di vestirsi in gran pompa. Quel giorno l'uomo-scimmia doveva far colazione all'Htel Ritz, n pi n meno, ed aveva gran da fare per rendersi bello davanti ad uno specchio grande press'a poco quanto un palmo.
Si trattava della colazione pel fidanzamento di Dunois e di Alys Laurie, poich, grazie alla eccezionale robustezza della sua costituzione, il direttore del Laboratorio biologico di Roscoff aveva potuto rimettersi dalle conseguenze della terribile ferita subita nel duello all'isola Verde.
Con delle mossette che volevan essere delicate ed apparivano buffe, facendo un'infinit di smorfie, il preparatore annodava la cravatta bianca, poi infil il panciotto e la marsina all'ultima moda: quando ebbe finito, presentando lo specchietto davanti alle varie parti del corpo, ci che gli riusciva facile data la straordinaria lunghezza delle braccia, cerc di farsi un'idea complessiva del proprio aspetto; ma non vi riusc. Allora chiam:
Griotte!
Eccomi! Eccomi! rispose una voce sottile ed allegra.
E dal negozietto di "droghe e commestibili", di cui quella stanzetta era il retrobottega, giunse, in peduli di vivagno pigramente strascicati sul pavimento, con un grembiale azzurro a pettorina e panciotto di maglia, un omino tondo, dalla faccia da luna piena, rosea e sempre ilare, aureolata da una specie di casco da ammiraglio di trib di selvaggi dell'Africa centrale. Egli deplor le pretese dell'amico Anthime.
Che cosa occorre ancora al signore? Che non si possa vendere in pace un misero quarto di chilo di uva di Corinto?
Griotte, tu che sei parigino, dimmi un poco se sono stringato a dovere. Io non riesco a vedermi.
Senza rispondere, Griotte si volse verso la bottega e chiam:
Signora Griotte, favorite venir a passare in rivista questo farfallino! L'eleganza  cosa che entra nelle vostre attribuzioni femminili. Si desiderano i vostri lumi.
La signora Griotte guard Anthime e vide qualche cosa di tanto bello che giunse le mani in atto d'ammirazione mormorando devotamente:
Un vero Principe Azzurro!
Allora va tutto bene? domand ancora Anthime il quale voleva essere sicuro del fatto suo e si conteneva del suo meglio colle ginocchia piegate e le mani, penzoloni in fondo alle braccia, all'altezza delle caviglie.
Se state bene? Ma dovreste farvi fare un ritratto dipinto!
Questa fu la sentenza della buona signora Griotte ed Anthime si decise a congedarsi dai suoi ospiti e si avvi in fretta verso l'Htel Ritz.
Ho appena il tempo necessario; la piazza Vendme non  qui a due passi.
Ed andava col suo camminar oscillante mentre i due Griotte lo seguivano collo sguardo e tutti gli abitanti del Grand Montrouge uscivano sulle porte per vederlo passare.
Cinque minuti dopo, in una straducola deserta egli passava lungo un terreno incolto chiuso da una palizzata cascante quando ud voci di litigio:
Ah, tu vuoi quel che ti spetta, brutto moscerino? diceva una voce volgare e strascicata. Ecco quel che ti spetta: pago con dei calci, io, e gli sportelli sono sempre aperti.
Ed avrai anche una mancia speciale, aggiunse un'altra voce non meno volgare ma pi roca.
E si udivano colpi sordi interrotti da gemiti e richiami d'aiuto.
Anthime guard attraverso una breccia della palizzata e vide due giovanotti sulla ventina, vestiti come vagabondi dei sobborghi, che coprivano di busse un malcapitato fanciulletto che poteva avere dodici anni al pi.
Il sangue generoso del preparatore diede un tuffo; dimenticando l'abito di cerimonia che portava, Anthime fece un balzo; pass a traverso le tavole fradice come un cavallerizzo da circo salta attraverso il cerchio di carta, e con tre salti fu addosso ai due prepotenti. Ne afferr uno pel colletto e lo gett a sei passi di distanza come uno straccio e con un pugno alla mascella mand l'altro rotoloni come un coniglio, colle gambe sopra la testa.
Semistorditi, entrambi si rialzarono masticando ingiurie grossolane e ritornarono alla carica; ma non se ne trovarono bene: una grandinata di pugni e di scapaccioni li accolse, li ammacc e li mise in fuga ed Anthime, spazzolando la stoffa fine dell'abito, si trov solo in mezzo a quel terreno incolto davanti ad un monello sudicio e stracciato dagli occhietti neri e vivaci, dal naso rincagnato e dai capelli irti ed incolori. Coi piedi nudi nei resti di un paio di scarpe aperte a tutte le acque, quando pioveva, egli si strofinava le costole indolenzite e rideva allegramente malgrado le tracce che le lagrime avevano lasciato sul suo magro visetto.
Ah!... ah!... ah!... Quante gliene avete date al Pancetta ed al Ricciuto!... Il guaio  che i cocci saranno miei! Se mi ripiglieranno sar fortunato se non mi demoliranno completamente.
Bene, allora vieni con me, disse il preparatore che si interessava per quel marmocchio. Ho fretta... chiacchiereremo camminando e se potr fare qualche cosa per te... Vedr. Vuoi?
Ma certamente! esclam il monello. Mi avete l'aria d'esser ben piantato, voi.
E mentre camminavano Anthime interrog il suo nuovo compagno.
Dove sono i tuoi genitori?
A far terra da ceci con un giardinetto sulla pancia. Sono orfano come una scarpa scompagnata.
E perch quei mascalzoni ti picchiavano?
Perch eravamo in societ nel commercio del panico. Io ho lavorato, io; volevo la mia parte di guadagno e loro non volevano darmela perch dicevano che son troppo piccolo: mi avrebbero pagato in natura ed avrebbero messo il mio denaro alla Cassa di Risparmio perch potessi farmi fare il funerale quando avr novant'anni. Ho voluto gridare "A1 ladro!" ed allora mi hanno rifilato una buona battuta. Picchiavano sodo e senza di voi...
Ma tu, come campi?
Me la cavo da solo da due anni; vendo il panico per gli uccelli; il vischio per Natale; l'ulivo il giorno della Palme, i mughetti ai primi di maggio, l'agrifoglio e le foglie secche in settembre, distintivi i giorni di festa e qualche volta giornali. Faccio delle commissioni; apro gli sportelli delle vetture, porto le ostriche pei negozianti, lavo i cani, prendo posto nelle "code" alla porta dei teatri per gli spettacoli gratuiti il giorno della Festa Nazionale e lo vendo ai "signori". Raccolgo le vecchie scatole di sardine per ricavarne la saldatura che vendo ai cenciaioli; faccio servizi pei commercianti del mercato e questi mi pagano con una zuppa o mi danno un mazzo di radicchi... ma sto lontano dalle guardie di polizia perch mi acciufferebbero e mi ficcherebbero in qualche casa dove si sta male!
Non m'hai l'aria di essere cattivo, disse Anthime. Se vuoi si potr tentare di far di te qualche cosa di meglio di quel che tu sia ora.
Per conto mio accetto volontieri perch siete molto forte e dovete essere un buon uomo.
Come ti chiami?
Criquet perch non sono pi alto d'un soldo di cacio; ma sono capace di lavorare e non mi dispiace il lavoro.
Bene, Criquet; io mi chiamo Anthime e saremo amici.
...
All'Htel Ritz, quando si vide entrare quel personaggio dalla faccia scimmiesca accompagnato da quello straccioncello, il portiere credette che si trattasse di un paio di acrobati eccentrici e protest:
Non si d spettacolo, qui: levatevi dai piedi! Ah! Ma che si debba vedere anche questa?
Anthime dovette sudar sette camice per far capire che egli era invitato ad un pranzo di fidanzamento, ma non riusc a poter entrare se non dopo essersi impegnato ad affidare il suo giovane compagno alla guardarobiera ed a recarsi solo nel salone dov'era il banchetto.
La direttrice della guardaroba era una brava donna la quale disse soltanto:
Temo di pigliarmi una ramanzina perch il vostro piccolo non  molto "presentabile" salvo il rispetto che vi devo.
Nascondetelo, signora; farete una buona azione. Cercate il modo perch abbia da mangiare; pagher tutto e quando me ne andr non avrete da pentirvene.
Che bel tipo! mormor la guardarobiera mentre egli, rullando sulle sue gambe, faceva il suo ingresso nella sala dove gli altri invitati lo aspettavano.
Dunois ed Alys, raggianti d felicit, lo presentarono con tanto affetto che nessuno ebbe voglia di burlarsi di quello scimpanz dall'aspetto umano:
Il signor Anthime Le Goarec, naturalista; il nostro miglior amico!
E davano speciale risalto a queste ultime parole.
Is he indeed? ( proprio lui?), dicevano i membri pi notevoli della colonia americana, amici di Laurie, squadrando quello strano personaggio; ma poi gli porgevano la mano con quell'affabile familiarit che forma il loro fascino; uomini eleganti e signore in abiti ammirevoli, aggiungevano cordialmente:
I am very glad to see you! (Sono davvero felice di vedervi!).
Ed erano strette di mano energiche; ma gli uomini robusti che si sforzavano, nello stringer la mano del preparatore, di disarticolargli la spalla, si accorgevano subito che avevano a che fare con uno che non era meno energico di loro e che era meglio usar maggior riguardo.
Ad ogni istante giungevano telegrammi di felicitazione e radiogrammi da ogni parte del mondo: Alys, Dunois e Laurie li leggevano lieti e li gettavano in un grande paniere che era gi quasi pieno quando la fanciulla impallid e spiegazz nervosamente il foglio azzurro che aveva letto.
Dunois che non la lasciava collo sguardo e non ristava dall'ammirarla nell'abito da fidanzata che la rendeva ancor pi affascinante, si accorse di quell'emozione, e, a bassa voce, le domand:
Che c', cara?
Nulla, nulla! rispose lei cercando di nascondere la pallottola di carta; ma egli le prese la mano, aperse dolcemente le dita strette e si impadron del radiogramma. Lesse ed arross di collera scorrendo queste parole:
"Non siete ancora la signora Dunois. Solok".
Non fu che un attimo perch, ridiventato padrone di s, egli rassicur subito la sua giovane fidanzata che tremava:
Spacconate! Non temete nulla, Alys. Sapr difendervi e difendere la nostra felicit.
Quasi nessuno s'era accorto di quella rapida scena. Un telegramma ricevuto da Laurie, e che egli mostrava a qualche amico, distrasse l'attenzione degli invitati. Era un telegramma del Comitato dei Petroli degli Stati Uniti il quale chiedeva d'urgenza la presenza del grande chimico per l'esame di una questione importantissima.
I tre personaggi della festa non riuscivano a nascondere la loro preoccupazione e la festa parve avvolta da un'atmosfera di tristezza, quando un incidente buffo richiam la letizia.
La porta della sala dov'era preparata la tavola s'aperse improvvisamente davanti ad un fanciullo che si sarebbe detto il pi sudicio e stracciato della terra, il quale, con voce acuta, grid fra lo stupore di tutti:
Dov' Anthime? Mi vien la barba colla signora Coso, sai!
Un maggiordomo, portatore d'un magnifico piatto di aragoste alla Termidoro, si precipit per cacciar fuori quel piccolo intruso:
Vuoi andartene, sporcaccione? Ma di dove salta fuori costui?
La speciale educazione di Criquet gli aveva insegnato, soprattutto, a temere le autorit d'ogni specie e perci egli, quando vide la mano del maggiordomo pronta a piombargli addosso, si butt carponi e pass fra le gambe di lui che inciamp e cadde supino mentre le fette di aragosta coperte di salsa facevano una meravigliosa volata sul pavimento lucido di cera.
Il piccolo aveva scoperto il suo protettore e continu l'avanzata a quattro gambe; pass fra due sedie e scomparve sotto la tavola mentre le signore, fra grida di spavento, si arrampicavano sopra le seggiole come se si fosse trattato di un topo.
Criquet usc dall'altra parte della tavola ed afferrata la mano di Anthime, che apparve pieno di confusione, lo scongiur:
Non mi lascerai che mi portino via, vero, Anthime? Voglio restare con te, io! Mi annoiavo, l: la signora Coso non voleva che rosicchiassi le ossa!
L'emozione suscitata da quell'intrusione era enorme.
Ma che cosa succede? domand Laurie mettendosi il monocolo.
Chiedo scu...sa... balbett Anthime che faceva pena per l'imbarazzo in cui si trovava.  un buon ragazzino di cui voglio prendermi cura. Egli non sa... vero?...  solo al mondo... ha voluto venir da me...
Alys ebbe immediatamente l'intuizione di ci che poteva essere accaduto fra l'amico-scimpanz e lo straccioncello e si intener per la bont del preparatore.
Bene, disse: poich si tratta di un vostro amico, Anthime, egli  anche amico nostro. Ci occuperemo noi pure di lui; non  vero, Yves?
Dunois acconsent ridendo di tutto cuore e la buona fanciulla aggiunse:
Intanto noi non mangeremo certamente tutte queste buone cose senza questo piccolo amico. Come si chiama, Anthime?
Criquet, rispose confuso il preparatore fra un rumor di risa benevole.
...senza il nostro piccolo amico Criquet. Portate una seggiola, maggiordomo; Criquet deve sedere fra noi due. Sar il nostro portafortuna e credo che manger di gusto.
Grazie, signora, rispose educatamente Criquet che credeva di essere in paradiso. Mi ha gi dato da mangiare la guardarobiera ma posso anche prendere qualche cosa per non dir di no, visto che un rifiuto potrebbe togliervi il desiderio d'offrire.
Ed il piccolo, sudicio com'era, sedette alla tavola elegante.
Sebbene assolutamente ignorante delle convenienze, egli, con un appetito meraviglioso, sovrappose al primo un secondo pasto e vedendolo divorare, ineducatamente ma con tanta gioconda avidit, i convitati non sapevano se dovessero ridere o piangere.
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25. SULLE ORME DI UNATEPEC. La fata Morgana.
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La piccola colonna non avanzava pi, ormai, che a stento: l'aria era fredda, il cielo grigio ed il paesaggio inconcepibilmente malinconico e desolato. Un vento gelido mordeva le carni; nuvole basse e pesanti contribuivano, colla situazione, ad abbattere il morale dei viaggiatori. Davanti a questi, scoraggiati, era sempre, fino all'orizzonte, la stessa pianura incolta e quasi sterile che, dietro a loro, pareva sprofondare in una specie di torpore.
Gi da dieci giorni la spedizione diretta da James M. Laurie viaggiava attraverso la Terra del Fuoco.
Appena giunto agli Stati Uniti, il chimico aveva mandato al suo futuro genero un telegramma invitandolo a partecipare ad una spedizione di ricerca; e quell'invito era fatto in tal modo che il biologo, in quel momento senza speciali impegni, aveva ottenuto un permesso dal Ministro, ed era giunto a Nuova York col suo inseparabile Anthime accompagnato da un altro inseparabile, Criquet.
Non potendo vivere lontano dal suo caro padrone, anche lui, Anthime, si era fatto concedere un permesso; e siccome Criquet non poteva abbandonare Anthime...
...
Quando fu decifrata, la relazione del viaggio compiuto da Unatepec aveva rivelato al professor Hitchens l'esistenza, nell'antichit, di una colonia degli Inca in piena Terra del Fuoco. Vi si parlava pure di una montagna dalla quale gli adoratori del sole, al tempo della loro prosperit, avevano estratto una certa "Acqua ardente" la quale, allora, serviva per alimentare i focolari eterni dei templi del Fuoco ed a rendere pi ardenti i roghi dei sacrifici.
L'"Acqua ardente", Hitchens non ne aveva dubitato nemmeno per un secondo, era petrolio. Dunque nella Terra del Fuoco esistevano dei giacimenti di quel liquido pi prezioso dell'oro, indispensabile, almeno pel momento, alla civilt moderna, e di cui la grande repubblica stava per mancare in breve.
La scomparsa del petrolio significava l'eclissi delle "stelle" e delle "strisce", stars and stripes come dicono. i Nordamericani per designare 1a loro bandiera, mentre la scoperta di nuovi pozzi di forte rendimento (il cui sfruttamento permetterebbe di attendere la scoperta, certamente prossima, di un carburante artificiale) rappresentava il mantenimento ed anche il rafforzamento dell'egemonia industriale degli Stati Uniti
Laurie aveva dunque deciso di recarsi, il pi segretamente possibile, a verificare sul posto, ed a spese del Comitato dei Petroli, le affermazioni dell'esploratore inca.
Il Comitato non lesinava sulla spesa; ma aveva raccomandato la massima segretezza: per quanto era possibile occorreva non attirare l'attenzione per non suscitare le cupidige internazionali.
Dunois non aveva esitato ad unirsi a quella spedizione. Pensava che senza tradire la fiducia del futuro suocero, avrebbe acquistato una preziosa conoscenza delle condizioni fisiche, economiche e politiche di un nuovo impianto petrolifero e questa maggior sua conoscenza sarebbe stata poi, certamente, utile per la Francia.
E la sua energia, come la sua abituale gaiezza, capace di bilanciare la malinconia quasi invincibile che emana da quelle solitudini australi, avevano subito fatto di lui l'animatore della spedizione.
Alys, in abito maschile per maggior comodit, era della comitiva e non ristava dall'ammirare il coraggio e la presenza di spirito di colui che sarebbe diventato suo marito.
Oltre a Laurie, Dunois, Alys, Anthime e Criquet, figlio adottivo del quale il preparatore continuava l'educazione e l'istruzione ad ogni fermata e durante il cammino, v'era un certo numero di periti, di assistenti e di prospectors americani.
Il gruppo aveva comperato un numero sufficiente di cavalli a Punta Arenas del Cile e con una navigazione di una cinquantina di chilometri era stato trasportato di fronte, dall'altra parte dello stretto di Magellano, alla baia Inutil, nella Terra del Fuoco.
Poco dopo la partenza erano state attraversate delle montagne boscose marciando attraverso macchie quasi inestricabili, verso sud-est secondo le istruzioni di Unatepec. Poi v'era stata la spaventosa, ossessionante savana che non terminava mai.
E il cammino diventava sempre pi faticoso su quel terreno minato dalle gallerie scavate in ogni senso dagli ctenomys, piccoli roditori chiamati tucu-tucos dagli Argentini e curucurus dai Cileni; specie di cavie che si nutrono di radici. In quel terreno reso cos friabile, uomini e cavalli affondavano sino al ginocchio ed esaurivano le loro forze nella fatica ininterrotta.
Per di pi, ingannati da informazioni inesatte che erano state date loro a Punta Arenas ed alla baia Inutil, i Capi della spedizione avevano portato seco una provvista d'acqua insufficiente, cos che i suoi componenti cominciavano a soffrire la sete.
Guidata da un indiano Ona, chiamato Keck, bellissimo uomo alto pi di sei piedi, dalla pelle color del rame e dalla musculatura possente, la piccola colonna avanzava in silenzio, affranta dalla cupa ostilit del paesaggio e dalla stanchezza; ma forse era la monotonia ci che pi faceva soffrire i viaggiatori. La vista di una volpe sperduta o di un guanaco isolato costituiva un vero conforto; la volpe si fermava, guardava quegli esseri dall'aspetto inconsueto che avanzavano verso di essa, e, prudentemente, trottava colla coda bassa fino alla sua tana entro la quale scompariva: il guanaco fissava sugli Europei i suoi begli occhi languidi con quell'atteggiamento di buffa vanit che gli  proprio e, lanciando il suo caratteristico nitrito, fuggiva di galoppo per fermarsi duecento metri pi in l per poi fermarsi e riprendere la corsa scomparendo nella lontananza.
Un silenzio eccessivo gravava sulla pianura, rotto dal grido acuto ed irritante della civetta dagli occhi d'oro; quando si alzava lo sguardo verso le nubi accigliate vi si vedeva talvolta volteggiare un avvoltoio od un bozzagro che spiavano l'apparire dei tucu-tucos all'uscir dalle loro tane. Ma pi spesso non v'era nulla; nulla di vivo tranne un'erbetta rada e giallastra, e l'interminabile savana continuava a svolgersi letargica, mortalmente monotona, sprofondante sotto i piedi stanchi.
Il sole andava abbassandosi all'orizzonte e la notte era vicina. Dunois, che per solo effetto del suo ascendente era in breve diventato il comandante della colonna, diede l'ordine di preparare il campo, e le tende vennero rizzate ed i fuochi accesi perch il freddo aumentava e per fortuna era stata presa la precauzione di aggiungere due fascine al carico di ogni cavallo.
In breve una fiamma chiara ed un crepito giocondo portarono un po' di conforto in quegli animi accasciati. Soltanto Keck, la guida Ona, restava muto ed ingrugnato. Oltre al suo idioma egli parlava abbastanza bene lo spagnolo e Dunois gli disse:
Che avviene, Keck? Perch quella faccia da funerale? Non siamo ancora agli estremi, mi sembra!
L'indiano alz il suo sguardo nero e vivace sul suo interlocutore e rispose con voce grave:
Keck non ha l'abitudine di ridere come una donnicciuola, ma oggi riderebbe ancor meno perch quanto ha detto per mettere in guardia i bianchi di cui si  assunto la responsabilit, non ha servito a nulla. Vi ha supplicato di non seguire questa direzione maledetta e voi non gli avete dato ascolto: vi ha detto che quanti hanno voluto seguire questa via non sono pi ritornati ed avete riso accusandolo di pusillanimit. Egli, guida della spedizione, vi ha lealmente avvertiti che non conosce questa regione e che non poteva guidarvici; avete dichiarato che non avete bisogno di lui per questo e da pi di due giorni camminate a vostro piacere...
Non te l'abbiamo forse spiegato? rispose Dunois. Seguiamo delle segnalazioni indicate dalla voce muta di una carta scritta e siamo noi che stabiliamo la nostra via senza per questo privarci dei vostri consigli.
 vero, riconobbe l'indiano, ma la protezione del vostro foglio parlante non servir a nulla contro i malefici che gravano su questa terra morta. Gi non abbiamo pi acqua e fra poco saremo, certamente, tutti morti di sete. Keck non se ne cura, lui:  indiano, non ha figli piccoli e sua moglie trover un altro sposo; avr guadagnato, colla sua fedelt alla parola data, il diritto di percorrere le praterie fiorite che si stendono al di l della morte; ma voi, bianchi, non vi sarete ammessi ed il vostro spirito errer eternamente nelle solitudini gelate che sono laggi al sud... Keck non sar responsabile della vostra sorte.
Tutti chiedevano a Dunois quel che dicesse l'indiano; egli lo spieg ed i viaggiatori risero, ma senza allegria: in fondo all'animo essi non erano meno impressionati dell'indiano, specialmente gli americani che, alla fine dei conti, non si sentivano personalmente interessati al successo della spedizione.
Quanto a Criquet e ad Anthime, essi avevano conservato il loro buon umore malgrado tutto; l'uno perch vedeva Anthime quieto e perch, per di pi, non era della sua et farsi della bile, come si dice: l'altro perch seguiva in tutto l'esempio di Dunois e, dal momento che il biologo non appariva preoccupato, giudicava che tutto andasse pel meglio.
Alys comprendeva che avrebbe aumentato le apprensioni dei suoi compagni se avesse fatto scorgere d'essere preoccupata e perci faceva ogni sforzo per non mostrarsi triste: e quanto a Laurie, egli era uomo che difficilmente si turbava e si manteneva di buon umore colle formule della saggezza popolare "Domani verr giorno ancora" "Dopo la pioggia il sole" ecc.
I saggiatori di terreni avevano chiacchierato fra loro a bassa voce ed uno di essi, certo Simpson, assistente-foratore di pozzi, si avvicin colle mani in tasca a Laurie e, senza masticar gomma o sputare, per mancanza di saliva, pronunci questo discorso:
Datemi ascolto, boss; non  per nostra cattiva volont; ma non vi pare che sarebbe tempo che ritornassimo indietro mentre possiamo ancora raggiungere i fiumi prima di morir di sete? La montagna che cerchiamo non si vede e non spunta nemmeno all'orizzonte che resta piatto come il vetro di un orologio. Noi vi siamo affezionati; ma  proprio necessario che finiamo sotto terra allo stato di carne cruda per rompere le tasche ai tucu-tucos e costringerli a far dei giri per le loro gallerie? Non sarebbe meglio che si ritornasse l dove si beve (non foss'altro che acqua fresca) per prepararvi meglio un'altra spedizione?
Laurie si sent alquanto imbarazzato: nelle parole e nel tono di quell'uomo non v'era nulla che denotasse un tentativo di ribellione, egli era sempre rispettoso e, alla fin dei conti, quanto diceva non mancava di buon senso cos che il chimico chiese che lo si lasciasse consultarsi con Dunois promettendo una risposta per l'indomani; intanto dormissero. Chi dorme beve, poich chi dorme mangia...
L'assistente acconsent a questa proroga e ritorn presso i suoi compagni mentre Laurie si consigliava cogli altri capi della spedizione.
Bah!... fece Dunois. Dell'acqua ne troveremo: se ne trova anche nel Sahara. E poi, non  acqua quel che cerchiamo;  petrolio.
Yves, domand Alys, credete che occorra proseguire o ritornare?
Ma, cara; se non temessi di mettere a repentaglio la vostra vita io proporrei di proseguire: osservo che fino ad ora abbiamo sempre trovato i punti di riferimento indicati dal manoscritto di Unatepec: abbiamo trovato vestigie di costruzioni che ci son sembrate antichi blockhaus inca ed esse erano sempre vicine a pozzi d'acqua. Dobbiamo dunque essere sulla buona strada e sarebbe spiacevole aver sopportato tante fatiche per nulla!
Verit sacrosante! proclam Anthime accontentandosi di grattarsi la testa perch questa volta gli sarebbe stato impossibile d'arrampicarsi su qualche cosa che fosse pi alto del terreno.
Quanto a Criquet, la cui opinione non era stata richiesta; egli la manifest egualmente e benevolmente:
Ed allora andiamo verso il petrolio! L'ha detto il signor Dunois:  il petrolio che siamo venuti a cercare! Se avessimo cercato dell'acqua non saremmo venuti qui: saremmo andati a passeggiare, per esempio, sulle rive del Rio delle Amazzoni; ma sarebbe bastata anche la Senna.
E con questo, fiero della sua scienza geografica inculcatagli da poco da Anthime, volle fare la ruota; ma le sue braccia sprofondarono nel terreno scavato dagli ctenomys ed il suo volto and a conficcarsi nella polvere che gli riemp la bocca; e per un'ora dovette sputare e sbuffare.
Finalmente il Consiglio prese una decisione; l'indomani, fin dall'alba; delle piccole pattuglie si spingerebbero in diverse direzioni per scoprire, possibilmente, dell'acqua: se non se ne fosse trovata si sarebbe, pel momento, rinunciato a continuare il viaggio, la spedizione sarebbe ritornata alla costa per prepararsi, come aveva proposto l'assistente, ad un nuovo tentativo pel quale si sarebbe tenuto conto di tutte le difficolt incontrate.
Votata all'unanimit questa deliberazione, non restava che andarsene a dormire col sistema dei quarti di vigilanza cos che uno dei viaggiatori era sempre desto per mantener accesi i fuochi mentre i suoi compagni, nei sacchi-letto, dormivano come potevano malgrado il vento pungente.
La mattina, alla sveglia, la deliberazione venne comunicata agli altri componenti la colonna i quali non la respinsero e subito le pattuglie partirono in ogni direzione. Naturalmente Alys era rimasta al campo con una guardia capace di proteggerla qualora accadesse qualche guaio.
Dunois si mise in cammino con tanto desiderio di trovare l'acqua che avrebbe costretto i suoi compagni a continuare il viaggio, da non sentir pi la propria sete. Egli camminava da circa un'ora e mezza, sotto quel cielo triste, attraverso quel paesaggio monotono senza mai veder nulla di nuovo, quando improvvisamente si ferm stupefatto.
Nella lontananza scorgeva un monte immenso sulla cima del quale era una massiccia rocca forte, attorno a cui correvano, criniere al vento, dei cavalli e dei giganti di statura straordinaria che facevano terribili gesti di minaccia.
Ma la sua meraviglia non dur che un istante; con un sorriso si confess d'esser rimasto vittima di una illusione: la Fata Morgana, specie di miraggio simile a quello che si vede talvolta nello stretto di Messina ed in alcuni altri luoghi: ed infatti quel quadro straordinario svan subito; ma il naturalista sapeva che la Fata Morgana  sempre un miraggio e cio un gioco di luci e di ombre ingrandite, causato da scene terrestri deformate e riflesse nel cielo; dunque, non molto lontano doveva esistere una vasta superficie riflettente, la quale non poteva essere che uno specchio d'acqua.
Egli continu imperturbabile la sua strada e presto, dall'alto di una leggera elevazione del terreno scoperse una vastissima estensione d'acqua che si stendeva a perdita d'occhio: un lago colorato appena dalle prime luci di un sole pallido.
Lontano lontano, in mezzo al lago, gli parve di riconoscere la forma di un monte ma non se ne preoccup pi che tanto, desideroso com'era di comunicare ai suoi compagni quella scoperta che avrebbe evitato alla spedizione il ritorno alla costa ed una perdita di tempo tutt'altro che indifferente. Ritorn dunque sui suoi passi in tutta fretta e trov al campo tutti gli altri componenti la spedizione che stavano narrando le loro delusioni. e dichiarando che non v'era un minuto da perdere per iniziare il ritorno.
La notizia della scoperta dell'acqua venne accolta con un certo scetticismo dai saggiatori ma non vollero dimostrarsi ostinati e, ricaricati i bagagli, la carovana si avvi nella direzione che poco prima aveva seguito il solo Dunois. Questi camminava in testa alla colonna la quale due ore dopo, dall'alto della piccola elevazione di terreno ammir la vasta estensione d'acqua. Lontano, confusa nei vapori umidi, si rizzava la sponda alta e ripida.
Questo, disse Dunois, si accorda perfettamente col racconto di Unatepec il quale dice chiaramente "una montagna ripida".  l'ultimo punto indicato dal manoscritto e dobbiamo perci essere giunti alla fine del nostro viaggio.
Tutta quella gente presa dallo scoraggiamento ritrov di colpo la propria energia e la propria fiducia e quanti non avevano mai dubitato del successo, esultavano: l'esuberante Criquet fu di nuovo in procinto di fare una "ruota" di stile sobrio e classico; ma al momento buono si ramment della terra che aveva dovuto inghiottire la sera prima in un eguale tentativo e decise di rimandarne l'esecuzione a quando avrebbe trovato un terreno pi solido. Intanto si accontent di eseguire, saltando da un piede all'altro, sempre sullo stesso decimetro quadrato di terreno, una specie di danza selvaggia che avrebbe fatto onore ad un aborigeno delle isole Salomone e cantava una canzoncina di sua composizione che era il suo consueto inno di vittoria
Dare, dare, dare
bello, bello, bello,
lasciatemi cantare
e questo  il ritornello.
La severa ed anche triste maest di quel paesaggio australe non sapeva capacitarsi di un simile contegno.
...
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...
 26. Naima.
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...
Tutti contemporaneamente i componenti la spedizione si lanciarono innanzi verso il lago. Finalmente avrebbero bevuto! Tutti si inginocchiarono sulla riva in pendio e servendosi, chi di una tazza, chi del cavo delle mani, portarono avidamente alle labbra quel liquido benefico tanto sospirato.
Quale delusione! Le braccia ricaddero, le tazze lanciate da mani rabbiose andarono a tintinnare sul pietrisco... l'acqua era salmastra ed imbevibile! Doveva trattarsi di una specie di mare interno.
L'uscita della Terra del Fuoco dal seno dell'Oceano , geologicamente parlando, abbastanza recente ed i saggiatori di terreni petroliferi non si stupirono di trovar col dell'acqua salsa pi di quanto potessero stupirsene Laurie e Dunois. Era accaduto abbastanza di frequente che, nei loro sondaggi, scoprissero falde d'acqua salata nel mezzo del continente americano; ma ci non toglieva che la spedizione fosse priva di acqua potabile e che quella situazione non potesse prolungarsi senza grave pericolo per la salute. dei viaggiatori. Questa volta il basso personale mormorava protestando apertamente contro l'imprevidenza dei Capi. Bisognava decidere e Dunois non tard a trovare la soluzione del problema:
Cogli alambicchi d'assaggio, che si trovano nelle casse sul dorso dei nostri poveri cavalli, potremo facilmente distillare una quantit di acqua sufficiente per dissetarci quanti siamo e costituire una piccola riserva. Prima berranno gli uomini e poi gli animali. Disgraziatamente l'operazione richieder qualche tempo; intanto coloro che vogliono procurarsi un refrigerio potranno fare un bagno nel lago; l'assorbimento dell'acqua attraverso i pori sar certamente di sollievo.
Basta la parola! esclam Criquet con entusiasmo. I miei pori berranno alla vostra salute.
E cominci a svestirsi con una incredibile rapidit e poco dopo, coperto dalle sole mutande, prendeva lo slancio e correva nell'acqua colla allegra precipitazione di un cagnolino.
Ma non aveva percorso dieci passi spruzzandosi allegramente e lanciando grida gioconde che lo si vide affondare come se fosse assorbito e le sue grida allegre si mutarono in richiami d'aiuto. I viaggiatori si guardarono spaventati; che significava quel mutamento?
Quale ne fosse la causa, certo era che Criquet si trovava in pericolo e perci, Anthime e Dunois si svestirono rapidamente per poter nuotare pi comodamente. Dunois fu il primo ad esser pronto; prese un forte slancio per avvicinarsi quanto pi possibile al fanciullo pericolante e lo si vide volare nell'aria e ricadere a due metri all'incirca dal punto dove Criquet si dibatteva invano chiedendo soccorso.
Ma aveva appena toccato l'acqua che la sent addensarsi sotto i piedi... quel lago ingannatore non era che un immenso pantano con una sottile falda superficiale d'acqua. Il biologo comprese subito la situazione.
Rimanete, Anthime! grid. Qui ci si impantana. Lasciate che me la cavi da solo; gettatemi soltanto una corda; presto, presto!
Egli si sentiva come aspirato da una enorme ventosa, tuttavia stendendosi supino colla testa alta quanto poteva, ci che rallentava l'irresistibile attrazione, gli riusc, con sforzi immensi, di afferrare il fanciullo il quale, pietrificato dal terrore, non gridava pi e si abbandonava gi alla morte spaventosa.
Intanto Anthime, da terra, vedendo che infatti sarebbe stato assolutamente inutile tentar di raggiungere in acqua Dunois, si affrettava ad annodare i capi di due corde che aveva tolto dal carico dei cavalli.
Il biologo affondava; e con un colpo d'occhio preciso calcol che certamente egli sarebbe perduto prima che si giungesse in suo aiuto: una sola cosa gli parve dovesse esser fatta immediatamente, salvare anzitutto il fanciullo che aveva ancora tutta la sua vita da vivere.
Bah! pens. Ho gi trascorso pi della met del tempo che mi  stato assegnato sulla terra... Un poco prima... od un poco dopo...
E senza preoccuparsi di affrettare il proprio destino col sovraccarico del fanciullo, dopo aver mandato tristemente un gesto di saluto ad Alys, che istupidita assisteva allo svolgimento di quel dramma imprevisto, egli afferr Criquet e, con un enorme sforzo del braccio teso, lo sollev al di sopra del proprio capo.
Egli scompariva gi fino alla cintola ma aveva strappato il piccolo all'immediata minaccia di quella gigantesca ventosa che stringeva lui stesso in una aspirazione continua che gli dava la nausea.
Calmo e metodico, Dunois si era posto Criquet sulle spalle.
Finalmente la corda fu pronta ed Anthime la avvolse in larghi cerchi che tenne raccolti colla mano destra mentre ne teneva l'estremit stretta nella sinistra dopo averla, per maggior precauzione, legata al polso.
Con un giro di braccio egli la lanci verso il biologo di cui ormai non si scorgevano che le spalle sporgenti dalla falda liquida; ma Anthime aveva calcolato esattamente lo slancio e la corda cadde esattamente su Criquet che aveva riacquistato un poco del suo sangue freddo e che fu lesto ad afferrarla.
Presto, Criquet, disse Dunois riprendendo speranza: annodami saldamente la corda sotto le ascelle perch possano tirarmi a riva. Non temere, non ti lascer, piccolo; in ogni caso non abbandonare, nemmeno tu, la corda!
Criquet obbed ed esegu colla massima precisione l'operazione che gli era stata ordinata e poi con aria d'importanza e con gravit affettata, ridiventato spensierato e burlone, grid a coloro che aspettavano sulla spiaggia:
Tirate!
Tutti gli uomini avevano afferrato la corda che Dunois sent penetrargli dolorosamente nelle carni e lo sforzo ritmico ed energico ebbe effetto. La stretta del fango sulle sue gambe cedette alquanto ed egli si vedeva gi trascinato alla riva, verso, la vita, quando, con uno schiocco secco, la corda, troppo debole e sottile, si ruppe.
Tutto era da ricominciare ed il tempo stringeva: il biologo si rassegnava nuovamente alla morte che voleva assolutamente afferrarlo, quando Anthime grid improvvisamente:
So io quel che occorre! Coraggio!...
Correre verso le casse che si trovavano sui basti dei cavalli, afferrare una tenaglia che era sempre pronta per quello scopo e cominciar a strappare i coperchi, non fu per l'uomo-gorilla che cosa di un attimo.
Ammucchiate tutte quelle tavole sopra il capo egli corse nuovamente sulla viva del lago traditore e, disponendo quelle minuscole zattere l'una dopo l'altra colle estremit a contatto, egli cominci a stendervisi sopra facendole affondare fino alla fanghiglia sotto il proprio peso, ed avanz cos verso il punto dove Dunois non lottava ormai pi contro l'assorbimento pel timore di accelerarlo.
Ormai l'acqua gli era vicina alla bocca...
Di mano in mano che superava un coperchio, Anthime raccoglieva quelli che aveva lasciato dietro a se e li disponeva innanzi cos che, palpitanti d'angoscia, Alys, Laurie e gli altri membri della spedizione lo videro giungere lentamente fino al biologo che gli disse:
Prendete il fanciullo, Anthime!
No! rispose questi. Tutti e due assieme!
Vi dico di prendere il fanciullo! ripet Dunois in tono di comando e cos dicendo dovette inghiottire un fiotto d'acqua salmastra.
Non c'era tempo da perdere in discussioni; Anthime afferr Criquet e con tutte le precauzioni necessarie lo riport a terra dove il povero fanciullo si lasci cadere semisvenuto. Ma il preparatore riprese immediatamente la sua avanzata cauta verso l'uomo che ancora era in pericolo e questa volta portava con se la corda che gli americani avevano riparato addoppiandola. Non ebbe che il tempo di annodarla saldamente attorno ai polsi dei biologo.
Dalla riva gli altri iniziarono la trazione e questa volta la corda resistette e finalmente Dunois venne riportato sulla terra ferma quasi asfissiato.
Un'ora dopo, salvato da quella morte spaventosa, egli era intento all'impianto degli alambicchi per la distillazione di quel liquido imbevibile. Alys, abbattuta dall'emozione, piangeva in silenzio.
Dal canto suo Laurie aveva scorto sulla superficie del lago delle larghe chiazze iridate
Guardate, disse a Dunois: questo  petrolio! Non v' dubbio; Unatepec non ci ha ingannati:  probabilissimo che non si possa raggiungere la falda da sfruttare che quando si sia giunti alla montagna. Ma come giungervi? Certamente l'esploratore inca lo sapeva, ma si  tenuto il segreto.
Sondiamo il lago, rispose semplicemente Dunois.
La spedizione era munita anche di sonde gi pronte e percorrendo le rive del lago dei piccoli gruppi effettuarono degli assaggi qua e l; ma i pesi affondavano immancabilmente e per quanta corda si filasse, altrettanta ne veniva assorbita. Quell'immenso pantano aveva certamente una profondit che colle sonde non si riusciva a precisare.
Laurie si disperava:
E dire che il petrolio c'!... Perch c', il petrolio!... Come fare?... Come pu aver fatto quell'Unatepec?
Vedremo, rispose Anthime. Tutto sta nell'usar tempo e pazienza... Intanto mi pare che sia tempo di far colazione... Che ne dite?... I giochetti di stamane mi hanno messo appetito.
Si deve mangiare ancora carne in scatole, brontol con una mossa di disgusto il signor Criquet il quale, malgrado l'educazione dura fatta sul lastrico dei mercati parigini dove s'era nutrito di rimasugli, non amava la carne conservata. Darei tutte le mie sostanze per una bistecca!
Dunois col binocolo puntato cercava di riconoscere il terreno lontano, ed all'uscita del fanciullo rispose semplicemente:
Vuoi delle bistecche, Criquet? Ve ne sono laggi che passeggiano; corri a prenderle.
Infatti a grande distanza si scorgeva un gruppo di guanachi, e fra i membri della spedizione fu un grido solo:
 un'occasione che ci  toccata di rado! Se li cacciassimo?
L'entusiasmo per questa proposta fu generale e venne stabilito di ritardare l'ora del pasto quanto sarebbe necessario per procurarsi un poco di quella carne fresca che era venuta ad offrirsi spontaneamente al desiderio di quei ghiottoni. Tutti i membri della spedizione, armati di fucile, si sparsero per la pianura cos da circondare, possibilmente, la mandra e bisognava che l'accerchiamento avvenisse da lontano perch sono animali dalla vista acutissima che ogni arma mette immediatamente in sospetto; poi, effettuato l'accerchiamento, tutti avrebbero marciato concentricamente verso i guanachi che, avendo il lago dietro a s, non avrebbero potuto fuggire. La loro sorte era decisa e le bistecche potevano essere considerate come conquistate.
La manovra venne eseguita alla perfezione in ogni suo particolare ed i guanachi si trovarono circondati. Dopo qualche corsa qua e l, non trovando nessuna possibilit di scampo, gli animali si riunirono in un gruppo compatto sulla riva del lago che tagliava loro la ritirata per osservare, inquieti, quei nemici che avanzavano verso di loro da ogni parte.
Dunois aveva dato ordine di non fare un massacro inutile e di sparare soltanto quando i cacciatori fossero ben sicuri di colpire e ci perch gli animali fossero ammazzati e non storpiati. Del resto non era necessario ammazzarli tutti e perci si potevano scegliere le vittime.
I cacciatori erano forse a cinquecento metri dagli animali quando questi fecero un improvviso dietro-front e si lanciarono velocemente nel lago. Ma non vi si cacciarono disordinatamente; tutt'altro, si disposero con cura in fila indiana.
Non sparate! grid Dunois che fece passar l'ordine da un uomo all'altro. Tanto le bestie uccise affonderebbero nella melma e non potremmo ricuperarle.
Ma i guanachi non si impantanarono; galopparono a tutta velocit nell'acqua che facevano schizzare tutt'attorno a s e senza bagnarsi pi su dei ginocchi come se camminassero su terreno ben compatto, solido e ben noto a loro.
Ah, benissimo! Questo  un trucco! disse Criquet indispettito. La prima volta che vado a caccia, la selvaggina  pi furba di me.
Era stato messo fra i battitori ma non gli era stato dato fucile per timore di qualche imprudenza: quanto ad Anthime il suo stupore era tale che non lo si era mai visto, prima, grattarsi tanto furiosamente la testa n far tante smorfie: lo si ud perfino lanciare dei brontolii gutturali:
Non affondano quegli animali, borbottava;, eppure non sono di sughero!... Allora ci deve essere un tratto di terreno solido che attraversa il lago e che essi conoscono!...
Eh,  indubitabile: una strada c', rispose Dunois;, ma poich i guanachi si sono disposti in fila indiana, ci significa che la strada non  larga e, come potete rilevare dal modo come avanzano gli animali, essa  anche molto tortuosa. Nulla vieta che la seguiamo anche noi ma  opportuno che ognuno porti con s un bastone per tastare il terreno come fanno i ciechi.
Una fascina forn tutti i bastoni necessari e, con Dunois alla testa, tutti gli esploratori entrarono nel lago al seguito dei guanachi che gi scomparivano nella lontananza verso la montagna.
Il biologo cercava accuratamente il terreno solido sotto l'acqua torbida e si accorse subito che bisognava star molto attenti perch di frequente le svolte della strada erano molto strette e l'imprudente che si fosse allontanato dallo stretto sentiero era minacciato di venir inghiottito.
Dove andavano? Non ne avevano la minima idea.
Dunois seguiva i guanachi ed ogni componente la spedizione seguiva colui che lo precedeva. Lontano la montagna, che appariva contro luce, si ergeva sempre pi alta e pi cupa coll'aspetto di un vecchio castello appollaiato sopra cime a piombo.
Ormai la monotonia della marcia nella pianura era cessata e quelle difficili evoluzioni in mezzo all'acqua interessavano; ma l'aspetto della montagna, di mano in mano che essa appariva pi vicina, diventava strano ed inquietante. I viaggiatori eran tutti presi da uno strano disagio; parlavano meno che mai ed erano come in attesa di "qualche cosa" che non sapevano definire.
Finalmente giunsero a qualche centinaio di metri dalla meta; i guanachi avevano messo piede sulla montagna ed erano scomparsi; si distingueva perfettamente la strada, che usciva dall'acqua, salire ripida verso la vetta di quel monte-fortezza che, altissimo nel cielo, pareva stagliarvi una merlatura: passava, poi, sotto una specie di portico sormontato da un'arcata dietro il quale non si vedeva che buio.
Quando non furono pi che a cinquanta metri, gli esploratori si accorsero che quella porta gigantesca, ingresso all'isola formata dalla montagna, era ornata di sculture molto appariscenti: erano specie di fregi composti di intrecci a disegno geometrico e, ad ogni lato della porta, era l'immagine di un gigante ad alto rilievo. Osservarono ancora che quei giganti armati di clave portavano l'antico costume degli Inca coll'alta tiara di piume e con tutte le altre caratteristiche delle figure scolpite dagli adoratori del Sole.
Era sempre meno dubbio che un tempo gli Inca avessero colonizzato l'isola e che vi avessero costruito una delle loro citt ciclopiche. Quanto alla presenza di petrolio nelle vicinanze la cosa era certa: non soltanto le acque dei lago diventavano sempre pi iridescenti quanto pi erano vicine all'isola, ma ormai l'odore caratteristico degli ol minerali era sentito anche dai nasi meno sensibili.
Finalmente la porta non fu pi che a qualche passo, imponentissima tanto che i viaggiatori si fermarono istintivamente prima di salire la ripida strada. Pi nervosa e pi impressionabile dei suoi compagni, i quali apparivano essi pure sospettosi, Alys non seppe trattenere un grido:
Non entriamo; ritorniamo! La sventura ci aspetta dietro quella porta terribile. Lo sento... lo so!
Figlia mia, rispose tranquillamente Laurie, hai voluto venire con noi e noi non abbiamo certamente sopportato tanti disagi e tante fatiche per venire fin qui e ritornarcene a mani vuote. Abbiamo accettato una missione e la compiremo da uomini. Abbiamo errato portando con noi una donna che forse seminer il dubbio e lo scoraggiamento in noi.
Cos redarguita, Alys se lo tenne per detto, ma entr sotto quella volta nera, la quale non era che l'ingresso di una galleria, colle spalle curve e la testa china, dietro i suoi compagni.
Lontano, molto lontano e verso l'alto, si distingueva una macchia di luce all'altra estremit della galleria.
Avanti amici, disse Dunois che si era messo al fianco di Alys per darle il conforto della sua presenza. Sono sicuro che stiamo per raggiungere la meta.
Tutti avevano acceso le loro lampadine elettriche per poter avanzare nell'oscurit: ma non avevano percorso pi di trenta metri quando furono sorpresi da uno strano rumore simile a quello del getto di una canna da annaffiamento.
Che cos'? disse Laurie che camminava innanzi; ma non pot continuare: un getto violento quasi quanto quello di una pompa a vapore lo aveva colpito in pieno petto e l'aveva gettato per terra. Nello stesso tempo altri getti non meno potenti avevano colpito gli altri componenti la spedizione ed in breve tutti i bianchi ed il pellerossa Keck si dibattevano sotto una multipla cascata di un liquido spesso, acre, caldo, vischioso, dall'odore penetrante che rammentava quello della colla di pesce mista a benzina. E quei getti li infradiciavano, li soffocavano senza lasciare ai loro spiriti il tempo di riaversi dalla sorpresa.
Dopo un istante quell'aspersione violenta si calm, ma nello stesso momento un gruppo di esseri appena distinguibili nell'oscurit si precipit sui viaggiatori semisoffocati, li leg strettamente, li sollev portandoli seco.
Durante un periodo di tempo che parve loro molto lungo ma che in realt non era durato pi di dieci minuti, avanzarono attraverso le tenebre ridotti allo stato di mercanzie imballate e finalmente, slegati, vennero deposti sul suolo roccioso.
I loro rapitori li lasciarono; una porta pesantissima si chiuse su di loro e sorse la voce grave di Keck il quale in spagnolo pronunci queste severe parole:
Keck l'aveva detto: gli spiriti elementari si vendicano. Perch avete voluto entrare in questa savana? Perch avete seguito a traverso il lago maledetto quei guanachi i quali non erano che fantasmi ingannatori mandati per trascinarci in questa trappola? Ora  fatta! Moriremo tutti fra i tormenti e sar la giusta punizione del nostro tradimento.
Avrebbe parlato ancora a lungo se non fosse stato pregato di starsene zitto affinch si potesse studiare la situazione che non appariva molto favorevole.
Coperti di quella sostanza attaccaticcia, ossessionati da quell'odore acuto, nauseante, tenace che dava alla testa, gli esploratori si contarono poich parecchi possedevano ancora le lampadine elettriche. Tutti gli uomini c'erano; mancavano soltanto Alys e Criquet.
Vennero cercati in tutti gli angoli di quella prigione bassa di soffitto ma abbastanza vasta, ma non ve n'era traccia e nessuno sapeva dire quando fossero stati separati dal grosso della compagnia perch quei getti che li avevano sorpresi avevano anche momentaneamente annichilita ogni facolt di ciascuno.
Il disgraziato Laurie, torturato da gravissime preoccupazioni sulla sorte della figliola, si rimproverava di non averla lasciata a Nuova York invece di trascinarla in quell'avventura pericolosa, ed Anthime si faceva gli stessi rimproveri per quanto riguardava Criquet. Che dire, poi, dell'ansiet di Dunois e del furore che lo prendeva al pensiero della sua impotenza a correre in aiuto della fanciulla in pericolo? Quali intenzioni potevano avere i rapitori nei riguardi dei due pi giovani membri della spedizione? Quale sorte era riservata a tutti gli altri?
E se alcuni si torturavano a proposito dei compagni perduti, gli altri non erano pi rassicurati sulla sorte propria e maledicevano il loro spirito d'avventura o l'avidit di guadagno che li avevano trascinati verso quelle terre australi quasi sconosciute.
Ma, flemmatici, ed abituati ai pericolo, gli assistenti americani ripresero subito animo ed iniziarono una discussione per stabilire la natura del liquido col quale erano stati aspersi.
Non v' dubbio che si tratti di un olio minerale che, dunque, dovrebbe esistere qui in grandi quantit, affermava Simpson il quale, per la sua esperienza, era il pi autorevole. Ma non si tratta dello stesso petrolio del Caucaso, della Pennsilvania e della Rumenia o di altri paesi petroliferi. L'odore ne  assolutamente diverso; si direbbe odore di materie organiche... per di pi questo  pi denso degli oli greggi che portano alla superficie i nostri derricks.
Ma  poi petrolio? domand uno scettico.
Non v' nulla di pi semplice che assicurarsene, rispose Sampson, e svolta la cintura di stoffa che portava alla cintola e che era impregnata del liquido di cui si discuteva, le avvicin un fiammifero acceso e quasi immediatamente essa prese fuoco consumandosi fino alla fine, nell'angolo ove l'assistente l'aveva gettata per prudenza, con una fiamma azzurra meno brillante di quella del petrolio ordinario ma che sviluppava un fumo meno nero e meno grasso.
Volevamo del petrolio, disse l'assistente, e certamente qui ce n' a josa: ma non siamo perci prossimi allo sfruttamento della miniera. In che mani siamo caduti?? Riusciremo a ritornare a casa nostra?  Se non mi sbaglio, questo petrolio  ben custodito...
Tacque e tese l'orecchio: si udiva un rumor di passi che si avvicinava ed infatti una porta massiccia, che non avevano osservato, si aperse pesantemente nella muraglia. Alla luce delle torce che i sopraggiunti portavano, i prigionieri poterono vedere i loro carcerieri: erano individui dalla pelle color rame, di statura inferiore alla media e che non parevano molto rubusti: magri e poco muscolosi, col viso emaciato e gli occhi cavi e febbrili, cogli zigomi sporgenti, essi avevano un'espressione dura e crudele.
Erano armati di clave di forma piramidale quadrangolare e di coltellacci molto simili ai machetes sud-americani; ordinarono con rudezza ai prigionieri di seguirli. Questi erano tutti uomini robusti, di alta statura e poco disposti a lasciarsi molestare: vedendosi cos trattati da esseri che a petto loro non erano che degli sgorbi furono presi da un desiderio di ribellione. Il buon Anthime brontol:
Ma che cosa sono questi fantocci con quelle corone di penne colorate? Sembrano scimmie malvestite!...
Egli dimenticava se stesso ed attribuiva agli altri il suo proprio aspetto: ma chi si vede qual ?
E continu:
Ognuno di noi se ne mangerebbe tre in un colpo... e per conto mio, senza vantarmi, mi incarico di sei di quegli scimmiotti. Sotto!... Disarmiamoli e liberiamoci!
Gli americani, stavano gi per seguire quel suggerimento di cui non comprendevano esattamente la portata quando si alz la voce di Dunois:
Non commettete sciocchezze, Anthime!
E continu in inglese:
Non vedete quei tubi di canna che portano alla spalla e quel sacchetto che hanno alla cintola? Si tratta certamente di cerbottane e di frecce avvelenate. Saremmo subito messi fuori combattimento. Attendiamo occasioni migliori!...
Intanto avevano percorso tutta la galleria fino all'estremit opposta a quella da cui erano entrati e si trovarono nuovamente sotto il cielo basso e grigio della Terra del Fuoco nelle viuzze di una citt o, meglio, di ci che, un tempo, doveva essere stato una citt straordinaria. Ovunque erano case costruite con grossi massi di pietra e monumenti elevati nello stesso modo; ma la maggior parte dei fabbricati cadeva in rovina, erano aperti a tutte le intemperie e quella grande citt che un tempo doveva essere stata abitata da una popolazione numerosissima, era ormai disabitata per tre quarti.
Uomini, donne, fanciulli, tutti i passanti incontrati dal corteo, sembravano indifferenti, deboli, anemici: si fermavano, guardavano con occhio atono per andarsene poi con una breve andatura stanca senza curarsi di quegli stranieri prigionieri pi che di qualsiasi altra circostanza di una vita che pareva esser loro venuta a noia. Avevano l'aria di gironzare senza scopo.
Inca degenerati, disse Dunois, certamente incrociati pi e pi volte fra loro.  la fine di una razza, questa. Se non fosse stato per le cerbottane, Anthime aveva ragione, avremmo fatto presto a liberarci!...
E giunsero ad un gigantesco palazzo sormontato da una vastissima torre quadrata e posto in una piazza grandiosa. Di fianco alla porta gigantesca simile a quella della galleria e fiancheggiata da statue colossali in alto rilievo, erano di guardia soldati di bella apparenza dai costumi rutilanti d'oro.
Un omino grinzoso, che portava in capo un diadema di penne d'aras e vestito di una tonaca che gli cadeva fin sotto il ginocchio, avanz con incedere solenne col quale certamente voleva imporsi ai prigionieri. Teneva in mano un cilindro d'argento simile a quello d'oro che Mac Carthy aveva tolto dalle mani della mummia. Egli domand parlando abbastanza correttamente lo spagnolo:
Stranieri audaci, chi  il vostro capo?
Cosciente della superiorit di Dunois in quella circostanza, Laurie lo prese per un braccio e lo spinse innanzi e poi lo segu assieme ad Anthime. Gli altri rimasero nel vestibolo sotto la sorveglianza assidua dei soldati.
Fra una decina di guardie i tre viaggiatori attraversarono, dietro i passi dell'omino, una sfilata di corridoi, poi un giardino stentato ove in una fontana mormorava un magro getto d'acqua che per suscit i loro desider d'assetati e finalmente vennero introdotti in una sala relativamente vasta e dalle mura ornate con pitture geometriche.
Sopra un palco e sotto una specie di lampadario dove ardevano delle fiamme azzurrognole, stavano seduti tre personaggi dallo stesso aspetto sparuto di tutti gli altri abitanti della citt misteriosa ma pi grinzosi ancora di colui che li aveva guidati fin l ed i loro visi appassiti e sformati erano incorniciati di capelli bianchi.
Il vecchio che stava al centro parl in spagnolo:
Stranieri dei visi bianchi, chi vi ha condotto in questa tranquilla citt, voi, i torturatori dei nostri padri?
Siamo venuti guidati da Unatepec, rispose Dunois con un'alterigia affettata.
Al solo nome di Unatepec i tre vecchi si inchinarono portando la mano alla fronte.
Che rapporto pu esistere fra il grande Unatepec costruttore nella nostra citt ed esseri incolori come voi?
Il racconto del suo viaggio  giunto fino a noi: cerchiamo l'"acqua ardente" che ci occorre per le nostre cerimonie religiose e siamo disposti a pagarvi un buon prezzo per poter usare liberamente dei giacimenti che possedete. La protezione di Pasciacamac e dei suoi figlioli concordi, il Sole e la Luna, ci accompagna evidentemente e voi non siete tanto sciocchi da mettervi contro la volont dei grandi dei!
Dunois giocava d'audacia e tentava l'intimazione ignorando completamente quali argomenti potessero influire sulla decisione di quei giudici. Intanto i tre vegliardi parlavano tra di loro a bassa voce ma calorosamente e poi quegli che aveva interrogato riprese:
Non cercar di confondere le nostre menti; la nostra saggezza e la nostra esperienza sono quelle che ci hanno fatto chiamare al governo dell'ultima citt degli Inca: vi conosciamo perch anche noi siamo viaggiatori di razza: abbiamo un'idea di ci che gli uomini che vivono al nord chiamano la loro civilt:  cosa abominevole e perniciosa e sappiamo a quali pericoli, a quale empiet ed a quali delitti essa trascini coloro che se ne gloriano tanto scioccamente quanto un lebbroso potrebbe vantarsi delle sue pustole velenose.
Egli parl nuovamente coi suoi compagni. Dunois sentiva che quei tre saggi erano molto inquieti, avidi com'erano di interrogare per istruirsi e timorosi di scoprir troppo il motivo delle loro angosce. Finalmente l'altro si decise:
Chi siete voi? Forse una banda di predoni venuti per spogliarci delle nostre ultime ricchezze come coloro che assassinarono i nostri imperatori? O siete l'avanguardia di un esercito pi numeroso?
Il biologo comprese facilmente ove volesse arrivare il vecchio con quella domanda e giudic prudente di non chiarir troppo la situazione della spedizione. Cosciente del pericolo che correva coi suoi compagni fra le mani dei discendenti di coloro che Pizarro aveva massacrato, insistette nel suo tentativo di intimidazione.
Bada, vegliardo! Se noi non ritorneremo entro un certo tempo fra i nostri, altri bianchi, ma numerosissimi questa volta, verrebbero alla nostra ricerca e la loro vendetta sarebbe terribile.
Il vecchio ebbe una risatina stridula e sforzata:
Oh, non avrebbero come voi la fortuna di vedersi indicare da un branco di guanachi la sola strada che esista per giungere alla Citt del Sole! Tutti sprofonderebbero nel fango del nostro lago.
Ti inganni, vecchio! Non sai che quei guanachi-guide vennero suscitati dai nostri scongiuri?  Pasciacamac stesso che ce li ha inviati in seguito alle nostre preghiere. Non vedi tu in ci la prova che noi siamo protetti dagli Dei e che i nostri progetti tornan loro graditi?
Questi argomenti parvero impressionare assai i tre vecchi i quali ripresero a discutere fra di loro. Evidentemente esitavano assai sulla decisione da prendere: era forse opportuno temporeggiare?... Finalmente il pi vecchio parl nuovamente:
Vogliamo anzitutto far cosa grata ai nostri Dei ed obbedire alla loro volont e perci dovremo interrogarli. Verr offerto loro un sacrificio perch ci facciano conoscere la loro volont... e questo sacrificio lo offriremo immediatamente.
Ad un gesto del vecchio le guardie condussero seco i tre prigionieri. Straziati dall'angoscia, Laurie e Dunois stavano per perdere la calma; dei costumi degli antichi Inca essi sapevano soltanto ci che era stato tramandato dalla leggenda e non si trattava di cognizioni rassicuranti. Non si diceva di sacrifici di fanciulle fatti al Sole e che ancora ai nostri giorni delle belle peruviane fossero state rapite dagli ultimi discendenti di quegli idolatri ed uccise o sepolte vive come un tempo le pi belle fanciulle del popolo inca?
Essi giunsero in breve in una galleria spaziosa che conduceva ad una porta altissima attraverso la quale furono introdotti in un tempio grandioso completamente decorato d'oro e di dipinti e di sculture in basso ed alto rilievo e qualche volta anche a tutto tondo.
Al centro della meravigliosa sala circolare, era una specie di vasca dalla quale si lanciavano verso il cielo fiamme alte e strette che diffondevano un calore quasi insopportabile.
Quella vasca rappresentava la bocca spalancata di un sole umanizzato e raffigurato sul pavimento di lastre rossicce.
In fondo, dietro la fronte di quel viso, era un sopralzo di mosaico sul quale, fra guardie armate e fra sacerdoti dai paludamenti e dalle tiare di broccato d'oro, grave e triste sotto un grande velario color arancione sostenuto da lance d'oro, sedeva una fanciulletta bionda e dall'aspetto malaticcio, ma squisitamente graziosa.
Una veste costellata di pietre preziose pareva gravare eccessivamente su quelle spallucce strette ed il suo piccolo collo gracile piegava sotto il peso della corona d'oro incrostata di gioie che posava sulla sua bella testolina.
Perch era bionda? Perch aveva occhi azzurri, nei quali si rifletteva tutta la malinconia degli ultimi rampolli di una razza, quella bimba dal colorito di rame?
Seguito dai suoi assessori, il Gran Saggio si prostern ai piedi della piccina che, immota in una posa ieratica, lasci cadere su di lui uno sguardo pieno di una incommensurabile noia.
Battendo la fronte sul pavimento il vecchio pronunci un discorso incomprensibile poi si alz, si inchin ancora profondamente e ritorn verso i prigionieri ai quali grid con voce che si sforzava di rendere tonante:
Prosternatevi! Prosternatevi, bianchi empi, davanti a Naima la grande sacerdotessa, nostra regina, colei che parla a Pasciacamac, la sola che il Sole ascolti.
Poich sarebbe stato vano resistere all'intimazione dei fedeli di quel culto, i bianchi si lasciarono spingere fino ai piedi calzati d'oro della piccola Grande Sacerdotessa dietro la quale stavano raggruppate delle vecchie donne sontuosamente vestite, lo stuolo dei sacerdoti ed i tre Saggi.
La piccina non rivolse nemmeno uno sguardo di curiosit a quegli stranieri: impassibile, pareva inseguire cogli occhi un sogno lontano.
Una specie di pastorale d'oro posava colla punta sul tappeto ed ella lo alz appena. A quel segnale si aperse una porta del lato opposto del tempio e canti gutturali e strani s'innalzarono mentre entrava un corteo avvolto da nuvole d'incenso.
Laurie e Dunois, che s'erano volti da quella parte, trattennero a stento un grido di stupore e d'angoscia; vollero lanciarsi innanzi, ma le mani delle numerose guardie che li circondavano li trattennero al loro posto.
Avevano riconosciuto Alys.
Ornata di gioie meravigliose ella avanzava fra una scorta di vecchissime donne e di uomini decrepiti che esalavano con voci deboli e roche dei canti funebri: camminava senza veder nulla, a quanto pareva; era in uno stato rassomigliante alla rigidezza catalettica.
Era forse lei la vittima designata pel sacrificio? La sua veste ornata di dipinti aveva uno strascico che un paggio teneva sollevato da terra seguendola in una acconciatura bizzarra. E quel paggio era Criquet!
Alla vista di Anthime, che scopr alla prima occhiata, nulla pi lo trattenne; abbandonato lo strascico di Alys egli corse verso il suo protettore e, siccome le guardie si eran mosse per impedirgli il passo, egli si gett immediatamente carponi per meglio sgattaiolare fra le gambe dei vecchi sacerdoti e delle sacerdotesse. Si ritrov subito fra le braccia potenti dell'uomo-gorilla, guardandolo dapprima allegramente; poi, osservando la faccia avvilita del preparatore ed i suoi abiti imbevuti di petrolio, esclam:
Bene, non darti tante arie, zio Anthime! Sei proprio tanto orgoglioso, perch t'hanno bombardato di petrolio e creato lampista in capo; che non mi riconosci pi?
E detto questo scoppi in una di quelle belle risate allegre che sono forse il pi bel dono che la natura ci abbia fatto.
Questa volta la piccola sacerdotessa Naima trasal, rizz il capo e parve cercare donde venisse quel rumore cristallino tanto nuovo per lei. Allevata nella solennit del tempio e delle cerimonie che vi si svolgevano, sempre circondata da vecchi tristi, quella piccola bimba non aveva mai sentito ridere. Ella si anim inquieta come un uccellino il quale improvvisamente s'accorga di aver delle ali: guard Criquet con viso meravigliato ed aperto che pareva avesse ritrovato un'espressione. Si lev, gett le braccia in aria tenendo il pastorale; indi lanci un grido che uno dei vecchi Saggi tradusse in spagnolo per Criquet:
Ancora!
E Dunois comprese; la povera bimba, ultimo rampollo della razza, fiore grazioso appassito prima di sbocciare, aveva scoperto, intravisto almeno, la giovinezza; e si chin verso Criquet:
Piccolo, gli disse, tu ci puoi forse salvare! La vita di tutti noi dipende da te.
Ma eravate in pericolo? esclam Criquet impallidendo.
Molto probabilmente; ma tu potrai certamente salvarci se mi obbedirai ciecamente. Ridi, Criquet, ridi col tuo riso pi allegro; immagina ci che puoi immaginare di pi allegro; quanto meglio tu riderai e tanto pi facilmente noi potremo uscire da questo mal passo.
Bene, disse seriamente il fanciullo: sentirete qualche cosa di straordinario!
E fu un meraviglioso flusso di risate accompagnate da smorfie incredibili e da sgambetti mai visti...
La piccola sacerdotessa del Sole, stupita, aveva posato il pastorale sul trono e colla bocca semiaperta, colle braccia tese come una bimba che scorga una farfalla e voglia prenderla, scese lentamente un gradino dopo l'altro fino al piano del tempio.
Una vita nuova animava il suo visetto triste. Che cos'era quel canto tanto bello, tanto bello che a nessun altro canto al mondo poteva essere paragonato?
Criquet tacque e Naima fece ancora il suo grande gesto:
Ancora!
Ma Dunois si era chinato su Criquet che improvvisamente aggrott il viso e parve stesse per piangere: ed era s abile attore che effettivamente le lagrime gli spuntarono fra le ciglia perch aveva saputo pensare a proposito al pericolo che correvano quelle persone che amava tanto.
Le lagrime! Ahim! Naima sapeva quel che fossero! Perch quell'adorabile attore che aveva potuto produrre un suono tanto gradevole, vi rinunciava per emettere lugubri singhiozzi?
Interrog il vecchio Saggio che l'aveva seguita passo passo e questi a sua volta interrog Dunois.
Era allegro per averci ritrovati e rideva, rispose questi, ma ha compreso che volete sacrificare quella fanciulla che  sua sorella. Non potr pi ridere ormai e pianger eternamente!
Il vecchio spieg la cosa a Naima ed ella, aggrottando le sopracciglia delicate, diede un ordine e subito Alys venne condotta dalle donne a suo padre, al fidanzato ed al preteso fratello.
E questi, apprendendo in quel momento a qual pericolo l'avesse inconsciamente strappata, le balz al collo e cominci a ridere, a ridere... Alla sua risata aggiunse una serie cos straordinaria di sgambetti che la piccola sacerdotessa sent la gioia, che fino ad allora aveva ignorato, penetrarle nel cuore e dilatarlo.
Ed a sua volta anche lei, senza forse sapere perch, scoppi a ridere, deliziosamente.
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27. IL SEGRETO DEL PETROLIO. Dall'animale al minerale.
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Nella sala severa, vastissima, straordinariamente alta e nuda, del palazzo ciclopico dove le mura, il pavimento, i soffitti, tutto non era fatto che di pietre da taglio congiunte con arte somma, Naima, la reginetta di un popolo sfinito, era al colmo della felicit.
Per la prima volta, nella sua breve vita che fino ad allora era stata tanto austera, ella giocava! E, mentre giocava, rideva: rideva di tutto: d'un pallido raggio di sole che entrava nella grande sala a traverso la grande finestra quadrata e troppo alta perch si potesse veder fuori; d'un leggero fiocco di lanugine che volava e si posava sul suo nasino, dei capelli irti di Criquet suo compagno di gioco; del volto improvvisamente divenuto allegro del vecchio Cancelliere che la ammirava mentre saltava.
Ognuno nel suo linguaggio, i due fanciulli si parlavano senza intendere il senso di ogni parola, ma comprendendosi egualmente:
Poich sei una regina, diceva Criquet, devi avere dei dolci fin che ne vuoi, ed allora, dammene!
E gesticolava, con una mimica straordinaria, fingendo di togliere un confetto da una scatola cavata di tasca e mettendolo in bocca con grande compunzione, succhiandolo con un'aria impagabile di soddisfazione, ed accarezzandosi la pancia volgendo gli occhi al cielo. E Naima rideva d'un riso rassomigliante al canto di un uccello e comprendeva perfettamente poich dava un ordine, ed una donzella portava delle specie di caramelle di cui il ghiotto monelluccio parigino si rimpinzava e poi, per compenso, faceva una quantit di attucci puerili che rendevan felice la sua regale piccola compagna.
Il vecchio Rupac Aro, il Cancelliere, il pi vecchio dei tre Saggi che governavano la citt, si asciug gli occhi con un lembo del suo poncho di lana di guanaco, perch due lagrime di intenerimento vi erano spuntate, e volgendosi a Dunois disse con voce tremante:
Rinasce, la nostra piccola regina che intristiva ogni giorno pi; rinasce mentre noi ad ogni giorno malgrado il nostro amore ci attendevamo che ci abbandonasse per raggiungere lo spirito della sua famiglia di cui ella  l'ultimo rampollo.  a te che dobbiamo questa gioia suprema della nostra grande razza ridotta al nulla e prossima a spegnersi. Grazie, Viso Pallido, per ci che ci hai portato. Che posso fare per provarti la nostra riconoscenza? Volevamo ucciderti con tutti i tuoi perch vi consideravamo intrusi, ed ora vorremmo trattenerti per sempre con noi, ma comprendiamo che ci sarebbe una mala azione a tuo riguardo perch tu vuoi la tua libert e desideri ritornare a vivere fra i tuoi pari come tutti gli uomini. Faremo dunque ci che vorrai e gli ultimi inca, malgrado i loro giuramenti, lasceranno allontanarsi sani e salvi i discendenti di coloro che hanno distrutto la loro potenza e torturato i loro adorati imperatori. Che vuoi? Parla senza reticenza!
Ti ho gi fatto comprendere quel che desideriamo, rispose Dunoia. Io e quell'uomo di cui sposer la figlia desideriamo vedere il luogo dove cavate l'"acqua ardente" di cui parla il racconto di Unatepec; quell'acqua che serve a riscaldare questo palazzo nel quale regna una temperatura tanto dolce malgrado il freddo esterno.
Senza esitare un secondo, Rupac-Aro dichiar:
Chiunque, straniero alla nostra citt di Aruzko, tentasse di raggiungere quel segretissimo luogo, sarebbe immediatamente messo a morte: comprendi? Ma tu vi sarai immediatamente condotto. Lasciamo che Naima approfitti delle poche e sole ore di felicit che la vita le concede.
E rivolgendosi alla reginetta che si era seduta per terra come qualsiasi figlia del popolo e stava giocando agli aliossi col suo piccolo "buffone", egli si prostern invocandola:
O figlia del Sole, poi che Pasciacamac ha permesso che tu conosca le gioie degli altri fanciulli, dei bimbi degli uomini, divertiti. Ma non dimenticare che i tuoi pensieri debbono essere anzitutto pel tuo popolo, che noi siamo dei morituri e che, se l'allegrezza si conf all'et tua, non si addice per a quella della tua razza. Questi giochi, per divertenti che siano, non potrebbero durare a lungo senza offendere Pasciacumac, il padre degli dei. Inoltre prepara il tuo spirito alla partenza di questi bianchi che non potrebbero rimaner sempre fra noi.
Grazie, Saggio, rispose la bimba colla sua voce argentina gi velata da un tono di tristezza. Far il mio dovere ma lasciami vivere le sole ore vive della mia vita. Poi, Naima non potr pi che rientrare nella notte.
Venite, Visi Pallidi, disse allora Rupac Aro.
Dunois e Laurie seguirono l'Inca, lasciando Alys godere del quadro grazioso creato dalla felicit dei due fanciulli.
Dopo aver percorso numerosi corridoi interni, il Cancelliere condusse i due bianchi in una larga corte dal centro della quale scendeva nelle viscere della terra una scala a chiocciola in un pozzo che poteva avere quattro metri di diametro.
Sopra l'apertura della scala erano eretti due piccoli archi formati con grosse travi di legno duro i cui piani si intersecavano perpendicolarmente e dal cui punto d'intersezione pendeva una enorme puleggia dello stesso legno. Questa girava attorno ad un asse di bronzo perch gli Inca non hanno mai saputo lavorare il ferro mentre hanno raggiunto la maggior perfezione nella lavorazione del rame. Nella gola della puleggia scorreva una catena pure di bronzo la quale poteva permettere il sollevamento, dal fondo del pozzo alla superficie, di pesi considerevoli.
Un odore assai sgradevole, nel quale si sentiva l'etere, saliva da quell'apertura.
Preceduti da un uomo che portava una torcia, Rupac Aro ed i due bianchi cominciarono la discesa mentre la marcia era chiusa da un altro servo pure con una fiaccola accesa.
Discesero a lungo, forse cinquecento gradini; poi di colpo, alla luce delle torce che proiettavano sulle pareti rocciose ed ineguali una danza bizzarra di ombre picchiettate di punti luminosi, videro allargarsi la caverna. La scala non discese pi in tondo ma in linea retta per rampe successive lungo una delle pareti rocciose ed arrivarono in un'alta caverna rivestita tutt'attorno da bizzarre concrezioni pietrose dall'aspetto di cascate improvvisamente solidificate.
Finalmente posero piede sopra un terreno il quale formava la riva di un laghetto circolare che poteva avere cento metri di diametro. Il liquido giallastro e limpido dal quale era formato, aveva un aspetto sciropposo, e l'odore sgradevole che gi si sentiva all'inizio della discesa si era accentuato.
Rupac Aro ruppe il silenzio:
Avete voluto conoscere il luogo donde ricaviamo l'"acqua ardente"? Eccolo. Non potevo rifiutare questo favore di abbastanza lieve importanza a voi che avete saputo rendere la gioia di vivere alla nostra cara piccola Naima. Ho ben compreso che annettete grande importanza a questa acqua combustibile e ve ne avrei volontieri lasciato prendere quanto possa occorrervene se ce ne fosse rimasta abbastanza da soddisfarvi. Ma, lo vedete voi stessi, questo  quanto rimane di una provvista che Unatepec ha visto quando giungeva ove termina il pozzo. Durer anche soltanto quanto noi vecchi? Coloro, che dopo di noi dovranno reggere questo popolo semiestinto, non ne avranno forse pi. Quando io ero un bimbo, la falda giungeva ancora alle pareti della grotta e di mano in mano che la mia vita scorreva, la superficie del lago si restringeva ed andava formandosi questa spiaggia. Ora essa ha almeno trecento passi di larghezza: l'"acqua ardente" si esaurisce ogni giorno pi ed i nostri discendenti soffriranno il freddo sotto questo cielo inclemente. Credi tu, ora, che possiamo cederti di questo liquido? Credi tu che valga la pena, per voi bianchi, di venirne a cercare tanto lontano dalla vostra patria?
L'odore acuto dava alla testa e quasi stordiva i bianchi che non vi erano abituati; ma essi riconobbero che era assai diverso da quello del petrolio comune.
Molto delusi, Dunois, e specialmente Laurie, contemplavano quella piccola pozza di "olio di roccia" per raggiunger la quale si erano sobbarcati a tante fatiche!
La spedizione era fallita! Era una fortuna che fosse stata circondata dal massimo segreto perch altrimenti, nel mondo sarebbe scoppiata una risata omerica ed il Comitato dei Petroli avrebbe perduto gran parte del suo prestigio.
Laurie rimaneva come accasciato e Rupac Aro pareva sinceramente addolorato per la sua impotenza; ma taceva. Intanto Dunois passeggiava lungo la spiaggia e sentiva il terreno friabile stridere sotto i suoi piedi: era la stessa impressione che si prova camminando sopra della sabbia dove abbondino detriti animali.
Con un gesto istintivo, e comune a chi abbia l'abitudine della osservazione, egli si chin e raccolse una manciata di quella sabbia strana facendola scorrere fra le dita e fu molto sorpreso di trovarla interamente composta di frammenti di conchiglie, di scheletri di pesci pi o meno pietrificati.
Non  strano, disse pensieroso, che sulla riva di questo liquido, improprio a mantenere in s qualunque forma di vita, si trovino tanti resti organici? So benissimo che una teoria abbastanza accreditata sull'origine dei petroli, vuole che questi idrocarburi siano il prodotto della lenta decomposizione di banchi immensi di animali marini sorpresi da qualche cataclisma; ma ignoravo che nello scavo dei pozzi fossero mai stati trovati tanti di questi resti...
Laurie alz il capo cercando di leggere con lo sguardo non si sa qual pensiero non ancora espresso che egli pareva distinguere negli occhi del biologo, e molto lentamente rispose:
Non bisogna dimenticare che, per secoli e secoli, il contenuto di questo serbatoio ha coperto quei resti. Da quando mi trovo qui andavo meravigliandomi, forse scioccamente, dello strano odore di pesce che si sente frammisto agli effluvi eterei di questo petrolio anormale: ed ecco l'ipotesi che lentamente mi si  presentata alla mente: Non ci troveremmo alla presenza di un petrolio di formazione assai pi recente di quello dei giacimenti che fino ad ora sono stati scoperti nel mondo intero? Ci spiegherebbe il diverso odore e le caratteristiche che certamente troveremo assai diverse da quelle del petrolio comune.
A queste parole la mente di Dunois fu come improvvisamente illuminata; egli ascolt con grande attenzione avendo la sensazione di assistere al formarsi del principio di una grande scoperta.
Ho sempre creduto, continu Laurie, che il petrolio si fosse formato molto lentamente nel corso dei secoli sotto l'azione di certi fermenti fino ad ora ignoti per noi; poi... le materie organiche serrate in ambienti come questo da qualche cataclisma... Questi fermenti, forse analoghi a quelli che producono l'ammoniaca, avrebbero vissuto e si sarebbero riprodotti prendendo dalle materie grasse entro le quali si trovavano rinchiusi tutti gli elementi a loro necessari. L'azione di questi elementi dovette essere tanto pi rapida ed energica quanto pi favorevole era per loro l'ambiente nel quale si trovavano. Certi sali dovevano contribuire certamente a creare questo ambiente... e specialmente il sal marino; i bromuri di potassio e di ammonio che si trovano sempre nei pozzi di olio minerale o nelle loro immediate vicinanze. Questi fermenti vado cercandoli da quindici anni e sempre inutilmente. Sono scomparsi dal petrolio perfetto che noi conosciamo ma pu darsi che in questa "acqua ardente", in questo petrolio ancora in via di formazione, mi riesca di rintracciarli... Ed allora mi sarebbe facile riprodurre rapidamente le operazioni compiute dalla natura, e potrei giungere alla fabbricazione industriale di un carburante sintetico.
"Il problema industriale che da qualche lustro ci assilla sarebbe cos risolto e gli Stati Uniti, minacciati di una prossima carestia di questo liquido prezioso, sarebbero ormai certi di non mancarne pi. Allora non avremmo di che lagnarci della delusione che abbiamo provato qui, poich avremmo trovato il modo di sostituire senza fine i giacimenti che abbiamo sperato di trovare in questo viaggio.
Egli mirava cos nell'avvenire la garanzia immensa offerta allo sviluppo dell'industria e l'Inca, ignorante delle scienze moderne, si stupiva di vederlo tanto felice.
I bianchi ne sapevano a sufficenza pel momento.
I cinque uomini risalirono dunque i cinquecento gradini e, quando furono ritornati alla superficie, Laurie disse al Cancelliere:
Tu desideravi di far cosa che ci fosse gradita e ti dolevi della tua impotenza: ora, se lo vuoi, puoi esserci molto utile.
In qual modo? Parla e sar fatto! rispose semplicemente il vecchio Inca.
Ebbene, assegnami un luogo riparato dove io possa creare un piccolo laboratorio; acconsenti a mettere a mia disposizione i pochi utensili, che sono del resto abbastanza semplici, di cui potr aver bisogno. I cavalli che abbiamo portato con noi, e che si trovano sull'altra sponda del lago di fango, portano nei bagagli tutti gli apparecchi che potranno occorrermi; favorisci mandarli a prendere. Di pi ti chieder di permettere che io possa liberamente scendere al lago dell'"acqua ardente" col permesso di prelevarne delle piccole quantit.
I tuoi desider sono un ordine, rispose Rupac Aro inchinandosi, e sarai obbedito. Ti verr assegnato un locale come ti piace ed avrai tanti aiutanti quanti ne potrai richiedere.
...
Rupac Aro mantenne la sua promessa e, la sera stessa, degli uomini di Aruzko andarono a prendere i cavalli ed i bagagli dei bianchi per condurli sull'isola.
L'impianto del laboratorio era subito cominciato sotto la direzione di Laurie mentre Dunois ed Anthime discendevano a raccogliere alla falda nella grotta i campioni necessari per le analisi e le esperienze. In breve le qualit di quel petrolio in formazione si erano manifestate come incomparabili ed il chimico aveva immediatamente stabilito che non sarebbe stata necessaria nessuna operazione di raffinamento per utilizzarlo; sarebbe bastata una semplice filtrazione per renderlo atto all'uso con qualunque motore.
Bruciava perfettamente, senza fumo e senza lasciar residui.
Pei suoi lavori l'Americano era frequentemente trattenuto nel laboratorio molto innanzi nella notte ed Alys aveva dovuto recarsi pi volte a distoglierlo da quelle indagini che gli facevano trascorrere le ore tanto rapidamente da indurlo a prendersi un poco di riposo soltanto all'alba.
Quel giorno, il trentesimo del loro soggiorno nell'isola, egli apparve ai suoi compagni come trasfigurato; aveva gli occhi scintillanti per una esaltazione febbrile che non gli era abituale: si avvicin a Dunois, gli mise una mano sulla spalla e disse semplicemente:
Trovato!
Il biologo rise:
Che cosa avete trovato?
Sono riuscito ad isolare i fermenti.
Quali fermenti? insistette il francese divertendosi a stuzzicarlo.
Quelli che trasformano in petrolio le sostanze organiche marine!
Bravo, amico carissimo! esclam sinceramente Dunois che non conosceva invidia. Siete entrato nelle file dei grandi benefattori dell'umanit.
Laurie apparve un poco impacciato e fu con voce un poco pi bassa che rispose al suo futuro genero:
Sono americano, Dunois, e devo riservare al mio paese i vantaggi della mia scoperta la quale, ve lo ripeto, non  la conseguenza d'un caso fortunato, ma il risultato di lavori aridi che avevo iniziato gi da lungo tempo. Non so quel che l'umanit intera potr ricavare da questa scoperta, ma me ne rallegro per gli Stati Uniti la cui situazione industriale diventava critica.
Dunois era troppo onesto per non riconoscere che lui pure avrebbe conservato il segreto per riservarlo esclusivamente alla propria Patria; profondamente patriotta egli sapeva comprendere e rispettare il patriottismo altrui e perci non fece domande indiscrete e lasci che Laurie continuasse i suoi lavori senza importunarlo.
...
Il chimico aveva deciso di eseguire un esperimento in grande e fece costruire un grande alambicco dagli abili calderai della citt inca; poi, ottenuta da Rupac Aro una grande quantit di pesce, catturato nella parte pi acquosa del lago, inizi la distillazione nelle condizioni studiate ed in capo a molte ore d'attesa raccolse un liquido assolutamente simile alla famosa "acqua ardente".
Il petrolio sintetico era trovato!
...
Quella sera, nella lontana sala del vasto palazzo inca che era stata assegnata loro come salotto, il chimico, Dunois ed Anthime commentavano con entusiasmo i risultati di simile passo innanzi nel campo delle conoscenze umane.
Voi comprendete, diceva Laurie, che, mentre i giacimenti petroliferi si inaridiscono irrimediabilmente, la fauna marina si rinnova continuamente... e quella  la sorgente infinita del nuovo carburante purch gli uomini sappiano sfruttarla con ragionevolezza senza spopolare i mari per mettere in moto i loro motori.
Allora, continu Dunois, i motori potranno lavorare in pieno ed il raggio di azione di tutte le navi sar pi che raddoppiato pel minor peso delle loro scorte di combustibile e l'industria si avvantagger di esso aumentando il suo rendimento in misura straordinaria. Ma, per quanto possa esser comodo e facile il sistema escogitato da mio zio Le Hlo per rastrellare enormi quantit di pesce, sistema che avrebbe meravigliosamente completato la vostra scoperta, io sono lieto che egli non sia pi qui per coadiuvarvi.  possibile sapere se i possessori di simile segreto sarebbero stati tanto saggi da non devastare i mari e da non uccidere una seconda volta la gallina dalle uova d'oro come si  fatto con uno sfruttamento intensivo e ciecamente eseguito dei giacimenti petroliferi? Osservate come le cacce feroci, fatte senza raziocinio, esauriscano le razze animali: pensate ai bisonti, agli elefanti, alle foche ed alle balene! Mio zio attirava tutto, animali adulti ed appena nati e forse anche lo stesso plankton, mentre necessita che la pesca sia disciplinata e sottoposta a regolamenti severi perch le specie possano liberamente riprodursi.
Assorti nei loro pensieri, essi rimasero per qualche istante silenziosi; ma Anthime ruppe il silenzio:
Non giurerei per che il segreto della cattura dei pesci, come quello dei siluri telemeccanici, non sia nelle unghie di Solok; e non mi meraviglierebbe che un giorno o l'altro si risentisse parlare di quel figlio d'un cane d'un giallo. Ma se mi capita nelle grinfie!...
Alys era entrata senza essere udita mentre il preparatore pronunciava le ultime parole con un accento di irreducibile odio. Ella impallid e fremette.
Le era balenato il ricordo del telegramma che aveva ricevuto il giorno del suo fidanzamento e la minaccia che implicitamente esso esprimeva. Ma non fu che un attimo; non volle turbare la gioia di suo padre con una evocazione triste e disse sorridendo:
Venite a vedere uno spettacolo che non  comune, se non mi inganno.
Uscirono tutti e quattro nel corridoio rischiarato da torce confitte in fori delle pareti. Con un dito sulle labbra la fanciulla faceva loro segno di non far rumore camminando e poco dopo entravano silenziosamente nella stanza riservata ai giochi di Naima dove assistettero ad una scena veramente graziosa.
Mentre, in un angolo, la sua vecchia nutrice Mal cuciva una tunica, Naima, vestita di quanto il suo guardaroba aveva di pi sontuoso, stava ritta di fronte a Criquet il quale non era meno riccamente vestito; ma i suoi capelli ribelli "come bacchette da tamburo", come diceva volontieri lui stesso, e che eran ricciuti "come l'avenue d'Orlans" non omettevano dal ribellarsi a qualunque cura e stavano irti sotto la tiara d'oro troppo larga per lui e che gli scendeva fino agli occhi.
L'uno con la mano in quella dell'altro, a capo chino, in atteggiamento di grande rispetto, e seri come giudici, parevano stessero entrambi ascoltando la benedizione di un immaginario sacerdote.
Non era necessaria molta intelligenza per comprendere che, in quella regione sperduta del mondo, l'ultima regina dei Figli del Sole giocava agli sposi con un monelluccio delle strade di Montrouge: facevano entrambi grandi giri e rigiri ed inchini e riverenze, dirette evidentemente da Naima la quale di certo conosceva il cerimoniale alla perfezione e, per finire, la piccola biondina mise un ginocchio a terra mentre il principe Criquet si chinava per posarle rispettosamente un bacio sulla fronte. Poi entrambi si guardarono e non poterono mantenere la seriet affettata che avevano conservato fino a quel momento e scoppiarono in una risata.
Fu in quell'istante che il vecchio Rupac Aro entr nella sala: vide i paludamenti regali cos profanati: si ferm di colpo, alz le braccia al cielo e volle lanciare al cielo un "Oh!" di riprovazione; ma gli rimase nella strozza.
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 28. Gli Alakalufi.
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Era giunto il giorno della partenza: i bianchi lasciavano la citt dal lago di fango, delusi per quanto riguardava il giacimento di petrolio che avevano creduto di scoprirvi secondo la relazione di Unatepec, ma ricchi di una scoperta che valeva pi di tutti i giacimenti pi ricchi del mondo intero.
I principali personaggi della citt accompagnarono la piccola carovana fino alla porta arcata della galleria proprio sulla riva del lago e l il vecchio Saggio prese la parola:
Partite verso i vostri paesi, Visi Pallidi; noi non abbiamo che da rallegrarci per la vostra permanenza fra noi e ve ne ringraziamo: avete avuto la miglior ospitalit che la nostra povera citt in decadenza potesse accordarvi; in compenso abbiamo una grazia da richiedervi.
Parla, disse Dunois. Per quanto ci sar possibile, noi contraccambieremo tutte le vostre cortesie.
Ebbene, o tu cui la saggezza illumina la giovane fronte, ascoltami: tu vedi che stiamo morendo lentamente; le nascite sono rare e presto la nostra razza sar spenta; non v' nulla pi che valga fra noi, ci si lasci dunque morire in pace! Dimenticate questa triste citt e prometteteci di non rivelare ad anima viva l'esistenza degli ultimi discendenti dei grandi Inca.
Soltanto questo tu desideri? rispose Dunois. Ebbene, Saggio, in nome dei miei amici e degli altri miei compagni, che son tutti persone d'onore e ligie alla loro parola, ti prometto solennemente che il mondo continuer ad ignorarvi. Per quanto dipende da me e da quanti qui mi circondano, voi potrete finire in pace la vostra esistenza; ma noi non vi dimenticheremo, il vostro ricordo vivr sempre nel nostro cuore. Addio, vecchio; Pasciacamac ti protegga col tuo popolo e con la vostra piccola regina.
Tutti i componenti la spedizione alzarono la mano come per confermare le parole del loro capo che il Saggio baci sulla spalla.
In fila indiana, reggendo i cavalli pel morso, i bianchi si avviarono sulla strada che attraversava il lago. Criquet rimase ultimo sotto la porta della galleria. Egli teneva fra le sue le piccole mani di Naima ed una profonda tristezza alterava un poco i lineamenti di solito allegri del monello di Montrouge, e Naima non sapeva distogliere da lui i suoi begli occhi azzurri.
Ella disse nella sua lingua quichua qualche cosa che Criquet comprese soltanto col cuore:
Non ti vedr pi eri la mia vita. La tua letizia aveva rallegrato alcuni dei miei giorni. Ora la notte ricadr sul mio palazzo e certamente riprender la mia lenta discesa verso il nulla. Addio, bel riso giocondo! Addio, piccolo sole bianco! Non dimenticare Naima: ella non ti dimenticher mai, Ogni giorno, ogni ora ella ripenser alla dolce festa che per essa rappresent la tua presenza.
E Criquet, il quale vedeva a stento a traverso le lagrime che salivano irresistibilmente a bagnargli le ciglia, sebbene fosse un uomo, lui, esclam:
Non ti dimenticher mai, Naima, e quando sar grande, ritorner a trovarti! Lo giuro.
Per quanto Naima ignorasse completamente il linguaggio di Criquet, pure lo comprese immediatamente e sent che Criquet non poteva rinunciare a rivederla perch se egli aveva comunicato a lei la giocondit e la bella risata riconfortante, ella, la reginetta, aveva rivelato al figlio di Montrouge quel che sia la grazia femminile.
Ed egli si strapp alle mani gracili della piccola reginetta e segu gli altri bianchi che si allontanavano, cercando il cammino col bastone entro l'acqua del lago infido.
Per venti volte si volse per un ultimo segno d'addio e poi egli fu fuori di vista nella bruma leggera che gli nascondeva anche gli altri contorni violetti della montagna. Ed allora non vide pi Naima.
Allora non si volse pi ed egli, il diffonditore di giocondit, conobbe la cupa tristezza.
...
Nella stessa ora in cui, dopo una giornata di marcia, i cercatori di petrolio stavano rizzando il campo per la notte, un uomo giungeva sulla sponda di una larga depressione a forma di bacino in un villaggio di indiani Alakalufi.
La Terra del Fuoco  ben lungi dall'avere una popolazione proporzionata alla sua estensione; certe razze d'indiani, ancor molto numerose non molti decenni addietro, sono ora in via di estinzione; ad esempio, i Fuegiani pare siano completamente scomparsi: sono caduti sotto i proiettili dei bianchi e per l'effetto ancor pi mortifero dell'alcool che  stato loro propinato. Gli Alakalufi, invece, resistono.
Sono i pi feroci e selvaggi abitanti di quella terra triste: refrattari ad ogni tentativo di civilizzazione, vivono a piccoli gruppi in capanne primitive appena chiuse contro il freddo vento australe formate di una carcassa di rami d'albero confitti a terra e coperta di pelli di foca. Questi esseri abbrutiti che non hanno nozione alcuna del bene e del male, si nutrono di molluschi e dei pochi guanachi che possono catturare.
Per molto tempo loro unica occupazione era quella di naufragatori: attiravano le navi con grandi fuochi accesi sulla riva del mare e saccheggiavano le carcasse massacrando i naviganti che il mare non si era preso.
L'uomo che quella sera era giunto al villaggio, molto barbuto e vestito come un agricoltore cileno, avanzava a stento sul cavallo sfiancato dalla lunga corsa a traverso i terreni smossi della savana, e fu con una bestemmia di soddisfazione che, giunto sull'orlo del bacino, egli scorse il villaggio degli uomini color del rame.
Le donne, poveri esseri terrorizzati da mariti brutali, erano occupate a cuocere il pasto su miseri fuochi di sterpaglie e di lichene mentre gli uomini fabbricavano degli arpioni oppure, mediante un chiodo ed una pietra, tagliavano i pezzi di bottiglia trovati sulla spiaggia per farsene punte di freccia. Alla vista del sopraggiunto tutti si alzarono lanciando grida ostili, pronti a massacrarlo per appropriarsi di quanto egli poteva aver con s di utile.
Ma uno, capo e stregone contemporaneamente, usc in quel momento da una capanna poco meno ignobile delle altre e lanci un grido di comando al quale tutta la banda strepitante si ferm di netto e si tenne quieta lasciando passare il bianco non senza per lanciare sguardi cupidi sul suo cavallo, sulle sue scarpe, sui suoi abiti e sulle sue armi.
Il nuovo venuto balz a terra senza preoccuparsi del cavallo, il quale si mise alla ricerca dei radi ciuffi d'erba, e si diresse verso il capo del villaggio. Questi lo accolse con le pi servili manifestazioni di ossequio e lo condusse subito verso la sua miserabile capanna. Quando furono seduti l'uno di fronte all'altro, il visitatore parl in spagnuolo:
Ti ringrazio, grande capo, disse a quel miserrimo straccione, d'aver fatto buona guardia e di avermi avvertito del ritorno di quei bianchi che ti avevo incaricato di sorvegliare. Fra di loro si trova una fanciulla in abiti maschili la quale accompagna suo padre che  il pi alto dei bianchi ed il solo che abbia capelli grigi.  necessario che, coi mezzi che ti sembreranno pi adatti (e ne lascio a te la scelta) tu rapisca la figlia ed il padre. Mi occorrono entrambi sani e salvi: eviterai di molestarli e non toccherai un capello del loro capo. Quanto agli altri non mi interessano e potrai farne quel che vorrai.
Benissimo! fece il selvaggio accompagnando la parola con un significativo gesto della mano fatta scorrere di fianco sulla gola.
Aggiungo, continu il sedicente cileno, che, se avr la prova che i due francesi, i quali sono gli alti capi della spedizione, sono morti, alla somma pattuita di cento piastre ne aggiunger altre cento...
Non  molto, rispose il sudicio personaggio con una smorfia che voleva essere un sorriso.
Bene, non star a mercanteggiare: ti dar trecento piastre in tutto ma non un peso di pi.  tutto quanto possa valere quella gente. Del resto non arrischiate gran cosa perch sono pochi: i giovani della tua trib non hanno paura e le armi da fuoco che vi dar sparano lontano. Dunque, fatto il colpo, sarete tutti ricchi.
Sta bene, rispose il capo trib: sei generoso ed i tuoi desider saranno soddisfatti; li attaccheremo, li stermineremo e risparmieremo soltanto la fanciulla e suo padre. Quanto agli altri non potranno mai narrare le loro avventure davanti al fuoco del loro villaggio perch i morti non parlano.
...
La piccola carovana, giunta a tre giornate di cammino dall'isola del petrolio, dopo un viaggio di una tristezza ossessionante, si avvicinava all'ultimo punto di rifornimento d'acqua presso il quale doveva accampare prima di uscire dalla savana; e, con un profondo sollievo, i viaggiatori cominciavano a scorgere le montagne inazzurrarsi all'orizzonte ed apparire lentamente quasi andassero sorgendo dalla terra.
Si rallegravano dell'approssimarsi della foresta malgrado la lotta faticosa che avrebbero dovuto sostenere contro la inestricabile vegetazione. Provavano il bisogno di vedere delle vere piante; foglie, alberi e verzura; di ritrovare la vita alla fine di quel paesaggio quasi lunare.
Assai prima della foresta si scorgeva uno dei tanti fortini che un tempo erano stati costruiti da Unatepec per segnare la via fino all'isola del petrolio: l il gruppo si sarebbe accampato e vi troverebbe quell'acqua che cominciava nuovamente a scarseggiare.
Laurie pensava alle enormi conseguenze della sua scoperta ed andava ripetendosi orgogliosamente che non era dovuta al caso ma che l'aveva conquistata passo passo grazie alla sua scienza ed alla sua abilit.
Intanto Dunois ed Alys chiacchieravano facendo progetti per l'avvenire poich il loro matrimonio sarebbe avvenuto a Boston al loro ritorno col. Ma mentre il biologo ne parlava come di cosa certa, Alys, senza dirglielo, vedeva rizzarsi continuamente a minacciare la sua felicit il telegramma di Solok che aveva ricevuto all'htel Ritz: "Non siete ancora la signora Dunois"!
Anthime si ribellava dentro di s contro tutti i pericoli ignoti che col suo intuito sentiva minacciare il suo caro superiore e si sforzava di farsi un animo bronzeo per tutti i combattimenti che intuiva prossimi. Anche lui taceva e questo permetteva a Criquet di seguire i propri pensieri che lo riconducevano presso Naima e si desolava all'idea che forse quando, fedele alla sua promessa, ritornerebbe a lei, troverebbe soltanto una tomba dove da tempo dormirebbe l'ultimo sonno l'ultima Figlia del Sole; si felicitava per per averle lasciato una speranza che certamente il saggio Rupac Aro avrebbe saputo far balenare agli occhi della bimba regale per incoraggiarla a vivere.
Ma improvvisamente venne strappato alle sue riflessioni dalla vista di Anthime che, fermatosi e facendosi solecchio con le mani, scrutava la lontananza con una strana attenzione.
Si avvicin al suo protettore:
Che cosa guardi, zio? domand.
Non aver paura, piccolo, rispose l'uomo-gorilla grattandosi furiosamente la testa: vedo laggi un formicolo che non mi sembra molto naturale; si direbbe che vi siano degli uomini; mi pare di averli visti andare e venire. Ora mi sembra che si siano gettati a terra; non sono forse le loro teste quelle che si scorgono di tanto in tanto?... Tu sai che la mia vista  buona, per mi domando...
Non  forse naturale che ci siano degli uomini? domand Criquet.
Non lo  in queste solitudini dove, fino ad ora, non abbiamo incontrato nessuno. Vedi, Criquet, gli uomini non sono sempre buoni e rappresentano una razza d'animali della quale bisogna diffidare.
Di mano in mano che la piccola colonna si avvicinava alla linea delle dune, che si trovava ad una certa distanza sulla destra del fortino, sul cielo gi oscuro spiccavano delle forme sospette le quali parevano muoversi a casaccio.
Dal canto suo, anche Dunois si era accorto della cosa ed, interrotta la conversazione con Alys, aveva concentrato la sua attenzione su quel punto.
Certamente sono indiani, disse Anthime, e le mosse di quei macachi non mi piacciono affatto.
Eppure, rispose il biologo, le popolazioni della Terra del Fuoco non hanno fama di essere molto pericolose... discendono da razze degenerate.
Ho letto che ve ne sono anche di pericolose...  sempre meglio prendere qualche precauzione.
Tutta la carovana si ferm e tutti fissarono gli occhi sulle dune commentando i movimenti che credevano di scorgervi: tutti gli uomini indistintamente si erano raggrupati(2) impugnando le armi, quando improvvisamente scoppi un baccano formidabile di grida selvagge accompagnato da un fuoco infernale di fucileria e le pallottole grandinarono tutt'attorno fischiando alle orecchie e ficcandosi nel terreno con uno strido secco.
A tratti gli indiani si alzavano, sempre lontani, per urlare, gesticolare e sparare qualche fucilata e poi, improvvisamente, scomparivano come fantocci meccanici entro la loro scatola.
Dunois consider la situazione.
La carovana era accerchiata perch, approfittando che l'attenzione dei bianchi si era concentrata su quanto avveniva sulle dune, una parte degli aggressori l'aveva aggirata strisciando rapidamente sul terreno: i viaggiatori si trovavano dunque stretti in un cerchio composto di almeno duecento selvaggi schiamazzanti e che si abbandonavano ad una sparatoria inverosimile.
 straordinario, riprese Dunois: tutti i viaggiatori sono concordi nel dichiarare che questa gente combatte soltanto con giavellotti e frecce dalla punta di vetro; eccola ora armata ben diversamente.
Fortunatamente, osserv Anthime, sparano abbastanza male: ma chi mai ha potuto dar loro tutti quei fucili? Ed in cambio di che cosa, dato che non posseggono nulla che valga un quattrino?
Comunque sia,  bene non restare riuniti in gruppo... C' una sola cosa che possiamo fare, per difenderci efficacemente senza rimaner troppo esposti, ed  di ricoverarci nel fortino. Lo hanno capito anche loro e cercano di impedirci di raggiungerlo, ma con qualche pallottola ben collocata nel segno...
I membri della spedizione avevano gi compreso la manovra necessaria, e puntando le carabine, cominciarono un fuoco nutrito e preciso contro gli avversari che cercavano di tagliar loro la strada, provocando una lotta disordinatamente furibonda. Parecchi cavalli erano gi stati feriti pi o meno gravemente, per "incapacit" diceva Anthime, ma gli uomini erano tutti intatti. Invece, sotto i colpi dei bianchi, molti indiani caddero senza pi muoversi; avevano avuto il fatto loro ed a poco a poco l'accesso al fortino venne a restare sgombro.
Dieci minuti dopo, in buon ordine, la carovana si allogava al completo al riparo del piccolo forte. Immediatamente un certo numero dei suoi componenti si appost alle brecce che il tempo aveva aperto nelle mura, mentre Dunois cercava di rendersi esatto conto della situazione per approfittare di ogni possibilit che gli si presentasse favorevole... Due dei suoi uomini, intanto, erano stati colpiti, uno ad un braccio ed un altro ad una gamba, ed era stato necessario provvedere subito alla medicazione.
Gli indiani, approfittando del fatto che la carovana era intenta a rafforzarsi nel suo riparo, si erano avvicinati e, ben nascosti dietro le dune, nelle pieghe del terreno e dietro le poche pietre che erano sparse qua e l, avevano circondato completamente il fortino.
I bianchi si trovavano, pel momento, in una sicurezza relativa ma una circostanza rendeva preoccupante la loro situazione: il pozzo si trovava a circa cinquanta metri dal ricovero ed era necessario aver acqua perch la sete cominciava a farsi sentire; ma, ad ogni tentativo che facessero per recarsi ad attingerne, gli indiani scaricavano una vera grandinata di proiettili, mal diretti certamente, ma sempre pericolosi.
Anch'essa armata di fucile, Alys sparava coraggiosamente ed i suoi colpi avevano fatto qualche vittima fra i nemici cos che, in complesso, la esattezza di tiro dei bianchi costava parecchio agli assedianti. Anthime, poi, dimostrava una abilit sorprendente; sparava tranquillo come al bersaglio e Dunois, che studiava col binocolo la posizione nemica, pot constatare che ogni colpo del suo preparatore arrivava infallibilmente al segno.
Perdite notevoli consigliarono infine ai selvaggi di ripararsi meglio tanto pi che scendeva la notte.
Ecco, osserv Anthime: ora bisogna star pi in guardia di prima perch nelle scaramucce coi selvaggi, c' sempre pi da temere nell'oscurit che alla luce.
E la sera si approfond e scese la notte buia senza luna senza un lembo di cielo sgombro che lasciasse scorgere una stella; le tenebre erano tanto fitte da parer solide e per quegli uomini era una vera necessit quella di accendere, di tratto in tratto, le loro lampadine elettriche per vedersi e per rischiarare un pochino il terreno circostante; ma ad ogni sua apparizione, quella luce era salutata da una grandine di proiettili.
Non temono di sciupare munizioni, brontol Laurie: ci vuol dire che ne hanno in abbondanza;  proprio una cosa incredibile. Chi pu avergliene date tante? Si direbbe che l'attacco sia stato voluto da qualche nostro nemico.
E con tutto questo, brontol la voce di basso di Simpson, si muore di sete e, in mancanza di whisky, si berrebbe volentieri anche un poco d'acqua.
Bisogna che vada qualcuno a prenderne, ma occorre una persona svelta ed agile, con occhi ottimi ed udito fine.
Una vocetta si alz immediatamente.
Potrei andar io, dichiar Criquet: sono piccolo e corro come una lepre.
Dunois esit un poco sembrandogli imprudente esporre cos quel fanciullo; ma l'interesse di tutto il gruppo esigeva che egli accettasse la proposta; evitando nei limiti del possibile ogni rumore, la porta del fortino venne sgombrata delle pietre che vi erano state ammonticchiate per barricarla e che erano le stesse fatte crollare dal tempo.
Il ragazzo scivol fuori e a piedi scalzi scomparve nella notte senza nemmeno un frusco; proprio come una serpe. Passarono cinque minuti, poi dieci, poi quindici... l'angoscia era generale quando, nel cerchio di luce delle lampade puntate verso terra, si vide riapparire una testa scapigliata ben nota e simpatica ed un certo nasetto schiacciato "nel quale ci pioveva" come diceva il suo legittimo proprietario.
Non credo di aver fatto pi rumore di un gatto a caccia di uccelletti, dichiar fieramente il monello. Non ho nemmeno respirato.
Ma i due secchi di tela che aveva portato con s erano vuoti e disperatamente secchi!
Ed allora? domand Dunois. Non sei riuscito ad arrivare al pozzo?
Ah, credete che non ci sia andato? Sicuro che ci sono giunto, protest il piccolo, risentito;, ma non c' pi acqua: quegli sporcaccioni l'hanno colmato. Per bere, non c' proprio nulla!
La situazione si faceva grave: circondati, e senza acqua!
Ma nessuno mormor e quanti non erano di vedetta si rannicchiarono fra il pietrame per cercar d dormire in attesa della luce...
Quando l'alba sorse, pallida e grigia, la situazione non era mutata per nulla. Dunois non aveva dormito ed aveva avuto la precauzione di raccogliere un poco di rugiada nei teli da tenda stesi ma ve n'erano forse tre cucchiaiate per ciascuno, ed appena un sorso per ogni cavallo; proprio tanto quanto poteva bastare per inumidire le fauci riarse.
La giornata parve lunga quanto un secolo malgrado gli sforzi di Criquet per tener allegra la compagnia: faceva degli straordinari salti mortali, camminava sulle mani con una naturalezza tale da far credere che quella fosse la sua posizione abituale e cantava con la sua vocetta stridula tutte le canzoni che sapeva... e non erano poche!...
Le conserve e la carne seccata permettevano di nutrirsi, ma la maggior necessit era quella di bere! Nel pomeriggio parecchi dei feriti cominciarono a delirare ed uno si mise a ballare con tali smorfie da far piet.
Credeva di essere in un bar del Far West negli Stati Uniti!
Keck, l'indiano, pareva soffrisse assai, e quando la notte fu calata per la seconda volta si offr per recarsi verso la baia Inutil, dov'erano dei coloni cileni, per chiedere soccorsi.
Se qualcuno poteva riuscire in una simile impresa, era proprio lui che doveva conoscere il territorio meglio di chiunque altro della spedizione; Dunois accett dunque l'offerta, gli fece qualche raccomandazione e lo accompagn fino all'uscita.
Passarono altre due ore e la maggior parte degli assediati sonnecchiava quando furono tutti risvegliati da un colpo sordo.
Che c'? domand Dunois all'uomo di vedetta.
 caduto, qui dentro, qualche cosa di pesante.
Le lampadine furono accese e si iniziarono le ricerche che non durarono a lungo perch in breve tutti rimasero allibiti davanti ad uno spettacolo raccapricciante: ai loro piedi giaceva la testa mozza del povero Keck... Certamente egli non aveva saputo sfuggire alla vigilanza degli Alakalufi (lui stesso aveva detto ai suoi compagni il nome di quella trib) ed aveva pagato con la vita il coraggioso tentativo.
Tutti i componenti la colonna si guardavano addolorati quando Anthime, per nulla intimorito da quella vista, annunci che sarebbe andato lui alla ricerca di aiuti: gli altri vollero dissuaderlo; ma non ci fu modo di trattenerlo.
Chi volete che venga a soccorrerci se nessuno va ad avvertire chi possa darci aiuto? Sono abbastanza astuto e non pi maldestro del pi furbo di tutti questi brutti musi; ho in tasca una bussola e la mia lampadina: non temete: passer. Non abbiate preoccupazioni per me prima che siano trascorsi due giorni perch  una passeggiata che richiede del tempo: datemi soltanto una buona pistola automatica, una provvista di cartucce e di caricatori ed un poco di carne secca; non mi occorre nulla di pi.
Che brav'uomo siete, Anthime! gli disse Dunois abbracciandolo.
Eh, via! Non sono meno coraggioso di tutti voi che rimanete in questo maledetto fortino a combattere ed a soffrire. Cercate di non perdervi di coraggio e di aver pazienza, se vi riesce...
Strinse tutte le mani che gli venivano tese e se ne and dopo aver accuratamente consultata la bussola... e su tutto ricadde il solito cupo silenzio perch gli indiani non sparavano pi che raramente: si accontentavano di aspettare a distanza, almeno cos credeva Dunois, una soluzione che sapevano essere immancabile.
Nessun rumore di lotta era giunto al fortino e gli assediati trassero da ci la convinzione consolante che Anthime fosse riuscito a passare attraverso la linea di vigilanza nemica, e un po' di speranza risorse negli animi.
...
Il quarto giorno parve ancor pi lungo dei precedenti: la debolezza dei disgraziati andava aumentando; Simpson, con gli occhi smarriti, domand a Dunois il permesso di sacrificare qualche cavallo per dissetarsi col loro sangue ed il biologo non pot opporsi.
N Dunois, n Alys, n Laurie vollero partecipare a quelle libazioni; preferivano morire piuttosto che bere a quella sorgente disgustosa.
Un torpore pesante si abbatt sugli ospiti del fortino.
Calata la sera, lasciata la guardia del blockhaus a Simpson e ad un altro dei suoi compagni cui toccava il primo quarto di vedetta, gli altri si abbandonarono alla sonnolenza quasi gradevole che li aveva presi lentamente. L'yankee sbadigli; le sue palpebre cominciarono a battere; e, malgrado ogni sforzo, venne l'istante in cui i suoi occhi si chiusero e il fortino rimase senza sorveglianza...
Nessuno, perci, scorse una testa dai capelli neri arruffati e dagli occhi scintillanti, apparsa sopra il muretto di cinta e che esaminava con occhio feroce l'interno dell'accampamento, scomparendo poco dopo.
Passarono alcuni minuti e delle ombre avanzarono strisciando a traverso la breccia del muro... Dunois, nel sonno, ud un grido: quello di Alys! Balz in piedi, accese la sua lampada e si vide circondato da selvaggi.
All'armi! All'armi! grid, e tutti i bianchi furono in piedi.
Nell'oscurit avvenne una lotta selvaggia.
Simpson ed i suoi uomini ammazzavano a casaccio a rivoltellate, a fucilate, a colpi di calcio di fucile, a coltellate; tutto in una confusione indicibile. Scorgevano appena i loro nemici, ma si battevano con tanta energia che, dopo aver udito crollare rumorosamente alcune pietre, poterono accorgersi, alla luce delle lampadine, che il fortino era liberato e che l'assalto era stato respinto.
Alys! Laurie! grid Dunois con voce che gli si strozzava in gola.
Nessuno rispose!...
I presenti si contarono; c'era qualche ferito in pi, ma Alys e suo padre erano scomparsi. Pazzo per la disperazione, Dunois voleva lanciarsi all'inseguimento dei rapitori, ma Simpson e gli altri lo trattennero:
A che servirebbe? Vi fareste uccidere o rapire anche voi! Meglio rimaner libero e valido per poter poi mettersi alla ricerca di miss Alys e di suo padre. Certamente i selvaggi non li uccideranno perch non sono tanto sciocchi da non contare sopra un buon riscatto, che noi cercheremo di pagare soltanto a suon di fucilate.
Avevano ragione e Dunois, rodendo il freno e dimenticando tutto, anche la sete che lo torturava, si lasci cadere a terra con la testa fra le mani, incapace di coordinare le idee.
Quando apparve il giorno, gli assediati poterono constatare che gli Alakalufi non se n'erano andati; evidentemente non avevano rinunciato all'idea di prendere il fortino e di catturarne, o massacrarne, tutta la piccola guarnigione.
Intanto l'ozio forzato diventava un supplizio pei bianchi divorati dalla sete; guardavano gli orologi ogni cinque minuti, cercavano di dormire; non vi riuscivano e, disperati, abbattuti dalla noia e dalle sofferenze, pestavano i piedi come fanciulli. Per passare il tempo organizzarono dei giochi, ma subito nacquero discussioni. Dunois comprese che presto sarebbero degenerate in liti e che forse vi sarebbe stato spargimento di sangue: si oppose a quei giochi; ma l'indisciplina era gi entrata nell'animo di quegli uomini. Alcuni di essi, gente notoriamente calma ed assennata, lo guardavano ora con occhi lampeggianti d'odio e nei quali appariva anche una minaccia omicida. Col cuore straziato, Dunois osservava quello spettacolo desolante e si domandava ci che sarebbe avvenuto se la situazione fosse dovuta durare per qualche tempo ancora.
Improvvisamente risuonarono dei richiami di tromba mentre contemporaneamente scoppiava una fitta fucileria ancora lontana... Gli assediati si precipitarono al muro di cinta... Che significava quel fracasso? E nella lontananza scorsero, rese indistinte dalla foschia, delle ombre che fuggivano velocemente inseguite da cavalieri vestiti all'europea i quali non davan loro quartiere. Poco dopo videro accorrere Anthime montato sopra un buon cavallo con una bardatura evidentemente militare:
Ho incontrato questo plotone di Cileni, spieg, mandato dal presidio di Punta Arenas per mettere alla ragione gli operai agricoli della baia Inutil: ed ora sta mettendo a dovere quei sudicioni di Alakalufi.
Ma il lampo di gioia che gli brillava negli occhi mentre dava quelle spiegazioni si spense di colpo non appena seppe della scomparsa di Alys e di suo padre.
Sgominati i selvaggi e quando i soldati cileni si furono riuniti presso il fortino, il tenente Balmaceda, che li comandava, si present a Dunois parlando in buon francese poich aveva fatto i suoi studi militari alla scuola di Saint-Cyr. Confess che quell'attacco degli Alakalufi lo sconcertava:
Non voglio affermare, disse, che essi non siano capaci, ove se ne presenti l'occasione, di massacrare dei viaggiatori isolati; ma questa guerriglia a fucilate!... E poi, come hanno potuto procurarsi queste armi?... Devono essere stati sobillati da gente civile, altrimenti non sarebbero stati capaci di combinare un attacco di questo genere... e nemmeno il rapimento della signorina e di suo padre... Ad ogni modo, ora ci metteremo subito all'inseguimento.
Anthime aveva avuto la precauzione di portare una provvista d'acqua e tutti poterono dissetarsi.
Venne poi stabilito che il grosso, se  lecita l'espressione, della piccola spedizione si recherebbe alla baia Inutil, agli ordini di Simpson, accompagnando i feriti, mentre Dunois ed Anthime si sarebbero uniti ai soldati cileni per inseguire i rapitori.
Il tenente Balmaceda fece adunare i suoi uomini e l'inseguimento cominci.
Quando i soldati si lanciarono sulle loro tracce, gli indiani avevano gi un'ora di vantaggio ma mancavano di cavalli; per la conoscenza del paese permetteva loro di ritardare l'avanzata dei soldati disponendo delle imboscate di tratto in tratto, affinch quelli fossero costretti ad aprirsi la strada combattendo, cos da permettere, a coloro che conducevano seco i due prigionieri, di guadagnar terreno.
Se quella gente ha rapito la signorina Laurie e suo padre,  certo che non ha agito per proprio conto, andava ripetendo Balmaceda: qualcuno l'ha senza dubbio sobillata!
Ed in questo si trovava d'accordo con Anthime.
Egli aveva fra i suoi uomini dei gauchos dell'Argentina e dei cacciatori di prateria, abilissimi nello scoprire e nel seguir tracce, che vennero immediatamente incaricati di scoprire la direzione seguita da coloro che conducevano seco i due prigionieri. Vi riuscirono rapidamente per la natura del terreno che conservava nitide le impronte del gruppo in fuga fra le quali si distinguevano quelle degli stivaletti della fanciulla.
La traccia si dirigeva verso la costa occidentale sullo stretto di Magellano ma verso un punto che si trovava molto a sud della baia Inutil.
Malgrado i cavalli, la colonna degli inseguitori avanzava con velocit di ben poco superiore a quella che avrebbero potuto mantenere uomini a piedi: le cavalcature, per il terreno molle, si affaticavano facilmente cos che era necessario conceder loro frequenti riposi. La marcia venne per continuata durante tutta la notte e parte della mattina seguente, e finalmente la colonna giunse in vista del mare.
Improvvisamente Dunois grid
Eccoli! Eccoli i nostri amici! Coraggio... possiamo raggiungerli! Presto, presto, tenente!
Ma i cavalli cadevano sfiniti e l'ufficiale dovette far smontare i suoi uomini per continuare l'inseguimento a piedi.
Se vogliono imbarcare i prigionieri e continuare la fuga per mare, osserv Balmaceda, certamente saranno presi in trappola. Il caso ci aiuta; scorgete quel bastimento nelle acque dello stretto?  il Rejoneador, una nostra cannoniera, che ora far avvertire mediante segnali a braccia. Vi assicuro che ormai sono presi!
Mediante il cannocchiale si distinguevano perfettamente il chimico e sua figlia che i loro guardiani spingevano rapidamente verso la costa; entrambi apparivano affranti dalla stanchezza e molto sofferenti e parecchie volte furono visti dibattersi e lottare per poter fermarsi un poco; ma gli indiani li trascinavano a forza e, finalmente, non potendo far altro, li portarono a braccia.
Non hanno pi di venti minuti di vantaggio, disse il tenente, e del resto, si valgano di un veliero o di una piroga, il Rejoneador non se li lascer sfuggire.
La cannoniera, infatti, incrociava alla distanza di non oltre un miglio dalla costa e rispose subito ai segnali che le venivano fatti; ma intanto gli Alakalufi continuavano a sparare contro i soldati cileni per ritardarne l'avanzata: quella piccola retroguardia venne tolta di mezzo a poco a poco a colpi di moschetto e finalmente anche gli inseguitori poterono giungere alla sponda del mare. Questa scendeva fino all'acqua con un pendo ripido e sassoso; gi, una grande piroga si allontanava sul mare e vi si distinguevano perfettamente Laurie e miss Alys coricati, immoti, sul fondo.
Sparate: ma sparate dunque! gridava Dunois al colmo dell'eccitazione.
 impossibile, seor, rispose il tenente. I miei uomini sparano bene ma si correrebbe il rischio di colpire i vostri amici; lasciamo che agisca la cannoniera; li ha visti e sta avvertendoci.
Infatti una fila di bandiere di segnalazione veniva issata sull'alberatura della piccola nave che, vomitando una grande quantit di fumo nero, si dirigeva a tutto vapore verso l'imbarcazione alla quale si preparava a tagliare la strada.
"State tranquilli, lesse il segnalatore che stava a fianco di Balmaceda: provvediamo noi per quella canaglia.  questione di pochi minuti".
Sulla prua della nave cilena, la quale ormai non si trovava nemmeno a mille metri di distanza, dei marinai si preparavano con dei raffii ad afferrare la piroga il cui equipaggio dava segni manifesti di terrore: aveva abbandonato le pagaie, e la barca, scavata in un tronco d'albero, abbandonata a se stessa ondeggiava mollemente sulle acque, quasi immobile.
Improvvisamente qualche cosa emerse dal mare vicino ad essa.
Una torretta di sottomarino! esclam sorpreso Dunois. Ma che cosa fa qui?
Diavolo! fece Balmaceda, pure straordinariamente stupito. Vi confesso che non ne so nulla!
Il sottomarino era emerso fra la piroga e la cannoniera la quale era ancora lontana un buon mezzo chilometro; con una rapidit straordinaria la cupola della torretta si aperse ed apparvero degli uomini che gettarono un'amarra a quelli della piroga la quale venne subito accostata alla nave subacquea.
In un attimo, spinti, afferrati e trasportati come sacchi, i due prigionieri, malgrado la loro resistenza, scomparvero nella nave misteriosa. Scomparvero coi sei rematori della piroga entro la torretta che subito richiuse.
Questa scena non era durata che due o tre minuti e quasi istantaneamente il sottomarino si inabiss; la torretta stava scomparendo sotto le acque, quando scoppi una cannonata ed una granata la sfior rimbalzando sulla superficie del mare. Il Rejoneador aveva sparato, ma troppo tardi!
La cannoniera si lanci a tutta velocit; corse qua e l come un cane da caccia, ma apparve evidente che ogni traccia del sottomarino era perduta.
Alys! Alys! gridava Dunois, stringendo i pugni, nella disperazione della sua impotenza...
...
Il chimico e sua figlia erano stati condotti nel piccolo quadrato del sottomarino.
Con l'animo angosciato, miss Alys presentiva in quali mani fosse caduta, e perci non la sorpresa, ma la collera e l'indignazione, la scossero quando vide entrare l'elegante Solok.
Profumato, azzimato, sorridente, egli si inchin davanti alla fanciulla alla quale tent di baciare una mano che ella ritir con un moto di evidente ripugnanza. Egli rise allora con tutti i suoi bei denti bianchi e disse con la voce pi dolce:
Ve l'avevo detto che non eravate ancora la signora Dunois! Credo che dovrete rinunciarvi per sempre; del resto vi serbo un destino assai pi degno di voi!
Poi rivolgendosi al chimico aggiunse:
Sono felicissimo, caro amico, che siate ancora ospite mio, sebbene questa volta lo siate un poco vostro malgrado... Che farci?... Ci occorrono ancora i vostri lumi...
Laurie, coi pugni tesi, volle balzare sul meticcio, ma le mani solide di due marinai che gli stavano dietro, e che non aveva veduto, lo trattennero mentre Solok rideva allegramente sventolandosi col fazzoletto di seta.
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29. GUERRA DI PIRATI. I rifornimenti in mare.
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Erano trascorsi cinque mesi dal rapimento di Alys e di suo padre sotto gli occhi di Dunois impotente a soccorrerli. La prima idea del biologo, che era un vero uomo d'azione, era stata quella di inseguire il rapitore chiunque fosse: ma in qual modo? Dove rintracciare il sommergibile che si era immerso lontano dalla vista degli uomini? Tanto valeva cercare un ago in un pagliaio.
Certamente, e l'aveva pensato subito, il colpevole non poteva esser altri che Solok il quale aveva mandato ad effetto la sua minaccia; ma non ne aveva nessuna prova materiale.
Per di pi avrebbe dovuto disporre di un potere e di mezzi straordinari per poter agire con qualche probabilit di successo. E poich le ricerche avrebbero potuto estendersi su tutta la terra, a meno di possedere un'intera flotta ed una organizzazione radiotelegrafica perfetta, non v'era alcuna probabilit di riuscita.
Inoltre egli doveva assolvere degli impegni che si era assunto ed a quali il suo buon nome voleva ch'egli non si sottraesse: ed anche dimettendosi dalla sua carica, come intendeva di fare, non avrebbe potuto essere libero prima di qualche mese poich egli non si riconosceva il diritto di piantare in asso, pei suoi interessi personali, un'organizzazione interessante la scienza e, perci, l'umanit intera.
Ma la sua sofferenza e la collera che l'avevano invaso erano tali che in quel momento temeva di impazzire.
Il tempo pass; nessuna notizia ebbe mai di Alys e le ricerche, fatte per mezzo dell'organizzazione diplomatica degli Stati Uniti in seguito a domanda del Comitato dei Petroli, non avevano dato alcun risultato positivo. Ed il povero fidanzato intristiva...
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Ed intanto nei costumi della fauna marina dovevano presto avvenire strani mutamenti che sarebbero diventati una disgrazia pubblica.
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La flottiglia della Societ della Pesca di Boulogne aveva ripreso il mare da due giorni e nel Passo di Calais le robuste piccole navi a vapore rastrellavano pazientemente il mare giallastro sotto il cielo grigio. Nere e lente, tozze e forti, basse di bordo ma con la prua ben alta, esse continuavano a trascinare la loro rete sul fondo sabbioso, durante ore ed ore con uno sforzo ostinato. Si vedevano beccheggiare sbuffanti come docili bestioni al lavoro e percorrere cos buon numero di miglia: e poi gli uomini uscivano dalla cabina buia e graveolente dove, nell'attesa, avevano riposato sulle loro cuccette: uscivano a riprender aria e gli argani trepidavano, i paranchi stridevano e le reti dall'armatura di legno e di ferro risalivano lentamente. Il fondo del mare era stato rastrellato a dovere ed i pescatori aspettavano un buon raccolto guizzante ed argenteo onestamente e lealmente guadagnato...
Sul Calimuchon, la rete risaliva con una facilit di pessimo augurio. Piantato sul ponte di comando, il capitano Lochut, forte e tozzo come la sua navicella, aggrott le sopracciglia grigiastre e folte come un paio di baffi.
Temo proprio, disse al timoniere il quale, non lontano da lui, teneva la ruota del timone, temo proprio che non vi sia da stare allegri.
La rete usc dall'acqua ed invece degli animali scintillanti che vi si dibattessero a gran colpi di code, non vi si vide che il vuoto.
Delusione! Due ore di lavoro per nulla! Niente pesce: neppur uno! La cosa era inesplicabile: non si era mai visto nulla di simile! Il comandante batt il piede e bestemmi. Che diavolo accadeva? Eppure egli conosceva perfettamente i luoghi ma la rete che avrebbe dovuto esser piena, risaliva vuota!
I marinai tacevano costernati, ma si sogguardavano, buoni volti abbronzati dal vento del nord e dalle nebbie.
Oh, perbacco! Eccone una nuova!
Se fossimo maledetti non potrebbe andar peggio!
Lochut volle vederci chiaro: vi son dei casi ai quali non si crede; eppure il caso pu tutto almeno una volta. Ci che non  mai accaduto, pu accadere.
Certe retate, durante la campagna, hanno dato una pesca meravigliosa ed altre si sono distinte per la loro povert. Quello era un colpo di sfortuna incredibile ma che non si sarebbe ripetuto, e Lochut ordin che la rete venisse nuovamente calata.
L'argano rotol ancora una volta con uno stridore irritante, la rete si ritrov nell'acqua e la nave riprese a trascinarla contro corrente collo sforzo ostinato del ciuco sull'alzaia di un canale.
Ma questa volta i pescatori non rientrarono nel quadro; erano impazienti di conoscere il risultato della riprova perch quella gente, paziente fra i pazienti, non sapevano pi attendere.
Ed il tempo fu lento a trascorrere; ma finalmente Lochut, che aveva consultato l'orologio, diede l'ordine di ritirare la rete. Quanti degli uomini non avevan parte nella manovra stavano ansiosamente chini sulla poppa della nave...
E l'armatura trasparve sotto le acque e finalmente scorsero il sacco...
Per tutti i fulmini! Per una seconda volta: nulla! Neppur una triglia lunga due dita.
Tutti i visi erano pallidi e non esprimevano pi la rabbia, ma il terrore. Forse una maledizione pesava sul Calimuchon?
Non vale la pena di gettare ancora la rete! dichiar Lochut ed ordin la manovra cos da recarsi a portata di voce da ognuno dei compagni di flottiglia successivamente: e l'un dopo l'altro li chiam e li interrog; ma le risposte furono disperanti: non uno che avesse preso anche un solo pesciolino!
I capitani decisero che non valeva la pena di bruciar carbone o nafta in pura perdita: e ritornarono tutti in porto mentre normalmente avrebbero ancor potuto continuare il loro lavoro.
E non fu certamente un ritorno trionfale: ci correva!
...
La strana e preoccupante notizia era corsa, per bocca dei pescivendoli, dalla banchina e dalle osterie che vi si trovavano, fino alla stazione ferroviaria e di l con quella velocit straordinaria che ha sovente meravigliato, essa arriv ai porti vicini mentre da questi giungevano altre informazioni.
Quel ch'era accaduto a Boulogne non doveva considerarsi un'eccezione: non si trattava di una disgrazia prettamente locale come al tempo dei malefici di Le Hlo a Roscoff: tutti i pescatori, navigassero a vela od a vapore, grandi e piccoli, eran vittime della stessa sfortuna. Da Calais, da Dunkerque, da Ostenda e dagli altri porti belgi del Mar del Nord, giungeva la stessa notizia desolante: Niente pesce; neppur uno!
A Boulogne, l'"Inglese", come essi dicono, arrivava da Folkestone ed i pescatori britannici, a quanto pareva, si trovavano nelle stesse condizioni dei loro concorrenti francesi. Zero; zero assoluto! L'intero canale della Manica e parte almeno del Mar del Nord avevan fatto fiasco e la disdetta era generale.
Un velo di mestizia si stese sulle coste.
Era la fine dell'industria della pesca? Tutte le genti di mare che per secoli vi avevano trovato il loro pane avrebbero dovuto, ormai, restare inoperose? Era il principio della grande carestia? Fra tutte quelle laboriose popolazioni marittime che si accontentavano di guadagni minimi ma abbastanza regolari, l'emozione era straordinaria.
Era il principio della fine del mondo?
Anche le autorit marittime si erano commosse: la Marina mise in campagna la flottiglia della Manica per un'indagine accurata e completa perch bisognava assolutamente scoprire le cause di quella catastrofe.
Le sagome grige delle navi dello Stato si lanciarono fuori dai porti e dietro ad esse si stesero a perdita d'occhio le scie spumose battute dalle eliche roteanti. Le macchine ansavano, russavano e scuotevano gli scafi: torpediniere, cacciatorpediniere, cannoniere ed avvisi erano in caccia. Dal cielo, gli idrovolanti cercavano di penetrare il mistero degli abissi, ma non scoprivano nulla. Non v'eran pi banchi formicolanti di pesci, sul mare non c'erano pi delfini volteggianti e, sfiorando la superficie, non era visibile nemmeno una medusa: nulla!
La vita aveva abbandonato le acque dove si crede che, nella notte dei tempi, essa sia nata.
Era dunque la terra entrata in agonia?
...
Per conto suo il cacciatorpediniere Arcole, uno degli ultimi varati e che aveva da poco brillantemente terminato le sue prove, correva il mare con un ardore da neofita. Dal comandante, il tenente di vascello Feuchres, che s'era fatto una nomea durante la guerra quale cacciatore di sommergibili, fino all'ultimo marinaio, tutti si appassionavano per quel nuovo compito: non avevano forse tutti qualche parente fra quei disgraziati pescatori che soffrivano di quella sciagurata novit?
Erano tutti felici di navigare e di cercare come cani da caccia, invece di ammuffire nei porti a lucidare ottoni ed a pulire cannoni inutili.
Eppure, diceva Feuchres al suo secondo, il sottotenente Marignac, non  facile trovare quel che cerchiamo perch il nemico che inseguiamo non  forse nemmeno materiale:  una causa. Il pesce  scomparso dai nostri mari e si vuole che noi scopriamo il perch.
Bah! fece Marignac. Cercheremo a lungo, certamente non scopriremo nulla e poi, improvvisamente, il pesce, che s' ficcato Dio sa dove, ritorner a farsi vivo. Non si conoscer mai la causa di questa scomparsa catastrofica; la pesca riprender e noi continueremo a sgobbare per degli anni in attesa che ci aumentino i filetti sulle maniche.  la vita, questa; la nostra vita di marinai.
Eppure, insisteva Feuchres dopo aver mosso la maniglia del chadburn per accelerare il motore, eppure, io mi chiedo talvolta se si debba accusare la natura di questa calamit:  forse assolutamente innocente, lei; chi sa che essa non c'entri affatto ed invece in tutto questo non vi sia che lo zampino dell'uomo!
Marignac guard sorpreso il suo capo.
Che volete dire, comandante? Credete forse che il pesce sia fatto scomparire, dal Passo di Calais e dalle coste vicine, da un uomo o da parecchi uomini?
Feuchres e Marignac erano due anomalie etniche: il primo era di Dunkerque ed aveva un viso molto abbronzato, occhi e capelli neri ed un profilo sottile dal quale sporgeva, aggressivo, un naso che rassomigliava ad un becco d'aquila: il suo compagno, da Tolosa, era biondo e roseo, alto di statura con lineamenti diritti come un discendente di Vikingi.
Feuchres era vivace, nervoso e tutto scatti, mentre il suo secondo, meridionale, parlava lento studiando le parole, misurando i gesti ed il suo accento guascone sembrava una affettazione.
Perch no? rispose Feuchres. Rammenterete certamente l'affare di Roscoff: si diceva che un vecchio capitano in pensione avesse scoperto il segreto di attirare nelle sue reti tutto il pesce della regione. Ne ho udito parlare diffusamente dal mio compagno di promozione, Lemoine, l'aviatore che si interess allora della cosa; non  molto tempo ancora. Non so che cosa sia poi accaduto, ma il segreto del vecchio capitano pu benissimo essere stato scoperto da altri a meno che la stessa scoperta sia stata fatta nello stesso tempo, come accade qualche volta, anche da altri in tutt'altra parte del mondo. Non  forse vero che ci sono certe idee che servono di base agli studi di parecchie persone contemporaneamente e che, mentre alcune non ne cavano nulla, altre, invece, riescono a portare felicemente a termine i loro lavori?
Intanto il cacciatorpediniere fendeva il Mar del Nord a tutta velocit: diventato nave di polizia, andava e veniva, cercava e, come i poliziotti, facendo quanto poteva, sperava che il caso benevolo gli desse un capo del filo che l'avrebbe condotto alla soluzione del mistero.
...
Era giunto ad un punto situato sul fianco del Dogger Bank, ma a pi di venticinque miglia al largo ed all'orizzonte non si scorgeva nemmeno una sola nave da pesca.
Rottami a babordo da prua! annunci improvvisamente l'uomo di vedetta la cui voce risuon a tutte le orecchie come se avesse annunciato il principio della fine del mistero.
Il comandante Feuchres prese il suo binocolo per esaminare i rottami segnalati.
Tavole, borbott, carabottini... travicelli... c' stato un naufragio da queste parti...  strano, per.
Un naufragio?! disse Marignac meravigliato. Un naufragio quando il vento sembra il soffio di un bimbo ed il mare appena increspato? Senza uno scoglio n un pericolo a cento miglia d'attorno? Non  un naufragio; ma un suicidio. Quel collega era stanco di vivere.
I rottami erano numerosi e coprivano un'estensione abbastanza vasta. Feuchres credette opportuno fermare per mettere in acqua una imbarcazione perch eseguisse qualche ricerca circa l'identit della nave scomparsa in condizioni tanto strane.
Doveva essere affondata in conseguenza di una falla, ma il tempo non era affatto nebbioso ed un investimento in quelle condizioni era inammissibile. D'altra parte se una nave imbarca perch il suo scafo troppo vecchio si  aperto,  chiaro che non affonda in cinque minuti n si diverte a passeggiare in pieno Mar del Nord quando tutt'attorno, sulle coste circonvicine, vi sono numerosi punti di rifugio.
Anche questo  uno strano mistero, riprese il comandante dell'Arcole: darei volontieri qualche cosa per vederci chiaro.
La baleniera staccata dalla nave esplor minutamente tutta l'estensione del mare dove erano disseminati i rottami: non v'era nulla che portasse qualche uomo vivo; ma i ricercatori portavano con s una boa di salvataggio com' prescritta dai regolamenti della Marina francese, dipinta di rosso e di bianco: e su di essa si scorgevano tracciati con vernice nera una lettera ed un numero: C. 192.
Cacciatore 192, mormor il comandante:  un bastimento della squadriglia di dragaggio di Dunkerque che s' messa in mare l'altro ieri dopo i telegrammi che abbiamo ricevuto. Forse una esplosione di benzina. Siccome era solo in alto mare, il sinistro potrebbe essere spiegato.
E Feuchres esamin attentamente i rottami che la baleniera aveva raccolto ma non vi trov traccia d'incendio.
Devono essere morti tutti, poveri ragazzi! disse tristemente. Si potr mai sapere quel che sia accaduto?
Certamente non v'era nessuno che attendesse d'essere salvato e poich non v'erano imbarcazioni in vista, Feuchres fece riprendere la navigazione e la nave potente cominci a farsi strada fra le cose d'ogni sorta che le galleggiavano d'attorno.
Ma poco pi in l, mentre egli stava per chiedere alla macchina una maggiore velocit, la vista di alcuni oggetti neri, tondeggianti come il guscio di una tartaruga e che dondolavano in bala delle onde gli ferm la mano sul chadburn.
Ma guardate, Marignac, mormor: non sembrerebbero?...
Delle botti?... S comandante; sono proprio botti: non  affatto straordinario trovare delle botti alla deriva dove sia accaduto un naufragio.
S, ma i cacciasommergibili non ne hanno a bordo e mi pare che quelle siano botti di un tipo speciale...
Punt il binocolo, guard attentamente e poi continu:
Eh, s, perbacco! Sono proprio botti da petrolio o da nafta.
Il comandante era diventato molto pensieroso:
Dite un poco, Marignac; non vi dicono nulla a voi, quei barili per olii minerali?
Marignac, molto grave ma con un'espressione in cui si poteva scorgere anche dello stupore, rispose dopo un secondo d'esitazione
Ma, comandante: mi suggeriscono la stessa idea che avete avuto voi.
E cio, vi domandate quale sottomarino, quale sommergibile qui in alto mare, si sia fatto rifornire di combustibile pei suoi motori Diesel; non  vero?
Precisamente, comandante. Ma, riflettendovi, non vi pare che l'idea sia alquanto stramba? Son cose, queste, che avvenivano durante la guerra quando i sottomarini corsari tedeschi mancavano, spesso, di una base fissa: allora davano appuntamento in alto mare a navi petroliere che procedevano al rifornimento a meno che una petroliera neutra od appartenente agli alleati, incontrata sulla rotta, non fosse costretta a cedere il suo carico e saccheggiata senza scrupoli. Ma ora, perch si dovrebbe ricorrere a questi sistemi? D'altra parte siamo in pace e se si trattasse di esperimenti ne saremmo informati in qualche modo sia dai nostri capi, sia dal servizio informazioni.
 evidente, questo, mormor Feuchres approvando col capo. Voglio ripescare due o tre di quei barili per esaminarli.
L'Arcole si ferm nuovamente vicino a dei rottami e mand un paio di baleniere alla ricerca delle botti. Poco dopo due di quei recipienti venivano issati a bordo ed il comandante poteva leggervi il marchio della West Indies Oil Company; ditta potentissima, nota nel mondo intero.
Sappiamo gi qualche cosa, disse Feuchres. ed  che quel sottomarino, se si tratta di una di queste navi, non  rifornito da una ditta francese. Ma quel che mi stupisce, per,  che questi navigatori misteriosi non abbiano preso la precauzione elementare di distruggere questi barili compromettenti che rivelano il loro passaggio... Pu darsi per che, sorpresi durante le operazioni di rifornimento, siano stati costretti ad immergersi immediatamente per ritirarsi subito. Comunque c' qualche cosa di preoccupante in tutto questo ed a mio modo di vedere si impone un avvicinamento fra il naufragio del caccia e la presenza di questi barili.
Ma l'Arcole s'era attardato troppo col; riprese la rotta e ritorn a Dunkerque dove la notizia dell'affondamento di un cacciasommergibili, sparsa dai marinai, provoc una grande emozione.
Si discuteva sulla presenza, in mare, di quei barili e le menti, gi sovreccitate dalla scomparsa del pesce, non esitavano affatto anche di fronte alle spiegazioni pi straordinarie.
Persone che non si conoscevano fra loro, si fermavano agli angoli delle vie per domandarsi un fiammifero e dirsi di colpo cose di questo genere:
Volete che ve la dica, signore? Bene;  la guerra che riprende: una guerra subdola da pirati: quel sottomarino che nessuno ha veduto ma la cui esistenza  certa,  quello che ha silurato ed affondato il caccia non senza, per, lasciar tracce. Non si pensa mai a tutto; ecco ora i mari diventati ancor meno sicuri che nel 1916.
Sono anch'io della vostra opinione, signore; ed ho anch'io una mia idea alla quale non rinuncer tanto facilmente, e cio che se il pesce se ne va non  per un capriccio improvviso che si sia impadronito di tutti i cervelli degli abitanti dei mari; e non credo nemmeno a tutte le spiegazioni pi o meno scientifiche che si sono sciorinate per spiegare il fenomeno: mi limito a pensare che abbiamo dei nemici i quali hanno trovato il modo per affamarci. Poi moriranno le bestie... poi non vi sar pi grano per il pane... e verr la fine.
Poi, spaventati i due, che neppure si conoscevano, se ne andavano ciascuno per conto suo per diffondere qualche fantasia e spargere il terrore in qualche animo di pi.
Intanto i giornali pubblicavano che i pescatori di sardine di Douarnenez e quindi quelli di Sables-d'Olonne, della Roccella e di Royan non trovavano pi sardine; i banchi erano scomparsi. E le preoccupazioni aumentavano; le popolazioni marittime diventavano sempre pi nervose ed agitate e qua e l erano avvenuti disordini: qualche forno era stato saccheggiato e si erano molestati degli stranieri.
I partiti d'opposizione accusavano il Governo d'esser complice di una banda che speculava sulla miseria piombata sopra una parte della popolazione, e la Polizia, la truppa ed i servizi di sicurezza avevano molto lavoro su tutta l'estensione della costa.
E fu precisamente in quel tempo che Dunois, richiamato per un periodo d'esercitazione quale ufficiale della riserva, si rec a Dunkerque per imbarcarsi per l'appunto sull'Arcole. Nel suo dolore aveva accolto lietamente quella diversione militare.
Ed egli era convinto che la scomparsa del pesce fosse da attribuire all'assassino del suo vecchio zio Le Hlo... al rapitore di Alys Laurie.
Oh, avesse avuto la fortuna di incontrarlo faccia a faccia!
...
Quel giorno l'Arcole aveva l'incarico di una ricognizione lontana con base all'isola di Sein; e di l si era spinto in pieno oceano. Dunois era di quarto e teneva assai desta l'attenzione perch una nebbia fitta era calata sul mare. Qua e l si udivano risuonar campane d'avvertimento; pi vicino urlavano le sirene d'allarme e da ogni lato si sentiva la morte in agguato dietro le folate della nebbia che pareva d'ovatta.
Il cacciatorpediniere avanzava a velocit ridotta pel timore di un possibile urto e, dominando il brontolar delle macchine, frusciavano sonore le acque calme, rotte dallo sperone e scorrenti lungo lo scafo, che appena si intravedevano.
Di minuto in minuto, come voleva il regolamento, egli faceva lanciare colpi di sirena e quell'lulo in quell'atmosfera era tanto straziante da angosciare.
Per precauzione anche il comandante era salito sul ponte.
Di mano in mano che la nave avanzava, i rumori si attutivano ed i battelli da pesca diventavano meno numerosi; ma quel silenzio, invece di rassicurare, rendeva la navigazione ancor pi penosa.
Improvvisamente, indicando col dito verso babordo, il comandante Feuchres esclam:
Ascoltate!
Si udivano stridere dei paranchi e poi fu lo scroscio caratteristico di un verricello...
Ma cos' questo traffico in alto mare? domand l'ufficiale, Bisogna vederci chiaro.
E lanci, nel portavoce della sala delle macchine il comando:
Pronti alla manovra!
Stiamo forse per capitare addosso al nostro rifornitore di sommergibili, osserv Dunois ridendo.
Ma la sua non era una risata allegra. Le vicende nelle quali si era trovato implicato da qualche tempo gli ronzavano pel capo e non si sentiva pi di respingere l'idea di possibili avventure marittime. Ormai non si aspettava pi che il peggio.
Con un leggero colpo di barra a destra il comandante spostava la rotta a babordo per non allontanarsi troppo dal punto sospetto e, nello stesso tempo, diminuiva la velocit.
Oh! riprese Feuchres. Pare che la nebbia voglia alzarsi. Ci vedremo chiaro davvero, se non mi sbaglio.
Infatti si cominciava a distinguere una lieve separazione fra la nebbia tenace e la superficie verde del mare tranquillo. La bruma si alzava lentamente e venne il momento in cui, giunta essa a due metri al di sopra delle acque, si cominci a scorgere il mare a distanza. Ed una massa nera cominci a diventar chiaramente visibile: a poco a poco essa rivel le forme di un piroscafo da carico con un esile fumaiolo verso poppa, basso di borda, largo e pesante.
Ah! Ma... esclam Dunois, la si direbbe una nave cisterna, quella! E non vedete qualcosa a fior d'acqua vicino ad essa?
Diavolo! rispose il comandante. Non credevate certamente di indovinare con tanta precisione: la cisterna sta rifornendo il sottomarino; le passa la nafta con quella manica flessibile...  uno spettacolo che non mi  nuovo dopo la guerra e non mi inganno.
Immagino che visiterete quelle due navi, comandante.
Il tenente di vascello non rispose.
Ai posti di combattimento! comand.
E nell'aria calma risuonarono ardenti e marziali gli squilli della tromba che si ripeterono da un capo all'altro della nave sul ponte e nelle corsie, mentre i graduati dei fucilieri lanciavano l'ordine: "Tutti ai posti di combattimento!". In un attimo le mitragliatrici, i cinque pezzi da 130 ed i tubi lanciasiluri furono pronti mentre i serventi aprivano le riservette dei proiettili e mettevano in moto i montacarichi della santabarbara. Ogni capopezzo mosse il suo cannone per assicurarsi che potesse venir puntato con sicurezza in ogni direzione.
Prudenza! ordin Feuchres. Non caricate senza comando.
E l'Arcole manovrava per avvicinarsi alle due navi sospette, quando Dunois con voce di delusione, esclam:
Arriveremo tardi: eccolo che si immerge.
Infatti il sommergibile scompariva sott'acqua con una rapidit straordinaria; si poteva da quel momento esser certi che non si trattasse di nave francese. In pochi istanti non si scorse pi che il ponte sul quale gi scorrevano le onde e poi fu la torretta che affond.
Per un secondo si vide emergere ancora il periscopio che scomparve in breve anch'esso, filando in direzione di nord-est.
Feuchres fece una faccia alquanto delusa e sorpresa per quella rapidit:
Non si visita un fantasma; non so se lo rivedremo mai pi, quello; ma la cisterna non  svanita e ci dar delle informazioni, lo voglia o no.
E gi, per ordine del comandante, il cacciatorpediniere si copriva di fumo spesso; ma, contrariamente a quanto si sarebbe potuto credere, la nave cisterna non si allontan, avanz invece a tutta velocit verso il bastimento francese i cui tre fumaioli ed i cui cannoni l'intimidivano certamente a meno che le ispirassero fiducia rappresentando una protezione.
Per aspettarla l'Arcole si ferm mentre quella forzava le macchine.
Un portaordini proveniente dal posto di T. S. F. sal sul ponte di comando e, salutando colla mano al berretto, porse coll'altra un foglio al comandante.
Nave cisterna americana Pennsylvania lesse l'ufficiale, fermata e visitata stamane da sottomarino di nazionalit ignota, costretta sotto minaccia di siluramento a consegnare nafta, domanda protezione.
Il comandante Feuchres ebbe un sobbalzo:
Ah, benissimo! Eccoci ritornati al tempo dei pirati.
E sul rovescio del radiogramma scrisse rapidamente a matita una richiesta di spiegazioni supplementari:
"Arcole a Pennsylvania, Comunicate caratteristiche sottomarino e possibilmente dell'equipaggio: razza, lingua, uniforme, altri particolari utili".
Il marinaio corse al posto di T. S. F. e la domanda venne lanciata nello spazio e subito la risposta fu data.
"Sottomarino, diceva,  montato da...
Ma la nave non disse pi nulla: si avvicinava rapidamente ed era giunta a portata di megafono quando rimbomb un'esplosione terribile.
Lo spostamento d'aria fu tale che a bordo dell'Arcole tutti barcollarono, storditi. Nello stesso tempo una fiamma enorme saliva con un getto improvviso verso il cielo in mezzo ad una colonna di fumo nero mentre un fascio di frantumi si sparpagliava ricadendo tutt'attorno. In un attimo il mare ne fu disseminato fino a grande distanza.
Quando il fumo si fu dissipato, sulle onde non v'era pi nulla: dove qualche secondo prima c'era un grande e robusto bastimento a vapore provato alle tempeste, ora non v'erano che dei rottami sballottati dalle onde.
Il Pennsylvania era scomparso e con lui tutto il suo equipaggio poich per quanto si guardasse non v'era traccia di esseri viventi n sull'acqua n sui rottami: l'esplosione incredibilmente potente ed improvvisa ne aveva letteralmente polverizzato l'equipaggio. La sola consolazione era che quei poveretti non avevano avuto il tempo di soffrire.
Ora abbiamo il diritto di affondare quel sottomarino, senza preavviso, disse il comandante Feuchres esasperato dalla vigliaccheria di quel delitto spaventoso; poi, riprendendo immediatamente il suo sangue freddo, lanci a tutta velocit la sua nave nella direzione che aveva veduto prendere dal sommergibile quando si era immerso.
Non per niente fui soprannominato il giustiziere dei sottomarini disse: se lo trovo, quello, pu considerarsi affondato.
Ma nulla indicava, alla superficie del mare che sotto vi si trovasse una nave subacquea: certamente era disceso a grande profondit e si era fermato perch gli strumenti d'ascolto di cui l'Arcole era provvisto e che gli permettevano di seguire facilmente la rotta di un sottomarino in marcia, non rivelavano alcun rumore d'elica.
Tuttavia Feuchres si ostin ad incrociare per due ore in quel punto mantenendo sempre una velocit altissima e correndo a zig-zag per evitare i siluri che immaginava potessero essergli lanciati: ma malgrado l'attenzione intensa di tutti gli uomini arrampicati sull'alberatura, sulle passerelle e sul ponte, nessun indizio rivel il pirata e Feuchres credette inutile lanciare granate a casaccio.
Non ci resta che ritornare a Brest e far rapporto, disse finalmente.
L'Arcole vir di bordo ed in breve giunse in vista del Tas de Pois e delle rovine del Capo de la Chvre, pass l'imboccatura e diede fondo nella rada.
Dunois fu mandato dall'ammiraglio Guromire, prefetto marittimo al quale egli si fece annunciare d'urgenza.
Alle prime parole del messaggero, l'ammiraglio, un ometto dal viso energico ed intelligente, sobbalz:
Ma che cosa mi raccontate, signore! esclam guardando l'ufficiale coll'aria di chiedersi se avesse a che fare con un pazzo. Ma  impossibile...
Eppure non  che la verit, ammiraglio.
E Dunois manifest i sospetti ben radicati e fondati ch'egli nutriva circa il nesso esistente fra l'apparizione nelle acque francesi di quel sommergibile e la scomparsa del pesce. Ramment i rapporti ch'egli stesso aveva mandato al Ministero della Marina e dichiarava che, a suo modo di vedere, dati tutti gli indizi raccolti da qualche tempo, era evidente che quel sommergibile causava quelle migrazioni disastrose per tutta la popolazione della costa francese nel Canale della Manica e nel Passo di Calais. Con quali mezzi? La risposta era da cercare, ma non era ammissibile che fossero simili a quelli usati dal capitano Le Hlo all'epoca dei tumulti di Roscoff, se pur non fossero gli stessi?
In ogni caso occorreva stare in guardia: coloro che si trovavano a bordo di quella nave pirata non esitavano ad usare mezzi violenti per liberarsi da quanti potevano ostacolarli e se ne aveva la prova nella fine del cacciasommergibili C. 192 e quella non meno deplorevole del Pennsylvania... e forse a questi due erano da aggiungere il Surcouf e l'Amiral Gupratte, perduti "corpo e beni" e la cui scomparsa non era stata mai spiegata!
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 30. La prigioniera.
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Da due giorni un grande yacht incrociava in vista delle Canarie e quella nave magnifica non era che lo Swastika, nave di piacere, come si usa dire.
Di piacere, forse, ma certamente non per tutti coloro che vi si trovavano.
Nella lussuosa cabina che le era stata nuovamente assegnata, Alys intristiva. Era prigioniera in una gabbia pi che dorata; ma era pur sempre una gabbia e non era possibile che le riuscisse piacevole e che non vi languisse.
Quando era uscita dal sottomarino che l'aveva rapita con suo padre nello stretto di Magellano era stata condotta su quello yacht che gi conosceva e di cui sir Harry Solok le aveva nuovamente fatto gli onori con una insopportabile affettazione di cortesia e poich aveva assistito a delle terribili crisi di disperazione, temendo che nella piena del suo dolore la fanciulla mettesse in atto qualche decisione fatale, aveva fatto chiudere il sabordo che prima le permetteva, quando le piacesse, di respirare l'aria libera... e di affacciarsi, la sera, per sognare guardando il cielo o le onde mutevoli.
Notte e giorno un uomo era continuamente di guardia innanzi alla porta di quella cabina. Quando Alys usciva nessuno vi si opponeva ma quel suo guardiano le si metteva alle calcagna e non l'abbandonava un istante: era per cortesissimo e sempre premuroso.
Per, se la fanciulla chiedeva qualche cosa che fosse necessario andar a prendere altrove, quella guardia del corpo chiamava un marinaio, gli affidava l'incarico ma non si allontanava di un metro. Neppure quando dormiva, si allontanava, perch si stendeva a traverso la porta cos che non era nemmeno possibile di socchiuderla senza che egli se ne accorgesse.
Prigioniera! Non era che una prigioniera!
Seduta in una poltrona ricoperta delle pi preziose sete broccate di Oriente, quella notte, sapendo che il sonno l'avrebbe fuggita, ella non si era ancora coricata alle undici e l'aria di quella prigione le parve tanto soffocante che prov improvvisamente il desiderio di salire sul ponte.
Ella aperse la porta senza precauzione e subito da terra sal una specie di grugnito: il guardiano che sonnecchiava fu subito in piedi e rapidamente spalanc l'uscio, lasci uscire la prigioniera e la segu come un cane coll'occhio attento e le mani pronte ad afferrare.
Malinconica e pensosa and ad affacciarsi al parapetto mentre il marinaio le stava ritto dietro tanto vicino da toccarla, quasi; ed i suoi pensieri volarono ad Yves, al suo caro Yves. Dov'era in quel momento? Era ritornato in Francia poich ignorava la sorte della sua fidanzata? Quanto doveva soffrire lui, tanto coraggioso ed energico, per l'inazione impostagli dalla mancanza di una qualunque traccia da seguire!
E se avesse saputo che era ricaduta nelle mani di Solok?
Ella per aveva fiducia in lui che certamente, presto o tardi sarebbe accorso, piombando dal cielo per difenderla e liberarla... egli sarebbe il suo Perseo!
Improvvisamente ebbe la sensazione di una nuova presenza e si volse: Solok le era vicino, appoggiato lui pure al parapetto.
Si era avvicinato senza far rumore ed aveva probabilmente allontanato il marinaio che se n'era andato.
Erano a quattr'occhi sotto una lampada elettrica che permetteva loro di vedersi.
Alla vista del "nemico" Alys fremette ma arm la sua volont e prepar tutta la sua energia per la lotta che presentiva.
Il miliardario sorrideva mostrando tutta la sua bella dentatura e senza il minimo impaccio.
E cos, cara miss Laurie? disse col tono indulgente che si usa con un fanciullo impermalito. Siamo pi ragionevoli, ora?
Non so capacitarmi, rispose la fanciulla, come osiate ancori rivolgermi la parola.
Non vi chiedo di comprendermi, sebbene l'intelligenza non vi manchi, ribatt lui calmo. Non vi chiedo nulla e non conto che su me stesso per vincere le vostre prevenzioni ingiuste: diventeremo amici, vedrete!
Amici?!
Indignata da quella sfacciataggine ella fiss i suoi occhi scintillanti in quelli verdi del miliardario con tutta la durezza che una fanciulla poteva porre in uno sguardo.
S, riprese Solok, mi renderete giustizia: io tendo ad uno scopo che un'intelligenza quale la vostra non potr non trovare nobilissimo.
Vi faccio i miei complimenti, ribatt ella con tono mordente, dei mezzi eleganti che usate per giungere a quello scopo che vi siete prefisso e di cui, io, non mi curo affatto. Da quando ci avete rapiti, contro ogni diritto, io non ho pi riveduto mio padre: che ne  di lui? Che ne avete fatto? In fondo a qual carcere lo tenete prigioniero? A quale schiavit l'avete costretto? Lo rivedr, io, ancora?
Un'indignazione impetuosa le faceva vibrare la voce, ma quella prova minacciava di essere superiore alle sue forze e talvolta un singhiozzo trattenuto la scuoteva tutta, la raggrinziva quasi fosse per svenire.
Solok pareva ammirasse quell'energia che la sosteneva, ma certamente non provava piet alcuna ch il suo cuore non era tale da impietosirsi; egli non considerava che gli ostacoli e faceva soltanto ci che occorreva per infrangerli in un modo o nell'altro. E tranquillamente rispose:
Ah, siete davvero una Celta voi, e come drammatizzate tutto! Sempre colla fantasia desta, sempre sognatrice, invece di attenervi alla semplicissima realt! Vedo chiaramente che non mi sar facile modificare il vostro spirito come mi conviene, come conviene a noi tutti e che ci render i dominatori! Mi chiedete di vostro padre? Ma io l'impiego secondo le sue meravigliose capacit, secondo le sue tendenze naturali. Sta lavorando ad un'opera gigantesca che, colla sua genialit e la sua scienza di chimico, ha trovato modo di portare a compimento. Non deve essere disturbato in quest'opera formidabile; ma sta benissimo, vi assicuro. Intanto voi avete la possibilit ed il tempo di riflettere tranquillamente e di evolvervi nel senso che desidero; e questa evoluzione  fatale. Verr un giorno in cui comprenderete ove sia il vostro bene ed allora mi direte spontaneamente che siete pronta a riconoscere la mia costanza e le mie premure, a diventare, finalmente, mia moglie. Quel giorno io l'aspetto con impazienza e quel giorno, Alys, voi mi vedrete immensamente felice!
Ella fu scossa da un sentimento di rivolta! Ma chi credeva che ella fosse?
Fremente, convulsa, ella si volse a lui, scosse i suoi piccoli pugni stretti, dinanzi al viso dell'uomo impassibile ed enigmatico e grid:
Quel giorno, signor Solok, non verr mai! Mai, avete capito? Sar morta, prima. Ho un fidanzato degno, quello, del mio affetto, ed io non muter mai i miei sentimenti. Non sar che sua o di nessuno. Non fate conto di potermi dominare colla solitudine e colla noia!
Gli strani occhi verdi del meticcio brillarono di furore; ma non fu che un lampo: egli ritrov immediatamente la sua calma e fu con voce tranquilla come per una semplice conversazione che dichiar:
Allora, me ne spiace per voi, miss Alys, ma non rivedrete mai vostro padre e fin che io vivr, non riavrete mai la libert. Io ho una salute di ferro e so guardarmi da ogni sorpresa e v' chi, considerando preziosa la mia esistenza,  pronto a perdere la sua vita per difendere la mia. Quanto ho deciso  irrevocabile! Ma se direte "S"; se diventerete mia moglie, non avr pi da temere che l'emozione causata dalla vostra presenza distragga vostro padre dal suo compito ed io vi condurr immediatamente da lui. Ma non prima, siatene certa!
Erano uno di fronte all'altro: lei resa convulsa dalla collera e dalla disperazione; lui calmo, sicuro di se stesso, tranquillamente imperativo e sempre sorridente.
La fanciulla accenn un movimento come per lanciarsi contro di lui, per colpirlo, graffiarlo, schiaffeggiarlo; ma, malgrado l'ira che l'agitava fino a toglierle quasi la padronanza di se stessa, ella ramment la sua impotenza, comprese che riuscirebbe soltanto a rendersi ridicola e che immediatamente sarebbe stata dominata.
Trattenne, dunque, tutte le parole di sprezzo che le salivano alle labbra e di colpo volse le spalle.
Nella notte relativamente chiara, scorse sul cassero di poppa una poltrona e vi si rifugi per manifestare chiaramente a quell'uomo che la sua vicinanza le faceva orrore.
Egli la guard, alz ancora le spalle e, convinto ormai che nulla la indurrebbe al suicidio poich era decisa a vivere per colui che amava e nella speranza di una liberazione impossibile, la lasci e se ne and.
Yves! Yves! Dov'era? Non verrebbe dunque? Davvero che ella finirebbe coll'esser vinta? Col diventar la preda di quel mostro?
...
Intanto, sul mare appena mosso, avveniva uno strano fenomeno. Dalla superficie delle onde e non dal cielo, tre lampi avevano proiettato la loro luce verdastra, e sotto la luce della luna, forse a mille metri dalla parte di poppa, apparve una macchiolina nera. La si sarebbe detta una tavoletta sottile sormontata da una bassa torricella.
Un secondo dopo apparivano tre lampi uguali, ma questa volta essi erano scaturiti dal ponte dello Swastika.
La macchia si avvicinava ed ingrandiva...
Malgrado la luce incerta, la fanciulla vide una forma che le era familiare, quella di un sommergibile simile a quello che era sorto dalle acque livide dello stretto di Magellano per rapirla alla libert...
Il lungo squalo d'acciaio, manovrando con una facilit straordinaria, si avvicin allo scafo dello yacht e lo accost lentamente: fu appena percepita una debole scossa smorzata certamente da quei grossi cuscini composti di cordami che son fatti apposta a tale scopo.
La fanciulla, incuriosita, si avvicin al parapetto e vi si affacci: dalla sommit della torricella che formava un piccolo ponte, due uomini s'eran lasciati scivolare sulle lamiere umide dello scafo e di l raggiungevano la scala di comando. Risuonarono delle parole gutturali alle quali rispose la voce secca di Solok.
Intanto, questa volta a babordo ed a mezzo miglio fuoravia, scaturirono altre luci dal mare alle quali risposero fari simili partenti dallo yacht ed altri due sommergibili apparvero perfettamente simili al primo: entrambi si diressero verso lo Swastika e, l'uno dopo l'altro, lo accostarono... Erano tre navi formidabili, tre terribili strumenti di morte. Alys ne era atterrita; che significava quell'adunata?
Solok disponeva di una piccola flotta di sottomarini pi potenti di quelli che aveva potuto vedere negli Stati Uniti ed in Europa?
Che cos'era dunque quell'uomo? Il sinistro ammiraglio di una moderna banda di pirati e di filibustieri? A che cosa mirava, quali delitti progettava ancora?
Per un momento la sua emozione ed il sentimento della sua debolezza di fronte a tanta potenza furon tali che fu sul punto di gettarsi in quell'acqua profonda che le appariva come supremo rifugio; ma quello sconforto non dur che un baleno: pens a suo padre il quale non aveva pi che lei e che subiva lui pure una prova assai dolorosa. E pens ad Yves!
No, non era possibile ch'egli l'avesse dimenticata o che si rassegnasse ad abbandonarla: presto o tardi avrebbe trovato il modo di giungere fino a lei... e l'energica fanciulla sent rinascerle il coraggio.
Vivrebbe; combatterebbe fino all'estremo: coloro che l'amavano potrebbero contare su di lei.
Si alz risoluta per ritornare alla sua cabina, stranamente tranquilla e sorpresa di non aver pi alle calcagne quel guardiano la cui muta presenza rappresentava per lei un vero supplizio.
Mentre per stava per scendere, Solok usci dalla cabina del ponte e le si avvicin. Egli si accorse subito della risolutezza che brillava nello sguardo della fanciulla e, sempre beffardo, la compliment:
Si direbbe che abbiate acquistato forza nella vostra meditazione, signorina.
Precisamente, ho risolto di lottare fino all'ultimo.
Ne sono felice. Allora siete forte; la vostra intelligenza  pronta a darvi finalmente il senso della realt. Vi siete certamente accorta che ho ricevuto delle visite; sono i miei collaboratori nell'opera immensa che ho iniziato e stiamo per riunirci a consiglio. Ho pensato che il miglior mezzo per convincervi ed indurvi ad abbracciare la mia causa sia quello di farvi assistere alla nostra conversazione; potrete cos rendervi conto della nostra potenza e dell'assoluta inutilit di ogni resistenza. Voglio guadagnarvi alla nostra causa ed avervi alleata.
Non fidatevi! Sarebbe meglio per voi non farmi saper troppo dei vostri piani. Si pu mai prevedere?...
Non ho timori, sono sicuro di convincervi; ma, in ogni caso, siete in mio potere e non riuscirete pi a sfuggirmi. Non temo affatto le vostre indiscrezioni perch non potrete mai corrispondere con colui sul quale contate per vincermi. In potere d'un leone, riponete le vostre speranze in un sorcio?.... Come vi pare. Ma venite con me; vi disilluderete; la luce rifulger ai vostri occhi. Parleremo inglese affinch possiate comprendere.
Ella tent di ridere con disprezzo.
Ah! Ah! Questo  davvero bizzarro! E credete che i vostri amici non troveranno alquanto imprudente questa vostra fiducia in chi vi odia?
I miei amici sanno che ogni forza  nostra. Venite, non si aspetta che voi.
Alys segu a testa alta il suo carceriere.
Nel vasto salotto, d'un lusso mai visto, che serviva da scrittoio a Solok e che occupava tutta la larghezza della poppa, sette uomini aspettavano. C'erano, oltre Yamamoto comandante dello Swastika, Usai, Oita, Osaka, Mito, Nazava e Kodate che present, l'un dopo l'altro, alla fanciulla come marinai espertissimi e uomini dall'energia a tutta prova.
La signorina Alys Laurie, mia grande amica, la quale ci fa l'onore di interessarsi alla nostra causa.
Egli non credette necessario di precisare che i sei uomini, comandanti, in prima ed in seconda dei tre sommergibili, erano tutti ufficiali della Marina giapponese in congedo rinnovabile per missione speciale.
Ognuno di essi, e tutti erano di educazione perfetta, salut profondamente la fanciulla e, prima di sedere, attese ch'ella avesse preso posto sul divano.
Allora Solok parl:
Tutto si  svolto regolarmente, Usai?
La faccia gialla dell'interpellato, dagli occhietti pieni d'intelligenza, sorrise con un'espressione quasi infantile. Usai rispose con voce rauca:
Tutto si  svolto come avevamo previsto, Eccellenza. Gli apparecchi agiscono con una potenza ed una precisione incredibile. Ho per avuto un inciampo.
Gi, disse Solok: ho ricevuto il radiogramma cifrato col quale mi avete annunciato che circostanze spiacevoli vi hanno costretto ad agire energicamente. Che cosa  dunque accaduto?
Ecco. Ero nel Mar del Nord dove avevo appuntamento con una nave di rifornimento. L'operazione s'era svolta in modo soddisfacente con questo solo inconveniente che non trattandosi di nave cisterna, perch era un bastimento di vecchio modello, non si poteva travasare la nafta mediante la manica flessibile. Dovetti dunque servirmi dell'albero di carico e dei barili. I nostri serbatoi erano quasi pieni, quando venne segnalato un cacciasottomarini che batteva bandiera francese. Esso aveva avuto il tempo di avvicinarsi alquanto prima di essere scorto.
"Non potevo naturalmente accontentarmi di sommergermi lasciando che la nave di rifornimento se la sbrigasse da sola. Sarebbe certamente stata raggiunta e visitata ed il suo capitano, interrogato, poteva commettere chi sa quali indiscrezioni pur di togliersi dagli impicci. Non c'era da esitare e nel momento in cui il francese giunse a buona distanza gli lanciai due siluri telemeccanici. Il comandante del caccia, diffidente, avanzava facendo una quantit di zig-zag come si faceva durante la guerra per presentare un bersaglio instabile.
"Ma io guidavo il siluro come colla mano e la nave ebbe un bel serpeggiare; il siluro la colp in pieno proprio nel mezzo e l'indiscreto fu ridotto in polvere! La nave petroliera scapp e credo che corra ancora dimenticando anche di ripescare i barili vuoti che la sorpresa ci aveva impedito di raccogliere. Stavo per farli raccogliere io quando apparve una seconda nave.
"Confesso che non mi sentii di far saltare anche quella; mi immersi ed abbandonai i barili. Del resto avevo a che fare con un cacciatorpediniere di ultimo modello e potentissimo ed io non potevo servirmi del periscopio che colla massima prudenza.
"Mi pare d'aver visto che raccogliesse i barili vuoti; ma se io avevo i siluri, temevo i microfoni e le bombe di profondit: mi sono dunque allontanato al pi presto; ma credo che questa volta il nome della West Indies sia compromesso.
"Merito biasimo?
Avete agito saggiamente quanto lo permettevano le circostanze: bisogna non aver troppa fretta ed occorre saper graduare l'azione. Quanto alla West Indies sapr ben liberarsi da ogni responsabilit; non temete.
Solok guard Alys: era pallida come la sua camicetta.
Quegli esseri privi d'ogni senso d'umanit la spaventavano; pensava che Dunois era tenente di vascello della riserva e le pareva di rammentarsi di un periodo di esercitazioni che egli avrebbe dovuto fare a bordo di una nave da guerra precisamente in quel tempo.
"Toccata! pens Solok. Passiamo all'altro...".
Egli sorrideva del suo sorriso satanico e, volgendosi verso un altro di quegli uomini gialli, disse:
Osaka?
Anch'io, disse questi, ho dovuto "provare" come il mio collega e nobilissimo amico Usai dopo il quale chiedo scusa di parlare. Sono stato sorpreso, otto giorni addietro, al largo dell'isola di Sein, all'alzarsi della nebbia, mentre stavo rifornendomi. Avevo costretto una nave cisterna americana a cedermi una parte del suo carico. Alla vista di un grosso cacciatorpediniere francese, ho creduto di dover immergermi, ma non senza intenzione perch sapevo benissimo che l'americano avrebbe chiacchierato. Infatti aveva tanta fretta di farlo che pur avvicinandosi a tutta velocit al caccia francese gli radiotelegrafava i particolari della sua avventura. Per non essere costretto a lottare con un bastimento da guerra dovetti ricorrere al siluro. Fu come se colle mie stesse mani avessi posto l'apparecchio contro il fianco della nave da guerra. Bufft!
E, sorridendo, il giapponese fece un gesto da prestidigitatore ed aggiunse:
Non ne  rimasto nulla. Il cacciatorpediniere dovette ritornarsene a bocca asciutta. Io mi ero accoccolato sul fondo fermando di colpo i motori ed il francese non poteva sentirmi malgrado i suoi microfoni. Non c' dubbio per che saremo ricercati e che la nostra guerra comincia. Tutto questo non ha per impacciato la riunione del pesce: le nostre operazioni sono riuscite felicemente. Potete esser tranquillo, mister Solok: tutta la fauna del mare sar messa a vostra disposizione a poco a poco per esser trasformata in petrolio, col procedimento del vostro chimico, per riempire i nostri serbatoi e preparare la nostra azione definitiva.
In uno slancio d'entusiasmo, i tre uomini si alzarono contemporaneamente e gridarono per tre volte
Banzai!
Poi Nazava parl a sua volta.
Non aveva distrutta nessuna nave, ma aveva partecipato all'azione dei suoi colleghi.
Un immenso gregge di bestie marine d'ogni specie era allora riunito ad una ventina di miglia lontano dalla rotta delle navi, ben sorvegliato durante la notte, come da cani da caccia, dai siluri emittenti ideati dalla genialit del defunto capitano Le Hlo e perfezionati da Iroscighe.
Durante quell'interrogatorio e quei racconti, Alys era passata a traverso tutte le sfumature della curiosit pi intensa, dello spavento, dell'angoscia e dell'orrore. Solok, che l'aveva osservata senza averne l'aria, si volse a lei:
Avete udito questi signori, cara amica? Vedete che possiamo dire, senza esagerare, di essere padroni della situazione. Che volete che si faccia contro di noi? Quanti vorranno opporsi all'esecuzione dei nostri piani, verranno soppressi in un attimo. Presto nella Terra la vita sar possibile soltanto per noi e pei nostri amici.
La fanciulla era schiacciata sotto il peso formidabile di quella rivelazione.
Intanto il miliardario si rivolgeva nuovamente ai giapponesi.
Sta bene, signori, i vostri rapporti mi hanno assai soddisfatto vi ringrazio pel vostro coraggio.
Non  forse per noi stessi che lavoriamo, poich tutto ci non mira che all'egemonia ed alla grandezza senza precedenti della nostra razza. rispose Osaka.
Ritornate dunque alla vostra opera con ogni energia, continu Solok. Non soggiacete mai alla sciocca piet, ma mantenetevi sempre sotto il controllo della ragione e della saggezza: fate tutto quanto  necessario, ma nulla pi. Vi saluto con tutto il rispetto che meritate.
Segu una nuova serie di saluti e di congratulazioni e poi tutti uscirono seguendo Solok.
Risalirono sul ponte e si salutarono un'ultima volta e poi ciascuno dei giapponesi ritorn al suo sommergibile mentre il baronetto ridiscendeva presso Alys. Questa, sempre seduta sul divano, era come sperduta in una fantasticheria di grandioso orrore.
Dunque, esclam egli trionfante, mi respingete ancora? Abbiate dunque la comprensione del vostro interesse, di quello di vostro padre e della felicit di entrambi. Abbandonate una causa gi perduta in anticipo: siate mia moglie e, letteralmente, la Terra sar vostra!
Le aveva preso una mano, ma ella lo respinse con disgusto:
Ma quale mentalit avete voi? gli grid con indignazione. E come immaginate che possa essere la mia? Non sapete che malgrado la guerra noi bianchi ne abbiamo l'orrore congenito del sangue, e che l'assassinio ci ripugna?
Alys, queste non sono che parole, ribatt egli. So benissimo che siete ormai convinta della mia potenza quasi illimitata. Posso darvi tutto ci che desiderate: sono dunque un compagno tanto sgradevole? Senza ombra di vanit, affermo che non posso crederlo.
Ella contemplava quel viso certamente bello ma dietro il quale era un cervello tanto diverso dal suo! Potevano dunque degli uomini pensare ed agire cos e credere che altri potrebbero approvarli?
Con voce bassa ella gli rispose:
Sappiate, dunque, che siete un mostro! Come potete credere che io ponga la mia mano nella vostra, nei vostri artigli grondanti del sangue dei miei fratelli di razza?
Egli alz la fronte ed un lampo brill nei suoi occhi: la lasci parlare fin che, sfinita, dovette fermarsi e poi le rispose:
Non sono forse tutti mortali gli uomini? Ed allora, che contano alcune vite umane o tutte quelle vite umane, se lo preferite, di fronte alla realizzazione dell'opera mia, del trionfo della mia razza, del sogno di tutta la mia vita?
"Si tratta certamente di una grande opera la quale rimetter ordine nel mondo sconvolto dalla supremazia dei Bianchi. Questa verr da me resa ai Gialli che da tanto tempo sono ingiustamente oppressi. Oggi sono gli inferiori che governano i superiori e questo cesser perch Solok non lo vuole ed ha suscitato la resistenza, la rivolta, la punizione meritata.
"Oggi, per dominare il mondo, occorre esser padroni del petrolio.  questo che alimenta la fiamma della vita: chi non la possiede morr! Ebbene, per la scoperta di vostro padre che ho saputo costringere a metterla in opera, io disporr di una sorgente quasi inesauribile di questo liquido quasi divino. Ne riempir serbatoi immensi i quali permetteranno ai piccoli uomini dagli occhi obliqui, a coloro che venivan derisi ed erano chiamati "scimmie", d'imporre la loro volont alla Terra intera.
"Siate mia moglie, Alys: potrete essere giustamente fiera di vostro marito, l'uomo che ha concepito quest'opera gigantesca e lanciata questa sfida alla razza bianca onnipossente.
La. guardava dall'alto e non mancava in quel momento d'una certa nobilt.
Gi si vedeva quasi signore del mondo presso uno Sciogun che non si troverebbe imbarazzato a dirigere a suo piacere, lui il miserabile piccolo lustrascarpe delle vie di Singapore che dei bianchi brutali avevano un tempo ripagato dei suoi servigi con dei calci e l'avevano chiamato "scimmiotto".
Alys s'era gettata in un angolo del divano chiudendosi le orecchie colle mani, affondando il capo in un cuscino, per non pi udirlo, per non pi vederlo.
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31.  LA BOTTIGLIA IN MARE. Una voce esce dall'oceano.
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Durante le settimane successive al siluramento del C. 192 e quello del Pennsylvania, le notizie relative alla scomparsa del pesce non ristarono dal giungere sempre pi gravi ed inquietanti. Il disastro si estendeva a poco a poco, i mari si vuotavano della loro fauna l'uno dopo l'altro e, di mano in mano, le popolazioni, che fino ad allora avevano vissuto della pesca, rimanevano senza lavoro e la miseria cominciava a farsi sentire ovunque.
Preoccupati pei disordini ed anche per le rivolte che avvenivano qua e l, i governi erano giunti ad autorizzare l'uso di quasi tutti i sistemi di pesca che prima erano proibiti come distruttori delle specie animali marine. Ma anche ci era stato vano. Anche quegli infallibili sistemi erano senza effetto e, per quanto perfetti ed ingegnosi fossero i mezzi escogitati, di pesce non se ne vedeva: ormai ci che si era prima considerato come un caso assolutamente locale si estendeva a tutto il globo terracqueo.
L'Oceano Glaciale Artico non rendeva nulla; merluzzi, foche, morse, balene e capidoglio; pesci, anfibi e cetacei erano letteralmente scomparsi; poi era venuta la volta del mar Baltico, del mar Nero, del Mediterraneo e del mar Rosso che ad uno ad uno si vuotavano dei loro abitatori.
Il Banco di Arguin sulla costa africana, luogo famoso per le pesche abbondanti, era assolutamente deserto e le grosse navi per la pesca delle aragoste, che da quel punto avevano rifornito tutte le grandi citt dell'Europa, erano rientrate nei porti dove andavano ricoprendosi di vegetazione marina, ma non delle conchiglie che si appiccicano alla carena in tempo di navigazione.
Anche dalle coste di Terranova giunsero notizie desolanti e poi fu la volta del golfo del Messico e del mar dei Caraibi.
Sul globo si era abbattuta una calamit senza precedenti.
Da molti si affermava che la Terra fosse malata e che la fine del mondo cominciasse dal mare dove la vita aveva avuto origine; era la vita pi antica quella che scompariva per la prima e ci veniva dichiarato naturalissimo ed era accettato come una fatalit ineluttabile.
Si era osservato che in nessun luogo si trovavano tracce di pesce morto in seguito ad una grande epizoozia e che non erano stati trovati banchi di resti come avrebbe dovuto accadere in tal caso: ci aveva causato una infinit di discussioni e qualcuno affermava che i pesci avessero trovato qualche rifugio ignorato per morirvi in pace lungi dagli occhi dell'uomo nemico.
Se ne andava; ma dove?
Mentre gli scienziati discutevano, quasi felici per aver trovato materia per nuove controversie, il gran pubblico, per conto suo, era veramente spaventato e ne aveva ben ragione.
Cosa strana, ma diffusa in tutti i paesi del mondo, fossero americani od europei, quanti vivevano dell'industria del pesce, pescatori, costruttori di attrezzi, fabbricanti di conserve, intermediari, imprenditori di trasporti non avevano saputo trovare altro capro espiatorio, oltre ai rispettivi governi, che gli esercenti l'industria degli altri rami della alimentazione; la vita diventava difficile pei macellai, pei salumieri, pei frutticultori e per tutti gli altri commercianti di commestibili.
A Douarnenez, a Hull, a Saint-Pierre, in venti o trenta citt o villaggi di pescatori, i fornai erano stati saccheggiati ed, ovunque, la folla frenetica prendeva d'assalto le macellerie al grido: "Vogliamo vivere o non morremo noi soli!". Non era una rivoluzione,  vero, ma per la prima volta un'immensa sommossa si stendeva su tutta la superficie della Terra.
Non lontano da Riga, e perch l piuttosto che altrove? il moto aveva assunto un carattere di speciale gravit; una numerosissima banda di marinai sovreccitati s'era recata di borgata in borgata molestando gli allevatori di bestiame i quali, come chiunque altro, non potevano esser tenuti responsabili dello spopolamento dei mari, e s'era portata via il bestiame per mandarli in rovina perch loro, gli aggressori, erano gi rovinati.
Degli energumeni invadevano una grossa macelleria in un piccola citt, si gettavano sul disgraziato proprietario e perch egli si difendeva con la rivoltella alla mano lo uccidevano, lo squartavano coi suoi stessi ferri e lo appendevano a quarti agli uncini del negozio.
Le truppe di marina, inviate per mantener l'ordine, si univano agli ammutinati ed accrescevano il disordine generale e contro di esse diventava necessario lanciare le truppe di terra col risultato dell'accendersi di lotte fratricide.
Una rubrica nuova e raccapricciante era stata iniziata dai giornali di tutto il mondo, e portava il titolo: La guerra del pesce! L'organizzazione sociale andava sgretolandosi sempre pi ed ovunque: era un nuovo Anno Mille. In ogni luogo la gente si restringeva ed ammucchiava in "riserve", o per meglio dire in nascondigli, conserve d'ogni specie: frutta e legumi secchi. Non si viveva pi che in attesa della morte, perch ormai la cosa non era pi dubbia; l'umanit stava per morire per mancanza di nutrimento. Dopo il pesce sarebbe giunta la volta dei vegetali, poi scomparirebbero gli animali erbivori, poi quelli carnivori, tutti per inanizione, e finalmente anche l'uomo sarebbe caduto nel nulla.
Fra poco la Terra sarebbe ridotta come la Luna; un astro morto e triste ruzzolante nello spazio, senza scopo e senz'altra utilit tranne quella di mantenere la gravitazione universale; ma anche questa non sarebbe stata rotta?
Il buddismo faceva progressi fantastici e pei salotti non si parlava pi che di Nirvana, non si viveva pi che per l'attimo presente e non ci si occupava pi che delle necessit immediate; l'economia era scomparsa completamente dalle regole di vita; mentre i poveri cominciavano a morir di fame, il resto del genere umano non pensava pi che al piacere, alla soddisfazione rapida di tutti i suoi desider e di tutti i suoi appetiti: nel lavoro e nella produzione si notava un rilassamento straordinario malgrado il rincaro di ogni cosa, i grandi ritrovi di divertimento facevan quattrini a palate. Il lusso rasentava la pazzia, i prodighi non avevano pi ritegno, gli economi diventavan prodighi e gli avari gettavano il denaro ben convinti ormai di non poter portarlo seco.
E tutto questo spaventoso scompiglio, forse assolutamente irrimediabile, non derivava, che dalla scoperta iniziale di un oscuro capitano di lungo corso e dall'attivit egoista e criminosa di un ex-lustrascarpe.
Ma questo, nessuno lo sapeva e quanti sapevano stavan zitti per preparare il contrattacco.
...
Intanto il laboratorio di Roscoff era diventato pi triste di un cimitero: Dunois vi era ritornato sempre seguito dal fedele Anthime; ma l'uomo-scimmia non pensava pi ad arrampicarsi e tutta la sua bella attivit era scomparsa coi motivi che la mantenevano in azione e lo si vedeva, scioperato, gironzare nel grande salone fra i bacini e le tinozze vuoti di tutte quelle piccole vite ch'egli era abituato a considerare con tanto interesse nelle loro umili manifestazioni. Si abbandonava sopra una sedia colle braccia penzoloni fino a terra, immagine vivente della desolazione: fra quelle mura egli si trovava col suo capo, ma per pura abitudine, senza motivo alcuno poich non v'era pi la vita marina da studiare.
Soltanto Criquet riusciva ancora a distrarlo da quel torpore. Nelle ore in cui non era alla scuola di Germano Creignou, Anthime gli faceva studiare seriamente l'aritmetica.
Per ammazzare il tempo, Dunois, chiuso nel suo laboratorio, si dedicava a delle ricerche di chimica inorganica pura che non lo interessavano affatto; oppure si dedicava a lavori di matematica assai complicati, ma solamente per distrarsi da un dolore che non lo lasciava mai.
Giorno e notte il pensiero di Alys Laurie non lo abbandonava: egli non pensava che ai mezzi per ritrovarla, per rapirla al suo rapitore; ma quei mezzi non gli riusciva di trovarli e la sua sofferenza aumentava continuamente e lo angosciava anche durante il sonno, nei suoi sogni, o, per meglio dire, nei suoi incubi.
Un mattino in cui, non sapendo che fare poich non si poteva nemmeno pi pescare, Anthime occupava il tempo pulendo le pareti di cristallo delle tinozze dove non v'era pi nulla da mettere, quando vide entrare un giovanottone rosso, dagli occhi azzurri e spalancati in un'espressione di stupore continuo ed innocente e dal viso nascosto sotto una vera maschera di lentiggini.
Dal passo oscillante, se anche il berretto dalla visiera verniciata non l'avesse tradito, il preparatore lo riconobbe immediatamente come un marinaio di nave mercantile in abito da festa e, felice per quella distrazione che gli si offriva, si alz con tutta la premura di un negoziante in tempo di crisi, quando vegga entrare un compratore nel suo negozio.
Che vi occorre, signore? domand colla sua voce pi dolce e cortese.
Il marinaio lanci uno sguardo tutt'attorno e, per convincersi di non essersi ingannato, rispose con una domanda:
 proprio qui la Stazione Biologica?
Precisamente, signore. Vi occorre qualche spiegazione? Sono a vostra disposizione.
Turbato da quella cortesia, il giovanottone credette di dover fare una osservazione che mise immediatamente le cose a posto:
Sono un marinaio, un uomo d'equipaggio, diamine!
 precisamente per questo che non vi tratto come un cane! rispose Anthime sorridendo perch aveva capito.
Allora, sareste voi alle volte il Direttore? riprese l'altro che seguiva il suo pensiero con ordine.
No, e credo che ci non mi accadr mai... ma un Direttore l'abbiamo ed  un uomo straordinario, anche; posso dirvelo, io.
Sarebbe uno chiamato Du... Dunois?
L'hai detto, Pancetta! proclam Anthime la cui bella voce di basso risuon nel vuoto del laboratorio sino a far tintinnire i boccali.
Ed intanto egli faceva piombare sulla spalla del giovanotto che non era affatto "pancetta" una tal manata da fargli piegar le ginocchia.
Quella carezza mise il marinaio a suo agio.
Puoi farmelo vedere?
E mostr una fila di denti gialli e distanti l'un dall'altro dietro i quali rotolava una cicca che pareva la testa di un prigioniero negro il quale guardasse il mondo attraverso le sbarre della sua prigione. Ma non era tanto facile giungere fino a Dunois.
Gli devi parlare?
Probabilmente, vecchio mio! Ho una lettera urgente ma che ha impiegato parecchio tempo per giungere.
Anthime trasal presentendo qualche avvenimento insolito ed interessante.
Vuoi darmela? Gliela consegno subito.
Il marinaio squadr Anthime con grande diffidenza e rispose:
Credi?
Nell'animo suo il preparatore comprendeva quegli scrupoli i quali non fecero che ispirargli una maggior stima per quel giovanottone.
Hai ragione, amico: vado a vedere se pu riceverti. Aspetta un pochino qui guardando i pe... le tinozze, volevo dire.
E l'uomo-scimpanz si lanci sulla scala con tanta rapidit da far credere che fosse stato disturbato in un periodo di attivit eccezionale. Aperse per la porta dell'ufficio particolare del Direttore con tutte le precauzioni che usava per quel gesto capace di disturbare delle meditazioni preziose.
Dunois era seduto davanti al quadro di vetro smerigliato usato per diffondere la luce e per rischiarare lavori ormai finiti ma che egli rimpiangeva assai. Si volse con un'interrogazione muta sul volto.
C' un marinaio che vuol parlarvi, signor Direttore.
Quel brav'uomo vuol veder me non avendo animali da guardare nell'acquario?
Buona questa, signor Direttore, disse Anthime col viso illuminato dalla gioia. Mi piace di sentirvi scherzare come un tempo!... No, quel giovanotto vuol consegnarvi una lettera urgente e che vien da lontano, a quel che sembra, e non vuol consegnarla che a voi, e questo si capisce.
Bene, venga avanti, allora.
Un, momento dopo il marinaio entrava nell'ufficio col berretto in testa e la mano alla visiera.
Signor Direttore, disse a bruciapelo, mi chiamo Levque, Feliciano Levque, del dipartimento di Honfleur. Devo consegnarvi una lettera, ma non  una lettera ordinaria e bisogna che vi spieghi come mi sia toccato di dovervela portare.
Sedetevi, amico, disse il biologo indicando una seggiola.
Grazie signore, ma non sono molto stanco e mi  pi facile parlare rimanendo in piedi.
Fate come volete, allora.
Proprio come dico io, signor Direttore. Dunque, ecco, ho preso l'ultimo imbarco sulla Maria Dupr, un bel trealberi che va nella Nuova Caledonia pel trasporto del minerale di zinco. Al ritorno, e precisamente al largo delle Isole Salomone, ma in alto mare, abbiamo visto galleggiare una bottiglia. Il capitano, Marcal d'Octeville, che non  un cattivo uomo, sebbene gli piaccia gridare, salvo il vostro rispetto, ha permesso che si mettesse in panna per via della bottiglia. Non  che si sperasse di trovarvi da bere; ma pu sempre accadere che si tratti di compagni in pericolo, no? Ed allora l'abbiamo pescata. Non era mal tappata, sapete,  perci che n l'acqua n l'umidit hanno potuto infiltrarvisi, come si dice, e la carta scritta era chiusa in una busta e tutto in buono stato. Come potete vedere tutto era diretto a voi. Non c'era motivo per aprire la busta, sebbene la curiosit non mancasse... Basta! Avevamo l'intenzione di impostare per Roscoff quando siamo arrivati all'Havre; ma il capitano Marcal sapeva che io avevo gi un imbarco a Brest quasi subito all'arrivo per via che la Maria Dupr doveva essere disarmata per qualche tempo, e mi ha incaricato di portarvi la lettera. Le spese non sono molte...
Ancora una volta Dunois ammir la generosit e la cortesia della gente di mare e ringrazi il buon Levque rimborsandolo delle spese ed aggiungendo un buon compenso che l'altro rifiut quasi con indignazione dicendosi felice di averlo servito. Credette anzi di doversi scusare:
L sopra c' scritto che si tratta di cosa urgente, ma si  perso il meno tempo possibile.
Tutto quanto fu possibile di ottenere da quel buon uomo fu che acconsentisse a far colazione con Anthime e con Dunois il quale aggiunse al suo invito:
Troverete il mio preparatore abbasso;  un buon uomo come voi. Si annoia perch non abbiamo molto lavoro ora; ma vi condurr a prendere un aperitivo ed a fare una partita alle bocce in attesa del mezzogiorno.
Levque si decise di colpo a cavarsi il berretto e ad andarsene, ed un momento dopo, con Anthime, si avviava verso la pi vicina osteria e scambiava con lui delle pacche amichevoli che dovevano esser manifestazioni della loro reciproca simpatia.
Rimasto solo, il biologo prese la busta con mano tremante perch aveva riconosciuto la calligrafia di Alys Laurie! Vi era in inglese questa scritta:
"O voi che troverete questa bottiglia, se avete un cuore pietoso, fate giungere la lettera al signor Yves Dunois, direttore del Laboratorio di Fisiologia marittima di Roscoff (Francia, Finistre). Salverete forse cos, non soltanto una disgraziata fanciulla americana e suo padre, James H. Laurie, il noto chimico, entrambi prigionieri di pirati, ma, ci che pi importa, la civilt bianca e la professione di tutti i pescatori del mondo. Grazie, fratello!"
...
Alys aveva tentato parecchie volte di avvertire Dunois, di avvertire tutto il mondo, ma aveva a che fare con un avversario assai forte e Solok non aveva mai mancato di frustrare tutti i suoi tentativi. Giocava con lei come il gatto col sorcio.
E com'era straordinaria la sua impudenza!
Certamente credeva che la sua fortuna lo mettesse al sicuro contro ogni pericolo e lo proteggesse contro ogni legge.
I fatti narrati dalla fanciulla lo provavano.
...
Un giorno lo Swastika si era ancorato nella rada di Aden, e sul mare azzurro piroghe, canotti, lance ed imbarcazioni d'ogni altra specie portavano gente ad ammirare lo yacht la cui eleganza ed il cui lusso annunciavano una vera cuccagna pei piccoli commercianti del luogo. Con grida e gesti esuberanti, quegli uomini abbronzati, e pi o meno vestiti, offrivano le loro merci, banane, cocomeri, frutti e legumi diversi dai colori chiassosi che rendevano le loro barche simili a tavolozze galleggianti, riflettentisi nell'azzurro specchio dell'acqua.
Pareva che Solok non avesse giudicato utile di rinchiudere la sua prigioniera nella sua cabina; lasciava che ella andasse e venisse sul ponte, si affacciasse dal parapetto per contemplare il paesaggio e le imbarcazioni ed anche permetteva che interrogasse gli indigeni per concludere con loro qualche piccolo negozio.
 vero per che egli non la perdeva mai di vista e che stava sempre a tal distanza da poter udire quanto essa potesse dire.
A poco a poco egli le si avvicin e venne ad appoggiarsi lui pure al parapetto e s'era messo a ridere delle capriole dei piccoli arabi e dei negretti che si tuffavano dall'alto delle barche per afferrare sotto l'acqua trasparente le monetine ch'egli si divertiva a gettar loro.
Bella prigioniera, le disse, lo sapete che questa sera ricevo a bordo il fior fiore della colonia inglese di Aden... spero mi farete la grazia di assistere alla piccola festa... Oser anche chiedervi di assumere un poco la parte di padrona di casa in partibus, poich, malgrado le mie richieste ed il mio grande desiderio, rifiutate di assumerne ufficialmente il titolo.
Non so che cosa non osereste voi! rispose ella piegando le labbra ad un'espressione di sdegno.
Devo ammettere che non sono molto timido, ribatt lui col suo eterno sorriso.
Ed allora sapete immaginarmi al ballo libera, almeno in parte dalla vostra insopportabile sorveglianza? Lo sapete bene che ho assistito a pi di uno spettacolo interessante a bordo di questa vostra maledetta nave! E non temete che io parli?
Egli rise allegramente, questa volta, pi allegramente di quanto lo facesse ordinariamente e poi ribatt:
Ma vi sfido a farlo!
Sbagliate, rispose ella freddamente. Sbagliate; non bisogna mai sfidare le donne, mister Solok.
Vi sfido a parlare! riprese egli con maggior energia. E del resto, che mi importerebbe se voi parlaste?... Saprei subito a chi avreste parlato perch io so sempre tutto quanto mi interessa di sapere.
E pos la sua mano su quella di Alys che ritir immediatamente la sua con una mossa di disgusto come al contatto di un animale ripugnante; ma egli non si scomponeva per tanto poco.
Calmate le vostre apprensioni, ve ne supplico, continu, con ironia. Non avr che da dire che siete pazza e voi avreste un bel protestare: fra noi due sarei creduto io. Che ne pensate?
Ella pensava che egli aveva ragione; ma ci non la ritrasse dal decidere di tentar qualche cosa; ed and a vestirsi per quella serata e lo fece con tanta cura quanta ne avrebbe impiegata per una festa da tempo desiderata.
La sera era calata e delle barche illuminate, scivolando sulla baia dalle acque fosforoscenti avevano condotto gli invitati di maggior conto, le mogli impennacchiate degli alti funzionari e quante persone notevoli per eleganza e bellezza si trovavano in quel momento ad Aden.
Le imbarcazioni accostavano lo yacht pure sfarzosamente illuminato da lampade policrome mentre faceva da fondale alla scena il panorama della citt ove le luci delle piazze, delle vie e dei palazzi punteggiavano le masse scure dei monumenti, delle case e dei minareti che si inalzavano quasi implorando al cielo di velluto scuro trapunto di stelle d'oro. Una piccola orchestra venuta dalla citt non aveva tardato a sciorinare un miscuglio di valzer lenti, di fox-trott, di shimmy e di blues sul ponte addobbato di broccati preziosi e di piante verdi e sulle persone che vi passeggiavano ammirando.
Alys era ben decisa a ballare il meno possibile quando vide avvicinarlesi un ufficiale della marina americana elegantissimo nella sua uniforme. Egli si era inchinato con molta grazia e:
Signorina... aveva cominciato e poi interrompendosi, ma se non ho le traveggole,  mia cugina Alys Laurie che incontro cos al punto d'incrocio delle civilt.
Ella rialz il capo e riconobbe a sua volta suo cugino Riccardo May. Le parole dell'ufficiale si eran certamente perse nel frastuono che regnava sul ponte e siccome gli Americani non gesticolano molto, ella era certa che nessun gesto aveva avvertito occhi troppo curiosi. Dietro il riparo del suo ventaglio col quale si rinfrescava ella rivolse al cugino un'occhiata significativa per metterlo in guardia, mentre si alzava preparandosi al ballo.
Ecco finalmente l'occasione per parlare ad un confidente degno della sua fiducia. Entrambi fingevano colla massima naturalezza di non conoscersi: malgrado le sofferenze morali che provava, malgrado la sorveglianza occulta alla quale si sentiva sottoposta, Alys aveva la forza di ridere, di scherzare e di mostrar di divertirsi assai.
Ma rappresentando la sua parte come un'attrice espertissima, trov il modo di informare il cugino della sua straordinaria avventura... di tutto quanto poteva esser utile che egli sapesse. Ella conosceva Riccardo May come uomo energico e pieno di sangue freddo e questa volta non dubitava che egli l'avrebbe salvata.
Parecchie volte aveva cercato cogli occhi il suo carceriere e sempre lo vide fra gli invitati rispondere a ciascuno e complimentare le donne con quella grazia squisita e quella graziosa disinvoltura che piacevan tanto.
Una volta il suo sguardo aveva incontrato il raggio proiettato da quegli occhi verdi ed ella aveva rabbrividito perch quel lampo era freddo e penetrante come una lama d'acciaio.
Immagina?... E se immaginasse?... si domandava ella fremendo e col cuore in tumulto.
Ma egli non immaginava nulla poich le rivolgeva un sorriso indulgente come lo si rivolge ad una bimba che si diverta ed il cui divertimento piaccia; ne fu tanto sorpresa che rispose a quel sorriso con un altro con grande sorpresa, almeno apparente, del meticcio.
Intanto ella diceva:
Siate molto cauto, Riccardo! Non dovete trascurare nessuna precauzione;  un uomo spaventoso per la sua perspicacia, la sua furberia, e la sua ferocia. Per lui la vita di un uomo, sia bianco o giallo o nero, non ha valore alcuno; tutto quanto si oppone al suo cammino, sia un ostacolo vivente od un ostacolo inanimato, egli lo spezza senza esitazione. Dopo il colpo ed ucciso l'uomo, egli non vi pensa neppur pi. Vi so coraggioso, ma siate prudente. Pensate, Riccardo, che voi rappresentate la sola mia speranza e che se falliste io sarei perduta irrimediabilmente.
E mentre parlava cos, un sorriso le illuminava il viso. Con apparente calma l'ufficiale le rispose:
Fate conto su di me, cugina. Fin da domani mi occuper di questo affare straordinario.
Ed ella rise allegramente
Ah, ah, ah! Straordinario l'aneddoto! Straordinario e grazioso e voi avete molto spirito, commander!
Parecchie volte aveva ballato coll'ufficiale americano, ma senza mai rifiutarsi alle richieste di altri cavalieri coi quali non chiacchierava meno gaiamente.
Mentre si trovava al tavolo dei rinfreschi e mentre tutti ridevano di una sua barzelletta, Solok le era passato vicino. Un sorriso buono, fino allora ignoto su quel viso strano, vi era apparso e con una intonazione di voce assai affettuosa aveva mormorato:
 stata un'ottima idea la mia, di dare questa festicciola! Non vi ho mai veduta tanto lieta e nemmeno tanto... socievole. Si direbbe, in parola d'onore, che vi divertiate davvero. Credo, veramente, che voi stiate molto meglio e che le mie azioni siano in rialzo... Vi rendete alla ragione, finalmente, mia cara Alys, ed io sono felicissimo di vedervi cos.
Per un istante la fanciulla si era chiesto se egli non facesse dell'ironia in quel momento; ma egli pareva assolutamente sincero e soddisfatto.
Pens, ella, allora, che la sua astuzia fosse sulla buona via per la riuscita, e la sua gioia era per ci tale che per qualche minuto prov tutto il godimento di quella festa delicata e godette pienamente di quella compagnia brillante.
Le lampade lanciavano torrenti di luce sugli abiti femminili dai colori chiari e sugli uomini tutti vestiti di bianco... lei... lei... tutti eran d'accordo nel giudicarla affascinante.
Nessuno pareva dubitare che ella fosse la fidanzata del miliardario e parecchie donne dovevano dissimulare un moto di gelosia.
Quale speranza le gonfiava il cuore quando, finita la serata, si era congedata dal cugino e l'aveva visto lasciare lo yacht nell'imbarcazione dello stesso governatore di Aden. Per due o tre secondi aveva seguto il battito regolare dei remi che si allontanavano; ma temendo che la sua speranza le fosse letta negli occhi, per non mettere in guardia il suo avversario, aveva distolto lo sguardo dal mare ed aveva scambiato qualche parola con una vicina mentre era presa da una straordinaria emozione.
Gli ultimi invitati partirono e si udirono a lungo risuonar sulle acque le loro voci che in quella bella notte risuonavano ancora nitide malgrado la lontananza. Allora, sempre simulando la massima tranquillit, era ritornata nella sua cabina per non dover subire i complimenti ed i saluti del suo carceriere.
S'era coricata affranta dalla stanchezza e dopo quello sforzo terribile si era addormentata quasi felice convinta che presto sarebbe stato fatto il primo passo per la sua liberazione.
La mattina seguente, colla sua colazione, il servo le port un giornale: La Gazzetta di Aden.
Una premura di Solok.
Un segno fatto colla matita azzurra inquadrava un trafiletto che narrava la serata a bordo dello Swastika e nel quale erano esaltate la bellezza e la grazia di miss Laurie. Ma quell'articolo era seguito da una nota.
"Ultima ora. Quanto sono tristi i giorni successivi alle feste! Veniamo informati all'ultimo momento della morte improvvisa del commander Riccardo May della Marina Americana. Ufficiale di grande ingegno egli ritornava a terra coll'imbarcazione di sua Eccellenza il Governatore, dalla festa offerta alla Colonia Inglese da sir Harry Solok, proprietario dello Swastika, quando si abbatteva al suolo. Tutti gli sforzi per fargli riprendere i sensi riuscirono vani ed egli mor in breve. I medici attribuiscono la morte improvvisa alla rottura di un aneurisma".
Alys contemplava il giornale con uno sgomento doloroso, col cuore in angoscia ed il cervello sconvolto: un biglietto da visita di sir Solok era appuntato al giornale e vi era scritto qualche riga.
"Non posso presentarmi a voi ad ora cos mattutina; ma mi affretto a presentarvi le mie condoglianze. Il disgraziato commander non era forse vostro cugino? Quando penso che ancor ieri sera danzavate assieme con tanto piacere e vi scambiavate tanto allegramente i vostri pi riposti pensieri! Che cosa ci riserba il destino! E che poca cosa  mai l'uomo!"
Neppur per un secondo Alys si era ingannata sul senso di quelle parole e nemmeno sullo scherno crudele che esse velavano: aveva compreso immediatamente che il segreto del colloquio durante il ballo era stato scoperto malgrado le precauzioni prese e che il comandante May era stato spietatamente assassinato perch sapeva troppo e perch era quello il solo modo per renderlo muto... muto come una tomba!
Ella nascose il viso nel cuscino per soffocare i singhiozzi e pianse tutte le sue lagrime mormorando:
Ma la mia amicizia deve dunque causare la morte di coloro ai quali l'ho concessa?... Sono io che l'ho ucciso!... S; l'ho ucciso io!...
Dopo quella tragedia Alys non osava pi parlare, neppur passando, a nessun degli uomini dell'equipaggio pel timore di compromettere di fronte a Solok quei disgraziati ai quali avesse rivolto la parola. Era troppo compassionevole per non preferire il sacrificio della propria libert, della propria felicit e della propria vita stessa, a quello di un innocente il quale non sarebbe stato colpevole che di aver nutrito un poco di simpatia per lei. E si sentiva amata da quella gente che era affascinata dalla sua grazia.
Malgrado la differenza spirituale e sentimentale che divide un Giallo da un Bianco, essi le erano riconoscenti per la sua benevolenza, la sua bont fattiva e caritatevole e forse non ve n'era uno che, malgrado la sua devozione alla causa della propria razza, non fosse disposto a fare qualche cosa per lei. Tutti comprendevano perfettamente che ella era prigioniera e sotto una costrizione.
Non dimenticavano che ogni qualvolta uno di loro si era ferito era stata Alys che spontaneamente l'aveva medicato, curato, consolato, incoraggiato, caritatevole innanzi a tutto.
L'operatore della T. S. F. meticcio anch'egli come Solok, si era una volta ferito ad una mano con una punta arrugginita ed aveva terribilmente sofferto per un flemmone il quale si era tanto aggravato da far temere la necessit di un'amputazione, ed il dottor Tagachi certamente occupato altrove non era a bordo.
Impietosita dalle sofferenze del poveretto, Alys si era assunta di curarlo e grazie alla sua abilit di infermiera ed a qualche conoscenza di medicina e di chirurgia lo aveva operato senza rifuggire dalle cure penose ed anche ripugnanti che richiedeva la ferita purulenta. Il giovane radiotelegrafista nutriva una vera riconoscenza per la fanciulla ed una notte, verso l'una, mentre passava sul ponte per necessit del suo servizio, vedendo Alys che fantasticava tristemente alla luce delle stelle le si era avvicinato e le aveva detto:
Siete triste; desiderate corrispondere con qualcuno da cui siete separata a forza; ne sono sicuro. Ditemi una frase che desiderereste ch'io trasmettessi e la trasmetter. Sar felice se potr in parte contraccambiar quanto avete fatto per me! Non mi sar certamente sdebitato verso di voi ma almeno avr fatto qualche cosa...
Sciagurato! rispose la fanciulla con voce pi fioca di un soffio. Non sapete in qual pericolo incorrete? Nessuno vi veda mai parlare con me e quanto alla vostra offerta che mi fate, sappiate che se la disgrazia volesse che qualcuno si accorgesse della trasmissione, sareste perduto! Ve lo proibisco.
Ma egli insisteva; giurava che conosceva perfettamente il suo mestiere che non sarebbe scoperto e tanto fece e tanto disse che ella gli sugger un messaggio per Dunois.
Ah, potesse almeno rassicurare colui che doveva essere in preda all'angoscia per lei!...
E si allontan immediatamente da quell'amico improvvisamente rivelatosi e si ritir nella sua cabina dove al pensiero delle sofferenze di Dunois e della gioia che avrebbe provato al ricevere quel messaggio, non pot prender sonno durante tutta la notte.
Era appena l'alba quando un fracasso insolito, stridor di bozzelli e di catene giunse fino a lei che, senza ch'ella sapesse bene perch, sent stringersele il cuore. Non avrebbe avuto pace fin che non avesse saputo quel che accadeva sul ponte ed il significato di quello scalpicco sordo di piedi scalzi. Si vest dunque rapidamente e sal.
A poppa v'era una piccola folla d'uomini, ed improvvisamente Solok si rizz innanzi a lei.
Perbacco! le disse con voce, tagliente. Stavo per mandarvi a chiamare! C' uno spettacolo abbastanza bizzarro!... I miei uomini si divertono alla pesca dei pescicani; dovete assistervi anche voi.
Gli occhi verdi lanciavano una fiamma sinistra. Che significava quello strano invito? Afferratala per una mano egli l'aveva trascinata seco malgrado la resistenza che ella gli opponeva perch, pur senza saperne perch, immaginava di dover assistere a qualche orrida scena.
Ma quando fu sul ponte di comando non pot credere ai suoi occhi: quel che vedeva era cento, mille volte pi orribile di quanto avesse mai potuto immaginare anche nel pi spaventoso ed orribile degli incubi.
I marinai pescavano veramente i pescicani e Solok non aveva mentito, ma l'esca vivente trascinata dalla catena usata per lenza e terminata da un enorme uncino quale amo, era il disgraziato operatore radiotelegrafista. Egli era trascinato cos nella scia della nave ed attorno a lui apparivano ora i dorsi azzurrastri degli squali, ora i loro ventri bianchi e si aprivano e si chiudevano le bocche atroci formidabilmente amiate di denti.
Alys lasci sfuggire un gran grido e cadde svenuta.
Per settimane e settimane non cess d'aver innanzi agli occhi quello spettacolo spaventoso e da quel giorno non aveva mai mancato al giuramento che si era fatta di non pi consentire che alcuno s'interessasse alla sua sorte. Bastavano le vittime che gi c'erano state. Ma da quel giorno, anche la vicinanza di Solok, spietato ed assassino, le aveva ispirato un orrore che le era impossibile di dissimulare.
Nulla per valeva a toglierle la sua sete di libert.
Finalmente una sera aveva potuto impadronirsi di quella bottiglia e d'un tappo adatto e vi aveva introdotto, il messaggio, e l'aveva ben chiusa con ogni cura e finalmente era riuscita a portarla sul ponte senza farsi scorgere ed a lasciarla scivolar nell'acqua in una notte buia quando il mare agitato collo schiaffeggiare delle onde contro lo scafo ne coperse il leggero tonfo.
...
E la lunga lettera scritta con una calligrafia minutissima terminava con una descrizione tanto minuziosa quanto era possibile di tutte le strane manovre alle quali aveva assistito pi volte sullo Swastika.
Per ordine di Solok tre sottomarini operavano metodicamente nei mari ricchi di pesce trascinandone altrove tutta la fauna; le tre navi subacquee, disposte come i siluri che un tempo usava Le Hlo, emettevano continuamente serie di onde elettriche le quali stringevano tutto il pesce esistente in aree estremamente vaste, come entro una rete invisibile.
Quelle serie di onde erano assolutamente insuperabili anche ai pesci ed ai cetacei di maggior mole e la pesca avveniva come se i tre sommergibili avessero trascinato dietro a loro una rete immensa colma di milioni di pesci.
Che ne voleva fare precisamente Solok di tutti quegli animali? Alys non sapeva immaginarlo ma poich il fatto era, ella non dubitava che avesse per risultato di vuotare completamente tutti i mari in un tempo pi o meno breve.
E la figlia di James M. Laurie terminava la sua lettera dolorosa, che contemporaneamente era narrazione drammatica e grido d'aiuto dal fondo di un abisso, assicurando Dunois di tutta la sua fiducia in lui ma supplicandolo di agire senza ritardo alcuno per salvarla con suo padre. Temeva di non saper sopportare pi a lungo simile prova e di lasciarsi trascinare a compiere qualche funesta risoluzione...
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 32. Minaccia dal cielo sul mare.
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Rapidamente informato da Dunois del messaggio di Alys, il Governo francese si affrett a darne comunicazione a tutte le Nazioni di civilt bianca: non era il momento di discussioni, di egoismi nazionali o di sottigliezze diplomatiche. Venne subito concluso un accordo segreto pel quale le Potenze mettevano in comune i loro mezzi per procedere alla caccia ed alla cattura di quegli schiumatori del mare di nuovo genere.
Fu.allora che la Francia offerse l'uso del suo idrovolante gigantesco, a cinque motori di cinquecento cavalli ciascuno, del quale aveva appena terminata la costruzione e che era destinato a raggiungere il Polo Sud. L'offerta venne accettata immediatamente.
Il magnifico e formidabile apparecchio anfibio, mosso da turbomotori di grande rendimento e di poco consumo poteva rimanere in volo per tre ed anche quattro giorni consecutivi mantenendo una velocit minima di duecento chilometri orari, e disponeva perci di un campo d'azione di almeno ventimila chilometri, cio la met della circonferenza terrestre.
Venne deciso che l'equipaggio sarebbe composto da Lemoine, il tenente di vascello pilota e da Dunois aiutati, in seguito a loro proposta, da Anthime e da un meccanico di loro scelta.
Provato e riprovato e messo perfettamente a punto, l'apparecchio giustificava la fiducia che essi riponevano in lui.
Era stato stabilito fra le Nazioni che sarebbe stato ordinato a tutte le loro navi ed a tutti i posti semaforici di dare al velivolo ove fosse passato tutte le notizie che avrebbero potuto essergli utili.
...
Un mattino, all'alba, i quattro uomini si trovarono sotto le ali dell'immenso uccello, simili a quattro anatroccoli presso uno struzzo, ed avevano gi vestito gli appositi abiti pel volo.
Il meccanico Meulier avvicin una scaletta alla parte della fusoliera che poteva rappresentare il petto dell'insetto e tutti salirono e la porta si chiuse dietro di loro e si trovarono nel quadrato della nave aerea.
Era stato stabilito che Lemoine e Dunois si alternerebbero ai posti di pilota e di osservatore mentre Anthime, incaricato dell'apparecchio radiotelegrafico avrebbe potuto sostituire il meccanico Meulier in caso di bisogno per riparazioni, ripuliture ed altro.
Le eliche furono messe in moto fra lo strepito dei motori, e l'apparecchio si lanci sulla pista di partenza, rull per un tratto sobbalzando alquanto, ma presto la dolcezza del suo movimento avvert gli aviatori che si era staccato dal suolo.
La mattina era bella e soleggiata e di mano in mano che l'idrovolante saliva, l'orizzonte diventava pi vasto permettendo alla vista di spaziare sempre maggiormente. Dapprima era stata limitata al mare di case della citt immensa, poi apparvero le campagne dei sobborghi, praterie e boschi verdi disseminati di ville bianche.
La rotta puntava verso il sud-est in direzione del golfo Persico donde giungevano delle comunicazioni per radio secondo le quali uno dei famosi sottomarini pareva fosse stato visto in quei paraggi. Lemoine che si trovava alle leve si rallegrava per la facilit di governo dell'apparecchio il quale volava sicuro accompagnato dal russar regolare dei motori.
Anthime cominci subito a metter ordine dappertutto; egli voleva che ogni cosa avesse un posto ed ogni cosa al suo posto si trovasse, ci che  necessario sopra un aeroplano se non pi che sopra una nave.
Aperse dunque un piccolo ripostiglio destinato agli attrezzi, agli utensili, alle vesti, alle coperte ed anche ad alcuni accessori, quando lo si ud brontolare:
Ma che razza di disordine c' dentro qui? Una vera baraonda! Ah, che gente, che gente!
E cominci subito a raccoglier le coperte spiegate e gettate a mucchio ripiegandole accuratamente e disponendole l'una sopra l'altra, quando malgrado il fracasso dei motori, gli giunse all'orecchio un suono strano. Ascolt, il rumore cess; ed alzando le spalle egli riprese a metter ordine l dentro: ma quel suono strano riprese.
Ma, corpo di Bacco, qui dentro c' qualcuno che russa!... non mi sbaglio, noi quattro siamo tutti ben svegli!...
E collo sguardo frugava in ogni angolo dello sgabuzzino; alla fine grid:
Ah, ma questa  grossa! Ecco che si disseminano delle scarpe in un idrovolante come questo!  grossa proprio!
E nella sua indignazione egli si lanci su quella scarpa che sarebbe stato capacissimo di lanciare dal finestrino se dentro non ci fosse stato un piede. Quel piede, naturalmente era in fondo ad una gamba la quale era unita ad un tronco munito delle solite due braccia, e sopra le spalle di quel torso c'era una testa che apriva due occhi ancor gonfi di sonno.
E quella testa non era che quella dell'alto e potente signor Criquet.
Che cosa fai qui, canaglietta? tuon l'uomo-scimmia colla voce pi terribile.  incredibile!... Ti ho salutato ieri nel collegio Purgevain al Grande Montrouge e questa mattina ti ritrovo che russi dentro qui come un piccolo vagabondo...
Criquet se ne stava dinanzi a lui a testa bassa e con aspetto molto confuso.
Ritornerai immediatamente a Montrouge a studiare!... gridava Anthime fuori di s e rosso come un pomodoro. Ma Criquet sent che il pavimento si muoveva sotto i suoi piedi; alz gli occhi al finestrino, vide le nubi che correvan via, sent il rumor dei motori in moto e si mise a ridere:
Ah, ah!  troppo tardi, zio! Non mi ricondurrai a Montrouge ed io verr dove andrai tu: non voglio lasciarti, io: non bisognava che tu mi prendessi con te se poi dovevi abbandonarmi!
Ma e la tua istruzione, canaglia?!... Come posso istruirti in queste condizioni?... Lo capisci che sono molto in collera con te?
Anche Dunois fu molto stupefatto apprendendo che Criquet era fuggito nella notte dal collegio di Montrouge per recarsi all'aeroporto, sgattaiolare nell'idrovolante e nascondervisi sotto delle coperte, in attesa della partenza, dove, stanco morto, si era addormentato profondamente.
Il fanciullo si ebbe una magnifica ramanzina come era giusto perch si temevano per lui i pericoli evidentissimi ai quali la sua scappata lo avrebbero esposto.
I predicozzi e le sgridate non sarebbero terminati tanto presto se la T.S.F. che registrava automaticamente i radiogrammi trasmessi con onda in accordo, non avesse fatto sentire il suo ticchietto che annunciava una comunicazione e quel radiogramma procur una sosta al ragazzo troppo affettuoso ma ancora mal disciplinato.
Il radiogramma lanciato dalla stazione del capo Saint-Jacques nell'Indocina annunciava, e questa volta in modo chiaramente affermativo, la presenza dei misteriosi sottomarini nella baia di Along. L'apparecchio acceler immediatamente la sua marcia ed i viaggiatori furono presi quasi da una febbre d'azione alla sola idea di essere finalmente sulla traccia buona.
La macchina funzionava perfettamente e Lemoine e Dunois si avvicendavano ai comandi come era stato stabilito: Meulier, calmo ed attento, badava ai motori.
...
Erano trascorsi due giorni; l'India era stata sorvolata in tutta la sua larghezza ma una burrasca abbastanza forte aveva fatto perder tempo all'idrovolante costringendolo a mutar rotta e fu soltanto alla fine della seconda notte, quando, sperduto in un cielo nuvoloso, il biplano concludeva a bassa quota la traversata del golfo del Bengala, che, improvvisamente, al disopra della costa del Siam si trov preso in un largo fascio di luce che non lo abbandon pi.
Anthime era al posto di osservazione e grid:
Siamo presi nel fascio di luce di un proiettore.
Ed anche di un proiettore di grande potenza! aggiunse Dunois.
Ma non soltanto di uno, continu il preparatore... eccone un altro che si unisce al primo... ed un altro ancora!
Lo spettacolo era straordinario: le tenebre erano striate da quelle lunghe code luminose che, rigide e bluastre, si incrociavano movendosi continuamente e seguendo l'apparecchio nelle sue evoluzioni sicch questo, in breve, non navig pi che immerso in una luce abbagliante che lo accompagnava senza tregua.
Donde scaturivano quelle luci? Non era possibile rendersene conto con esattezza ed in breve i viaggiatori non ebbero nemmeno il tempo di far ricerche perch con uno schianto secco apparve una nuvoletta biancastra a breve distanza dalla nave aerea, seguita subito da una detonazione che venne riconosciuta subito per lo sparo di un cannone.
E gli scoppi si succedettero mentre le nuvolette andavano moltiplicandosi da ogni parte ed un grande fracasso saliva dal basso riuscendo a superare lo strepito dei motori.
Siamo stati inquadrati, disse Dunois. Certamente  gente che sa che cosa pensare di noi e che non  disposta a farci grazia.
 un vero tiro di sbarramento! dichiar Anthime scrollando il capo, Eccoci in un bell'impiccio con questo ragazzo fra i piedi. E se ti pigli qualche nespola, maledetto monellaccio!
Bah! replic Criquet che non era per nulla impressionato. Sei tu l'unica persona che abbia al mondo e pur che sia ucciso anch'io se tu morissi, io non ho altro da chiedere!
Lemoine faceva ogni sforzo per sfuggire a quei fasci di luce: faceva virate audaci, si lasciava cadere, si precipitava verso il basso... ma tutto era inutile: quei fasci di luce non lo abbandonavano mai; sembrava che fossero appiccicati per la loro estremit all'idrovolante. E l'intensit del cannoneggiamento aumentava.
Dunois s'accorse improvvisamente che l'estremit dell'ala sinistra inferiore si era incendiata.
Dunque l'apparecchio non era soltanto inseguito a colpi di shrapnell ma veniva anche preso di mira con proiettili incendiari! Certamente uno di questi aveva colto nel segno ed ora c'era fuoco a bordo! Il pericolo era immenso.
Sarebbero stati vinti prima ancora di aver iniziato la lotta definitiva?
C' una sola cosa da fare, disse Anthime. Prender un estintore e salir sull'ala spingendomi sino al focolare dell'incendio. Potr spegnerlo senza fatica!
E sempre rapido, nell'eseguire, l'uomo-scimpanz si volse per prendere l'estintore chimico che era messo a portata di mano appunto per casi come quello; ma egli rimase colla mano annaspante nell'aria, sorpreso, perch l'apparecchio non c'era pi. Qualcuno l'aveva gi preso...
E fu col cuore stretto che, alla luce dei proiettori, egli vide una piccola forma sottile, qualcosa che avrebbe potuto essere paragonato ad un verme, la quale strisciava sull'ala in fiamma. Era Criquet il quale, senza far parole, aveva agito mentre scoppiavano gli shrapnells.
Disperato, tremante per l'emozione, Anthime voleva andarlo a prendere; ma Dunois lo trattenne:
Lasciatelo fare; ci salva. Vedo che non  imprudente e che se la cava abbastanza bene.
Metodicamente, mentre Lemoine si rassegnava a non turbare l'equilibrio dell'apparecchio, Criquet raggiunse il punto incendiato; punt l'estintore, svit l'otturatore, premette lo stantuffo e diresse abilmente sulle fiamme il getto salvatore senza preoccuparsi affatto degli abissi vertiginosi che si aprivano ai suoi fianchi.
In un attimo l'incendio fu domato, il disastro scongiurato ed il fanciullo ritorn presso i suoi amici strisciando sulla tela dell'ala coll'agilit di un'anguilla. Non era nemmeno pallido!
Ecco uno che manca di pratica ma che non manca di audacia! dichiar Anthime accarezzando la testa scapigliata del piccino.
Intanto, per la sua velocit l'idrovolante si era messo fuori tiro ma ci non era avvenuto senza guai: il povero Meulier aveva avuto la gola trapassata da una pallottola di shrapnell mentre stava sorvegliando i motori e per poco non aveva avuto tagliata la carotide. Venne medicato alla meglio e l'alba apparve sopra un meraviglioso panorama di quelle regioni estremo-orientali tutto cosparso di colori delicati.
Dunois precis a un dipresso la posizione geografica: sorvolavano in quel momento il Siam e non dovevano essere lontani dalla frontiera del Camboge poich l'idrovolante durante le sue evoluzioni per sfuggire al cannoneggiamento aveva deviato assai verso il sud.
I due piloti si trovarono d'accordo nel decidere che la direzione esatta della rotta sarebbe stata ripresa soltanto quando si fossero trovati nuovamente nel cielo di possedimenti francesi dove sarebbero stati pi al sicuro contro sorprese come quella che gi avevano subto.
L'apparecchio venne spinto a maggior quota e Lemoine si manteneva sopra i cinquemila metri.
Ma gli animi si erano rattristati; la bella fiducia dell'inizio scompariva; i viaggiatori tacevano tutti e cinque pel timore di trasmettere ai compagni le proprie apprensioni.
Alle sei Lemoine lanci una sorda esclamazione, e  Dunois, che colle orecchie tese ascoltava il ronzar dei motori, non ebbe nemmeno bisogno di chiedergli quel che accadesse: lo sapeva perfettamente purtroppo! La velocit diminuiva sensibilmente.
Coraggioso, malgrado la ferita che lo faceva soffrire assai, Meulier si ostinava nel suo lavoro e non ebbe bisogno di grandi investigazioni per comprendere che in breve si sarebbero fermati per mancanza di carburante!
L'apparecchio era partito con una dotazione sufficiente per almeno cinque giorni di volo continuo. Ma uno dei serbatoi maggiori era stato forato da una pallottola di shrapnell e si era vuotato completamente durante la corsa. Fortunatamente erano in vista il delta del Mekong e l'oceano Indiano. Fili d'argento serpeggiavano attraverso il verde delle risaie e poi veniva, scintillante a perdita di vista, l'immenso specchio dal mare...
Con quale arte il pilota calcol l'angolo di volo librato tenendo conto del vento e della resistenza dell'aria!
Il terreno si avvicinava con una velocit vertiginosa e si distinguevano gi le capanne di bamb e nello scacchiere verde chiaro e verde scuro delle risaie si vedevano gli abitanti, insetti minuscoli ed industriosi intenti al lavoro, chini sulla loro terra umida emanante un afrore tenace di decomposizione. Una nebbiolina tepida saliva verso gli aviatori; e qua e l apparivano dei boschetti.
Non riuscir certamente a raggiungere il mare, disse Lemoine, ma mi poser senza dubbio e con ogni agio su quel braccio di fiume.
Giallo fra le rive bordate di paletuvieri dalle multiple radici immergentisi nelle acque e simili a serpenti all'abbeverata, il fiume scorreva a duecento metri di distanza dall'apparecchio.
Nell'aria umida si distinguevano nitidamente delle palizzate di bamb, dei canotti, delle piccole imbarcazioni dalle vele di stuoia nelle quali i rematori arrancavano rapidamente e dei rimorchiatori dalle gambe nude e dalle teste ricoperte di cappelli conici o di turbanti di stoffa.
L'idrovolante scavalc un altro boschetto di alberi picchiettati di fiori rossi, poi il suo scafo curv fischiando dei pennacchi di alberi di noce di areca, ed improvvisamente scivol sulle acque provocandovi un ribollimento che agli aviatori, ormai fuor di pericolo, parve allegro.
Tutt'attorno si vedevano accorrere gli abitanti di un vicino villaggetto di pescatori, i quali si sbracciavano in segni incomprensibili.
In un attimo l'idrovolante fu circondato da un formicolo variopinto mentre pi di cento voci gutturali gridavano parole incomprensibili. Dunois, esperto in etnologia, riconosceva in quella gente il tipo khmer quando una di quelle facce attrasse la sua attenzione per i lineamenti assai diversi da quelli di tutti gli altri presenti.
Guarda, disse a Criquet il quale guardava avidamente ed assai interessato tutta quella gente, quello l  un annamita sperso qui, non so come, fra tutti questi Cambogiani. Ed  tanto annamita, colui, da rassomigliare, come una goccia d'acqua pu rassomigliare ad un'altra, al mio amico Ho-Du il quale fu mio compagno di stud al centro d'aviazione di Saint-Raphal. Era un bravo ragazzo quell'annamita, e durante la guerra si  comportato con grande coraggio, e da soldato meraviglioso.
La barca nella quale si trovava quell'uomo il quale vogava con aria che pareva assente, venne quasi a sfiorare l'idrovolante. Stufo d'udire quel gracchiare per lui incomprensibile, e sempre burlone, il ragazzo gli grid per divertirsi:
Ah, sei qui anche tu, eh, Ho-Du? Come stanno a casa tua, vecchio mio?
Una specie di sconvolgimento avvenne di colpo in quel misero pescatore; il suo viso si illumin e parve che una luce piovuta dal cielo avesse improvvisamente rischiarato il cervello; all'espressione assente di prima successe di colpo un aspetto intelligente e vivace.
Parve risvegliarsi; i suoi occhi si fissarono su colui che gli aveva rivolto la parola ed allegro grid battendosi il petto:
Ho-Du! Sicuro; sono Ho-Du, io! Mi ricordo perfettamente di essere Ho-Du... Ho-Du.
Ed evidentemente era felice in quel momento.
Finalmente sotto le spoglie del misero pescatore, l'ufficiale francese ritrovava s stesso, libero dall'amnesia che l'aveva paralizzato per parecchi mesi.
Poi vide Dunois e grid con tutta la sua voce:
Ehi, tu... Dunois!... Ricordati; sono Ho-Du, io... Ho-Du!
Ma s, gli rispose il biologo che non comprendeva nulla di quella scena strana. S, sono Dunois, amico; ma tu, che fai qui fra questa brava gente?
Con un'agilit sorprendente l'annamita si arrampic su per lo scafo dell'idrovolante e raggiunse l'amico.
Poco dopo, affrettatamente, quasi senza darsi il tempo di respirare, egli cominci la narrazione dei suoi ricordi che gli si affollavano alla mente e nel cuore e che da tanto tempo attendevano di essere esposti.
I francesi conobbero cos da lui i progetti terribili e formidabili dello Sciogun, il suo intendimento di rialzare la razza gialla per rimetterla alla testa dell'umanit... ed essi gli narrarono la storia della scomparsa del pesce e quella dei sommergibili misteriosi.
Ed intanto la stazione radiotelegrafica cominci a trasmettere attivamente. L'Europa sarebbe informata e finalmente potrebbe agire.
A poco a poco l'ansiet degli aviatori si accresceva pensando che i potenti nemici della razza bianca potrebbero ingarbugliare la trasmissione. Ma finalmente Dunois esclam:
Benissimo; si risponde!
Rispondeva la stazione del capo Saint-Jacques che usava la stessa lunghezza d'onda usata dall'apparato dell'idrovolante.
"Fare l'impossibile, diceva, per sorprendere i sottomarini e conoscerne il ricovero non appena terminate le riparazioni. Pel rifornimento, parte subito una cannoniera con la benzina e l'olio necessar".
...
Trascorsero per alcuni giorni prima che i rifornimenti giungessero perch la cannoniera sub un'avaria durante il viaggio e fu perci soltanto dopo una settimana che l'idrovolante pot riprendere il volo portando seco il tenente Ho-Du.
Successivamente i posti radiotelegrafici dell'isola Guam e dell'isola Yap comunicarono informazioni secondo le quali si poteva credere che due dei sommergibili si trovassero in pieno Oceano Pacifico e valeva dunque la pena di sincerarsene.
Ma pareva che la sfortuna si accanisse sull'idrovolante. Mentre si stava per raggiungere Numea, i cinque motori ebbero degli arresti e finirono col fermarsi tutti malgrado gli sforzi di Ho-Du per aumentare la pressione nei grandi serbatoi, mediante le pompe a mano.
La cosa appariva misteriosa ma non era quello il momento di perdersi in congetture od in ricerche perch il mare era grosso ed il problema pi urgente era quello di ammarare senza capottare e senza danni gravi.
Lemoine riusc, usando tutta la sua abilit, a posarsi nell'avvallamento di due onde con una precisione quasi miracolosa. La terra doveva trovarsi a due o trecento miglia di distanza.
L'apparecchio si comportava perfettamente e si teneva dritto al vento grazie all'ncora galleggiante che era stata messa in mare, ed allora Ho-Du decise di ricercare la causa dell'arresto dei motori.
Uno dei serbatoi conteneva ancora, a giudicare dal livello esterno, una certa quantit di carburante sufficiente per qualche ora, ma l'esame rivel subito che qualche malevolo aveva mescolato alla benzina una forte quantit d'acqua... Non c'era nulla da fare... l'idrovolante era in bala degli elementi. Sarebbe riuscito a vincere quella lotta? Il mare si agitava sempre pi ed il vento aumentava di forza di minuto in minuto.
Allo scopo di alleggerire l'apparecchio, vennero prima gettate le bombe, poi fu la volta del radiatore cellulare, e finalmente venne strappata la tela dei piani inferiori delle due ali.
Verso sera l'ncora galleggiante venne strappata da un'ondata ed allora Lemoine leg un cuscino all'estremit di una delle corde di rimorchio, quella del galleggiante, e lo gett in acqua. Il risultato fu ottimo... l'apparecchio teneva testa all'onda: aiutandosi alternativamente col timone di direzione e coll'azione incrociata degli alettoni, il biologo e Lemoine aiutavano l'azione di quell'ncora di fortuna...
Finalmente spunt l'alba nuvolosa, annunciatrice di burrasca. L'alettone sinistro, colpito da un'ondata violenta, fu strappato addirittura; anche le estremit delle ali inferiori erano fortemente esposte ai colpi di mare. Verso mezzogiorno un'ondata pi violenta guast lo stabilizzatore ed un'altra ruppe la parte inferiore dell'asse di comando. Intanto l'apparecchio andava alla deriva verso il sud-ovest, e dei viveri di cui era stato fornito non rimanevano che una scatola di carne conservata di venti once, due tavolette di cioccolata ed una bottiglietta di rum della capacit di un quarto di litro.
Lemoine e Dunois speravano che la corrente li trasportasse verso le coste della Nuova Caledonia e si ostinavano a mantenersi a galla col loro apparecchio ed a vivere per poter continuare la loro missione.
La notte fu alquanto calma e Criquet, risvegliatosi di soprassalto dal torpore nel quale era caduto, grid che vedeva un faro e delle luci; ma non erano che stelle!
Il giorno seguente fu pi terribile dei precedenti; non v'era una goccia d'acqua o di rum per inumidirsi almeno le labbra.
La mattina del quarto giorno Anthime riusc, ingegnosamente, a distillare dell'acqua marina: la scatola del conta-giri gli serv come pentola ed un tubo di rame tolto alla tubazione di guida della benzina serv come serpentina; provvide al raffreddamento servendosi della scatola dei viveri. La distillazione cos ottenuta non dava che un bicchiere da marsala; ma permise di calmare alquanto la sete.
Il quinto giorno un venticello leggero spinse alquanto l'idrovolante verso il nord-est e Lemoine fece disporre le tele tolte alla parte inferiore delle ali cos che funzionassero come vele.
Vennero cos percorse circa venti miglia...
E quella sera venne scorta la terra...
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33. LA LOTTA SUPREMA. Il Mare vivente.
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Lanciate nella vertigine dei loro giri dal possente rombo dei motori, le eliche disegnarono davanti all'idrovolante cinque scudi di madreperla traslucida e l'apparecchio finalmente riparato, scivolando sull'acqua tranquilla, si mosse veloce lasciando dietro a s una doppia sca di schiuma che fuggiva allargandosi.
Poi si stacc, dalla superficie liquida e si alz leggero, simile ad un immenso uccello che mantenga stese ancora le zampe prima di raccoglierle sotto il ventre per il volo.
Sal obliquamente con uno slancio potente e continuo, descrisse sul mare un grande semicerchio e ripass sopra Numea dirigendosi verso il sole levante che ancora era quasi a contatto coll'orizzonte.
Il tempo era bello, l'aria ancor fresca della notte ed il sole scintillante.
L'apparecchio avanzava ronzando allegramente, potente come un albatro e rapido come una fregata ed i suoi motori funzionavano senza nesuna irregolarit.
Di mano in mano che esso si innalzava, i contorni dell'isola apparivano pi nitidi ai volatori: essa si stendeva verso nord-ovest stesa sul Mare di Corallo, chiusa in una cintura di scogli mentre apparivano azzurre, al di sopra delle colline, le Isole della Lealt.
I campi di canne e di tabacco, le campagne disseminate di capanne di legno, la brughiera e la foresta, tutto diventava sempre meno distinto quando Lemoine, che pilotava l'apparecchio, punt versa le Isole Samoa.
Nella notte era stato ricevuto a Numea un radiogramma che annunciava la presenza dei sottomarini pirati a circa duecento miglia al largo di quelle isole meravigliose, verso nord-nord-est.
Pur che questa volta ci riesca di scoprirli! brontol Dunois fra i denti stretti.
E la si finisca una buona volta con questa accolta di banditi, ghign Anthime. A quel maledetto Solok mi piacerebbe di rivoltare la pelle come ad un coniglio solo che si sia attentato a toccare un capello a quella povera miss Alys! Ma non perder nulla con l'aspettare... pu esserne certo!
Erano ancora tutti e cinque a bordo: Dunois, Lemoine, Anthime, Ho-Du ed anche Criquet che si era guadagnato moralmente gli sproni di valoroso cavaliere dell'aria, salvando l'apparecchio dal pericolo d'incendio.
Alla fin dei conti, aveva dichiarato Anthime, perder forse del tempo riguardo all'istruzione, ma potr formarsi il carattere.
Il ragazzo spalancava gli occhi davanti allo spettacolo meraviglioso del mare che si stendeva fino all'orizzonte sotto l'idrovolante, e mormorava fra s:
Chi mai l'avrebbe detto, a Montrouge, che io sarei venuto a passeggiare pel cielo come fanno le rondini che emigrano?
Ho-Du, indifferente e flemmatico, senza alcuna curiosit, stava seduto nell'angolo della carlinga che gli era stato assegnato, si lasciava trasportare per il cielo con lo sguardo fisso sopra un pezzetto d'avorio che aveva tolto di tasca e che andava scolpendo con un temperino e con un'abilit prodigiosa. Egli pensava certamente al suo destino di uomo di razza gialla che aveva legato il proprio destino a quello dei Bianchi il cui genio aveva saputa creare quella macchina che percorreva un chilometro in diciotto secondi! Di tratto in tratto canterellava con la sua voce aspra e gutturale una vecchia canzone del suo paese, un'aria che per orecchie occidentali era assolutamente informe ma che dilettava certamente i suoi sensi raffinati.
Nello spazio ristretto offerto dall'interno della carlinga era appena possibile di muoversi, perch la maggior parte era occupata dai serbatoi di benzina e di olio di cui l'apparecchio portava seco una quantit considerevole.
Il sedile del pilota con le leve di comando era innanzi, e dietro ad esso stava l'osservatore con gli apparecchi della T. S. F. a portata di mano; poi seguiva una minuscola stanzetta dove stavano Ho-Du, Anthime e Criquet.
La conversazione era possibile perch i motori non producevano che un enorme ronzo, senza detonazioni assordanti.
...
Circa sei ore dopo la partenza, Dunois ud il ticchettio del ricevitore radiotelegrafico.
Ricevuta la comunicazione grid:
Punta a nord, Lemoine. Credo che ci troviamo vicini alla selvaggina.
L'idrovolante si trovava allora sulla maggiore delle Isole Figi, Vanua Levu, vero boschetto di palme, di alti alberi di cocco che facevano oscillare le grandi foglie palmate, di banani e la cui spiaggia  corsa da file di paletuvieri.
Tutt'attorno alle due isole regine dell'arcipelago, Viti Levu e Suva Viti, sono disseminati circa duecento isolotti qualche volta assai distanti gli uni dagli altri.
Il mare scintillava di nuovo assolutamente senza terre, quando Criquet, la cui vista era tanto acuta da equivalere un telescopio, grid improvvisamente
Guardate laggi! Guardate che colore ha il mare!...
Infatti ad una certa distanza verso babordo una macchia enorme chiazzava il mare che vi pareva opaco; essa avanzava dall'estremo orizzonte in direzione di sud, con un movimento continuo, fluttuante, senza mai cessare d'estendersi...
Ci siamo! dichiar Dunois la cui voce tremava per l'emozione; rammentava i banchi interi di pesce d'ogni qualit che suo zio raccoglieva a Roscoff e preg Lemoine di avvicinarsi maggiormente alla superficie dell'oceano per poter esaminare attentamente quell'esodo straordinario.
Come era accaduto per l'addietro in Bretagna, anche quell'acqua ribolliva fin dove l'occhio giungeva in un brulicho di milioni d'animali marini d'ogni specie.
Pesci, cetacei, anfibi, pinnipedi, chelonidi, molluschi... tutti gli animali marini capaci di spostarsi spontaneamente, erano riuniti in quel punto dell'oceano, mandra fitta fremente, ondeggiante ed anche buffa, che scorreva con un'avanzata ostinata ed abbastanza rapida verso il Sud.
E quella mandra di Nettuno si ingrossava continuamente di nuove reclute... ancora... sempre!... E tutti quegli esseri scintillavano al sole, luccicavano come un immenso velo di broccato mollemente drappeggiato.
Qua e l scaturivano vividi lampi argentini per spegnersi immediatamente e confondersi nel luccicore di tutta la massa brulicante.
Balene d'ogni specie, orche, capidogli, pesci spada, pesci sega, e foche e morse ed otarie: degli squali attraversavano la massa dei pesci pi piccoli e lottavano contro quella promiscuit a gran colpi di pinne e di coda, cercando di liberarsi da quella strettura insopportabile nella quale si trovavano anche meduse, argonauti e nautili.
Se ne vedevano continuamente di quelli che cercavano di prendere il largo, ma allora pareva che battessero il muso contro un muro invisibile ed erano costretti a ritornare nelle file ed a navigare verso il loro inevitabile destino.
I mostri dalle forme strane e spaventose, abitanti delle profondit abissali, salivano loro malgrado alla superficie e, conformati per sopportare le incredibili pressioni delle grandi profondit, scoppiavano come vesciche troppo gonfie non appena giungevano alla luce...
I cetacei voraci, gli squali e tutti gli altri carnivori avevano cominciato col fare delle scorpacciate pantagrueliche in mezzo a quell'orda; nuotavano con le bocche spalancate per rimpinzarsi di carni palpitanti... ma ormai sazi e stanchi di inghiottire vivevano al fianco delle loro prede consuete che prima avrebbero ferocemente inseguite.
Quel mare brulicante di vite a fior d'acqua, quella marea di pesci, quella emigrazione apocalittica era uno spettacolo mai visto ed anche, sotto un certo aspetto, commovente.
Inorriditi al pensiero che simile perturbazione nella vita del mondo era il prodotto della volont di un solo individuo, i cinque campioni della civilt bianca tacevano al cospetto di quella visione da incubo...
Ma non si trattava di chiacchierare: era il momento di agire; quell'esodo del gregge di Nettuno aveva cause che non erano ignote e bisognava ricercarle e trovare, per ci, i limiti del banco.
L'idrovolante cominci a tracciare grandi cerchi tutt'attorno e sempre pi larghi ma per quanto rapidamente volasse non gli riusc mai di scorgere i limiti dell'assembramento; soltanto, a grande distanza, pot vedere appianarsi e riprendere la sua lucentezza liscia, lo specchio azzurro dell'oceano.
Ormai l'apparecchio si manteneva ad un centinaio di metri e gli occhi di tutti i suoi passeggeri erano tesi alla scoperta del mistero, quando scoppi un grido improvviso:
L... guardate l! gridava Criquet con l'indice teso. Guardate l... che cos'?
Infatti qualche cosa di oscuro avanzava sulla superficie delle acque; venne distinto un lungo fuso che scivolava innanzi, furtivo come uno squalo alla caccia della preda, ed aveva in s qualche cosa che faceva rassomigliare la sua marcia all'andatura sospetta di un malfattore.
Trattenendo involontariamente la voce, Dunois annunci:
 uno dei sottomarini.
Col cuore in tumulto i cinque rimasero nuovamente silenziosi mentre sorvegliavano la navigazione di quel ladro di pesci. Poi Anthime mormor a sua volta:
Non immaginano quel che hanno sul capo?
Provavano la stessa emozione del cacciatore che spia la preda fiduciosa mentre essa non l'ha ancora sentito.
Una bomba ben lanciata poteva affondare immediatamente il nemico mentre questi si sentiva in piena sicurezza, ed i francesi immaginavano la banda di pirati affamatori immersi nel calore soffocante del loro fortino galleggiante, in mutandine, coi piedi ed il torso nudi, mentre asciugavano il sudore che bagnava loro la fronte.
Al ronfar ritmico e discreto dei motori i marinai certamente si assopivano ed anche quelli addetti ai timoni di direzione e di profondit i quali avevano ben poco da fare perch si poteva dire che il sommergibile non modificasse mai neppur minimamente la rotta: seduto sopra un sediolino pieghevole l'ufficiale di quarto teneva fisso lo sguardo sulla bussola che fissava con sguardo atono fin quasi ad ipnotizzarsi. L'interno di quel lungo fuso d'acciaio era inondato di luce dalle lampade potenti che si riflettevano nella lucentezza del metallo polito degli apparecchi e nello smalto multicolore delle tubature e dei mille cavi elettrici che vi si incrociavano.
La nave subacquea che a qualche distanza poteva anche sembrare un immenso cetaceo, si manteneva sotto la superficie dell'acqua e, certamente per precauzione, non lasciava emergere nemmeno il periscopio; fra s e l'allineamento quasi perfetto dei pesci che guidava, manteneva una distanza di circa cinquanta metri.
Ma buttate loro una bomba, signor direttore! disse Anthime indicando un buon numero di proiettili raccolti vicino al lanciabombe.  quanto meritano quei maledetti cani... e poi; cos renderemo la libert a quei poveri pesci.
Saremo sempre in tempo per giustiziarli, rispose Dunois. Pel momento preferisco farmi guidare fino al loro covo... Intanto possiamo avvertire le autorit che li seguiamo.
E cominci a chiamare Numea ma lasci l'apparecchio radiotelegrafico con un moto di dispetto:
Quegli animali mi imbrogliano le onde con le loro radiazioni pi potenti... e non ne cavo nulla. Ah, diavolo! Ecco che li ho anche messi in allarme.
Infatti il sommergibile si immergeva: a poco a poco diventava meno distinguibile. Sapendosi in vista del nemico si metteva al riparo dalle bombe di profondit; ma salvo quella precauzione non parve preoccuparsi maggiormente per la sorveglianza alla quale ormai sapeva di essere sottoposto.
L'idrovolante ricominci le sue evoluzioni e quando giunse alla coda del banco migratore dovette durar parecchio per scoprire un secondo sommergibile il quale, evidentemente avvertito per radiotelegrafo, si era anch'esso profondamente immerso.
Due ore dopo, all'altro vertice del triangolo veniva scoperta la terza nave pirata.
Dunque, alla coda del banco ed ai due lati i tre sommergibili rappresentavano la parte che a Roscoff il capitano Le Hlo aveva assegnato ai suoi tre siluri; e questa volta non si trattava soltanto di qualche tonnellata di pesce che veniva rubata, ma di tutta la fauna marina quasi al completo.
E per quale altro scopo inesplicabile, se non si trattava semplicemente di ridurre alla fame ed allo sterminio tutte quelle povere popolazioni che vivevano dell'industria peschereccia?
La giornata trascorse cos per l'idrovolante ed i suoi passeggeri in andirivieni continui simili a quelli di un cane da pastore.
Ormai Dunois si guardava bene dal toccare ancora l'apparecchio radiotelegrafico, tanto che verso le sedici il sottomarino di coda credette di poter rinnovare l'aria che si era appesantita per effetto della respirazione di tutte le persone che in esso si trovavano... Certamente doveva anche ricaricare gli accumulatori.
Fu visto emergere facendo apparire prima il periscopio e poi la torretta che si aperse quasi subito. Ne usc un uomo che appoggiato al piccolo parapetto pareva riempirsi voluttuosamente i polmoni d'aria fresca: certamente il sibilo dei ventilatori che non lungi da lui aspiravano violentemente l'aria esterna gli impediva di udire il rombo dei motori dell'idrovolante perch fu soltanto dopo qualche secondo che egli alz il capo.
Alla vista del nemico trasal e scomparve nell'apertura della torretta come un coniglio nella sua tana; il coperchio ricadde di colpo su di lui ed istantaneamente il sommergibile si immerse.
Nell'idrovolante i cinque volatori non poterono trattenersi dal ridere e Criquet grid all'indirizzo di quell'uomo:
Cuc!
E dire che abbiam qui una quantit di bombe che ammuffiscono! protest Anthime.
Lemoine e Dunois stringevano i pugni ed Ho-Du terminava in quel momento la sua statuetta che rappresentava il dio della risata, dal ventre scosso convulsamente e dalla bocca aperta.
Intanto la rotta del banco si spostava verso sud-sud-est cos da passare nel braccio di mare largo circa trecentosettantacinque chilometri e che separa le Samoa dalle Wallis, in direzione delle Isole Tonga.
Anthime e Criquet godevano al pensiero che, certi ormai di essere seguiti dall'idrovolante, i pirati non potevano pi respirare nelle loro "marmitte" (com'essi dicevano) che un'aria fetida e soffocante.
Non deve loro mancar certamente la voglia di mandarci qualche nespola col loro cannone antiaereo che pu essere puntato ad un angolo vicino ai novanta gradi, diceva Anthime;, ma sanno benissimo che le nostre bombe sono pi efficaci, e che le loro navi sono pi vulnerabili del nostro apparecchio.
...
La sera era vicina quando le Isole Tonga furono in vista.
Ancora una volta il mare appariva disseminato, nella lontananza, di punti verdi pi o meno voluminosi: improvvisamente Dunois strinse gli occhi per meglio distinguere e, chinandosi innanzi con aria interrogativa, prese il binoccolo.
Un minuscolo punto bianco era uscito da dietro un atollo ed ingrandiva rapidamente di mano in mano che l'idrovolante gli si avvicinava con la sua straordinaria velocit. In breve fu possibile distinguere un tre alberi che avanzava simile ad un cigno sul mare splendido.
La velocit diminuiva a vista d'occhio fra la nave aerea e quella marina e Dunois andava impallidendo perch nella sua mente sconvolta stabiliva una rassomiglianza fra quella nave ed un'altra che ben conosceva; ed improvvisamente anche Lemoine esamin il bastimento con aria perplessa.
Ma, fece, lo si direbbe...
Il biologo lo interruppe battendo un gran pugno sul proprio ginocchio.
Per mille fulmini!  lo Swastika, quello! grid.
Il cuore gli batteva disordinatamente ed un furore contenuto gli apparve negli occhi mentre il suo volto, energico ma tanto calmo di solito, aveva assunto un'espressione terribile di odio implacabile.
Le labbra gli si erano strette, l'angolo dei mascellari sporgeva per la stretta dei denti e gli occhi gli fiammeggiavano.
 esso, proprio esso! Niente scrupoli; le nostre bombe entreranno in funzione! Ora giustizieremo quel bandito. Anthime; preparate il lanciabombe di tribordo e di babordo! Si chin verso Lemoine: Cedimi i comandi che lo affondo.
Non appena si fu seduto al posto di Lemoine, Dunois si precipit come un'aquila sul rapitore di Alys...
Finalmente l'avrebbe finita con quell'animale velenoso...
Ormai lo yacht maledetto era tanto vicino che sui due casseri si distinguevano chiaramente due pezzi antiaerei la cui vista fece rabbrividire Anthime.
L'ottimo preparatore non aveva certamente paura per s, ma tremava per Criquet che ormai considerava come suo figlio.
 strano, mormor Ho-Du;, vede benissimo che stiamo per attaccarlo; perch non tira?
Ed infatti, sebbene l'idrovolante si avvicinasse fulmineamente alla nave, attorno ai cannoni non si scorgevano serventi.
Dunois si volse per gridare:
Anthime, quando alzer la mano lancerete le bombe!
Poi diresse il suo apparecchio in modo da sorvolare lo yacht da poppa a prua e tanto da vicino da permettere al bombardiere di col	pire quasi certamente il bersaglio.
E quando non fu che a venti metri dalla ruota di poppa alz la mano...
Ebbe il tempo di scorgere il viso di Solok che ghignava ritto sul cassero con le braccia incrociate sul petto ed in atteggiamento di sfida.
Ma come non aveva udito la cannonata che aspettava, cos non ud l'esplosione delle bombe.
Furibondo fece impennare l'apparecchio e si volse:
Anthime! Che diavolo succede? Dormite?
Ma il tenente di vascello Lemoine pose sotto gli occhi dell'amico il testo del radiogramma che aveva ricevuto in quell'istante dicendogli all'orecchio:
Son io che ho impedito ad Anthime di lasciar cadere le le bombe!
I tratti ed i punti dell'alfabeto Morse dicevano:
"Pazzo! Dimentichi che ho a bordo Alys Laurie?".
Mentisce! Mentisce, quel cane! url Dunois. Mentisce... si burla di noi!... A morte!... A morte!...
L'apparecchio girava allora attorno alla nave restringendo sempre pi i suoi cerchi.
Si sarebbe detto che Solok avesse udito le parole dell'aviatore perch quasi subito si videro due marinai che conducevano Alys sul ponte.
Dunois lanci un grido di furore... era disarmato!
Che fare? Doveva semplicemente lasciarsi sfuggire quel bandito?
In quel momento il telegrafo senza fili ricominciava il su tichetto che pareva un piccolo riso sommesso e diabolico, ma per quanto potesse riuscir loro penoso il raccogliere i sarcasmi del miliardario gli aviatori non sapevano risolversi a bloccare l'apparecchio.
Chiss che, fra ingiurie e scherni, il meticcio non si lascerebbe sfuggire qualche informazione utile di cui si potrebbe approfittare?
Lemoine tradusse imperturbabilmente:
"La lezione che ti ho impartito a Roscoff non ti  dunque bastata? Vuoi ancora aver a che fare con me? Eppure non sei sufficientemente forte per battermi e lo devi sapere! Ti avverto che la mia pazienza  al colmo e che sto per sconfiggere la tua boria insolente. La tua fidanzata  qui e sar mia moglie... e perch tu ne sia ben persuaso ci sposeremo qui sotto i tuoi occhi mentre il volo del tuo inutile apparecchio ci servir come scorta d'onore... Ho preso tutte le precauzioni necessarie... Ho a bordo un pastore il quale fra poco ci dar la benedizione sul cassero!"
...
Condotta alla presenza del suo persecutore, commossa ma priva di debolezza, Alys l'aveva guardato in fondo agli occhi.
Che volete ancora? gli disse. Non potete lasciarmi tranquilla?
Il miliardario sorrideva del suo cattivo sorriso e dardeggiava sulla fanciulla lo sguardo acuto delle sue pupille verdi e le dichiar secco:
State per diventare mia moglie...
Mai! rispose ella.
Ed egli insistendo ripet
Vi dico che state per diventare mia moglie... ed ecco il prete che benedir le nostre nozze.
Ad una decina di passi da loro era un vecchio vestito di una finanziera di tela nera, dalla barba bianca e dal colorito bronzeo pel sole. Stava ritto e leggeva apparentemente senza udire n vedere quanto accadeva attorno a lui.
Era un missionario che Solok s'era portato via dalle Isole Salomone, un disgraziato pastore protestante scandinavo il quale cercava di assumere un contegno disinvolto bench le minacce del miliardario l'avessero terrorizzato. Era certamente un galantuomo, ma che tremava per la sorte della sua spoglia mortale e che non era certamente pronto al martirio.
Comprendeva che stava per partecipare ad un abuso odioso ma non osava ribellarsi a quell'uomo potente e temibile...
Mi ucciderete, rispose Alys, prima che io consenta ad una unione simile... Sposer Yves Dunois, o morir.
Il miliardario rise sommessamente e riprese:
Muterete d'opinione, venite.
Afferr la fanciulla pel polso trascinandola verso il coronamento e le mostr degli apparecchi abbastanza voluminosi simili a quelli che erano stati rubati dal falso Yen-Fu nella casupola rossa di Roch'Illievech, ma di maggiori dimensioni.
Queste macchine, spieg, lanciano onde elettriche straordinariamente potenti per mezzo delle quali io posso, quando voglia, precipitare nel'oceano quell'idrovolante che va girando sopra di noi e che  pilotato dal signor professor Dunois.
Alys divenne pallida come una morta e tese le braccia verso l'idrovolante.
Yves! grid appassionatamente.
Yves non pu sentirvi, cara, sebbene possa vedervi, riprese Solok. Dite "s" altrimenti io faccio un gesto che sar la morte sotto i vostri occhi di quel petulante biologo e di tutti i suoi compagni.
Parlando una lingua ch'ella non comprendeva, certamente malese, egli diede un ordine a due marinai i quali si avvicinarono agli apparecchi misteriosi... ma egli mentiva spudoratamente. Essi servivano per la caccia alla fauna marina, ma non avevano affatto il potere ch'egli loro attribuiva: ma aveva parlato con tanta sicurezza che Alys si lasci ingannare.
Una lotta spaventosa si svolse nell'animo della fanciulla.
Che spaventoso dilemma! O lasciar credere a Dunois che, infedele ai propri giuramenti, ella acconsentiva spontaneamente a sposare il miliardario, oppure, mediante il suo rifiuto, condannarlo a morte certa, lui che ella amava pi della propria vita!
E non voleva ch'egli morisse!
Inoltre era gi troppo grande il numero degli uomini morti per lei! Era meglio ch'ella si sacrificasse a sua volta ed occorreva anzitutto salvare Dunois malgrado quel ch'egli potesse poi pensare di lei!
Divenuta ancor pi pallida e con voce che a stento le usciva dalla strozza, la fanciulla rispose:
Sta bene: acconsento, sebbene mi facciate orrore... ma sappiatelo: io cedo soltanto per amore verso l'uomo che  lass! Ah, perch non vi lancia una bomba che faccia finalmente giustizia?
Dimenticate che ne sareste colpita anche voi!
Non lo considererei un sacrificio troppo grave per liberare la Terra della vostra presenza e morrei contenta se sapesse sopprimervi contemporaneamente a me.
L'Eurasiano ghign:
Via, Alys mia, sono cose da dire queste al vostro futuro sposo?
Trionfava. I suoi desider pi cari stavano per avverarsi! La potenza che aveva desiderato la possedeva effettivamente... i siluri telemeccanici di Le Hlo ed il meraviglioso carburante artificiale che Laurie, costretto da lui, fabbricava in grandi quantit sfruttando tutta la fauna marina, in un'isola che si trovava appena ad un centinaio di miglia di l, gli assicuravano l'egemonia della razza gialla su tutte le nazioni della Terra di cui egli sarebbe stato cos il padrone.
E quella sdegnosa Alys che l'aveva sfidato, ora si piegava alla sua volont.
Stava per diventar sua moglie proprio sotto gli occhi del rivale.
Con la testa alta e lo sguardo sprezzante, ingrandito dall'orgoglio, dal sentimento di una forza illimitata ch'egli possedeva, alzava di tanto in tanto il viso verso quell'idrovolante che tracciava invano grandi cerchi che potevano essere l'espressione della perplessit di chi lo guidava.
Una grande allegrezza si manifestava in lui... credeva di stringere tutto il mondo nel pugno.
E finalmente si volse verso il pastore e gli disse in tedesco:
Reverendo, non attendiamo che voi.
Docile, il vecchio avanz... i due sposi stavano l'uno di fianco all'altro; Alys accasciata e Solok, sfrontato, insolente.
Fra poco, dopo la cerimonia, i pezzi antiaerei che si potevan puntare sotto tutti gli angoli pi vicini alla verticale, sopprimerebbero rapidamente il testimonio aereo... poich per serventi essi avevano dei puntatori meravigliosi e straordinariamente esercitati.
Il pastore sfogli il suo libro rituale e cominci a mormorare le preghiere sacramentali.
...
A bordo dell'idrovolante i cinque compagni non perdevano un sol gesto di quella scena che avveniva sotto di loro; il pilota aveva ridotto al minimo la velocit e tutti i cuori non ne formavano che uno solo straziato dalla prova terribile che veniva inflitta a Dunois.
La sofferenza e le manifestazioni di furore di questo erano indicibili, aumentate dalla necessit di assistere impotente alla propria sventura pur avendo a propria disposizione i mezzi materiali per impedirla!
Doveva dunque esser egli sempre tenuto in iscacco, vinto da quel mostro in figura umana, dai progetti egoistici, ed il quale non so va che asservimento e tirannia? Aveva dunque perduto Alys senza possibilit di rivincita? Non dubitava certamente di lei, ma sapendola energica non comprendeva come Solok avesse potuto strapparle un consenso di cui ella doveva inorridire.
Cupo e silenzioso, sconvolto fino nel pi profondo dell'anima, dal dolore del suo superiore ed amico, Anthime stava riflettendo qualche istante... il che significa che non sapeva star tranquillo e che andava grattandosi la testa a sangue.
Ebbene, no! brontol improvvisamente. Non si pu permetterlo... possiamo impedirlo, diavolo! Quando si sa maneggiare un idrovolante con la vostra abilit, signor Direttore,... quando si abbiano a propria disposizione due braccia come le mie, si  sempre pi forti di quell'animale di cinese. Vedrete.
Dunois lo guardava imbarazzato senza comprendere.
Che vorreste fare, Anthime?
Voglio acchiapparli tutti e due e portarmeli via: liberare la prigioniera e catturare il carceriere... Siete capace di passare sul cassero a due metri di altezza?
Diamine! esclam Dunois che si sentiva prendere da un filo di speranza.
Ebbene, non mi occorre di pi. Se voi siete capace di far quello che vi ho chiesto mi incarico io del resto... Il signor Lemoine, Ho-Du, senza contare Criquet, mi aiuteranno a trascinarli a bordo.
Sotto la carlinga c'era una botola destinata all'imbarco del materiale d'ogni sorta e di l si poteva discendere una breve scala pieghevole che quando l'apparecchio riposava giungeva al livello dei galleggianti:
Aperta la botola, Anthime svolse la scala e, tranquillamente, and a sedere sul penultimo piolo...
Dunois inclin l'angolo d'incidenza e si precipit per una seconda volta sullo Swastika, ma di traverso e non nel senso dell'asse dello yacht.
...
Sul cassero di poppa della nave il pastore giungeva alle domande rituali che doveva rivolgere successivamente a ciascuno degli sposi:
Harry Solok, acconsentite a sposare Alys Laurie?
S, rispose con voce trionfante il magnate del petrolio sottolineando la parola con un gesto del capo energico ed altero che sembrava una sfida.
Alys Laurie, acconsentite a...
Ma Alys non udiva pi: l'idrovolante precipitava su di loro!
Alla vista dell'enorme uccello che pareva stesse per abbattersi sul cassero, ella cercava di comprendere la ragione di quella manovra e mentre il fracasso dei motori aumentava sempre, ella comprese o credette di comprendere.
Piuttosto che vederla diventarla moglie di quel mostro, Dunois preferiva morire con lei.
L'idrovolante non era pi che a brevissima distanza ed ella fremette all'avvicinarsi della morte, ma si rassegn. Accettava volontieri il suo destino. La morte con Dunois le parrebbe dolce e la strapperebbe alla vita aborrita con quel Solok. Coraggiosamente attese il colpo fatale.
L'apparecchio precipitava diritto sul gruppo.
Spaventati, ufficiali e marinai non osavano un sol gesto in difesa del loro capo.
Il povero pastore, bianco come il suo abito, credeva fosse gi giunta la sua ultima ora... ma non era pi pallido dello stesso Solok. Progressivamente, all'avvicinarsi di quel tifone che si precipitava per trascinarlo come una festuca nel nulla, il colorito del miliardario era diventato grigio. La sua fede nella propria potenza aveva potuto renderlo coraggioso, qualche volta, come al momento del duello a Roscoff, ma il lustrascarpe, che un tempo era stato frequentemente gratificato con calci, diventava vile di fronte alla morte.
Istintivamente, abdicando a tutto il suo orgoglio, egli stava finalmente per gettarsi supino imitando il pastore quando su di lui pass come un turbine.
Ebbe la durata di un baleno...
Ad un urto violento Alys aveva perduto i sensi, ma la sua incoscienza fu di breve durata... Col corpo indolorito, ella aperse lentamente gli occhi... e vide che sotto di lei l'Oceano pareva sprofondare.
Era dunque sospesa nell'aria?
E quale era quella stretta nello stesso tempo potente e leggera che la stringeva alla vita?
Tocc con la mano e sent un braccio: un braccio d'uomo dai muscoli duri come acciaio... e volgendo il capo vide un viso abbastanza brutto i cui occhi la guardavano stranamente: un viso rovesciato: un viso che ella conosceva...
Il viso di Anthime!
Appeso pei garretti ai pioli di una scala, egli teneva la fanciulla sotto il braccio sinistro mentre sotto il braccio destro, teso dallo sforzo, portava, tenendo una mano stretta alla cintura di cuoio, il corpo piegato in due di sir Harry Solok, baronetto fellone e traditore del suo Re.
Cos com'egli l'aveva detto nel suo linguaggio pittoresco egli li aveva "acchiappati" entrambi al volo.
Aveva osato quell'acrobazia straordinaria sottoponendosi ad un colpo che avrebbe potuto slogargli le ossa.
Ho-Du, Lemoine e Criquet s'erano precipitati sul limitare della botola per liberare l'atletico preparatore di quei centoventi chilogrammi circa che gravavano completamente sulle sue braccia e sulle sue gambe, ma non fu un'operazione facile.
Nella posizione critica nella quale si trovava, Anthime sentiva il piolo della scala segargli i garretti, sentiva che le forze lo abbandonavano lentamente ma immancabilmente e doveva fare sforzi giganteschi per non allentare la stretta con la quale reggeva i due corpi e per non allentare le gambe che reggevan lui. Inoltre, con entrambe le braccia occupate, non aveva modo alcuno per aiutarsi.
Ho-Du e Lemoine dovettero letteralmente pescare Alys dalle braccia dell'uomo-gorilla mediante una corda a nodo scorsoio e trarla in alto a grandi sforzi per ricoverarla nella carlinga ove giunse quasi svenuta.
Poi fu la volta di Solok, ma la fatica fu minore. Spaventato dal vuoto che aveva sotto di s non aveva fatto pi un sol gesto pel timore di aumentare la stanchezza di Anthime perch udiva chiaramente la voce di Ho-Du gridare al preparatore:
Avete torto di stancarvi cos, signor Le Goarec; lasciatela cadere quella bestia malvagia...  sicura di rompersi le reni piombando in mare e ne saremo finalmente liberati!
Docilmente Solok aiut come meglio pot chi lo traeva da quella situazione pericolosa, ma quando fu al sicuro nella carlinga, fu preso da un accesso di rabbia che gli fece stridere i denti.
Gli aviatori lo legarono con cura e lo deposero in un angolo ben in vista dove era possibile sorvegliarlo senza tregua.
Il suo trionfo terminava male!
Caduto in potere dei suoi avversar egli sentiva chiaramente che le sue ambizioni ed i suoi progetti grandiosi erano fatalmente destinati a fallire poich la sua assenza significava la sconfitta dei suoi partigiani!
Talvolta il suo furore era tale che egli si agitava convulsamente gettando occhiate furenti sui suoi carcerieri.
Credette anche che la rabbia lo soffocasse quando vide Alys riprendere i sensi per le cure di Yves Dunois che ora trionfava a sua volta...
Non ho mai dubitato che sareste riuscito a salvarmi, disse ella teneramente al fidanzato.
Non sono io che vi ho salvata, rispose Dunois. Eccolo il vostro salvatore, Alys.
Ed indicava Anthime il quale, affranto dallo sforzo immane che aveva compiuto, era riuscito a stento a rientrare nella carlinga dove rimaneva prostrato ed ansimante.
L'uomo-gorilla abbozz un gesto di indifferenza smentito dalla intensa affezione che brillava nel suo sguardo quando lo rivolgeva su Dunois e rispose con una smorfia strappatagli dall'indolenzimento:
Oh, signorina! Questi giochetti li faccio per divertirmi!
...
.
...
 34. La battaglia dell'isola Moghi.
...
.
...
Quell'isola dell'arcipelago delle Tonga era diventata improvvisamente il punto sul quale convergeva l'attenzione di tutta la Terra.
Si sapeva ormai che nelle sue vaste cavit comunicanti col mare che la facevano rassomigliare ad una specie di spugna, si stava distillando tutto il pesce che era stato rapito a tutti i mari della terra e se ne era fatto una sorgente inesauribile di petrolio.
Era Laurie, minacciato di veder alla tortura la sua cara Alys se non avesse accordato il suo aiuto in quell'opera, che guidava quella fabbricazione prodigiosa di carburante mediante l'applicazione della sua scoperta di sintesi.
Il pesce, una volta chiuso nelle caverne sottomarine, sotto l'impulso coercitivo della invisibile rete di onde elettriche ideata dal capitano Le Hlo, veniva isolato dal mare mediante cateratte; ed allora delle pompe toglievano l'acqua e le caverne diventavano lambicchi spaventosi dove i bacilli favorevoli alla trasformazione si moltiplicavano a miliardi e facevano evolvere i resti organici marini fermentati verso un petrolio quasi uguale a quello di Unatepec.
Ormai lo Sciogun ed i suoi partigiani possedevano una riserva formidabile di carburante...
Tutte queste informazioni precise s'era incaricato di ottenerle da Sorlok stesso, Anthime, mediante l'applicazione di certi sistemi che egli conosceva perfettamente... per farlo parlare.
Il comandante Yamamoto aveva giudicato perfettamente il miliardario: una volta che questi avesse avuto a che fare con una volont implacabile che nulla avesse piegato, egli avrebbe subito ceduto.
Aveva dunque rivelato il suo segreto e cosa aveva dato tutte le indicazioni necessarie per l'attacco dell'isola.
Ed ora una flotta potente si dirigeva verso quell'Isola Moghi isolata dal resto dell'arcipelago da un braccio di mare largo venti miglia.
Sotto il comando in capo di un vice ammiraglio inglese, la flotta internazionale avanzava maestosa rullando alquanto sul mare piuttosto mosso. Le navi si seguivano in doppia fila a quattrocento metri di distanza l'una dall'altra secondo il regolamento e con ordine perfetto.
Un segnale venne issato sull'albero tripode dell'ammiraglia e la doppia fila delle fortezze galleggianti si apr per avvolgere l'isola a destra ed a sinistra cos da investirla completamente.
La campana del Vengeur, grosso incrociatore da battaglia della muova Marina francese, aveva battuto due colpi doppi annuncianti le dieci della mattina.
La partita suprema stava per essere iniziata.
Nella sua torretta, circondato dall'ufficiale di tiro, da quello di manovra, da quello torpediniere e dai loro aiutanti, pronti a trasmettere gli ordini in ogni parte della nave, il comandante osservava freddamente le lontananze e le vicinanze attraverso i fori praticati nella corazza dello spessore di quarantacinque centimetri.
Nelle stive, sotto la linea di galleggiamento, gli uomini addetti alle turbine, ai condensatori, ai compressori, vestiti di combinazioni azzurre o col torso nudo, manifestavano tutta la loro attivit apparentemente armoniosa... pareva facessero essi pure parte del macchinario in quel russare monotono dei motori e dei ventilatori.
In alto cantava il vento marino; in basso si era immersi in una atmosfera di lavatoio.
Sotto l'occhio vigile dell'ufficiale rivestito dell'abito da fatica azzurro, rilucente d'olio, tal quale i suoi uomini, andavano illuminandosi delle cifre nei quadri, di vetro e dei fanali verdi e rossi si accendevano ad intermittenza.
Il comandante della nave, dalla torretta lontana ordinava cos ogni movimento delle turbine... Quelle erano le sole manifestazioni della vita esterna che giungessero, in quel momento, fin laggi.
Ancor pi isolati erano i fuochisti reclusi in fondo ai loro pozzi dai quali salivano violente sbuffate di un ardente scirocco artificiale. Erano venti per ogni riparto, illuminati dalle lampade dondolanti; venti facce nere nelle quali spiccava la bianchezza dei denti e degli occhi; laggi era necessario urlare per udirsi attraverso lo strepito delle maniche a vento.
Dall'isola era stato scorto il fumo nero innalzarsi sull'orizzonte; poi le coffe militari; poi i fumaioli massicci che emettevano quel fumo.
I seguaci dello Sciogun sapevano di dover subire un attacco formidabile ma, essi pure formidabilmente armati, credevano inespugnabile la loro isola. I cannoni che avevano nelle loro cupole corazzate erano superiori, od almeno eguali, ai pezzi numerosi della squadra che li assaliva. L'isola era cinta da un circuito quasi ininterrotto di scogli corallini e protetta anche dai siluri telemeccanici, e perci ritenevano impossibile uno sbarco. Quando i proiettili si sarebbero schiacciato il muso battendo e ribattendo invano le casematte inviolabili di Moghi, quelle corazzate non potrebbero far altro che andarsene mogie e certamente molto malconce dopo un duello di artiglieria che sarebbe loro costato assai caro.
Nei comandi della flotta investitrice, nessuno nutriva illusioni; si trattava di un'operazione indispensabile di polizia, ma tutti si aspettavano uno scacco davanti a quell'isola meglio armata della stessa Gibilterra.
Per la squadra internazionale non si preoccupava gran fatto dei siluri; ogni unit era stata munita di reti Bullivant dalle maglie rinforzate, impenetrabili, che rallentavano certamente la marcia, ma che le difendevano dall'attacco sottomarino con un'efficacia quasi assoluta.
Come pegno della sua assoluta buona fede in quell'affare, il Governo giapponese del Mikado, dopo avere spietatamente soffocato nel sangue ogni velleit insurrezionale dei partigiani dello Sciogun, partecipava alla spedizione con una nave di primo ordine; una superdreadnought magnifica che aveva il suo posto immediatamente vicino al Vengeur.
...
Nella torretta N. 1 che allungava verso la prua dell'incrociatore di battaglia le lunghe volate dei suoi due pezzi da 34, gli uomini di manovra erano ai loro posti.
C'erano i due capi-pezzo, i puntatori, i serventi di volata e di culatta, i rifornitori, gli uomini ai portavoce, ai telefoni; quelli delle trasmissioni e quelli che nella camera sottostante alla torretta ricevevano le munizioni dalla santabarbara per trasmetterle ai serventi: erano una ventina di uomini in tutto, vestiti della maglia di combattimento largamente scollata e portanti il berretto paraorecchie che aveva il compito di smorzare le vibrazioni del timpano prodotte dagli spari.
Il tenente di vascello Krastel, capo della prima sezione d'artiglieria principale, aveva gi preso posto sul sedile di comando soprelevato di tre gradini sul piano della ridotta abbastanza vasta ma stranamente ingombra malgrado i suoi sei metri di diametro.
Quasi tutto lo spazio disponibile era occupato dai due formidabili cannoni, gli affusti, le culle ed i telai; poi c'era tutto l'armamentario di scovoli e calcatoi e di altri apparecchi come alzi, telemetri, cannocchiali ed un inestricabile groviglio di condutture d'ogni genere, alcune destinate a muovere elettricamente la torretta ed altre per l'illuminazione mediante lampade che diffondevano una luce brillante e cruda. Altre ancora distribuivano l'aria compressa con la quale si sarebbe potuto ancora far muovere quella massa enorme sopra una rotaia circolare nel caso che qualche guasto impedisse di servirsi dell'elettricit.
La testa dell'ufficiale seduto al suo posto entrava in un loculo apposito dove tre aperture fatte nella corazzatura, a destra, a sinistra e di fronte gli permettevano di verificare gli effetti distruttivi dei due cannoni; la navigazione delle altre navi della squadra ed i possibili movimenti del nemico.
Abbassandosi un poco egli poteva vedere tutto l'interno della torretta.
Krastel gett un'occhiata sugli uomini ai suoi ordini e sorrise soddisfatto; poi comand:
Torretta a destra!
Dapprima lentamente e poscia pi rapidamente di mano in mano che il puntatore muoveva l'apparecchio di puntamento in direzione, l'enorme massa mobile che portava la corazza, i due cannoni e le munizioni, si mosse da babordo verso tribordo.
Alt! Torretta a sinistra.
E con la stessa facilit, la torricella gir in senso inverso per tutta l'estensione del suo campo orizzontale. Intanto i puntatori in altezza muovevano i pezzi in senso verticale.
Alt! A posto!
E quando la torretta si ferm sull'asse longitudinale della nave, il primo quartiermastro Bihan rifer al suo superiore:
I pezzi sono pronti, signor capitano.
In seguito a suo ordine, la prima carica completa, una granata a melinite del peso di mezza tonnellata e tre cartocci di polvere per ogni pezzo, salirono dalla camera di scambio in una sola benna a quattro scompartimenti, mossa da un motore elettrico.
Ora Krastel attendeva gli ordini che dovevano giungere dalla torretta dalla quale il direttore di tiro scatenerebbe al momento opportuno il fuoco degli otto grossi cannoni del Vengeur.
Babordo quaranta gradi! grid con voce chiara un servente di trasmissione che aveva letto sopra un quadrante l'indicazione dell'angolo di sito.
L'ufficiale ripet l'ordine e la torretta gir nuovamente a sinistra per fermarsi quand'ebbe raggiunto l'angolo indicato.
Caricate!
Con qualche giro di volante i serventi avevano aperto le culatte mostruose la cui filettatura d'acciaio, ben spalmata di grasso verde, riluceva sotto lo splendore delle lampade.
Con un gesto preciso dei rifornitori, le tavolette di tiro erano state abbassate ed, automaticamente, i proiettili spinti a fondo dal calcatoio automatico; poi fu la volta dei sacchi di tela dei cartocci di esplosivo che furono pure spinti entro l'anima dei pezzi.
Occorsero ancora quattro secondi per richiudere le culatte, mettere a posto gli stoppacci, armare il meccanismo di sparo ed i due capi pezzo annunciarono quasi contemporaneamente:
Pronti a babordo!... Pronti a tribordo!
I grandi cannoni del Vengeur erano pronti.
Nel silenzio squillarono dei campanelli elettrici portando ordini che le lampade tradussero per gli occhi accendendosi nel quadro di trasmissione... delle sfere girarono sopra un quadrante e poi risuon un comando:
Centocinque ettometri; correzione cinque millesimi a destra!
I serventi pronti disposero immediatamente gli alzi ed i correttori di deriva nella posizione necessaria.
I due cannoni s'erano rizzati e cominciarono a sparare.
E dei rombi cupi giunsero dalla terra; l'isola, malgrado il cielo grigio e nuvoloso, scintillava come un diamante.
Il nemico, lo Sciogun rivoltoso all'ordine costituito del mondo intero, aveva lui stesso iniziato il combattimento.
Un ululo vibrante si avvicinava ed improvvisamente, a due gomene dall'incrociatore, sbocciava un enorme crisantemo bianco sul mare agitato, uno spruzzo gigantesco d'acqua saliva al cielo come una fontana magnifica e ricadeva frangendosi come una cateratta maestosa.
Cominciano le fontanelle! comment un puntatore burlone.
Silenzio! ordin la voce secca del capo.
Altro squillo di campanello poi la voce riprese:
Centocinque ettometri... Fuoco di salva!...
Attenti!...
Fuoco!...
La torretta fu circondata da una luce abbagliante.
Le gole dei due cannoni avevano dardeggiato due spaventose lingue di fuoco.
Parve che tutto crollasse sotto l'urto che squass la torre d'acciaio; un fracasso spaventoso scosse l'aria: era la detonazione degli otto pezzi che sparavano contemporaneamente... gli uomini barcollarono.
Le due enormi culatte avevano rinculato con un movimento improvviso e leggero nello stesso tempo per riprendere il loro posto con la stessa facilit. Segu il ronzio metallico del montacarichi che portava nuove munizioni e poi le culatte si apersero nuovamente.
I serventi provvedevano gi alla pulizia delle anime scottanti dei cannoni mediante il soffio di aria compressa e di acqua che spegne le particelle in combustione e spazza i gas deleter.
Lontano, sull'isola sbocciavano otto altri fiori di fumo che subito svanivano nell'aria.
Il Vengeur aveva colpito il segno.
...
Il fracasso era diventato insopportabile: tutta la squadra sparava contemporaneamente.
L'isola, che rispondeva accanitamente, si punteggiava di lampi rossi e si vedevano scaturire sotto i colpi dei frantumi grigi di pietra che visti da vicino avrebbero assunto le proporzioni di blocchi.
Lo strepito era sempre pi infernale e le detonazioni si succedevano con la rapidit di una mitragliatrice.
Sul Vengeur la torretta del comando aveva trasmesso l'ordine di "Fuoco continuo" e tutti i cannoni di bordo sparavano a volont quanto pi rapidamente era possibile; nelle torrette le detonazioni a doppietto si succedevano con la frequenza regolare di tre ogni minuto.
Non occorrevano nemmeno venti secondi dopo ogni colpo, per l'apertura degli otturatori, l'introduzione della granata portata dal montacarichi, quella dei cartocci di esplosivo, la chiusura, la rettifica del puntamento, e lo sparo.
L'isola che si vedeva laggi nella luce scialba, che si scorgeva attraverso il breve spazio esistente fra i pezzi e gli orli delle feritoie, doveva essere diventata un inferno. Era da chiedersi come la roccia, anche la pi dura, potesse resistere a quel martellamento senza sbriciolarsi, volatilizzarsi, svanire sotto quei colpi che la facevano paragonare ad un pezzo di ferro sull'incudine.
Ma essa si difendeva efficacemente.
A traverso le aperture del loculo dal quale poteva aver la visione di tutto il campo di tiro, Krastel vedeva le grandi e possenti navi mutar aspetto quando i proiettili giungenti da terra colpivano nel segno.
I fumaioli, le soprastrutture venivano strappati: le granate di grosso calibro piovevano quasi verticalmente sui ponti, li foravano ed andavano a scoppiare nell'interno degli scafi producendovi devastazioni spaventose ed incendi che le condizioni del mare rendevano difficile dominare.
L'Indomptable, una delle pi terribili unit inglesi, era ridotta ad un ammasso di ferraglia; le casematte erano state strappate; una delle torri corazzate con lamiere di spessore straordinario era stata spaccata come una botte... nella carena si aprivano fori spaventosi e delle vampate di fiamme e di gas incandescente avevano carbonizzato il personale di una parte dei forni... nel frapponte infuriava l'incendio. Era stato necessario allagare le santabarbare di babordo per evitare che la nave saltasse ed una grossa falla a proravia faceva sbandare la corazzata.
Almeno la met delle altre unit non era meno danneggiata.
Il frapponte del Roosevelt, nave americana, era coperto di cadaveri; i colpi di mare vi sballottavano dei frantumi umani, membra strappate: pareva un carnaio.
Il Jerrasy, argentino, vascello non molto protetto, era stato letteralmente frantumato dai proiettili e stava per affondare.
Non ve n'era una di quelle grosse navi che fosse intatta e l'isola resisteva sempre...
Per il suo tiro rallentava e perdeva di precisione: sotto quella pioggia di ferro e di esplosivi, liddite e trinitrotoluene, dei ricoveri in cemento armato erano crollati, dei cannoni erano stati smontati e dei puntatori scelti massacrati.
Il mare, che dapprima aveva molto disturbato la squadra investitrice perch mosso, si era finalmente calmato verso sera ed ormai tutti i colpi giungevano al bersaglio. L'azione cominciava a dare dei risultati soddisfacenti in relazione ai grandi sacrifici fatti. Dopo una giornata di combattimento ininterrotto gli uomini erano sfiniti, ma continuavano nella loro opera poich era necessario giungere alla fine senza "mollare".
A poco a poco l'orizzonte si oscurava ed il sole tramontava invisibile dietro il grosso muro delle nubi fitte.
I lampi dei cannoni e delle esplosioni dei proiettili diventavano pi lugubri, pi agghiaccianti, ma era innegabile che la resistenza dell'isola perdeva d'intensit.
...
Il Vengeur non era stato risparmiato in quella lotta furibonda... ovunque era sangue e rottami.
Una granata da 406 aveva lanciato in mare una delle torrette, quella N. 2, ma le altre erano intatte ed il loro tiro continuava con precisione matematica.
Improvvisamente, mentre per ordine dell'ammiraglio si stavano caricando i pezzi della torretta N. 1 con proiettili a gas tossici, una scossa violenta lanci alcuni uomini contro la parete d'acciaio. E tutto fu avvolto da una luce abbagliante seguita da uno strepito straziante.
Era scoppiato un proiettile a prua vicino all'argano spaccando il ponte per una lunghezza di dieci metri e lanciando schegge tutt'attorno.
Una pioggia di frantumi metallici cadde sulla torretta.
Il tenente di vascello Krastel ed uno dei capipezzo caddero colpiti al petto ed al viso.
Nel personale vi fu un istante di emozione, ma molto calmo il contromastro cannoniere Bihan sedette al posto dell'ufficiale ed aveva fatto sostituire il capopezzo da un quartiermastro.
Ed il fuoco continu con la stessa efficacia...
...
Calata la notte, calmatosi il mare, l'isola coperta di gas velenosi di potenza ancora ignota, aveva finalmente taciuto.
L'ammiraglio inglese segnal allora che il momento era opportuno per uno sbarco generale.
Rimorchiati da forti scialuppe a vapore, i canotti cercarono un passaggio nella cintura di coralli.
Dunois, che durante l'azione era sempre stato nella torretta di comando del Vengeur, aveva ricevuto l'ordine di prendere il comando dell'imbarcazione destinata al rimorchio dei canotti del valoroso incrociatore di battaglia.
Egli sperava, senza per crederci troppo, di poter salvare Laurie.
Mentre le navi della squadra riprendevano il loro tiro a granate dirompenti per impedire ai difensori dell'isola, se ancora ve n'erano, di opporsi alle truppe da sbarco, continuava l'esplorazione della cintura di rocce coralline. Pareva interminabile a quegli uomini ammassati nelle imbarcazioni e violentemente sballottati dalla risacca. 
Finalmente la scialuppa di Dunois scoperse una breccia in quella specie di bastione naturale quando di dietro un blocco di roccia sorse un'ombra.
Era una figura umana che correva sugli scogli gridando e facendo di gran gesti. Ma il fracasso dell'artiglieria impediva che si potesse comprendere ci che veniva gridato.
L'ufficiale ordin immediatamente di far rotta verso quell'individuo, e, dopo qualche minuto ud una voce nota che urlava in inglese:
Indietro! Indietro! Non avanzate pi! Stanno per saltare!... Indietro!
Era Laurie!
Certamente il chimico era riuscito ad evadere durante il combattimento ed a raggiungere, non si sa in qual modo, la cintura corallina: alla vista della scialuppa che avanzava egli si gett risolutamente in acqua e nuot rapidamente; ma era pi che a qualche metro e Dunois gi gli tendeva le braccia, quando, spaventoso, terrificante, avvenne uno scoppio: un'ondata mostruosa accorse dal largo, super la cintura di scogli, scroll le imbarcazioni alcune delle quali si rovesciarono, e trascin seco Laurie che scomparve.
Un immenso getto di fuoco scatur dall'isola e spazz il cielo mentre una mitraglia di rocce e di blocchi di cemento si scatenava sulle barche e sugli uomini.
Lo Sciogun ed i suoi partigiani sopravvissuti al combattimento, piuttosto che arrendersi si erano fatti saltare con la loro fortezza.
L'egemonia della razza gialla era sfumata... il sogno di potenza sul quale Solok meditava in fondo ad un carcere del Dartmoor, precipitava... l'isola del petrolio non esisteva pi ed il segreto di Laurie scompariva portato da lui nell'abisso.
Le imbarcazioni retrocessero a tutta velocit perch nel bacino chiuso dalla corona di scogli e circondante l'isola avanzava un'onda di petrolio in fiamme che accendeva tutto il mare...
 un magnifico vaso di ponce per festeggiare la nostra vittoria, dichiar un marinaio mentre il Vengeur con la squadra internazionale faceva rotta a tutto vapore verso l'Australia...
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Qualche mese dopo, a Roscoff, Yves Dunois sposava Alys Laurie...
Criquet cresceva vicino ad Anthime nel laboratorio dov'era ritornata una calma propizia agli studi... E la pace era resa a tutti i sudditi di Nettuno.
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FINE.